Carlo A. Martigli.
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IL SETTIMO PECCATO.
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2018 Mondadori Libri, Milano.
In accordo con P. Nicolazzini Literary Agency (PNLA).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Siamo allinizio del Cinquecento e Giovanni Ciocchi, ai tempi in cui narra questa storia,  ancora molto lontano dal giorno del 1550 in cui verr eletto papa e prender il nome di Giulio terzo. Ha poco pi di quindici anni ed  in viaggio verso Venezia insieme allinquisitore francescano Martino da Barga, suo mentore e maestro di vita. Magister e apprendista sono convocati nella Serenissima per partecipare al processo inquisitorio contro il pittore Hieronymus Bosch, accusato di eresia e blasfemia per aver dipinto un Cristo in croce con le fattezze femminili. Mentre Giovanni e Martino fanno la conoscenza delleccentrico pittore, della sua singolare visione del mondo e del suo stile di vita dissoluto, con lintento di difenderlo dalla gravissima accusa che pende sul suo capo, nelle calli cominciano a verificarsi dei macabri delitti. Uno dopo laltro vengono ritrovati sei cadaveri, su ognuno dei quali lassassino si  divertito a lasciare segnali da decifrare: monete incastrate nei bulbi oculari, frutti e salsicce deposti accanto ai corpi, e soprattutto piume duccello, piume che spuntano dalle tasche, dai corsetti, dalle bocche delle vittime, come firme lasciate da un autore a margine delle proprie opere.
Tutta la citt conta sul fiuto del magister, noto anche come investigatore ed esperto di cause di morte, per interpretare le tracce seminate dallomicida e fare luce sullenigma.
Naturalmente, il principale indiziato  proprio il blasfemo e impopolare Hieronymus Bosch.
Attorno al pittore olandese, una delle figure pi affascinanti e scandalose della storia dellarte, Carlo A. Martigli costruisce un thriller impeccabile, dal passo ipnotico e avvolgente. E, con il suo stile colto ed elegante e i suoi personaggi finemente cesellati, si conferma un grande narratore, che merita un posto di riguardo accanto ai maestri del giallo storico.
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L'AUTORE.
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Carlo A. Martigli, toscano, dopo gli esordi come autore di narrativa per ragazzi, ha scritto, tra gli altri, i bestseller 999 lultimo custode (Castelvecchi, 2009; Tea, 2013), Leretico (Longanesi, 2012) e La congiura dei potenti (Longanesi, 2014), tradotti in oltre venti lingue. Con Mondadori ha pubblicato nel 2016 La scelta di Sigmund.
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Ai miei figli.
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Chi non legge, a settantanni avr vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avr vissuto cinquemila anni: cera quando Caino uccise Abele, quando Renzo spos Lucia, quando Leopardi ammirava linfinito... perch la lettura  unimmortalit allindietro.
UMBERTO ECO.
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Tutti coloro che scrivono sono un po matti.
Il punto  rendere interessante questa follia.
FRANOIS TRUFFAUT.
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PRIMO GIORNO. Il magister.
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Quasi ogni notte, nonostante dorma fra cuscini di seta riempiti delle pi morbide piume doca di Francia, mi sveglio agitato. Sogno ancora figure di mostri, per met uomini e met bestie, entit diaboliche dai ghigni orrendi, vecchie donne lascive che cercano di ghermirmi. Ma quando sto per cadere preda di peccati e torture, per buona sorte spesso arriva il mio vecchio magister, che riposi in pace. Quelle entit maligne allora si ritraggono e rientrano furtive nei quadri che avevano lasciato vuoti, fissandosi, immobili ma vive, nelle tele, nei cartoni e nei legni del pittore Hieronymus Bosch. Quale follia attraversasse la mente e lanima di quelluomo enigmatico, non ho mai compreso. E non basterebbero tutti gli aggettivi delle lingue conosciute per descriverla. In sogno, il magister mi conforta, rassicurandomi che si tratta solo di ritratti. Opere e immagini di una mente folle, ma proprio per questo motivo innocente, perch i vaneggiamenti appartengono per natura ai bambini e ai santi, entrambi i pi graditi allOnnipotente. Mi invita quindi a non averne paura, anche perch larte  soltanto arte.
Pensa ai crocefissi dei maestri Cimabue e Giotto, non vi si rappresenta forse un cadavere? mi soleva dire. Eppure quanta bellezza, quanta forza vitale esprimono.
 stato un grande uomo, Martino da Barga, e ogni giorno prego per la sua anima: perch alcune delle sue idee non sempre apparivano frutto della sapienza divina.
Ai suoi tempi erano pochi quelli che riuscivano a ottenere il titolo di magister, ma ancora meno quelli che se lo meritavano. Lui era fra questi. Lo posso affermare con certezza, perch nessuno lo ha conosciuto meglio di me. Fu nellanno del Signore 1503 che ebbi modo di apprezzare le sue infinite doti, non solo di onesto inquisitore ma anche di medico, investigatore e filosofo. Eravamo a Venezia, dove fu inviato, proprio per tali virt, da sua santit papa Alessandro VI. Santit  il titolo che gli spetta, anche se ogni volta che pronuncio il suo nome mi faccio il segno della croce e invoco la protezione della Madonna dei Laudesi, cui sono devoto fin da quando ero bambino. Davanti a quel quadro rutilante doro, opera del genio di Duccio da Boninsegna, io rimanevo incantato. E pensavo che proprio loro, che circondava la terribile veste di Maria, nera come il demonio, avesse la magica funzione di proteggermi. In verit il mio magister mi metteva sempre in guardia dalle figure sacre troppo circonfuse doro.
Imparerai, Giovanni mi diceva che leccesso di luce inganna la vista e impedisce di riconoscere la realt.
Mi spiegava che la verit giace sotto la realt, e per scoprirla occorre quindi levare il velo alle cose. Da ci conseguiva che la verit svelata  superiore a quella rivelata, la quale, come dice il nome stesso, mette due volte il velo alle cose. Con tale assunto mi rendo conto solo oggi che egli si mise contro le tre religioni, la cristiana, lislamica e lebraica: ciascuna pretendendo che Dio le abbia rivelato la verit. Oggi, da umile servo dei servi, ruolo per il quale ho assunto da poche settimane il nome di papa Giulio III, voglio per ricordare questuomo che amava Ges al punto da odorare (e non solo per questo) di eresia. Basta che la gotta mi dia tregua e mi permetta di scrivere. Meno male che ho conosciuto di recente un medico ebreo, Teodoro dei Sacerdoti. Solo lui riesce a farmi passare le fasi acute di questo morbo grazie a un infuso di colchico. I cerusici cristiani che mi stanno intorno sono degli incapaci e temevano addirittura che Teodoro mi volesse avvelenare.
Ma sto deviando, la mente dei vecchi spesso indulge a ricordi che poco hanno a che vedere con largomento principale che dovrebbero essere queste note, dedicate a ricordare e glorificare il mio antico maestro, pace alla sua anima inquieta e pura. Non sarebbe mai potuto diventare papa. Aveva un vizio, dubitare, e questo non  concesso a chi tiene in mano le sorti della cristianit.
Era, dicevo, il 1503, e io ero un giovane ricco, figlio di un noto e apprezzato giurista e destinato quindi a diventare tale. Mio padre, lungimirante, mi aveva affidato al suo vecchio amico, il nostro Martino da Barga, con cui spesso discuteva di filosofia, di legge, di giustizia e di ogni altro argomento che solo menti dotte sono in grado di comprendere. Cos, quando mi dissero che lo avrei accompagnato a Venezia per seguirlo in una delicata e pericolosa indagine, nella stoltezza dei miei anni giovanili ne fui lietissimo. Stoltezza che  compagna della follia, ma gli esiti di quel viaggio possono dimostrare che a volte questultima pu portare verso il bene. E, di converso, che una vita volta alla prudenza pu risultare fonte di ogni male. Daltra parte lazzardo  insito nella giovent, e a me piaceva infatti rischiare e spesso giocavo a zara. Tuttavia anche in questo gioco di dadi il mio magister mi fu benigno, perch mi insegn a sconfiggere gli avversari, e senza barare.
Conosco il gioco mi rivel, sorprendendomi. E se vuoi vincere devi calcolare quante probabilit hai di fare il numero che hai dichiarato con questi tre dadi.
E come  possibile questo arcano? Di matematica sono poco edotto.
Se ti insegnassi la teoria potresti non capire ammicc con un sorriso. Guarda invece come riesco a scucire dalla pesante scarsella, dono di tuo padre, anche un ducato, in soli quindici tiri.
Fu di parola, e mi vinse il ducato, che poi, bont sua, mi restitu. Ma ho divagato ancora, e non ho molto tempo per scrivere, tra tedeschi, francesi, inglesi che mi vogliono rubare le sacre terre vaticane, e il mio figliolo Ippolito, che me ne combina una dietro laltra. Averlo creato cardinale non  servito a cavargli dallanimo i pensieri scellerati e le azioni, ancora peggiori. Ma bando alle ciance di un vecchio.
Era dunque linverno del 1503 quando il magister Martino e io ci accomodammo nella lussuosa carrozza che mio padre aveva affittato perch ci conducesse a Venezia. Lussuosa, ripeto, con robusti cuscini di crine e tende in velluto di Lucca, che ci avrebbero riparato dalle mosche e sottratto allo sguardo dei villani. Ma la sua magnificenza stava nella comodit, come subito mi resi conto. La prima volta che ne scesi, per necessit corporali, ne compresi il motivo: la cassa non appoggiava sulle assi, ma su un sistema alquanto complesso di cinghie di spesso cuoio e catene di ferro. E cos dondolava, permettendo al magister di addormentarsi spesso, mentre io provavo e riprovavo il tiro dei tre dadi, non essendo ancora riuscito a capire il motivo per cui mi batteva con regolarit.
La carrozza, Dio liberi, si ferm solo una volta giunti a Castiglion Fiorentino, ma il magister ordin al cocchiere di proseguire.
Pestilenze e carestie hanno reso questa bella cittadina un pericoloso coacervo di disordine e morte. Soprattutto da quando hanno compreso che le preghiere non servivano a nulla. Non c niente di peggio di un sincero amante tradito, lamore si trasforma in rancore e odio perfino. Cos, odiando un Dio che non li ha ascoltati, non potendosela prendere con lui, si ammazzano tra loro.
Mentre io mi preoccupavo e sbirciavo fuori dalle tende, lui si mise a ridere. Non ho mai imparato a distinguere quando diceva sul serio o quando voleva corbellare qualcuno. Anche me.
Dove ci fermeremo, allora?
Alla Badiola, qui vicino. Ci sono dei monaci camaldolesi amici miei. Sono colti e per questo coltivano ottima frutta e verdura.
Mi misi a ridere pensando di aver capito larguzia della sua battuta. Ma lui stavolta rimase serio.
Non ho detto una scempiaggine, Giovanni. Colto e coltura hanno lo stesso etimo, che viene dal latino. Ma potremo saziarci anche con dellottimo prosciutto di porco e con quello raro di gallina. Qui puoi ridere.
Non lo feci, e quindi continu, pi serio.
Ripensandoci, la coscia del pollo, salata e sugnata, conciata e stagionata, potrebbe diventare un ottimo prosciutto.
Non potr mai scordare la Badiola. Non solo perch laccoglienza dei monaci fu entusiasta, ma in quanto appresi il vero motivo del viaggio. Il calore con il quale fu ricevuto il mio magister mi stup. Si diceva che quegli uomini di Dio pregassero e studiassero tutto il giorno, e me li ero pertanto immaginati anziani, scorbutici e solitari. Li scoprii invece allegri, alcuni addirittura giovani come me, e nonostante il freddo pungente lavoravano la terra scalzi, scambiandosi lazzi e motti ridanciani.
Era presente in visita il generale dellordine, che parl a lungo con il magister, sia durante che dopo il pasto serale. E io gi mi accingevo a gustarmi il meritato riposo, a pancia piena, quando mi fecero chiamare. Mi ritrovai in una stanza allultimo piano dellabbazia, un sottotetto con i travi di legno bene in vista. Larredo era semplice cos come i costumi dei monaci, un letto, alcune sedie, e un tavolo. Un braciere di ferro riscaldava lambiente, ma solo quel tanto da impedire al fiato di produrre nuvole. Tutto intorno, alle pareti, si ergevano fino al soffitto scaffali pieni di libri. Alcune lampade a olio illuminavano lo studio di una luce ambrata, calda.
 opportuno che tu conosca disse il magister lo scopo della nostra missione a Venezia. Il padre generale, il mio buon amico Pietro Delfino, ci ha voluti ricevere nel suo studio in modo da essere lontani da occhi e orecchie. A volte basta un sospiro, una frase che vola, perfino un silenzio caduto dopo una parola, e il segreto ammicc diventerebbe di pubblico dominio. Disdicevole.
 un ottimo paradigma intervenne Pietro Delfino.
Entrambi sorrisero al mio sguardo interlocutorio di fronte a quella parola allepoca per me arcana.
Tu sai prosegu serio che ho la patente di inquisitore.
Quella parola mi turb, in quanto a Montepulciano vi era stato un processo dellInquisizione contro alcune donne accusate di avere commerci con il diavolo. Secondo la legge, linquisitore dapprima le tortur con la ruota e con le tenaglie. Quindi, dal momento che non confessavano i loro peccati, si decise di sottoporle al giudizio di Dio, che non sbaglia mai. Furono legate mani e piedi e le loro vesti furono appesantite con grossi sassi. Gettate quindi in uno stagno, si attese che tornassero a galla: in quel modo sarebbe stata provata laccusa di stregoneria. Con grande sconcerto rimasero invece sul fondo, fino a quando non furono ripescate, morte ma, con tutta evidenza, innocenti. Linquisitore rest molto deluso, e di notte fugg, per evitare di essere appeso dai parenti inferociti delle poverette.
Lo scorso anno la nobile famiglia Grimani di Venezia ha invitato alla sua corte un valente pittore, il fiammingo Jeroen Anthoniszoon van Aken, che forse conosci con il nome di Hieronymus Bosch, come ama farsi chiamare, mentre noi italiani lo appelliamo Bosco di Bolduc: una traduzione idiota, non credi Pietro?
Tradurre i nomi concord il padre generale sarebbe come chiamare papa Alessandro VI il Difensore dellUomo VI.
Non capivo un accidente e il mio magister mi spieg.
Alexin in greco significa proteggere, e andrs uomo. Ovvero Alessandro. Anche se il nostro sembra proteggere soprattutto i suoi figlioli, quelli carnali, non il suo gregge. Comunque il greco antico aiuta a conoscere i significati delle parole, Giovanni. Opportuno, se pure non necessario.
Mi riproposi mentalmente di imparare quella lingua che ritenevo a torto morta e inutile.
Questo pittore continu il magister  stato accusato di eresia e di blasfemia per aver dipinto un Cristo in croce con le fattezze femminili. In pi i Grimani sono adesso in disgrazia, in quanto il patriarca Antonio  stato sconfitto ben due volte in battaglie navali dalla flotta turca. Doveva diventare doge e invece si  dovuto rifugiare a Roma presso il papa per evitare limpiccagione come traditore. Sic transit gloria mundi.
Questa frase la conoscevo, mio padre la ripeteva spesso scuotendo la testa, e ribadiva quanto la gloria sia effimera e possa ridurre luomo pi potente a mendicare.
Io prosegu il maestro sono stato nominato avvocato della difesa, o, se preferisci, del diavolo, visto che tutti gli inquisiti sono considerati, ipso facto, emissari del demonio. Dovr difendere nel tribunale dellInquisizione sia il pittore che il suo committente. Un compito delicato, perch non posso inimicarmi n linquisitore, n il papa, n la Repubblica di Venezia, ma nemmeno i Grimani. Inoltre laccusato  protetto da Filippo il Bello, che poi bello non  per nulla concluse con una battuta. Insomma, siamo in un bel pasticcio.
Ero rimasto senza parole, e anche quel siamo non fece altro che inquietarmi ancora di pi. Feci la domanda pi stupida che potesse passarmi per la testa.
Perch ha accettato, allora, maestro?
Per obbedienza, naturalmente fu la sua risposta. La mia nei confronti del papa, cos come tu mi segui per obbedire a tuo padre.
Amen chios Pietro Delfino.
Quella notte non riuscii a dormire se non per pochi momenti. Il canto del mattutino mi svegli da un sonno pi che inquieto, tormentato da incubi mostruosi. Diavoli che ridevano delle mie nudit, e che mi pungevano le chiappe. Facce di streghe dipinte sui muri di una chiesa, con linquisitore che puntava il dito verso di me, quasi fossi stato io a dipingerle. Perfino un turcomanno che si avvicinava a me con un coltello affilato per scorticarmi. Immagini che, quando mi svegliai, riferii a tutte le cose di cui il magister mi aveva reso edotto. Mi alzai e lo trovai che gi mi aspettava. Nel refettorio mi imped di bere del buon latte appena munto.
Attraverseremo monti e gole, e si preannuncia una giornata umida nonostante il freddo. Abbonda di pane e miele ma bagnati appena le labbra, perch quei sentieri impervi, accompagnati dal dondolio della carrozza, potrebbero facilitarti il vomito se avrai lo stomaco pieno di liquidi.
Non gli obbedii e, quando usc dalla mensa per salutare i monaci, bevvi avidamente il latte caldo da una brocca, fin quasi a disgustarmi da quanto era buono. Me ne pentii, durante il viaggio, il magister aveva ben profetizzato, e giurai a me stesso che da quel momento in avanti, se fossi sopravvissuto allo sconquasso delle mie viscere, gli avrei sempre dato retta.

QUARTO GIORNO. Alla corte di Cesare Borgia.

Ci vollero tre giorni per salire e scendere dai monti che dividono lItalia, come se non fosse gi abbastanza divisa. Il mio maestro sembrava indifferente a tutte le traversie: leggeva e dormiva, dormiva e leggeva, salvo quando ci fermavamo per mangiare, allorch mostrava un appetito perfino superiore al mio. Facemmo posta prima a Capolona, terra di confine tra i barbari e i romani, e quindi a Bibbiena, e dopo una giornata in cui eravamo partiti allalba, arrivammo chera gi notte a Bagno di Romagna. Il ghiaccio aveva rallentato landatura e il nostro cocchiere si era rivelato una guida prudente. Aveva spalmato gli zoccoli dei cavalli con olio di semi di canapa e fasciato gli stessi con della tela grezza, durante le salite e le discese pi pericolose. Finalmente la mattina successiva scendemmo verso Cesena. Che colline meravigliose, che declivi, pi dolci quasi della terra di Toscana, e dalle zolle grasse, umide e feconde.
La carrozza girava lenta tra i vicoli, e lodore di mosto cotto mi penetrava nelle narici. Mentre gi pregustavo una sosta, il magister mi prese per un braccio.
Ci attende una visita importante. Parla solo se sarai interrogato, tieni gli occhi bassi e soprattutto non farti notare a osservare la faccia butterata del nostro ospite, colpa del mal francese.
Francese?
Se preferisci, in Francia lo chiamano mal napoletano, ma la sostanza non muta con i diversi nomi: distrugge la mente e deturpa la pelle con papule e noduli.
Chi sarebbe quindi il mostro che andiamo a omaggiare?
Il duca di Cesena, il figlio del papa, Cesare Borgia. Mi deve consegnare un messaggio di suo padre. Ordini a proposito della nostra missione.
Rimasi muto, perch nonostante la mia ignoranza, avevo sentito dire cose terribili e meravigliose al tempo stesso su quel condottiero senza paura e anche senza scrupoli. Pare che perfino il papa suo padre temesse i suoi scatti dira.
La fortezza cui arrivammo per unimpervia salita era allaltezza della fama del duca. Circondata da mura possenti, da cui pendevano lingue di ghiaccio, si ergeva sulla citt come un gigante a difesa o pronto a schiacciarla, se solo avesse osato ribellarsi. Come mi spieg il magister, era composta da due edifici, detti il maschio e la femmina. Il primo grosso e turgido, seppure di forma quadrata simponeva sul secondo, dalle linee pi morbide e larghe.
Bello non era di certo, Cesare Borgia, ma incuteva rispetto e timore. Sotto una mantella dermellino indossava un farsetto nero, braghe nere a sbuffo e calze ancora nere, il tutto bordato doro. Ancora prima del suo aspetto mi colp il profumo che emanava e del quale si era abbondantemente cosparso. Mi ricord lodore dellarrosto di manzo, forse a causa della fame. Seppi in seguito trattarsi di un profumo al rosmarino, molto in voga allora e molto costoso.
Il magister gli si inchin, ma senza affettazione, e quello annu, senza parlare. Si avvicin a una grande credenza di legno scuro, decorata con grotteschi, e da uno scomparto tir fuori una lettera.
Da parte di mio padre, frate Martino gli disse con deferenza.
Fui lieto di questo suo rispetto ma non osai mostrarlo. Il magister prese la lettera e lannus, prima di aprirla. Non riuscii a nascondere la mia preoccupazione quando vidi il suo volto incupirsi a mano a mano che leggeva, fino ad aggrottare le sopracciglia, cosa che faceva solo quando si trovava in serie ambasce.
Lavete gi letta, duca?
 indirizzata a voi, non a me.
Vostro padre mi avvisa che dovr vedermela con Jean de Longueville, linquisitore dellaccusa. Lo conosco bene: appartiene allordine dei frati predicatori, e ha gi vinto numerosi processi. Mi mette in guardia dalle sue manovre.
Niente che una buona lama non potrebbe risolvere.
Con la conseguenza che ne verrebbe un altro, dopo di lui, con ancora maggiore acredine e spirito di vendetta.
Cesare Borgia sput per terra, e subito un servo si affrett a ripulire la graniglia a rosoni che decorava il pavimento.
Avete qualche messaggio per mio padre?
Solo che lo ringrazio per questo suo prezioso avvertimento e che obbedir alla sua autorit.
Bene rispose il duca indicandoci la porta dalla quale eravamo entrati. Immagino vogliate proseguire al pi presto.
Trovammo dei cavalli freschi, una coppia di frisoni dal manto morello, cavalcatura da guerra pi che da trasporto. Il maestro ordin al cocchiere di partire in fretta, quasi dovessimo fuggire. Solo fuori dalle mura si rilass.
La lettera odorava ancora di vapore mi disse. Segno che laveva letta e richiusa. Non mi meraviglierei che avesse gi avvisato Jean de Longueville del suo contenuto.
E per quale motivo?
Il nostro avversario  protetto dal re di Francia Luigi XII, che ha regalato a Cesare il ducato di Valentinois. Il duca vuole mantenere saldi i rapporti con il sovrano francese, sperando che gli appoggi la candidatura al soglio di Pietro.
Rimasi confuso: che il figlio del papa volesse prendere il posto di suo padre mi sembrava assurdo.
Quello che gli ho detto di riferire al padre sar riferito a Jean de Longueville. La mia professione di obbedienza sar interpretata come debolezza, e lui sar quindi sicuro di vincere.
Mentre vinceremo noi, magister risposi entusiasta di questa sua astuzia.
No, mi prodigher affinch vinca la giustizia, che  diverso.
Dopo avermi lasciato interdetto con questa frase sibillina, chiuse gli occhi. Provai a imitarlo, ma quando finalmente il sonno ebbe la meglio sul digiuno, la carrozza si ferm con uno sconquasso tale da farmi perdere lequilibrio. O forse me lo immaginai.
Siamo in territorio veneziano, questa notte ci fermeremo nella Rocca del Brancaleone. Scarica i bagagli, perch domattina prenderemo il canale del Montone e troveremo un battello che ci porti fino a Venezia.
Un battello? Andremo quindi per mare?  sicuro maestro? Io non so nuotare.
Nemmeno io, ma se dovesse affondare servirebbe a ben poco, cos come se incontrassimo dei pesci carnivori o dei pirati saraceni.
Mi misi a ridere, convinto che, come spesso succedeva, il magister volesse scherzare. Ma non era cos.
Mi fa piacere la tua allegria, perch come dice santAgostino, tiene lontano gli spiriti maligni. Tuttavia queste coste, se pure malsane, sono ricche di pesci che a loro volta fanno ricchi e pasciuti i paesi vicini. E come sai la ricchezza attira i ladri e i pirati.
Ma allora per quale motivo andiamo per mare? Non sarebbe pi sicuro proseguire con la carrozza fino a Venezia?
A Cesare Borgia farebbe comodo la nostra morte: provocherebbe un incidente diplomatico fra Roma e la Repubblica veneta, e gli darebbe modo di fare finta di vendicarci, attaccando la Serenissima. Non mi meraviglierei se il nostro cocchiere fosse stato pagato per ucciderci o se venissimo inseguiti da un gruppo di scherani dello stesso Borgia.  semplice politica concluse con indifferenza.
Ci fermammo in una piccola locanda di San Cristoforo, dove il magister fece ubriacare il cocchiere, che si addorment sbavando come una lumaca. Salimmo quindi su un carro fra sedani, crescioni, asparagi e fasci di baccelli, e in cambio di un paio di scudi il contadino garant di condurci fino al porto di Comacchio. Durante il tragitto non vidi altro che paludi, e le pi strane piante, che il magister mi illustrava con dovizia di particolari. Alcune volte scese addirittura per raccoglierne.
La mazzasorda, cos simile a una salsiccia, pu aiutarci a calmare la fame.
Raccolse anche degli strani frutti dacqua la cui forma mi orripilava perch simili a dei grassi pipistrelli.
Sono castagne dacqua, ottime crude, bollite e arrostite.
Nonostante nuvole bianche e grigie promettessero pioggia, o peggio neve, il tempo fu clemente. Non cos i pappataci, che fra la mia carne tenera e quella pi coriacea di Martino, predilessero la mia. Una volta giunti a Comacchio, il magister si allontan per trovare un passaggio in mare e io rimasi a custodire il bagaglio, costituito da due grandi bisacce e una sacca a spalla, ripiena di libri.
Era notte quando ci imbarcammo e tra il sonno, il cappuccio sulla testa e lo sciabordio leggero, mi resi conto solo allalba del guscio di noce sul quale stavamo navigando. Eravamo solo in tre su quella barca e Martino discuteva con il marinaio, che aveva alzato il prezzo del viaggio proprio in mezzo al mare. Refoli di vento gelidi come la morte sprimacciavano le vele.
Non temi, imbrogliando e mettendo a repentaglio le nostre vite, la collera divina?
Ho smesso di credere da tempo, padre mio.
Non ebbi dubbi sulla perdita della sua fede: il sorriso mellifluo che si apriva tra il cespuglio della barba nera, la fascia nera sulla testa e un orecchino doro lo facevano assomigliare al demonio Caronte, traghettatore danime perdute, e non certo a un devoto di santAndrea, patrono dei pescatori dacqua salata.
E dunque sia fece accomodante il magister, stranamente arrendevole. Se arriveremo salvi a Venezia ti pagher quanto hai chiesto, ma se cos non fosse ogni notte ti verr a trovare mordendoti gli alluci, che sono il tuo punto pi debole e pi dolente.
Quello strabuzz gli occhi: Martino aveva colpito nel segno. Pensai allora che oltre alle sue gi note qualit possedesse anche quella della premonizione o fosse esperto nellarte occulta di Ermete Trismegisto. In seguito mi spieg che aveva notato che i due alluci del marinaio erano storti, molto probabilmente a causa dellumidit a cui il suo lavoro lo esponeva. Di l a intuire che soffrisse di dolori acuti il passo era stato breve.
La bruma sembrava solida e impediva ogni visuale, e non consentiva nemmeno di orientarci con il sole. Mi chiedevo se davvero saremmo giunti a Venezia o se saremmo finiti contro qualche scoglio o a impantanarci in qualche laguna dove si diceva che uomini, bestie e cose sparissero inghiottiti dalla terra. Almeno in quella foschia saremmo stati invisibili ai pirati. La bonaccia per faceva scivolare silenziosa ma troppo lenta la nostra chiozzotta, come laveva chiamata il magister. Un nome che allepoca mi faceva venire a mente la natura femminile, ma ne ignoro ancora oggi la causa.
Il suono di una campana mi fece pensare dessere giunto in paradiso anzich alla nostra meta. Poi ce ne fu un altro e un altro ancora, tutto intorno a noi, e anche il marinaio tir fuori un campanaccio che cominci a scuotere con forza. Sembrava Pasqua, quando sono sciolte le campane per annunciare la Resurrezione di nostro Signore.
Siamo arrivati disse Caronte.
Pochi istanti dopo, come per miracolo, barche di ogni foggia e dimensione apparvero da ogni dove, a remi e a vela e a pi remi e a pi alberi. Grida e risate e insulti volavano nellaria insieme a gabbiani e altri uccelli che non conoscevo. Dietro il magister apparve quindi la punta di un campanile, che brillava come fosse fatta dargento.
Venezia disse il maestro.
E una volta toccata terra e scaricati i bagagli, dopo aver consegnato al marinaio imbroglione quanto era stato pattuito per la nostra salvezza, come si gir gli dette un calcio nel sedere cos ben assestato che lo scaravent in acqua. Poi, soddisfatto, mi caric del suo sacco di libri e prese con s le due bisacce.
Andiamo, il tribunale ci attende.
Mai avevo visto in tutta la mia vita una magnificenza cos diffusa. Cupole doro su palazzi dai marmi rilucenti, come se ognuno fosse abitato da un re. Loggiati che rifulgevano di pietre dure, che il magister elencava: lapislazzuli, turchesi, opali, diaspri, corniole, ametiste, giade doriente, in un caleidoscopio di colori. Botteghe traboccanti delle vesti pi sontuose, di seta ricamata, di morbide pellicce. Vasi di vetro che riflettevano la luce di un sole pallido e la moltiplicavano come per magia, e vasi di bronzo e dargento e piatti che a mangiarci sarebbe stato un peccato mortale. E sul tetto di ogni palazzo sventolavano le bandiere della Serenissima, il rosso e loro sfidavano il vento e il cielo stesso. Mai avrei visto in vita mia tanto orgoglio di appartenere a un popolo.
Martino salutava tutti i gentiluomini che incontrava e questi, educati, gli rispondevano con un leggero inchino.
E donne sole, vestite di mille colori addosso, quante non ne avevo mai viste in tutta la mia vita precedente. Camminavano altere e sorridenti, e pi duna si ferm davanti al magister e a me, quasi fossimo parenti, attaccando discorso. Martino rispondeva al loro saluto, ringraziava e proseguiva, a volte costretto a spintonarmi per costringermi a seguirlo, tanto ero incantato dalla loro bellezza.
A mano a mano che procedevamo nellinterno della citt, le strade si facevano pi strette, i ponti sopra i canali pi erti e le donne quasi scomparivano. La mia allegria cess e la stanchezza mi prese dimprovviso le gambe e la schiena, quando ci fermammo davanti a un palazzo grigio, dal tetto ripido e scuro e dalle finestre chiuse. Sul frontone campeggiava la scritta Curiae Patriarchalis. La nostra meta: il tribunale dellInquisizione.

SESTO GIORNO. Frate Vorace.

Il magister si ferm davanti a quellaustero edificio: sembrava un cavaliere che soppesasse la forza del suo avversario prima di affrontarlo nel torneo. Aspettavo che entrasse per deporre il carico che mi stava sfiancando. Nonostante laria gelida, sudavo come un asino. Lui si gir invece verso di me, che ancora guardavo con il naso allins le piccole finestre chiuse da pesanti imposte.
Brutto, vero? disse. Mi d sollievo. Perch se fosse bello, secondo lantico concetto della bellezza greca, allora sarebbe anche buono. E quindi ci che succede dentro le sue mura sarebbe cosa buona e giusta. Ma tu non mi segui.
Aveva ragione, stanchezza e fame ormai mi obnubilavano la mente. Ero quasi tentato di mangiare quelle piante che aveva strappato quando fuggivamo da Cesena. Il magister era saggio e mi lesse nel pensiero.
Andiamo a rifocillarci: mangeremo e dormiremo. Conosco una locanda di un bravuomo, che un tempo apparteneva al mio stesso ordine, ma poi si  sposato. E domani ci presenteremo al tribunale.
Ci dirigemmo a settentrione, lasciando il sole alla nostra sinistra, verso il quartiere denominato Ghetto, dove un tempo, cos mi disse il magister, si fabbricavano le bombarde con il getto del ferro fuso.
La g tedesca si pronuncia gh. Il nome nasce da questo errore di pronuncia da parte della comunit ebraica askenazita. Che proprio in questo quartiere trov pace e rifugio gi alcuni secoli fa.
Gli uccisori di nostro Signore obbiettai
Gi, ma se non fosse stato per loro, Ges non si sarebbe immolato per i nostri peccati. Dovremmo ringraziarli.
Mi feci il segno della croce, ma non osai replicare anche perch, a parte il rispetto dovuto al mio maestro, non trovai ragioni per contraddire le sue tesi sugli ebrei. Ma se pure ancora oggi sono daccordo con lui, per tradizione e interesse economico devo continuare a perseguitarli, anche se molto meno dei miei predecessori: dai tempi dellEsodo pare sia il loro destino, che tuttavia non credo abbiano proprio scelto.
La locanda si trovava in una piazzola, e aveva una tettoia davanti allingresso, sotto la quale finalmente ci sedemmo. Da alcuni orci di bronzo saliva il fumo scuro della brace, intiepidendo lambiente quel tanto da invitare gli avventori a sedersi. Un uomo con un curioso cappellino sulla testa si avvicin a noi, pulendosi le mani su un grembiule sporco di sangue. Fece per inchinarsi quando riconobbe il maestro.
Martino da Barga! Che i nostri dei ci fulminino entrambi, sei proprio tu!
Si abbracciarono a si baciarono tre volte sulle guance. Poi il magister, che non amava il contatto fisico, si divincol con gentilezza e mi indic.
Il mio allievo, Giovanni Ciocchi. Un bravo giovane, ansioso di imparare e anche di mangiare. E questi  Davide Ben Baruc, gi conosciuto come frate Vorace e ritornato quindi ebreo quando inciamp nellorrendo proposito di prendere moglie, e dovette fuggire a Venezia per non farsi bruciare. O ricordo male?
Non seppi mai se Vorace fosse proprio il nome cristiano che si era scelto o fosse un soprannome, vista la robusta pinguedine.
Gi rispose luomo, hai detto proprio bene. Sarebbe quasi stato meglio rimanere frate. Da donna devota e mite, Rachele  diventata unarpia, una menade, una strega! E mi accusa perfino di non fare il mio dovere coniugale a causa di questa.
Si batt la mano sulla pancia, con aria pi soddisfatta che afflitta.
Vi porto subito da mangiare, e mi sieder con voi, perch mi devi raccontare tutto, Martino.
In tavola arriv subito un vassoio pieno di fagioli bianchi e cipolle, accompagnato da una brocca di vino cotto. I due vecchi amici iniziarono i conversari, ma di quelli non ricordo nulla, perch tutta la mia attenzione era rivolta al cibo. E ancora di pi quando la moglie arpia Rachele, che non disse una parola e ci guardava come fossimo due appestati, ci rivers nelle scodelle una zuppa danatra, con i pezzi di carne che galleggiavano nella broda. Non ho mai pi sentito quel profumo di selvatico e dolce insieme, che mi inebri fin dal primo boccone.

SETTIMO GIORNO. Il Quadro e la Donna.

Forse bevvi anche troppo perch, non so come, mi risvegliai in un comodo letto, con il magister che russava in un altro letto accanto al mio. Mi avvicinai alla finestra e la aprii in silenzio: avevo la canna turgida al punto che gli schizzi durina oltrepassarono una buona met del vicolo. Tornato a letto, credo che sognai di femmine, ma fui svegliato sul pi bello.
Svegliati, torello. E datti una ripulita: una veste candida non basta.
Il bagno lo avrei fatto a maggio, ma con un panno appena umido detersi viso e mani. Minfilai quindi alla svelta le braghe e i calzari, e sopra la camicia un semplice saio di lana bianca stretto in vita. Mi calcai una berretta di feltro, dono di mia madre, fino sulle orecchie. Il magister, tolta la veste da viaggio, indoss il saio bruno del suo ordine con cappuccio e cordone in vita, mentre i piedi erano nudi.
Cos si present il santo Francesco al papa e questi fu colpito e umiliato dalla sua modestia. Facciamo come gli artisti, un ingresso trionfale, ma da domani user anchio i calzari.
Oltrepassammo il portone della Curia Patriarcale, protetto da un alabardiere della Repubblica, mentre la campana di un vicino oratorio suonava la terza ora. Le gocce di una pioggerella sottile facevano brillare i capelli grigi del magister, quasi fosse circonfuso da unaureola. E io lo seguii orgoglioso nellantro. Perch tale era il basso vestibolo, dalle pareti di legno scuro, vuoto come lo stomaco di un mendicante, fatta eccezione per una panca e, sul lato opposto, una scrivania ingombra di carte. L sedeva un uomo che pareva fare parte dellarredo, tanto la sua espressione era vuota e immobile. Corpulento come un telamone, da cui differiva solo per lassenza di barba e per il colore olivastro della pelle, si riscosse solo quando il magister si pales per chi fosse.
Sono Martino da Barga, francescano e inquisitore, comandato da sua santit Alessandro VI. Sono qui per il processo a carico del pittore Hieronymus Bosch, conosciuto come Bosco di Bolduc.
Non fui presentato, ma mi bastava essere una propaggine del magister. Il gigantesco scrivano si alz e senza dire una parola infil, non senza difficolt a causa della sua stazza, una porticina su un lato, che poco dopo si apr di nuovo. Seppi subito chi era quella figura, che se pure si presentava austera, mostrava uno sguardo folle. Il cranio pelato, senza traccia di tonsura, mostrava una serie di bitorzoli, mentre il naso gibboso si accompagnava a due occhi di un incredibile azzurro. Mi squadr come se avesse visto una lumaca spiaccicata sul muro e quindi si avvicin veloce al magister, mentre la cappa nera svolazzante lasciava intravedere il bianco dellabito. Si baciarono sulle guance con una freddezza glaciale. Il magister dovette chinarsi perch gli dava almeno un palmo in altezza.
Jean de Longueville, lultima volta ci siamo visti a Parigi gli disse, staccandosi dal freddo abbraccio e infilando le braccia nelle maniche, allapertura dellanno santo.
Gi rispose freddo luomo, e io mi ricordo che litigasti con il cardinale vescovo, il nobile Champigny.
Riteneva limperatore superiore al papa, e questo non era tollerabile.
Eri a casa sua.
E allora? Fossi stato anche a casa del diavolo avrei sostenuto la stessa tesi. Tu invece gli desti ragione.
Non conosci larte della diplomazia, Martino. Non imparerai mai.
Preferisco lignoranza alla sudditanza, quando non proviene da Dio gli ribatt quieto il francescano, piegando la testa quasi in segno di arrendevolezza.
Compresi pi avanti che era una sua tecnica: pi uno si mostrava agitato e alzava la voce, pi il magister rispondeva calmo, usando toni bassi e profondi. Insomma usava la mansuetudine per produrre un maggiore sconcerto nellinterlocutore, che o si quietava o diventava ancora pi rabbioso, perdendo la ragione. Jean de Longueville parve scoppiare di collera e gli punt il dito contro. Disse con forza qualche cosa che non compresi, ma a un tratto una voce autorevole lo interruppe.
Inquisitori, vi prego!
Mi voltai immediatamente e rimasi colpito dal volto di quelluomo che aveva osato interrompere la disputa tra Jean de Longueville e il mio magister. La palandrana rossa con sopra una fascia e una berretta nera gli conferivano unausterit e unaura di comando, alla quale i due litiganti non potettero che soggiacere. Come appresi pi tardi, si trattava di un membro del Consiglio dei Dieci, la massima autorit giudiziaria della Serenissima. Doge a parte, che in quegli anni era Leonardo Loredan. Sempre secondo il magister, si trattava di un uomo di poca tempra e di scarsa morale, pi dedito ai propri affari che a quelli dello stato.
Martino da Barga! prosegu luomo. Finalmente la Repubblica ha di nuovo lonore di ospitarvi.
Era incredibile: il mio magister sembrava conosciuto in tutto il mondo. Ovunque andasse aveva amici, ma anche nemici, a giudicare dagli sguardi dodio che Longueville continuava a lanciargli.
 un onore anche per me, nobile Bragadin, bench le circostanze non siano le pi favorevoli.
Purtroppo  vero. Come sapete, preferiamo che la questione relativa allaccusa di blasfemia eretica nei confronti del pittore Bosch sia discussa e risolta dal tribunale ecclesiastico. Tuttavia abbiamo il dovere di controllare che lo scandalo non vada ad attentare alla sicurezza pubblica, turbando la morale della Repubblica. In tal caso...
Lo scandalo sulle questioni religiose  di esclusiva pertinenza dellautorit religiosa lo interruppe Jean de Longueville, che io rappresento su mandato del papa e dellimperatore.
Bragadin non rispose. Sorrise invece allo stesso modo in cui si sorride a una mosca appena sfuggita a una manata, come per dire che alla prossima non la scamper.
 ancora tutto prematuro per decidere. Intanto dovremo sentire quali sono specificatamente le accuse e quali le difese. E ascoltare il pittore, secondo le buone norme su cui si basa e ha prosperato Venezia. Ricordo che Bosch  attualmente ospite, non prigioniero, dei nobili Grimani, per i quali aveva appunto dipinto il quadro che gli  valso laccusa. Secondo la legge e la prassi che deriva dalla carit cristiana, riconosciuta anche dalla Chiesa ammicc a Longueville, egli ha quaranta giorni di asilo coatto. Per editto dogale, infine, pu uscire di casa, ma non allontanarsi dalla citt.
Da chi  pervenuta laccusa? chiese dimprovviso il magister.
Una lettera assai circostanziata  stata inserita in una delle Bocche delle Denunce Segrete. Solo il Maggior Consiglio o lo stesso denunziante, per propria scelta, possono rendere pubblico il nome dellautore.
Jean de Longueville sbuffava come un mantice. Non faceva mistero di quanto lo infastidissero quelle disquisizioni sulla divisione dei poteri. Era chiaro che a lui interessava solo emettere una condanna.
 talmente evidente leresia di quel quadro che non ha alcuna importanza chi sia stato a denunciare disse. Occorre soltanto fare presto, bruciare il quadro, condannare lesecutore e consegnarlo alla giustizia secolare perch sia impiccato, decapitato o annegato in laguna. A piacer vostro.
Non a quello del povero Bosch.
Gi lo difendete, Martino?
No, Jean, era soltanto una celia.
Alla quale mi permisi di ridere sommessamente, e ricevetti con piacere unocchiata di simpatia da parte di Bragadin.
Comunque continu il magister,  possibile intanto vedere lopera eretica?
Un giovane al seguito dellinquisitore francese tir fuori un mazzo di chiavi e a un segno imperioso di Longueville ci precedette per quella stessa porta dalla quale erano entrati. Da ultimo della fila, tirai per la manica il magister.
La tengono sottochiave, pensano forse che possa scappare?
Anche io mi volevo cimentare in una battuta di spirito.
No. Si tratta del corpo del reato. Se venisse distrutto o se qualcuno lo rubasse, non ci sarebbe pi il processo. Nullum crimen sine corpore delicti. Senza loggetto del reato non esiste il reato stesso. E ora fai silenzio.
Cos arrivai a vedere loggetto dello scandalo, facendomi largo con discrezione tra i presenti. Ne rimasi abbagliato, colpito, forse perfino affascinato, e compresi subito la sua pericolosit.
Si trattava di un trittico, con le ante aperte come un Cristo in croce. Al centro non cera tuttavia il Salvatore, ma una giovane donna, con le braccia aperte e le mani inchiodate. E lunghi capelli biondi che le scendevano appena sopra le spalle. In un primo momento pensai che potesse essere una santa che avesse subito lo stesso martirio di Ges. Anche se, con quello sguardo estatico, la scollatura della veste, rossa come il peccato, e il seno in evidenza, aveva ben poco di sacro. Poi, osservando bene, mi resi conto che quella corona in testa non poteva rappresentare altro se non il simbolo della gloria di Cristo, che poteva appartenere solo a lui. Mai ad altro uomo, se pure santo, e meno che mai a una donna, se pure martire.
Subito dopo, compresi tutta la gravit dello scandalo: sul volto della donna era dipinta una barba leggera, una vera e propria peluria, per niente casuale, del tutto simile a quella di Cristo. Ges e la donna formavano un essere ibrido, androgino, ermafrodita. Quasi che lo scellerato pittore avesse voluto unire nel sacrificio supremo non il figlio di Dio, ma lumanit intera, rappresentata sia come uomo che come donna. Nessuno, pur a distanza di tanti anni da quella visione, potr mai levarmi dalla mente questa convinzione.
Feci qualche passo indietro per non essere turbato ancora di pi di quanto gi non fossi.
Se  vero che il vescovo Grimani ha commissionato il quadro, cos come appare, non vi  dubbio che anchegli dovr essere sottoposto al giudizio dellInquisizione.
Questo non sar possibile, Longueville osserv Bragadin senza guardarlo, in segno di evidente dispregio. In quanto nobile, il Grimani rimane sotto la giurisdizione del Consiglio dei Dieci.
Ma  pur sempre vescovo e uomo di Chiesa! protest laltro.
Le antiche dispute al tempo delle investiture, su chi dovesse avere la giurisdizione sui vescovi, se il potere temporale, rappresentato dallImperatore, o quello religioso, esercitato dal Papa, non si erano mai sopite. Ancora oggi ne sono invischiato e mi ritrovo davanti vescovi che si professano tali per grazia imperiale, e che non ho mai nominato e nemmeno conosco di fama.
Qual  il peccato di questo quadro?
La richiesta del magister interruppe la discussione tra i due. Non so se lo fece apposta, ma attir su di s lattenzione di entrambi. Anchio rimasi meravigliato: se leresia blasfema aveva colpito il mio sguardo, non poteva davvero essere sfuggita a lui. Longueville rispose con un ghigno superbo.
Forse avete bisogno di occhiali. Sapete che qui a Venezia se ne fanno di ottimi?
Ditemi voi, allora, visto che ci vedete bene. Io vedo solo un sacro dipinto, di notevole maestria. La malizia, come  noto,  solo negli occhi di guarda.
Dio giudicher concluse Longueville, e ci indic luscita. A domani, Martino, alla terza ora.
Laria era tersa e umida e accusai una leggera sensazione di freddo, forse causata dalla visione del dipinto. Anche se non osavo dirlo apertamente, ero purtroppo daccordo con Longueville, e non mi capacitavo di come il magister non si fosse accorto dellempiet del quadro. Camminava silenzioso per le calli, su e gi per i ponti, indifferente alle grida dei barcaioli, alle richieste dei mendicanti e alle offerte dei bottegai. Oltrepassammo la locanda e io temetti che, assorto nei suoi pensieri, si fosse perso, e io con lui. Alla fine osai rivolgergli la parola.
Dove stiamo andando, magister?
A palazzo Grimani, dal vescovo Domenico.
Conoscete anche lui?
No, voglio solo parlare con il pittore. Senza dubbio Longueville lo avr gi interrogato, e non intendo trovarmi in difetto.
Quindi sapete dove ci stiamo dirigendo, non credevo conosceste Venezia.
In effetti, no. Tuttavia i palazzi nobiliari sono quasi tutti a oriente, affacciati sul Canale Grando. Grimani  vescovo e cardinale, nobile e ricco, altrimenti non si sarebbe potuto permettere di chiamare il pittore Bosch dalle Fiandre. Quindi il suo palazzo dovrebbe trovarsi da quelle parti. Se mi dovessi sbagliare, chiederemo a qualche guardia.
Il magister si era sbagliato, di poco per, e per difetto.
Attraversammo il Canale Grando camminando su tavole instabili montate su barche, nella zona di Rialto, e rischiai di cadere in acqua alzando lo sguardo su un nuovo ponte in costruzione, alto e allapparenza superbo. Girato un angolo, ci infilammo in uno stretto vicolo tra case di mattoni rossi. Davanti a noi, a un paio di pertiche di distanza, apparve la porta del palazzo, cos alta che ci sarebbero potuti passare sotto cinque uomini uno sopra laltro. Il magister si annunci e i soldati di guardia aprirono il pesante portone di legno borchiato di ferro.
Mi sembr di essere entrato in un convento, perch il cortile era tutto un loggiato quadrato, ornato da colonnine di marmo bianco. Da qui salimmo per uno scalone, il cui soffitto era affrescato con stucchi di gesso e doro, per giungere infine in un salone gigantesco, che avrebbe potuto contenere una chiesa intera. Un servo ci condusse in una stanza pi piccola, ma ugualmente lussuosa. Il magister, dicevo, si era sbagliato solo per lubicazione. E per difetto, come dicevo, perch il palazzo dei Grimani era di una sontuosit inquietante.
Mi misi a guardare quegli affreschi sulle pareti e sul soffitto, quelle figure mitologiche, e i tanti quadri appesi alle pareti allinterno di cornici di gesso decorato che sembrava marmo. Per non parlare delle tende di velluto e raso ricamate dargento e delle sedie foderate di stoffe degne di un sultano, su cui mai avrei osato sedermi. Altro che ricchezza, eravamo finiti nella reggia del re Mida. Di pi.

Madonna Isabella.

Da qualche parte arrivava un canto dolcissimo, di una voce angelica, come se provenisse da uno dei putti che dal soffitto ammiccavano maliziosi e sereni al tempo stesso.
Che bel canto, magister. Lo sentite anche voi?
Non sono sordo, Giovanni. E se non siamo in paradiso e questo non  il coro angelico delle Dominazioni, direi che tra poco ne scopriremo anche lorigine.
Come il bel canto cess, apparve una dea, pi sublime della Laura del Petrarca e pi nobile della Beatrice di Dante.
Nel secolo passato due monaci scriteriati e ignoranti scrissero un sudicio libretto contro le donne, il Malleus Maleficarum, che purtroppo ancora  considerato un testo fondamentale per lInquisizione. In questo libercolo ripugnante, la femmina  considerata fonte estrema di peccato. Si avanza perfino la teoria che avendo essa tre buchi anzich due come il maschio,  pi facile che il demonio entri dentro di lei. Opporrei che potrebbe anche uscire pi facilmente, se fosse vera lipotesi maggiore. E addirittura si sostiene che lorigine del nome foemina derivi da f minus, come se la donna sia per natura dotata di meno fede in nostro Signore. Se potessi metterei allindice quellinfame ricettacolo di calunnie. Perch la donna  quanto di pi vicino esiste alla bellezza del creato.
Il magister fu costretto a darmi di gomito per ricordarmi linchino dovuto e costringermi a rimettere a posto la mascella caduta. I gesti erano quelli di una padrona di casa.
Isabella Lavagnolo, schiava vostra.
Cos si rivolse la dea al mio magister, e mentre a lui sinchinava, sentii il dolce profumo di verbena dei suoi capelli biondo rossastri, e vidi il seno quasi fuoriuscire dalla veste azzurrina ricamata con putti danzanti, che Dio mi perdoni.
Il pittore Bosch attendeva con ansia il vostro arrivo, frate Martino.
Cos prosegu la dea, e il magister alz un sopracciglio. Lei sorrise e la stanza si allumin.
La vostra fama vi ha preceduto, e credo che anche il nostro pittore abbia desiderio di parlarvi. Dar subito disposizioni perch vi raggiunga nella sala degli specchi.
Fece per allontanarsi, ma il magister la ferm con un gesto delicato della mano. Era un leone ma, quando voleva, sapeva essere morbido come un gatto.
Aspettate, Isabella. Voi lo conoscete bene, suppongo. Posso chiedervi che cosa pensate di lui?
 un uomo chiuso in se stesso e nei suoi sogni. I suoi occhi a volte ti guardano senza vederti. Devoto alla Madonna: tutte le mattine si reca in cappella a pregare, prima di iniziare a lavorare. Non credo abbia mai voluto essere blasfemo nei suoi quadri, che pure ritengo inquietanti.
Vuol dire che ne ha dipinti altri, qui a Venezia? Intendo oltre alla crocifissione della santa.
Li potrete vedere voi stesso quando vorrete, sono nel suo studio.
La guardai uscire, flessuosa come un giunco dinizio primavera, quando i primi venti spazzano via le fredde nubi invernali. Pi dogni cosa al mondo avrei voluto seguire la scia del suo profumo.
Che cosa te ne sembra?
Bellissima.
Del giudizio sul pittore, intendevo.
Perdonatemi. Forse dai suoi quadri potremmo capire di pi sul suo carattere. Ne abbiamo visto soltanto uno.
Ottima osservazione, Giovanni. E giusta: per giudicare lazione di un uomo occorre valutare tutto ci che lo circonda. Attenzione, sta arrivando, ma non  solo, c un doppio scalpiccio di passi che scendono le scale.
Infatti arrivarono in due. E non fu difficile intuire il ruolo di entrambi. Quello davanti, con la berretta rossa guarnita da un pippiolino paonazzo in cima, il mento aguzzo e fiero come il naso che gli cascava in bocca, non poteva che essere il vescovo Domenico Grimani. Laltro, che quasi gli si nascondeva dietro, un po ingobbito e chiuso in una mantellina nera, era il pittore accusato, Hieronymus Bosch. Il cui nome dalle tante interpretazioni scriver sempre in codesto modo, il pi facile.
I due ecclesiastici si squadrarono, si pesarono e decisero che il ruolo di inquisitore e quello di vescovo per quel giorno avrebbero pareggiato in importanza. Grimani quasi spinse Bosch davanti al magister, che rimase con le mani infilate nelle maniche. Sorrise al pittore, annu pi volte, ma quando gli usc il fiato si rivolse al padrone di casa.
Vostra figlia ha una voce meravigliosa, ed  stata molto gentile.
La risposta di Grimani fu tagliente come una lama e sibil nellaria.
Non  mia figlia. Ma una cara amica che a volte sovrintende ai ricevimenti.
Il magister sinchin leggermente, senza preoccuparsi di nascondere un accenno di sorriso. Grimani aggrott il mento aguzzo.
Vorrei ora parlare con il pittore, se vi aggrada. Credo sia opportuno per il suo come per il vostro bene prosegu il magister.
Che cosa intendete? il vescovo aggrott anche la fronte.
Si vuole intendere che qualora si fosse dimostrato che la sacra immagine  blasfema, e qualora risultasse che aveste suggerito al maestro Bosch di dipingerla in quel modo, allora, e solo allora vi ricordo, potreste essere accusato anche voi.
Il vescovo si mostr sprezzante, e voltatosi prese il pittore per le spalle e come se fosse un burattino, lo piazz davanti al magister.
Gi mi costa trenta ducati al giorno, non vorrei concedergli anche la mia testa.
Fino ad allora il pittore Bosch non aveva proferito neanche una parola, un motto. Aveva invece continuato a saettare lo sguardo dalluno allaltro dei due, lospite e lanfitrione. Ma in quel momento mi piant gli occhi addosso e cominci a squadrarmi le fattezze del viso, quasi volesse riprodurle. E sono convinto che se il magister non avesse iniziato a parlargli sarebbe scappato a prendere tela, colori e pennelli e mi avrebbe fatto un ritratto.
Per fortuna tutto ci non avvenne mai. Pi avanti mi resi conto di quel che era capace di fare nel trasformare uomini e bestie in mostri allucinati: meglio cos. Probabilmente, causa il mio viso affilato, mi sarei ritrovato con occhi di pesce, lingua di serpente, e il triregno sopra una testa di rana. Il che, per un papa, non sarebbe molto dignitoso.
Grimani se nera andato, e i due, in un angolo della sala, seduti su due panche, parlarono a lungo. Bosch sembrava aver trovato la parola mentre il magister ascoltava, come fosse in confessione. O forse lo era davvero, per indurre il pittore a parlare liberamente, sapendo comunque di non poter poi utilizzare quanto detto nella formula sacrale durante il processo. Ma sapere la verit e non poterla rivelare non  tra i tormenti infernali? Purtroppo, nonostante tendessi lorecchio, non riuscii a sentire una sola parola, e non seppi mai se quello che poi mi raccont il magister fosse verit, totale o parziale, o menzogna, parziale o totale. So solo che alla fine del colloquio sembrava sollevato se non addirittura allegro.
Usciti da palazzo Grimani, i passi ci portarono verso una grande piazza, nella quale ci sarebbero potuti stare i giochi del Circo Massimo. Entrammo in una chiesa, i cui lavori dovevano ancora essere portati a compimento.
Nome curioso, hai notato?
A dire il vero non avevo notato nulla, ed ero piuttosto stanco. Sembrava che facesse tutto lui, ma ero io a portarmi dietro quei tre o quattro tomi che il magister voleva sempre avere a portata di mano.
Il nome della Chiesa prosegu, Santa Maria Formosa. Come se la Madonna avesse da mostrare delle curve femminili. Ma non credo sia questo il significato.
Alzai lo sguardo per vedere se tra le pitture qualcuna potesse avere quei sembianti, ma la mia ricerca fu vana.
Mentre mi ricordo come tu abbia notato le sinuose forme di quella brava donna, Isabella Lavagnolo.
Che avete scambiato per la figlia di Grimani.
Il magister mi guard con severit.
Come fai a dire una cosa del genere, Giovanni? Mi sento quasi offeso, e dovresti esserlo anche tu per aver solo avuto un simile pensiero.
Ci misi non poco tempo a comprendere se scherzasse o facesse sul serio. In effetti, entrambe le cose.
Intanto, se costei si chiama Lavagnolo e non Grimani, non pu essere ufficialmente la figlia. Se poi fosse una bastarda non la terrebbe mai in casa per evitare lo scandalo. E ora veniamo al punto: non hai notato il suo sguardo, le sue movenze, i suoi profumi?
Eccome se li avevo notati: occhi, orecchie e naso erano ancora inebriati dalla sua presenza.
Non  sua figlia continu. Lo ha detto anche lui. Ha accennato che si tratta di unamica che organizza feste. In pratica una cortigiana di grande classe, di primario spessore culturale e sociale. Non di quelle con la bocca dipinta di rosso e lo scialle sulla testa. Ho finto di credere che fosse sua figlia per divertirmi a stuzzicarlo. Comunque dovrei rivederla ancora.  molto interessante.
Pi spinto da una gelosia fuori luogo che dalla preoccupazione per la sua anima, osai controbattere.
Ma non  peccato?
Solo se fornicassi con lei.
La conversazione si chiuse con uno scappellotto, nelle intenzioni bonario, ma che nei fatti continu a frizzarmi anche nella notte. Fino allalba, quando ci alzammo pronti per sostenere il primo giorno del procedimento del tribunale dellInquisizione contro il pittore Hieronymus Bosch.

OTTAVO GIORNO. La prima udienza.

Lemozione mi tagliava le gambe, pi ancora della solita bisaccia piena di libri che mi ero caricato sulle spalle. Dopo i tanti racconti di mio padre giurista, che avevano sollecitato la mia immaginazione, tra grida, condanne, suppliche ed esecuzioni, di l a breve avrei finalmente assistito a un vero processo.
Il magister mi precedeva, e quando entrammo nel portone del tribunale ebbi quasi un mancamento. Attraversato lantro oscuro, raggiungemmo laula. Sulla parete di fondo si ergeva una balaustra di legno, dietro la quale lo schienale di uno scranno terminava con una cuspide triangolare, ornata da figure sacre. Davanti alla balconata, rialzata almeno di due braccia per incutere timore, stavano due tavoli contrapposti, ciascuno dotato di una panca. Piuttosto scomoda, come ebbi a scoprire. Jean de Longueville era gi arrivato e il mio magister lo salut sedendosi al tavolo di fronte. Accanto allinquisitore dellaccusa sedeva, immobile, il telamone, probabilmente il suo segretario. Sulla nostra destra si ergeva una sorta di pulpito, sopra il quale notai alcuni ganci conficcati in una trave del soffitto.
Per appendere i testimoni reticenti o, pi spesso, laccusato mi sussurr il maestro. Ma non credo che servir, almeno non oggi.
Ci alzammo in piedi quando entr il sommo magistrato, leccellentissimo Giacomo Bonaccorso. In realt, come mi aveva spiegato il magister, costui aveva soprattutto una funzione rappresentativa dellautorit di Venezia. Doveva essenzialmente controllare che gli inquisitori, pur trattandosi di un processo ecclesiastico, rispettassero comunque le leggi della Repubblica. Alla fine avrebbe espresso un placito, pi che altro un parere, ma solo quando fosse stato chiaro se limputato era colpevole o meno sotto laspetto religioso. Tutta politica, insomma: oggi lo so, allora non lo sospettavo. Lassoluzione o la condanna e il suo peso sarebbero state decise dalla massima autorit ecclesiastica, ovvero dal papa o da un suo emissario.
Entr anche il pittore Bosch: ancora pi minuto di come mi era apparso a palazzo Grimani, e con un cappello floscio. Tra la folla assiepata dietro di noi si ud qualche risatina femminile. In effetti sembrava portasse una pentola in testa. Per un attimo ebbi limpressione che tirasse fuori la lingua per scherno, ma forse mi ero sbagliato. Il primo a prendere la parola fu Jean de Longueville.
In nome di Dio, per i poteri conferitimi da Santa Romana Chiesa e per prassi giudiziaria, proclamo da questo momento quaranta giorni di indulgenza plenaria per tutti coloro che risiedono nellurbe veneta. Chiunque in questo periodo confessi le proprie o laltrui colpe sar quindi benedetto da nostro Signore. E siccome la giustizia divina  mater et magistra nel pulire lanima dei peccatori confessi, a costoro sar comminata solo una lieve pena pecuniaria. Ben poca cosa in cambio della salvezza eterna. In nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti.
Non aveva ancora finito la formula trinitaria, che dalla sala si lev un mormorio di approvazione, seguito da un fitto cicaleccio.
Longueville  stato molto furbo mi sussurr il magister. Si  assicurato il favore del popolo, lo ha invitato alla delazione e si procurer inoltre molto denaro. Tre risultati con una sola mossa, davvero astuto.
Temete che qualcuno accuser il pittore per procurarsi il paradiso?
Per regola, laccusato dallInquisizione  colpevole. Longueville non deve dimostrare nulla, siamo noi a dover trovare le prove della sua innocenza. Ammesso che vi siano, beninteso.
Ma non  giusto obbiettai con veemenza, al punto che il magister mi invit a tener bassa la voce.
Sono daccordo. Per Aristotele e nel diritto romano vale il principio in dubio pro reo. Ovvero che se non  provata la colpevolezza, limputato va assolto. Ma come insegna Socrate, se questa  la legge, in questo caso dellInquisizione, non si pu fare altro che obbedirle. E ora taci, che stanno per essere formulate le accuse.
Jean de Longueville si fece consegnare un librone, che apr con solennit. Si bagn lindice e cominci a sfogliare le pagine. Il magister mi sussurr ancora:
Sono morti in molti, secoli fa, per il gesto di voltare le pagine in questo modo. Una storia affascinante, un giorno te la racconter.
Eresia e blasfemia sono peccati che conducono allinferno non solo chi li commette, ma portano le opere e il pensiero del demonio tra tutta la gente. Per questo laccusato, il pittore Hieronymus Bosch, qui presente, va condannato al supplizio. Tuttavia la giustizia divina  cos amorevole che gli viene concesso di pentirsi e di abiurare leresia. Con la conseguenza che la sua pena sar pi lieve di quanto non meriti. Ma se dovesse perseverare nel difendere il prodotto del suo sacrilegio, n in cielo n in terra otterr mai il perdono.
Leccellentissimo Giacomo Bonaccorso fece svolazzare le maniche della sua palandrana e ordin allo scrivano di sbrigarsi a trascrivere quanto aveva detto linquisitore. Il pennino scricchiolava nel silenzio. Come smise, il magister si alz in piedi: ora toccava a lui, e lemozione mi sal fino in gola.
Come non essere daccordo con le considerazioni espresse dal dotto Longueville? Le sue parole appaiono senza dubbio ispirate dalla divina Misericordia. E anche io, che per grazia di Dio sono chiamato a indagare la verit, sono pronto a sottoscriverle. Perch una  la verit e il resto sono opere di Satana.
Su questa frase si ferm, e se le conclusioni erano queste, il processo sarebbe finito il giorno stesso. E avrei dovuto riferire a mio padre di non aver capito niente della legge, della giustizia e dei processi. In quel momento, tuttavia, il magister alz gli occhi al cielo, quasi che la scintilla dello Spirito Santo, fonte di ogni conoscenza, si fosse posata su di lui. Un atteggiamento ieratico che non gli avevo ancora visto.
Grazie, mio Dio, per questo incarico disse. Laccusato sar condannato. A meno che fece una pausa Dio stesso non ci illumini e ci permetta di vedere con i Suoi occhi lopera di questuomo. Egli  il supremo giudice e sia io che il mio buon amico Jean de Longueville dovremo attenerci al Suo supremo giudizio.
Chiedete lordalia?
Linterruzione mostr tutta larroganza di Longueville. E sembr fosse proprio quello che il magister desiderava.
A suo tempo rispose, dal momento che essa  pur sempre una sfida a Dio, e lo obbliga a intervenire nelle nostre umane questioni. In questo momento Egli ha ben altre preoccupazioni, tra i fermenti contro Santa Romana Chiesa e i turcomanni che insistono sulle nostre coste, commettendo le pi atroci turpitudini. Esaminiamo i fatti, traiamo le conclusioni e solo in caso di incertezza ci rivolgeremo alla sua Piet e al suo Giudizio inappellabile.
In tutto questo, avevo pi volte rivolto lo sguardo verso il pittore, che sembrava indifferente. Scrutava la volta del soffitto, si guardava le mani, e si scosse solo quando dalla finestra arriv un rumoroso frullare di ali e qualche grido. Gabbiani, forse, alla caccia di piccioni. O non capiva la lingua nella quale si discuteva o piuttosto il suo cuore e la sua mente erano gelidi, gi avvolti in vita dai ghiacci dellultimo girone infernale. Traditore dellarte, espressione suprema della bellezza di Dio. Ma proprio quando Longueville stava per replicare, un araldo si avvicin alleccellentissimo Bonaccorso e gli parl allorecchio. Il magistrato si alz allora in piedi.
Sospendiamo per un grave accadimento da poco avvenuto.
Eccellenza! protest Jean de Longueville.
Bonaccorso lo squadr dallalto del suo scranno e laltro cedette, rimettendosi a sedere, furioso come un gatto minacciato. Il giudice fece quindi cenno al mio magister di seguirlo. Solo lui, non laltro. E da quel momento inizi veramente il mio apprendistato.

Il delitto.

Leccellentissimo Bonaccorso e il magister salirono per una scala ripida, e io andai loro dietro, carico come al solito dei libri. Un giorno o laltro il peso della conoscenza mi avrebbe schiacciato. Entrammo in uno stanzone dalle pareti coperte di scaffali con centinaia di volumi e di carte, con solo due piccole finestre dalle quali entrava quel minimo di luce necessaria perch non fossimo semplici ombre. Nessuno dei due sembrava accorgersi della mia presenza, per cui mi sedetti su uno sgabello, un po in disparte, ma con le orecchie ben tese.
Questa notte, sul retro di palazzo Grimani,  stato trovato morto il nobile Pisani, magistrato ai conti. Il doge Loredan mi ha chiesto di informarvi.
Bonaccorso sembrava stupito ancora pi del magister.
Ne sono lusingato, ma perdonatemi, non capisco il nesso n con me n con questo processo.
Una gondola vi aspetta sul retro del tribunale, vi porter a palazzo Dogale. L ne saprete pi di quanto non ne sappia io.
Qui Bonaccorso concluse e ci fece cenno di andare, e in fretta, senza dissimulare il fastidio di essere stato solo un intermediario.
Allora, a Venezia, si doveva obbedienza assoluta al doge. Come oggi, qui a Roma, ci si deve sottomettere agli ordini del Vicario di Cristo, cio a me. E non posso fare a meno di considerare che da quei tempi in cui arrivai nella laguna da semplice apprendista, fino a ora che sono papa, ho davvero percorso tutto il cursus honorum, cosa che mai avrei potuto immaginare a causa della mia modesta condizione di nascita.
Ma non voglio deviare ancora, perch ho molte incombenze, tra il ricevere ambasciatori e discutere con loro del niente, tanto poi decidono i loro re. E litigare con il Buonarroti, accidenti a quando lo nominai primo architetto della Fabbrica di San Pietro. E occuparmi della mia nuova villa fuori le mura del buon Aurelio, e mettere daccordo domenicani e il nuovo ordine dei gesuiti, e soprattutto cercare rimedi e sollievi per la maledetta gotta che mi affligge da non so pi quanti anni. Andiamo avanti.
La gondola procedeva lenta tra piccoli canali, palazzi di pietra e case di mattoni e legno. Un piccolo branco di muggini ci segu per qualche tempo, sperando in qualche pezzo di pane, ma purtroppo, per loro e per me, ne eravamo sprovvisti. Allimprovviso fuggirono quando, quasi in superficie, apparve un bestione, simile a un mostro marino che avevo visto disegnato in alcune stampe.
Xe uno storin disse il gondoliere con un sorriso. El psse picolo no xe amigo dei grandi, ma el grande s.
Un pensiero filosofico perfetto replic il magister divertito.
La gondola ci port sul Canale Grando e attracc a fianco di una fusta, una galea sottile e bene armata di cannoni, che a occhio poteva arrivare quasi a venti pertiche. Scendemmo e ci incamminammo verso il Palazzo Dogale. Se lesterno, con la loggia e le decorazioni, mi aveva lasciato a bocca aperta, linterno mi deluse, un vero e proprio cantiere. Tra scalpellini, falegnami e muratori si respirava pi polvere che aria. Un araldo ci fece passare in mezzo a una folla di nobili signori pi intenti a litigare che a parlare, e ci introdusse infine in un salotto. Di l a poco ebbi lonore di conoscere il doge, il capo assoluto della Serenissima, Leonardo Loredan. Il cappello a corno, piuttosto buffo, e il paraorecchie non toglievano nulla alla sua autorevolezza.
Martino da Barga! esclam, come gli altri. Finalmente vi conosco. Ho sentito molto parlare di voi.
Tutti sembravano felici di incontrare il magister.
Tutte menzogne sorrise lui. Spero non prestiate ascolto alle malelingue.
Mi hanno parlato anche del vostro spirito, e in altre circostanze lo apprezzerei molto di pi. Purtroppo non bastano i problemi che mi d il sultano Bayezid. Mi ha preso Medone, Lepanto, e due anni fa anche Durazzo  caduta. Lo scorso anno abbiamo firmato la pace, ma alle sue condizioni. Lui ha giurato sul Corano e io sulla Bibbia. Ma per liberare Navarino, Zante, Cefalonia e Malvasia mi tocca pagare un tributo di cinquecento ducati doro lanno.
Ho sentito. So quanto vi state spendendo, il magister sottoline questultima parola a difesa della cristianit.
E qui a Venezia le cose non vanno meglio. Turbamenti sociali, brighe tra famiglie, sospetti di tradimenti. Per questo ho bisogno di qualcuno al di fuori di queste beghe. Voi, frate Martino. Vi siete fatta fama di uomo giusto, esperto di medicina e di filosofia, studioso dei misteri dellanima e del corpo.
Cerco solo di mantenere attiva la mente in un periodo in cui il mondo sembra dimenticare di possederla.
Cos sia e cos speriamo che voglia Iddio. Pure questo processo contro il pittore fiammingo mi turba. I Grimani sono potenti, anche se ora possono apparire in disgrazia, e le nostre due famiglie sono amiche di lunga data. Questo omicidio sembra commesso apposta per metterli in difficolt.
Proseguite, vi prego, e aiutatemi a comprendere.
Leccellentissimo Bonaccorso aveva parlato di morto, non di assassinio. Ma, al contrario di me, il magister aveva gi compreso, perch a quella parola non batt ciglio.
Da quanto mi ha riferito il nostro Volpato, il capitano di giustizia, sembra che qualcuno voglia far ricadere la colpa proprio sul vescovo Domenico o sui suoi ospiti. Un morto sotto casa pu apparire come un segnale. Mi comprendete?
Temo di s. Il corpo  stato gi portato via?
Cancaro, no! esclam il doge poco nobilmente. Ho ordinato che non lo toccassero fino al vostro arrivo.
Fatemi scortare, allora. E vi dar contezza dei miei rilievi non appena avr esaminato il cadavere, il luogo, e quantaltro possa essere utile.
Cos imparai che il magister era conosciuto anche per altre qualit, come indagatore di cadaveri e delle cause di morte. Quattro menti in un solo corpo, e non fu mai ambizioso. Questo forse il suo maggior difetto.
Due guardie stazionavano ai lati del morto, quasi fosse un prigioniero. Dovemmo farci largo tra la folla prima di arrivarvi vicino.
Il gusto per il macabro  insito nelluomo, alcuni dicono sia una forma di scongiuro, altri perch il male fa parte delluomo stesso.
E voi, magister, che cosa pensate?
Non mi rispose e si chin sul cadavere, che era disteso a faccia in gi. Gli tocc una mano ed esamin la testa: tra i capelli apparivano numerosi grumi di sangue. Ordin quindi a una guardia di aiutarlo a spostare il corpo. Chiusi gli occhi quando vidi che due monete erano incastrate tra i suoi. Sotto il corpo cera un bastone nodoso, macchiato di rosso, e mi parve strano che lassassino lo avesse lasciato l a bella posta, come volesse che lo ritrovassimo. Ma la cosa pi bizzarra fu il ritrovamento di una scarsella con un bel gruzzolo di scudi dentro. Il magister mi fece cenno di avvicinarmi.
Non ci sono tracce di sangue intorno, per cui lomicidio  avvenuto in questo punto, e lassassino o  venuto dal canale o si  calato da una delle finestre del palazzo.
In effetti poteva anche provenire dal cortile, ma a meno che non si trattasse del vescovo stesso, sarebbe stato visto transitare dai servi. Il capitano di giustizia li aveva gi interrogati e tutti avevano giurato che nessuno era penetrato nel palazzo. Per il magister era sufficiente, ma annunci che avrebbe ancora esaminato il corpo, non appena fosse stato portato a palazzo Pisani, dove la famiglia lo avrebbe pianto, prima di farlo seppellire nella cappella di famiglia.
Dovremo occuparcene stanotte, anche se fa freddo, domani potrebbe gi puzzare. Non  necessario che venga anche tu, posso cavarmela da solo. Ho visto la faccia che hai fatto quando ho spostato il cadavere.
Avete ragione, ma mi hanno fatto impressione le due monete sugli occhi, sembravano delle orbite vuote. Chi pu avergliele messe?
Ci riflettevo anchio. Di solito rappresentano lobolo per pagare Caronte, lo psicopompo. Dal greco, significa traghettatore di anime. Un atto di generosit nei confronti del morto. Non ti sembra tuttavia strano che gliele abbia messe proprio chi lo ha ucciso?
Non potei che annuire, ancora pi perplesso. Poi mi venne unidea.
Non potrebbe indicare una sorta di pentimento? Dopo avere ucciso il suo corpo, avrebbe tuttavia dato il viatico allanima per il paradiso.
S, ottima osservazione. Tuttavia gli si potrebbe dare anche un ulteriore significato: un riferimento alla ricchezza del Pisani. Al momento possiamo solo escludere una rapina, altrimenti gli avrebbe portato via tutti i denari. Ricorda sempre che per comprendere un delitto occorre innanzitutto cercare il movente, la causa. Quindi il cui prodest, ovvero a chi giova. Per adesso accontentiamoci di quel che sappiamo. E ringraziamo il doge che di fatto ha in qualche modo sospeso il processo. Magari lo ha anche fatto apposta.
Dopo aver passato una notte quasi insonne con limmagine di quel volto con le due monete dargento sopra gli occhi, al mattino mi svegliai con addosso una stanchezza mortale. Dalla finestra cadevano dei leggeri fiocchi di neve, che non riuscivano ad attecchire. Il magister era gi tornato e ora si trovava in ginocchio a dire le orazioni del mattino. Appariva concentrato come se il mondo intorno a s, con il processo, con il delitto e con la mia stessa presenza, non esistesse. Recitai un Pater, Ave e Gloria e mi accinsi a vestirmi. Nel lanciargli delle occhiate silenziose mi accorsi che stava singhiozzando. Avvicinatomi a lui, gli posi con rispetto una mano sulla spalla. Quando volt lo sguardo verso di me mi accorsi che non piangeva affatto, ma stava ridendo. Mi ritrassi, quasi offeso che nel momento della preghiera ci fosse in lui tanta ilarit. Se ne accorse, ma non mut espressione.
Non devi scandalizzarti, al Signore piace maggiormente unanima allegra che lo ringrazi piuttosto che una lamentosa adusa a chiedergli grazie e conforto. Comunque la preghiera  pensiero, e nel pensare mi sono messo a ridere della mia stupidit. Questa notte, nel rovistare tra le tasche del Pisani, ho trovato una piuma, ma non le ho dato peso, forse perch ero troppo concentrato nel cercare segni sul corpo e non sui vestiti. Una piuma non entra da sola in una tasca e non credo proprio ce labbia messa il Pisani, bens lassassino.
Una piuma? E di quale uccello?
Bravissimo,  proprio l il punto. Non me lo ricordo. Ma sono sicuro che sia stata una specie di firma, un segno lasciato volutamente. Potrebbe essere lo stemma di una casata, o anche indicare uninclinazione sodomitica secondo un astruso parallelismo tra piuma, uccello e membro maschile.
Come spesso mi accadeva in giovent, sentii salire un lieve rossore su per le orecchie.
Comunque prosegu lui senza alcun turbamento, se la mia ipotesi  vera, non  altro che un ulteriore indizio.
Un leggero bussare interruppe il ragionamento. Una lettera, dal consistente odore di rosa, pass sotto la porta e mi affrettai a raccoglierla e consegnagliela.
Il pittore Bosch chiede la nostra presenza a palazzo Grimani. Con molta urgenza, a quanto pare. Andiamo. Intanto Longueville si star chiedendo che cosa succede. Meglio! Una mente irritata spesso si confonde, e io voglio arrivare alla verit prima di lui.
Nel pur breve tragitto mi si bagnarono i calzari e invidiai alcuni gentiluomini i cui stivali sguazzavano tra le pozze dacqua con la stessa arroganza dei loro padroni. Lacredine tuttavia mi pass quando quella meravigliosa dea di Isabella Lavagnolo ci accolse in unanticamera, forse della sua stessa stanza da letto. Non poteva essere stata che lei a mandare il biglietto, avrei dovuto immaginarlo dal profumo.
Hieronymus stesso mi ha chiesto di scrivervi, frate Martino.  agitato, preoccupato, e io gli ho consigliato di rivolgersi a voi, che mi sembrate un uomo buono e giusto.
Poggi appena il palmo della sua mano delicata sul dorso di quella del magister, che subito la ritir infilando quindi entrambe nelle ampie maniche del saio. Io gliela avrei baciata, che Dio mi perdoni come sempre.
Sentiamo dunque che cosa ha da dirci, la risposta del magister fu ferma ma cortese.
Isabella tir un cordone e poco dopo il pittore entr nella stanza. Il volto era torvo, gli occhi rossi, i pugni stretti e le nocche bianche. Sopra una camicia indossava un grembiule sporco di vernice. Fissava il magister con uno sguardo intenso. Poi, come se le nuvole che gli intorbidivano la mente fossero state squarciate da un raggio di sole, si apr in un sorriso quasi infantile.
Voglio tornare in Fiandra.
Temo che questo non sia possibile, al momento rispose serio il magister.
Frate Martino, io devo tornare nel mio paese. Non posso pi restare qui, di nuovo apparve rannuvolato. Non vedete quante brutte cose si aggirano tra queste casacce? Mi circondano, mi chiamano, mi spingono a pensieri orrendi. Di notte soprattutto.
Quali cose, mastro Bosch?
Mostri sussurr agitando le mani, mostri orribili che compiono azioni orribili. Feste demoniache, sabba di streghe, accoppiamenti di corpi con nudit oscene. A volte mi fanno ridere, vi confesso, ma in altre occasioni mi fanno paura.
Notai lo scambio di sguardi tra il magister e Isabella. Come se lui chiedesse a lei spiegazioni e non il contrario, come sarebbe giusto tra una donna e un uomo sapiente. Bosch continu.
Poi mi gira la testa, e pi gira pi quelle visioni aumentano. Mi risveglio a volte senza sapere di essermi addormentato. Vado ai pennelli, o forse credo di andarvi, ma al mattino mi accorgo di aver dipinto cose che non mi ricordo. E poi...
Si zitt di colpo, come se un pensiero improvviso lo avesse distratto da quello che stava dicendo. Isabella lo fece accomodare su una panca, dove rimase seduto, muto, con lo sguardo fisso a terra. La donna si avvicin quindi al magister, e nonostante questi stringesse le braccia sui fianchi, lo prese a braccetto e lo accompagn lontano dal pittore, ma non abbastanza da me perch non sentissi.
Buon frate Martino, non c proprio niente che si possa fare per lui? Anche questo omicidio, avvenuto proprio sotto le sue finestre, lo ha sconvolto. Capisco che sia un tipo bizzarro, ma non farebbe male a una mosca.
Mi dispiace le rispose lui liberandosi dalla stretta, finch il processo non sar terminato ha lobbligo di rimanere. Inoltre la avviso: se tentasse di fuggire le maglie della giustizia della Serenissima si stringerebbero intorno a lui. A quel punto, anche se innocente, non potrebbe pi invocare clemenza e sarebbe condannato. Comunque permettetemi, donna Isabella, definirlo bizzarro  un eufemismo. State accorta. E ora scusatemi, non mi posso fermare oltre.
Lo comprendevo. La bellezza di quella donna, le sue dolci movenze che non sembravano per niente quelle di una cortigiana interessata, ma di una sorella amorevole, avrebbero sciolto le carni e la volont di ogni uomo. E forse anche di ogni donna. Uscimmo: la neve aveva ceduto a un sole malato, dal colore perlaceo. Il magister, dopo essersi tirato il cappuccio sulla testa, mi salut bruscamente, e ancora una volta non lo vidi fino al mattino successivo.

DECIMO GIORNO. Il trittico maledetto.

Non capivo come facesse il magister a dormire cos poco. Mi rispondeva che lo considerava un fatto necessario, seppure non lieto, un po come la vita stessa.
Hypnos e Thanatos sono gli dei del sonno e della morte. Dal primo ci risvegliamo, ma non dalla seconda.  la loro unica differenza. Quando dormi profondamente, non sembri forse morto?
Non potevo che dargli ragione, ma proprio quando credevo di aver compreso ci che diceva, quasi mi ribaltava la dimostrazione.
Tuttavia sarebbe interessante scoprire se il sonno e i sogni rappresentano una sorta di vita parallela, come diceva Plutarco. Nel nostro caso si tratterebbe per non di due persone, ma di due vite nella stessa persona. E pensa anche se la storia fosse scritta sulla base di ci che noi sogniamo e non sulle azioni della veglia.
A questo punto mi arrendevo, mentre lui tornava sorridente sui suoi pensieri.
Rientr nella locanda con lespressione di chi aveva appena vinto a sbaraglino con i dadi.
Ho compreso! Siediti e ascoltami, Giovanni, anche se non capirai tutto quello che dir, nel parlarti mi si faranno pi chiare le idee. E se tu trovassi in esse delle aporie o vedessi che vado a infilarmi in qualche vicolo senza uscita, interrompimi senza temere.
Obbedii e mi sedetti, cercando la concentrazione e rinunciando, per quanto potessi, a quei pensieri impuri che mi avevano tormentato per tutta la notte, per colpa della dolce Isabella.
Un assillo: un tafano che mi pungeva nello stesso punto senza che riuscissi a scacciarlo. Fino a quando mi sono dato una manata sulla testa.
Bestie oltremodo fastidiose.
Non interrompermi,  solo una metafora. La mia presunzione mi accecava, davo per scontato che fosse stata la mia fama di indagatore a spingere il doge a chiamarmi per lomicidio del Pisani. Un atto di umilt davanti alla chiesa di Santa Maria Gloriosa, che appartiene al mio ordine, mi ha ridato la vista.
Per quel vizio di parlare spesso per metafore il magister sarebbe stato un perfetto avvocato, o un politico di primordine, ma non ne ebbe mai il pelo.
Il doge manco mi conosceva, come avrebbe potuto chiamarmi? Non  stato lui, ma qualcuno vicino a lui e a me. Il Bragadin, naturalmente! Lhai conosciuto la prima volta che siamo entrati nel tribunale. Quello che ancora mi sfugge  perch lo abbia fatto.
Per amicizia? Per stima? suggerii.
Non basta. Forse esiste unulteriore spiegazione. Qualcosa che unisce il delitto al processo. Esaminiamo i fatti, o meglio le parole fondamentali. Su, avanti, dimmele tu.
Mi sforzai, e per farlo imitai il suo comportamento. Mi alzai in piedi e presi a camminare per la stanza, guardando senza vedere, tra i muri scarni, le pietre, sperando che tra di esse si nascondesse quella filosofale. E come per miracolo le parole mi vennero in mente.
Processo, pittore, inquisizione, quadro, omicidio dissi rapido.
Ancora.
Delazione mi sentivo ispirato, cadavere, eresia.
Fermati: la prima parola che hai detto  delazione. Come la conosci?
Mio padre ripete spesso che senza di essa molti processi non si farebbero nemmeno.
Delazione... ripet il magister, poi mi punt lindice giusto! Il processo  nato da una spiata, che per, per legge, pu restare anonima. Bragadin, tuttavia, che fa parte del Consiglio dei Dieci, conosce il nome di chi lha fatta. E come ci ha detto, non pu rivelarlo. Lo conosce anche il doge, ovviamente. Quindi, un primo passo sarebbe apprendere il nome del delatore.  chiaro, no? Cos riusciremmo a...
Mi aveva detto che avrei potuto interromperlo se si fosse trovato in un vicolo cieco o qualcosa del genere. E lo feci.
Perdonatemi, magister, ma non capisco la relazione tra la delazione al processo e lomicidio del nobile Pisani.
Tu mi sopravvaluti, giovane amico. Non posso sapere tutto. Per adesso tale relazione rimane un mistero. Un po come quelli della fede. Tu comprendi con la ragione lUnit e la Trinit?
No, magister, in piena coscienza.
E pur tuttavia  cosa vera e buona e giusta. Quando non si riesce a dare spiegazione razionale a un concetto della fede, lo si chiama Mistero ed  tutto risolto.
Mi sorrise, e io temetti che nelle sue parole vi fosse un velo dironia. Del tutto riprovevole se intorno alle sacre questioni.
Ma scopriremo anche questo prosegu, un gradino alla volta, la scala verso la conoscenza  lunga, e dove non arriva lintuizione arriver la costanza. Per questo devo parlare ancora con il pittore.
E con donna Isabella mi scapp detto.
Mi guard di tralice, intuendo forse quello che stavo pensando, ovvero che avrei avuto molto piacere a rivederla ancora. A scopi di indagine, sperai di dirgli in silenzio, assumendo un aspetto molto serio.
Ci sono due modi per svelare un segreto, come ho imparato dal sacramento della confessione. Commettere un grave peccato, rivelandolo, oppure indurre il penitente a farlo. Il magister ne trov invece un terzo.
Eravamo in grave ritardo quando entrammo nel tribunale. Leccellentissimo Bonaccorso appariva contrariato. Il magister si scus e prendemmo posto mentre Jean de Longueville continuava a puntare il dito su Hieronymus Bosch. Sentimmo quasi tutta la sua lunga e noiosa requisitoria, durante la quale invoc almeno venti volte, quasi fossero dei testimoni presenti, la Madonna, suo Figlio, lOnnipotente, e una serie di santi, tra cui santAntonio dei francescani. Una stoccata al magister, visto che apparteneva a quellordine. Mi risvegliai dal torpore solo alla fine, colpito dalla veemenza delle sue parole.
E voglio qui concludere. Per quanto riguarda gli eretici, come il pittore qui presente, essi sono colpevoli di un peccato che giustifica non solo la loro espulsione dalla Chiesa. Ma anche lallontanamento da questo mondo con la pena di morte.  davvero un delitto molto pi grave falsificare la fede, che  la vita dellanima, che falsificare il denaro, che serve alla vita mondana. Se dunque falsari e altri malfattori vengono subito portati dalla vita alla morte legalmente a opera dei nobili laici, con quanto maggior diritto gli eretici, immediatamente dopo la loro incriminazione per eresia, non soltanto possono essere cacciati dalla comunit ecclesiale, ma anche a buon diritto giustiziati?
Ci detto si ritir a sedere, soddisfatto. Il processo non era ancora iniziato e gi veniva richiesta la condanna a morte. Il magister mi sussurr allorecchio.
Ha citato quasi a memoria la famosa condanna contro gli eretici scritta dal dottore san Tommaso DAquino. Quando mancano i propri argomenti, si citano quelli degli altri. Longueville tenta di impressionarci.
Per quanto mi riguardava cera riuscito in pieno. Con Martino da Barga avrebbe tuttavia dovuto usare ben altre argomentazioni per indurgli un qualche timore. Il magister si alz in piedi.
Il dotto collega e maestro ha voluto impartirci una squisita lezione di teologia, e io ne sono rimasto affascinato. Non avrei pi voluto smettere di ascoltarlo.
Non possieder mai la maestria del mio magister, la sua capacit di colpire lavversario senza che questi o se ne renda conto o possa obbiettare. Se lo avesse accusato di ironia, il magister si sarebbe mostrato contrito affermando che le sue parole erano sincere. Il risultato furono, ancora una volta e non fu lultima, delle sommesse risate: a parte laffondo finale e la richiesta di morte, il pubblico si era tediato profondamente. Anche leccellentissimo Bonaccorso aveva smesso ben presto di ascoltarlo, e aveva sfogliato a lungo, e distratto, un libro.
Come ha fatto lintelligente Longueville prosegu il magister dopo aver lasciato che il riso si estinguesse, anchio mi permetto tuttavia di citare sommessamente il santo apostolo Tommaso, che per credere volle constatare di persona le piaghe di nostro Signore. Prima quindi di continuare la concione, confermo sia opportuno esaminare loggetto che tanto ha suscitato scandalo. Chiedo quindi che in questa aula sia portato il quadro.
Non  possibile tuon Longueville, la sua visione propagherebbe lo scandalo. Sia invece giudicato il pittore.
Baster che lesimio pubblico presente sia fatto allontanare o mettere di spalle, in modo che possa essere visionato soltanto da noi. E nel caso non vi fosse accordo tra le parti, suggerirei che il molto eccellente magistrato nominasse una commissione di periti nella fede, nella pittura e nella legge, in grado di esprimere un parere autorevole.
Longueville prese fiato per replicare, ma dalla sua bocca non usc che un mezzo rantolo, non potendo controbattere con ragionamenti alla richiesta del magister.
Furono in molti a mormorare una protesta: credo anzi che la maggior parte dei presenti si trovasse l proprio per poter vedere il dipinto, prima o poi. E anche per riscaldarsi, dato che un pungente vento di tramontana stava attraversando Venezia. Levando loro quella soddisfazione, il processo gi perdeva di significato. Sarebbero tornati solo per la sentenza, sperando fosse di morte. Limpiccagione di un poveraccio, a meno che non si trattasse di vederlo dopo squartare, era un fatto abbastanza comune. Quella di un noto pittore, invece, sarebbe stata una festa grande.
Cos il trittico arriv, portato a braccia con circospezione da alcuni servi, quasi si trattasse di una preziosa reliquia o il sembiante di un pericoloso demone intrappolato nella pittura. Fu poggiato su un cavalletto, ancora coperto da un velo nero. Immaginai che sotto di esso vi fosse Isabella Lavagnolo, la cui bellezza era di per s gi motivo di scandalo. Quando Longueville gli si avvicin e con un gesto maestoso lo scopr, immaginai ancora che vi fosse lei nuda e si coprisse pudicamente il seno e il sesso.
Come nel grande quadro che avevo visto nella villa di Castello del duca de Medici, opera dellanziano maestro Alessandro Botticelli. Isabella come Venere, o come Frine, scoperta e denudata dal suo amante Iperide. Perch la bellezza, quando  assoluta, non pu essere condannata. Non fu cos. Longueville scopr il trittico per mostrarne la mostruosit. Anche leccellentissimo Bonaccorso fu costretto a scendere dalla cattedra per esaminarlo, e poich ormai la luce cominciava a fare difetto, un servo vi accese vicino una torcia.
Fermi! grid Hieronymus Bosch.
Fino a quel momento era stato, come suo solito, piuttosto indifferente.
Siete pazzi? Come osate avvicinarvi con il fuoco distruttore alla mia opera darte? Proprio con lo strumento di tutti quei demoni, quelle streghe e quei mostriciattoli assurdi che popolano i vostri sogni da quando eravate bambini. Non vedete come danzano intorno a voi? Come vi spingono ai pi turpi pensieri?  grazie a loro che godiamo senza commettere alcun peccato grid, perch nei sogni non ci macchiamo di alcuna colpa!
Sembr che il tempo si fosse fermato e tutti, me compreso, fossimo presi da un incantamento. Non un suono, non un colpo di tosse, non uno scricchiolio di pennino e nemmeno uno svolazzamento di vesti. Ma se il pensiero avesse potuto uscire dalla mente, sarebbe esploso in un urlo di meraviglia. Quel pittore bizzarro, come lo aveva definito la dolce Isabella, e che io credevo mite, si era scagliato contro linquisitore con estrema veemenza. Eppure la sua vita era appesa a un filo. Mentre ancora gli occhi di tutti erano fissi su di lui, egli si rimise a sedere e acchiapp una mosca che incauta gli era passata vicino alla testa. Se la port allorecchio, agit il pugno nel quale laveva rinchiusa, sorrise, le parl e si rimise infine a sedere.

DODICESIMO GIORNO. La cortigiana.

Ero ancora scombussolato, e prossimo al sonno. Seguii il magister per delle stradine strette e costeggiando dei muri traslucidi di umidit. Dai sottopassaggi pendevano stalattiti di ghiaccio, come ghiacciate erano le deiezioni di uomini e animali sulle quali corremmo pi volte il pericolo di scivolare. Si ferm infine, e io con lui, davanti a una locanda, la cui insegna, una corona di alloro al cui interno era dipinto uno storione sorridente, lo aveva colpito. Si chiamava Hospitium Sturionis, a Rivoalto, vicino la riva del ferro, dove approdavano le barche cariche di vino obbligate a pagarvi il dazio. Non appena entrati, mi arriv alle narici un odore di pesce cos forte che quasi svenni.
A onore del suo nome mangiammo proprio della carne di storione, bianca come il collo di una vergine. Prima portarono al nostro tavolo una ciotola delle sue uova, piccole e nere e luccicanti come perle. Ne stavo per trangugiare una mestolata quando il magister mi blocc il braccio. E toccarmi non era davvero una sua abitudine, per come rifuggiva ogni contatto fisico.
Contale mi disse, e dopo avervi messo due gocce di limone sopra, non metterne in bocca pi dei comandamenti di Nostro Signore. Schiacciale appena con i denti, lascia che il loro umore scivoli sulla lingua, e prima di inghiottirle soffia leggero con il naso come se dovessi liberartelo. Cos soltanto potrai apprezzarne il profumo e il sapore.
Feci come disse e ancora oggi mi sembra di sentirne il gusto penetrante, vagamente acidulo ma profumato, che continuava a rigirarsi tra il naso e il palato. Spendemmo poco, da quanto vidi, solo mezzo ducato, e il magister chiese, dopo la lauta cena, di poter visitare una stanza. La vista sul Canale Grando era magnifica e dai suoi apprezzamenti compresi che avremmo lasciato a breve quella del suo amico ebreo per trasferirci in questa migliore locanda, dal pesce sorridente.
Durante la notte mi svegliai per orinare nel pitale (ho sempre avuto in uggia quelli che lo facevano fuori della finestra, pur avendolo fatto a mia volta) e trovai il magister sveglio, seduto a tavolino, che leggeva un libro alla luce di una piccola candela.
Studiate la legge?
La Bibbia, Giovanni, una storia damore.
Sgranai gli occhi, a fatica, a causa delle cispe. Rimasi perplesso: consideravo la Bibbia un libro di ammaestramenti.
Il Cantico dei Cantici, una storia damore carnale. Come facciamo noi frati a dispensare consigli al gregge se non conosciamo tutte le pulsioni che lo animano?
Non replicai, ripromettendomi di approfondire largomento, e, per vergogna, cambiai discorso.
Ma non dormite mai?
Il giusto, quanto basta: il resto  ozio.
Stavo tornando a letto quando la sua voce mi sorprese alle spalle.
Tu credi che sia pazzo?
Assolutamente no, magister protestai. Siete saggio, astuto, e da voi sto imparando la vita oltre che la legge.
Mi riferivo al pittore.
Arrossii, e ringraziai il buio che mascher il mio disagio.
Certamente, scusatemi, avevo male compreso. Di sicuro non si presenta normale. Un momento appare ingenuo e modesto e un altro quasi arrogante. Come se avesse un angelo e un diavolo sulle spalle e fosse preda a volte delluno e a volte dellaltro.
Proprio cos, questo  tuttavia proprio uno dei sintomi della follia, non si tratta di angeli e diavoli. Secondo il medico Ippocrate la natura umana  composta da quattro umori, la bile nera, quella gialla, il flegma e il sangue, ai quali corrispondono i quattro temperamenti delluomo, la melanconia, la collera, la flemma e quello sanguigno. Quando non sono in equilibrio e prevale uno di essi, si hanno i comportamenti conseguenti. A meno che concluse pensoso il signor Bosch non stia ingannando tutti. Buonanotte, Giovanni.
Spense la candela e, infilatosi a letto, poco dopo sentii il suo ronfare. Mentre io, perduto il sonno, rimasi a occhi aperti a riflettere sulle sue parole. Era lalba e stavo finalmente per prendere sonno quando udii dei forti colpi alla porta. Aprii e mi trovai davanti il capitano di giustizia in persona, con due armigeri al seguito.
Il frate Martino da Barga, per ordine del doge. Subito.
Di fronte allimperio, come tutti gli innocenti, temetti un arresto, ma il magister, che si era appena alzato, mi rassicur. Uscimmo scortati sotto gli occhi torvi delloste, costretto ad aprire il portone di sotto, allora in cui di solito si coricava. Con il fiato che usciva vaporoso, quasi correvamo dietro alle guardie, finch arrivammo nei pressi della chiesa di Santa Maria Formosa, e ci fermammo davanti a uno stretto canale. L, distesa sopra una barca, giaceva una giovane donna. Sembrava addormentata, ma dagli sguardi del magister compresi subito che era morta. Una visione orribile. Sembra che la morte sia ancora pi brutta quando uccide la bellezza. E quella donna era proprio bella, anche se non come Isabella Lavagnolo. Per fortuna non era lei, come ebbi a temere allinizio, per via di quelle ciocche verdastre che le attraversavano la chioma.
Chi  stato a trovarla? chiese il magister
Un fornaio, la barca  sua e ci trasporta il pane. Si  messo a gridare ed  corso al posto di guardia di Campo San Polo. Abbiamo avvisato quindi...
Non importa, capitano, grazie. Potete tirarla su? Credo sia pi opportuno esaminarla a terra.
Con delicatezza due uomini la presero dalla barca e la deposero sul selciato. La veste gialla, ricamata ai bordi, attestava un censo elevato. Rimasi colpito dalle pianelle, con delle zeppe alte forse un piede. Non si vedevano ferite evidenti, eppure era altrettanto chiaro che fosse morta. Il magister le guard le braccia, si sofferm sul collo e rovist tra i capelli alla ricerca di qualche ferita.
Strangolata disse quasi con indifferenza.
Si odor quindi le dita. Le frug nelle tasche e nella scarsella che portava legata a un fianco, mi mostr le monete e annu. Quindi, con mia grande vergogna, dette ordine di sollevarle la veste. Osservai le calze bianche, legate sotto il ginocchio, e quando lorlo sal ancora, non fui solo io a ritrarmi tra linorridito e lo stupito. Le mutande erano bagnate di sangue e proprio l, nel mezzo, aveva infilato un flauto. Se ne scorgeva solo un pezzo, il che significava che le era penetrato in profondit. Mi indignai pensando quale mente perversa, quale mostro di turpitudine poteva aver commesso un simile omicidio, e cos brutale. Un demonio, senza dubbio, se non nelle fattezze, quanto meno nellanimo.
Non toccate nulla disse il magister alle guardie. Poi, rivolto a me: Andiamo, ho bisogno di camminare.
Camminammo, a passi veloci e apparentemente senza meta. Ci ritrovammo nella piazza della Formosa. Il mattino era ormai arrivato, ma il sole faticava a uscire dalla bruma.
Hai fame?
Molta confessai.
In effetti non avevo messo niente nello stomaco, neppure una goccia di latte. Ci sedemmo sui tavolacci di una locanda gi gremita di gente curiosa. Il magister spilluzzic appena qualche tocchetto di uno strano pesce secco, prendendolo con indifferenza dal mio piatto.
Lo si secca appendendolo a un palo come un impiccato mi disse, e mi pass la voglia di mangiarlo.
Mentre lasciavo che il magister finisse il mio piatto, dalla piccola folla che si era accalcata intorno al cadavere della donna sorsero delle grida femminili. Pensai di riconoscerle, e quando ci avvicinammo ne ebbi purtroppo conferma. Era lei, Isabella Lavagnolo: in lacrime, con delle righe di trucco nero che le segnavano le guance, i boccoli scarmigliati sciolti sulle spalle, scalza e con indosso una leggera vestaglia di seta dorata. Una mantella foderata di pelliccia di lupo cerviero le scendeva dalle spalle e la proteggeva dal freddo. Per impedirle di buttarsi sul corpo della donna, che per fortuna era stato ricomposto, una guardia la tratteneva.
Lasciatela ordin il magister, era la sua migliore amica.
Mentre mi chiedevo come facesse a saperlo, la guardia obbed. I due corpi, della viva e della morta, erano ora avvinghiati in un abbraccio che nulla aveva della piet verso i defunti. Avvinghiati (quellimmagine  ancora impressa tra i miei ricordi pi osceni), come nellestasi dellamore. E Isabella la riempiva di lacrime, di singhiozzi, di parole amorevoli e perfino di insulti, chiedendole perch lavesse lasciata sola.
Dolce piccolo uccellino, non era cos che pensavamo di uscire dalle nostre gabbie doro. A presto, amore mio.
Per anni ho cercato di comprendere appieno il significato di quelle parole, e solo nellet matura ho realizzato che non era solo lamicizia a legare le due donne. Lamore, ho compreso da tempo, non ha sesso, ed  talmente potente che osa perfino andare contro natura.
Facendo un notevole sforzo su se stesso, il magister si avvicin e la tocc sulle spalle. E come lei si volt le offr addirittura la mano per aiutarla ad alzarsi. Poi, con mia grande gioia, mi fece cenno di sorreggerla. Le passai quindi il braccio attorno alla vita, mentre lei appoggiava la testa sulle mie spalle. Inebriato, estasiato, ebbro di desiderio come dicono i poeti, la accompagnai fino nelle sue stanze, a palazzo Grimani. Il vescovo Domenico, come ci disse un valletto, era fuori Venezia, ma aveva lordine di servirci per qualunque nostro desiderio.
Quando la distesi sul suo letto, disfatto, pregai Dio che mi levasse la forza di resistere alla tentazione, e che il magister fosse costretto ad andarsene di corsa chiamato a Palazzo Dogale. Avrei coperto di baci e non solo quella creatura angelica che nella gravit del momento e nellassenza di ogni belluria cosmetica mi appariva ancora pi avvenente e desiderabile. Non dir pi che Dio mi perdoni, perch credo abbia ben altro di cui occuparsi che non le memorie di un vecchio sulle sue pulsioni giovanili. Oltretutto Egli non mi ascolt. Infatti il magister mi ordin di scansarmi e si sedette su un panchetto vicino alla donna, che stava sdraiata sul letto con il dorso della mano destra poggiato sulla fronte.
Pregher per lanima della sua amica, Isabella. Il nome?
Ester, ma per tutti era Grazia.
Ora vi lascer riposare, ma vi posso chiedere come avete saputo della sciagura?
Me lo ha detto Hieronymus. Mi ha fatto svegliare, non ci volevo credere, ma sono corsa qui.
Stava per farle una carezza, ma vi rinunci. Uscimmo, quasi fuggendo, mentre un rombo di tuono annunci un improvviso cambio di tempo. Mutevole, il tempo, come la fede delle donne o le loro promesse. Meglio lamicizia virile. Poco dopo arriv infatti uno scroscio di pioggia, e ci rifugiammo sotto un portico buio. Il magister mi guard per alcuni istanti e tir quindi fuori una piuma.
Lho trovata nel suo corsetto, della morta intendo.  simile a quella che avevo intravisto, senza darle importanza, nelle tasche del Pisani.
Pioveva, e avevo freddo. Quello che penetra nelle ossa e annebbia il cervello, al punto che avevo difficolt a seguire il suo ragionamento. Per cui annuii, sperando che il magister mi aiutasse a comprendere.
Le coincidenze appaiono tali solo a degli occhi superficiali prosegu. Non essendo casuale, questo ritrovamento ha un significato. Una firma, un sigillo, un indizio, un segno che lassassino ha voluto lasciare. Una sfida, forse. Non vorrei peccare di superbia, ma  come se lavesse lanciata proprio a me.
La paura aiut la mente a risvegliarsi dal torpore.
Potremmo essere in pericolo, allora.
Potremmo. Credo sia giunto il momento di cambiare alloggio.
Dormiremo ospiti del vescovo Grimani?
Troppo vicino al fuoco, Giovanni. Correremmo il rischio di bruciarci. No, andremo in quella locanda di Rivoalto, lo Sturin, mi sembra che ti piacesse molto.
Avrei preferito sapere di dormire in qualche stanza vicina a Isabella, magari andando a origliare il suo respiro. Il solo immaginarla vicina mi avrebbe riscaldato pi di dieci coperte di lana. Ripensai allomicidio della sua amica e al suo dolore.
Chi pu essere stato a uccidere la donna, magister? Avete qualche idea?
Dovessi morire questo pomeriggio, lascerei scritto che si tratta della stessa persona che ha tolto la vita al nobile Pisani. Ma aggiunse con un sorriso ambiguo poich non ho alcuna intenzione di morire presto, lascer che le idee si raccolgano con calma, come pecore nellovile, al sicuro dai lupi che ci circondano. Si stanno gi muovendo, ma ne parleremo pi tardi, con calma.
La pioggia era cessata e per la seconda volta arrivammo in ritardo al tribunale. Toccava al pittore, oggi, essere interrogato, ma per fortuna non era ancora giunto. Longueville sedeva con le braccia serrate, lo sguardo torvo puntato su di noi.
Ho mandato le guardie a prelevarlo ci disse leccellentissimo Bonaccorso.
Di l a poco, invece, Bosch si present da solo, zuppo di pioggia, con un tabarro di lana verde lungo fino al polpaccio. I suoi borzacchini colavano acqua dalle suole e lo sciacquio dei suoi passi assomigliava a uno sciabordio di remi. Gli occhi apparivano ancora pi rossi e spiritati del solito. Quando il trittico venne portato nuovamente nella sala e svelato, alz le braccia al cielo, e poi le apr come se fosse un Cristo in croce.

Io sono Hieronymus Bosch.

Jean de Longueville avvamp di rabbia. A volte osservo quanta ira pu nascondersi dietro un uomo di Dio, anche se fa di tutto per dissimularla. E come sommo buon pastore mi chiedo se non dovrei intervenire ammonendo quelli tra noi che mancano di piet. Temo tuttavia che resterei pi o meno da solo in questo faraonico complesso, che pure dovrebbe essere desempio per tutta la cristianit. Certo che a leggere le memorie del buon Giovanni Burcardo, che ha servito come cerimoniere ben quattro papi, al confronto, quelli attuali sono tempi di santit. Per cui mi debbo contentare e mi adatto, facendo spesso finta di non vedere.
Lavversario del mio magister non aveva per tutti i torti. Bosch stava imitando la postura della martire barbuta, mostrando cos di farsi beffe di lui, di noi, della Chiesa e del tribunale. Nemmeno Franceschetto, il figlio del papa, avrebbe mai osato tanto.
Comportatevi con il rispetto dovuto a questo tribunale, se non temete la giustizia divina! tuon Longueville.
Io sono Hieronymus Bosch pronunci queste parole come se avesse ricevuto unispirazione divina, o forse demoniaca, membro della Confraternita del Cigno, credente in Dio, nella Trinit e nella Madre di Cristo. E nella somma arte della pittura che non  altro che lespressione suprema della gloria del Padre Celeste.
Silenzio! grid ancora Longueville. Parlerete soltanto quando sarete interrogato. E quando avremo finito aggiunse a mezza voce, vedremo se avrete ancora tutta questa arrogante baldanza.
Si tir su le maniche della tunica e inforc delle lenti sulla sommit del naso adunco. Vidi il magister sorridere e immaginai il suo pensiero. Longueville era pi giovane di lui e non aveva i suoi capelli bianchi, ma anche lui soffriva dei primi attacchi dellet matura. Ne so qualcosa, io, che dovrei essere morto gi da un pezzo visto che ho superato le sessanta primavere.
Siete voi pronunci solenne Longueville Jeroen Anthoniszoon van Aken, nato a Hertogenbosch nellanno del Signore 1453, add due di ottobre, meglio noto come Hieronymus Bosch o Bosco di Bolduc? Rispondete.
Chi altri se non io se ne pu vantare?
Il solito brusio divertito percorse la sala gremita di nobili e cortigiane, che ormai avevo imparato a riconoscere dalle vesti e dal trucco. Longueville non si scompose e continu.
Siete voi lautore di questo dipinto blasfemo? indic con disprezzo il trittico, posizionato in modo che il pubblico ne potesse vedere solo la parte posteriore.
Del dipinto s, ma non vedo alcuna blasfemia.
Silenzio! Rispondete solo alle mie domande, farete le vostre osservazioni quando vi sar chiesto. E ora, la Madre di Dio mi perdoni per quanto sto per dire, avete voi pitturato oscenamente la barba di Ges sul volto della crocifissa, onde recare offesa a Nostro Signore?
Non vi  alcuna offesa, monsignore. Molte donne accusano una lieve peluria sul viso, che tuttavia mascherano con belletti e creme.
Le risa questa volta furono rumorose e lo stesso Longueville fu costretto a interrompersi. Guardai il magister: impassibile. Il suo volto non mostrava n scandalo n divertimento. Quando lilarit si quiet, linquisitore cerc a pi riprese di riprendere il tono accusatorio, ma ogni volta che lanciava un anatema, il pubblico rispondeva con mormorii di disapprovazione, mentre ci manc poco che applaudisse alle risposte di Bosch. Pur continuando a prendere appunti, come il magister mi aveva ordinato di fare, anchio mi divertivo alle sue repliche. Anche se quel suo modo di fare mi sembrava potesse portare solo dritto verso il patibolo. A meno che non avesse una silenziosa e totale promessa di protezione da parte del doge Loredan o del papa Alessandro o dellimperatore Massimiliano. Tuttavia, meglio stare lontani dal porre la propria vita nelle mani dei potenti, che cambiano opinione a ogni refolo di vento. Purtroppo, io stesso, che sono papa, talvolta sono costretto a farlo: dalle circostanze, beninteso.
Le schermaglie proseguirono fino a quando vi fu luce: la regola prevedeva che al calare del sole si interrompesse ogni funzione. Leccellentissimo Bonaccorso rimand quindi il processo di due giorni, in quanto lindomani sarebbe stata domenica. Stavamo uscendo quando il peso della bisaccia dei libri che portavo sulle spalle aument a tal punto da costringermi a fermarmi. Non era un prodigio, ma la mano di Longueville che vi si era posata sopra apposta, per fermarci.
Lo hai sentito, Martino disse al magister senza degnarmi di uno sguardo. Da servo di Dio a servo di Dio, stai attento a lui. Le sue risposte hanno qualcosa di demoniaco. In tanti anni al servizio della Chiesa, sono stato offeso, aggredito e insultato e mi hanno pregato, adulato, scongiurato e hanno tentato di corrompermi con denaro e altro ancora. Ma mai la parola di Dio  stata sbeffeggiata in questo modo.
E tu non peccare di superbia, Jean. Magari ha voluto prendere in giro te, non Dio.
Non gli dette il tempo di replicare e mi spinse quasi via. Ma sono sicuro che le parole di Longueville lo avevano turbato, o forse lo era gi da prima, e linquisitore aveva solo messo il dito in una piaga aperta. Come gli avevo visto fare in altra occasione, mi lasci da solo. Ordinandomi, nel frattempo, di cambiare locanda, e di trasferire le nostre poche cose in quella dello Sturin.
La bellezza della vista della camera mi compens della fatica del trasloco e della solitudine con cui consumai un pasto che non poteva definirsi frugale. Una zuppa di trippa con patate e pancetta di maiale, e dei biscotti che la padrona chiam baicoli e che inzuppai in un vino dolce. Finito che ebbi, la padrona mi chiese se volessi compagnia e sulle prime non compresi. Quando lo feci, ebbi un brivido e arrossii, senza risponderle.
Appena preoccupato per lassenza del magister, mi coricai e la solitudine mi invogli ai pensieri. Nellincoscienza della mia giovinezza mi misi quindi a pensare se fossi stato io a essere chiamato a discutere del processo e a indagare sui due delitti. Nel primo caso non avrei davvero saputo come fare, e daltronde neanche il magister mi sembrava avesse le idee chiare. Forse era giusto cos, era presto per formarsi unopinione, tuttavia mi sembrava un pescatore in attesa del pesce, poco convinto per che avrebbe abboccato. In tutta onest il secondo caso mi intrigava di pi, a causa della morbosit di quei delitti, che tanta presa ha sugli animi giovani.
Soprattutto lomicidio della ragazza: chi mai avrebbe potuto compiere un simile scempio? Se non un vero e proprio diavolo che sorgesse improvvisamente dai canali, un uomo quanto meno indemoniato, che mi immaginai aggirarsi di notte per le calli e i portici, a tendere agguati alle sue vittime. E se avesse quella notte stessa ucciso il magister, proprio perch era sulle sue tracce, per impedirgli di riconoscerlo? In questo caso che cosa avrei fatto io, da solo, a Venezia, senza alcuna conoscenza? A parte naturalmente la dolce Isabella Lavagnolo. Ecco, lei mi avrebbe accolto, consolato, aiutato come fossi un fratello minore. Questi pensieri mi portarono lentamente ad addormentarmi, sebbene gli ultimi non avrebbero potuto definirsi casti come sarebbe duopo tra fratello e sorella.

TREDICESIMO GIORNO. Il Carnevale.

Venezia era entrata nel vivo del Carnevale, festa che gi conoscevo, grazie alla munificenza della famiglia de Medici, che ne aveva fatto un vanto della Signoria. E alla prodigalit del gonfaloniere Piero Soderini, che ne aveva continuato la tradizione. A Firenze, dove ero stato un paio di volte, giravano carri allegorici, si esibivano artisti in maschera per le vie e per le piazze, e si scherzava in modo volgare e licenzioso, con i popolani che si vestivano da nobili, e i nobili da popolani. Facendo, gli uni e gli altri, quello che non era permesso loro fare in tutti gli altri periodi dellanno. Perfino preti e frati usavano acconciarsi con ornamenti femminili, scambiando effusioni con giovanotti ignari.
Avevamo onorato la festa comandata, e usciti dalla chiesa di San Zaccaria, il padre del Battista, dopo aver ascoltato la messa ed esserci comunicati, guardavo le maschere e i travestimenti e mi divertiva il modo buffo con cui la gente, da sconosciuta, si salutava.
Buongiorno, signora maschera.
Buongiorno a voi, signora maschera, e cos via.
Da quanto ne so dissi al magister con orgoglio, questa festa  stata inventata da Lorenzo, il figlio pi illustre della casata dei Medici.
Pur amando la Toscana come una madre saggia e grassa, ti devo deludere, Giovanni. Qui festeggiavano quando a Firenze ancora ci si batteva il petto.
Accusai losservazione, un po piccato, e cercai di replicare mostrandogli quanto sapessi sullargomento.
Carnevale, carnem levare risposi con un pizzico di sussiego, astenersi dalla carne.
Tuttaltro mi corresse ancora il magister.  il trionfo della carne. Carnem vale,  una forma di saluto come per dire evviva la carne. Astenersi dal cibo equivale invece a una forma di purificazione successiva al pentimento. Ora si pecca, per poi pentirci durante la quaresima, fare quindi penitenza il Venerd Santo e apprestarci con gioia alla resurrezione di Cristo.
Come al solito, con ironia, la sua logica mi aveva battuto, ma senza alcuna prosopopea. Sorrideva, il magister, guardando il cielo e inspirando a pieni polmoni laria frizzante. La pioggia notturna aveva spazzato via lolezzo dei rifiuti che il sole rendeva insopportabile, anche dinverno. Una donna giovane, che riconobbi per tale dalla corsa leggera, mi venne incontro e mi baci sulla guancia, lasciandomi di sasso, poi corse via. Mi ritrovai in mano un mucchietto di semi.
Assaggiali mi disse divertito il magister.
Avevano un sapore dolce e squisito, e gliene offrii, per buona educazione. Non li rifiut, per mia sfortuna.
Sono ricoperti di sale arabo. Si chiamano coriandoli, dal nome ebraico della manna.
Non osai chiedere come lo sapeva, perch mi avrebbe inondato con la sua sapienza, mentre io volevo solo godermi quellatmosfera. Al di l dellallegria, mi colp soprattutto il fatto che parevano tutti ricchi. Le pellicce si sprecavano, come pure i cappelli, ornati di piume dogni foggia, che il magister non esit a elencarmi. Di pappagallo, di pavone, di fagiano, di cicogna, di gufo e di civetta, doca, danatra, dairone e di struzzo, e per ognuna mi descrisse le caratteristiche e i colori.
Purtroppo aggiunse con sincera modestia non ho mai letto Plinio il Vecchio, che pare abbia classificato la maggior parte delle specie di uccelli.
Io continuavo a osservare le maschere, e latteggiamento di chi le indossava. Quella che pareva una vedova inconsolabile, con tanto di veste nera e una veletta che le copriva il volto, si lasciava toccare e baciare da due cavalieri che laccompagnavano, abbigliati da pirati saraceni. O magari lo erano veramente, spie che durante il Carnevale non avevano bisogno di alcun travestimento. Alcune maschere tuttavia, senza espressione, mi incutevano timore: bianche e senza bocca, coprivano interamente il viso, come sudari.
Bate disse il magister, dette anche larve. Eh s, paiono maschere mortuarie. Vedi come il becco si protende in avanti? Cos viene alterata anche la voce, in modo che risulti ancora pi difficile riconoscere chi vi si nasconde dietro. Tuttavia sporge quel tanto da permettere di mangiare.
Vidi anche alcuni uomini, dai grandi tabarri rotondi, essere fermati dalle guardie della Serenissima e perquisiti, e gliene chiesi conto. Tanto, se non glielo avessi domandato, me lo avrebbe riferito di sua sponte.
Spesso vestono cos banditi o soldati mercenari allo sbando, perch sotto quei grandi mantelli neri si possono nascondere spade, asce e archibugi. Tutto  permesso, a Carnevale, ogni smargiassata o spavalderia, ma tra queste non  compreso luccidere o il ferire.
Si ferm davanti a un ambulante che offriva delle seppie gi cotte, con tanto del loro nero. Le annus. Il profumo era invitante, ma a me faceva ribrezzo quella carne molliccia, e se ne accorse.
A proposito, non abbiamo forse da ragionare intorno agli omicidi? Potremmo fermarci a riflettervi sopra. Niente di meglio che davanti a una tavola di buon cibo. Il Bragadin mi ha suggerito di pranzare una volta, a nome suo, presso LOsteria della Campana.  di un suo amico, che fa parte, come lui, del Consiglio dei Dieci. Saremo ospiti, mangeremo bene e non pagheremo un soldo.
Giunti in zona di Rialto non faticammo a trovare quellOsteria, al primo piano di un palazzo. Il proprietario, tale Marin Sanudo, non era presente, ma al magister bast pronunciare il nome di Bragadin per aver subito un tavolo vicino a una finestra, che sembrava copiata da un palazzo turco.
Dopo un abbondante piatto di una verdura rossa, fumante, ci portarono un risotto condito con dei ghiozzi. Un sapore acuto, ma piacevole. I frati non disdegnavano il cibo e quella volta il maestro conferm la fama cirenaica del suo ordine. Anche nel bere un vino, detto Marzemino, dal sapore gentile e dal vago sentore di frutta. Ce ne volle pi di una caraffa per mandare gi un piatto di fegato di maiale dorato, al sugo agrodolce di una composta di fichi e cipolle. La lingua mi si sciolse presto, segu una breve sonnolenza, dalla quale il magister mi svegli con delicatezza. Mi scossi, grato comunque del riposo accordatomi.
Rifocillato lo stomaco, occupiamoci ora della mente, Giovanni. Credo di averti gi detto che per indagare su un delitto occorre in prima istanza...
Trovare il colpevole! risposi senza pensarci, ma mi pareva logico.
Questo  lo scopo mi rispose con un sorriso, ma per arrivarci, salvo che non si abbia una libera confessione, occorre, come gi ti dissi, risalire ai moventi, al cui prodest, a chi giova. Ebbene, abbiamo due morti, che apparentemente non si conoscevano tra loro, un nobile e una cortigiana. Cadaveri eccellenti, che il doge in persona mi ha incaricato di esaminare. Che cosa ti dice listinto?
Di andare a defecare. Perdonatemi, ma torno subito.
Ritornai, pi libero e con la mente pi pronta. Non  mai esistito niente al mondo che dia maggiore soddisfazione di una buona cacata.
Ho pensato, magister, mentre cacavo, e questi due omicidi potrebbero avere lo scopo di turbare lordine pubblico.
Ottima osservazione. Tuttavia superficiale. Vi sono indizi, come la piuma, lefferatezza delle modalit e alcuni particolari, che mi fanno pensare a dellaltro. Non ne sono sicuro, per cui tentiamo unaltra strada, saltando per un momento lo scopo. Chi pu aver commesso simili turpitudini?
Nel caso della cortigiana amica di Isabella la prima immagine che mi era venuta alla mente era stata quella di un demonio, ma non osai farvi menzione. Il magister sembrava non credervi. Per lui il Male era prodotto dagli uomini, se pur ispirato dal diavolo stesso. Mi morsi le labbra e scossi la testa.
Vedi, Giovanni, una volta riflettevo su alcune scomparse di giovani uomini di cui erano stati rinvenuti dei pezzi, squartati, in un affluente del Serchio, in quel di Lucca. Scartai le cause soprannaturali che il popolo gridava a gran voce, sostenuto anche dalla nobildonna nei cui possedimenti erano avvenute le sparizioni. Mi chiesi quindi chi poteva essere stato e a quale scopo. Un pazzo, forse: e i loro sono i delitti pi difficili da risolvere, perch non hanno senso. Un uomo robusto, che potesse facilmente avere la meglio sulle sue vittime. Ma un particolare mi fece sorgere un sospetto: i pezzi dei loro corpi erano nudi, senza traccia di alcun vestito addosso. Tu che cosa avresti pensato?
Giovani uomini, tagliati a pezzi e nudi. Pensai a un sabba, ma di nuovo vi sarebbe entrato di mezzo il demonio, che al limite non usa la spada, ma i denti e gli artigli. Mi arresi.
In breve, non voglio tediarti con tutta la storia. Il colpevole era la stessa nobildonna, usa a sedurre con il potere giovani virgulti che poi faceva precipitare in un pozzo di lame taglienti, per evitare che, dopo i convegni amorosi, potessero parlare e suscitare scandalo. Non erano le azioni di un folle, ma di una mente diabolica, se pure umana.
Ma come faceste a scoprire lassassina?
Usai una capra. Unesca, per comprendere. Chiesi a un giovane baldo e prestante di farsi conoscere, nelle osterie e nelle locande. Di l a poco fu adescato da unancella ruffiana, che gli fece balenare lonore di giacere con la sua bella padrona. Dopo lamplesso, il giovane, avvisato, comprese che veniva spinto in una trappola. Io ero gi pronto con degli armigeri e scoprii il tutto, compreso il pozzo intriso di sangue, situato nella stessa camera da letto della donna.
Mi vennero i brividi.
E voi volete che sia io a...
Ma no! rise di gusto. Non lo farei mai. Dobbiamo solo entrare nellanimo dellassassino. Perch non dubito che questi due morti siano infatti opera di una sola mano. Che non appartiene a un folle, bens a una mente acuta, senza timore di Dio o degli uomini, perversa come il Male stesso. Ed  vicina, vicinissima, la sento aleggiare sopra di noi come un uccello del malaugurio, se credessi agli uccelli del malaugurio. Quando si dipinge un affresco, il valente pittore produce prima una sinopia, un disegno preparatore che funger da modello per laffresco stesso. Un disegno, comprendi? Fatto di particolari, di equilibri, una composizione ordinata e logica.
Pensate allora si tratti di un pittore?
Era una metafora, Giovanni, non ho detto questo, ma tutto  possibile.
Loscurit arriv presto e con essa i fantasmi di quei giovani squartati che mi sembravano spuntare dietro ogni angolo. Il cibo abbondante e il vino lenivano tuttavia le mie paure. Cos quando il magister mi lasci per andare a conferire con una sua vecchia conoscente, la madre badessa di un convento, mi diressi di corsa alla locanda e dopo aver chiesto e ottenuto unaltra brocca di vino, per scaldare le membra e confortare la mente, mi addormentai senza accorgermene.

QUATTORDICESIMO GIORNO. Il cibo uccide.

Grazie al vino e al cibo, la prima parte della notte mi port benessere, mentre la seconda, per la legge del contrappasso, fu orribile. Come gi successo, il magister doveva aver passato la notte fuori. Se non fossi stato sicuro della sua castit, avrei sospettato che avesse anchegli festeggiato il Carnevale. Era quasi lalba quando entr nella stanza come lErinna Tisifone, la castigatrice dei delitti.
Questa volta sono stato io disse. Vestiti, presto.
Senza dirmi altro ridiscese veloce le scale, e mentre mi infilavo braghe, camicia, mantella, calze e calzari, pensai con angoscia che la sua potesse essere una confessione e che fosse stato lui a commettere un terzo omicidio. Che fosse accaduto, di quello non dubitai mai.
Ancora stordito dal sonno, seguendolo a fatica, causa il suo solito passo frettoloso e concitato, mi inoltrai con lui tra vicoli, strade e ponti. Finch non ci ritrovammo in una piazzetta, tra la chiesa di San Lorenzo e un monastero che le dava il fianco. Un gruppo di monache era accalcato attorno a un pozzo, alcune gli davano le spalle, altre scrutavano allinterno. Sembravano pronte a un girotondo o alla danza del brando. Quando videro arrivare il magister, si staccarono e gli corsero tutte intorno. Lui alz i gomiti per difendersi da quellaggressione: immaginai il suo fastidio, se avessi anchio avuto la debolezza di soffrire del contatto fisico. Una monaca, con una bianca gorgiera attorno al collo, forse la madre badessa, fece cenno alle altre di tacere.
Nessuno si  visto, frate Martino. E nessuna ha toccato nulla.
Grazie, sorella Donata, potete anche allontanarvi, adesso. Il mio assistente baster ad aiutarmi.
Fui orgoglioso delle sue parole e salutai con deferenza prima la badessa e poi le monache, che a loro volta mi sorrisero.
E mandate pure qualcuno alla posta di giustizia, nel tempo che impiegheranno i soldati ad arrivare, avr finito la mia indagine.
Lorrore continuava, eravamo a tre, nel giro di pochi giorni. Tre omicidi. Sui due gradini che circondavano il pozzo, giaceva supino un giovane uomo, grasso e ben vestito, con una giornea di velluto verde strappata in pi punti. La sua pinguedine era evidente perfino nel viso, dalle guance flosce. Lo deturpava in modo osceno una bava rossa che gli usciva dalla bocca, sembrava una bestia assetata di sangue, uccisa da un cacciatore dopo aver consumato lultimo orrendo pasto. Il magister mi lesse, come suo solito, nel pensiero.
Non  sangue, ma vernice. Avvicinati e usa lolfatto. Ne stiamo perdendo luso, ma tra i sensi inganna meno della vista. Obbedii, non senza una certa reticenza, e percepii uno strano odore, come di chiesa.
Sangue di drago continu il magister. Una resina odorosa, dal profumo simile allincenso. Se applicata su una ferita, aiuta a rimarginarla, ma se ingerita  un potente veleno. Glielhanno versata in gola, e forse  morto soffocato, senza poter gridare aiuto e soffrendo oltre il giusto. Aiutami a girarlo. Ma prima mi sussurr manda via le galline.
Mi guardai intorno, ma non vidi alcun pennuto che razzolava, e rimasi incerto fino a quando il magister non mi indic con un cenno della testa il gruppo delle monache che si erano fermate a guardare poco lontano. Guardandole meglio, la maggior parte di loro mi appariva molto giovane, e dovevano pure essere di censo elevato, perch portavano sul petto dei crocefissi riccamente decorati in oro e argento e anelli nobiliari alle dita.
Sorelle, vi prego dissi loro con malcelato sussiego, ritiratevi. Non sono scene adatte ai vostri santi occhi.
Forse avevo esagerato con il mio aulico eloquio: alcune di loro, con la mano davanti alla bocca, si misero a ridere. Tuttavia mi obbedirono, e proprio come un branco disordinato di galline si diressero verso il portone del convento. Ritornai dal magister e lo aiutai a girare il pesante cadavere. Se la situazione non fosse stata tragica e seria, avrei riso anche io: sotto il corpo apparve una salsiccia, bella grassa. Senza toccarla, rimettemmo il corpo nella posizione originaria.
E con questo siamo a tre. Credo di avere mancato il nostro assassino di poco. Ma non  escluso che la vittima avrei potuto essere io.
Padre mio risposi preoccupato, che cosa dite?
Dopo compieta, ero venuto a parlare con la madre badessa, Donata dei Carlini di Barga, una mia lontana parente. Volevo saperne di pi sui due morti ammazzati e su tutto ci che li circondava, parenti, usi, abitudini, conoscenze. Per questo non c niente di meglio delle mura di un convento. Nella clausura, per noia soprattutto, i bisbigli diventano voci e le confidenze si propagano. La badessa, per proprio dovere, le raccoglie tutte e me ne ha raccontate una sporta, per ore e ore. Lassassino potrebbe avermi seguito fin qui, e dopo, stufo dellattesa, al posto mio ha ucciso questo giovane che per disgrazia si trovava a passare. Quando sono uscito il corpo era ancora caldo. Mi sento quasi responsabile.
Siete sempre convinto sia opera della stessa persona?
Ho molti dubbi e poche certezze, nella vita, ma questa  una di quelle.
Allora affermai  davvero un demone senza Dio.
Lo avevo detto unaltra volta. Il magister mi guard e scosse la testa. Lo vidi mutare espressione: per fortuna la mia frase lo aveva in qualche modo divertito.
Ricorda bene, Giovanni. Daimon significa essere divino, per cui sei caduto in contraddizione. A meno che tu non la pensi come il filosofo Eraclito che sosteneva che le contraddizioni facessero parte di ununica unit. Per, non hai tutti i torti. C qualche cosa di divino, di metafisico, in questi omicidi.
Allepoca non conoscevo Eraclito e nemmeno altri filosofi greci, per cui annuii, senza comprendere.
Magari non voleva uccidere me prosegu sovrappensiero. Ma di sicuro la vernice rossa e la salsiccia sono dei simboli. Se solo riuscissi a comprenderne il significato, potremmo avvicinarci alla verit. Denaro sugli occhi, violazione delle parti intime e ora questi altri due segnali.  come se volesse darci degli indizi e al tempo stesso nasconderceli.
La salsiccia pu avere a che fare con la fame azzardai per esperienza.
E il giovane  grasso.
Mangiare troppo  peccato dissi ancora, ma il magister, alla vista del capitano di giustizia, si era gi diretto verso di lui.
Discussero a lungo, lui e Volpato, e da quello che potei percepire erano pi le domande che rivolgeva alla guardia che non viceversa. Il giovane non aveva un nome n sembrava possedere alcun documento notarile che ne attestasse lidentit. Se nessuno avesse reclamato il corpo, al terzo giorno sarebbe stato seppellito nella fossa comune nellisola di Santa Maria di Nazareth, che aveva gi ospitato i morti della grande peste. Il cadavere venne issato e steso su un birroccio, quando il magister ordin alle guardie di fermarsi. Avvicinatosi, frug tra la giornea e la camicia del morto, e poco dopo si volt verso di me con aria trionfante, mostrandomi una penna duccello. La firma dellassassino, ormai non potevano esserci dubbi.
I demoni non hanno piume duccello, tuttal pi ali di pipistrello, quindi le mie supposizioni superstiziose, come le chiamava il magister, erano da scartare. Poteva essere un cacciatore? Sarebbe stato pi logico rinvenire allora delle zanne di cinghiale, delle corna di cervo o delle zampe di lupo. Chiunque poteva procurarsi una piuma, soprattutto nel periodo carnascialesco: i cappelli degli uomini e delle donne ne erano pieni. Anche la figura del folle era stata esclusa dal magister, cos nella mia mente baluginavano fasci di luce che, nel momento in cui stavano per illuminare il volto dellassassino, si spegnevano, lasciandomi amareggiato e deluso.
Ci allontanammo, ripercorrendo il cammino a ritroso, verso la locanda. Speravo di tornarvi, per fare colazione con quei baicoli e del buon latte caldo, quando ci fermammo davanti a una chiesa e il maestro mi spinse dentro.
Appartiene allordine delle stesse monache di San Lorenzo disse rapido.
La santa messa stava giusto per iniziare. Senza porgli domande, mi segnai e presi posto accanto a lui, su una panca della navata di destra, vicino a un confessionale.
Vai dalla parte opposta sussurr il magister. Accanto allaltro confessionale, e osserva bene chi si confessa e quanto a lungo si trattiene nella preghiera penitenziale.
Obbedii, ma per tutto il tempo non vidi nulla di interessante, se non un rossore diffuso sui volti di alcune donne. Mi sarei invece aspettato una maggiore devozione da parte di un gruppo di monache, vestite proprio allo stesso modo di quelle di San Lorenzo, e forse le stesse. Avrebbero dovuto seguire la regola di San Benedetto, e pur non conoscendo io tutti e settantatr i capitoli, quella generale prevedeva lora et labora. Non sapevo se lavorassero, ma in quanto a pregare le vedevo soltanto ciacolare, come si usava dire a Venezia, sorridere e continuare a voltarsi verso un gruppo di giovani eleganti, molti dei quali avevano una maschera appesa al collo. Mi comunicai pensando di avere lanima linda, pur avendo avuto cura di pronunciare prima latto di contrizione.
Alla fine della funzione, lasciai uscire tutti i fedeli, prima di incamminarmi verso luscita, ma fui colpito nel vedere tra la gente Jean de Longueville seguito come unombra da quel telamone del suo segretario. Sapevo che abitavano entrambi nella foresteria del tribunale, e immaginavo che Longueville officiasse nella cappella e non si dilettasse ad andare in giro, soprattutto in quei giorni di festa. Giorni ho detto, i pi esagerati questi, ma si trattava piuttosto di settimane: i veneziani pareva non pensassero ad altro. Non mi sarei meravigliato che tra le monache ve ne fosse qualcuna fasulla, magari una cortigiana comandata a istruirle da qualche nobilotto desideroso di insidiarle.
Longueville non si accorse della mia presenza, ma forse laltro s. Una volta fuori riferii quanto avevo osservato al magister, che tuttavia sembrava pensare ad altro.
Credo di avere peccato disse senza troppa umilt. Durante la messa non ho fatto altro che pensare alle relazioni fra i tre delitti. E alla tua ultima frase. Ti chiedo perdono, Giovanni, per non averti dato ascolto.
Mi sarei meravigliato meno se avessi visto Cristo scendere dalla croce e comunicare i presenti che non il magister chiedermi perdono. Oltretutto non capivo nemmeno a cosa si riferisse.
Mangiare troppo  peccato, hai detto. E di quale peccato si tratta?
Ancora sconvolto dalla frase precedente, non riuscii a rispondergli, ma non ce ne fu bisogno perch il magister si dette da solo la risposta.
 uno dei sette peccati capitali, la gola. E guarda caso, al giovane sconosciuto hanno versato del sangue di drago liquefatto proprio in gola. In pi, sotto il corpo, diciamo in corrispondenza dellano, abbiamo trovato la salsiccia. Non ero io la vittima designata, ma voleva che me ne accorgessi. Come ho fatto a non pensarci prima?
Lavevate intuito.
Lintuizione  pericolosa. Per comprendere le cause di un assassinio occorre usare la ragione, come forse ti ho gi spiegato. Ovvero dedurre, che significa andare dal generale al particolare, indurre, che  il suo contrario, e abdurre, in cui si parte da una premessa certa, in questo caso lomicidio, per arrivare a una conclusione probabile. Questo appartiene alla logica, non allintuizione.
Avevo fatto fatica a seguire il ragionamento del magister, e non ero del tutto sicuro di aver compreso.
Quindi intuire  male?
Non  detto, lintuizione  come una spada, cambia molto se la prendi per lelsa o per la lama. In questo caso spero di averla impugnata per il verso giusto. Comunque, senza la tua frase non sarei arrivato a questa conclusione che mi appare manifesta anche alla luce della logica. Forse troppo.
Quindi conclusi, sappiamo adesso che lomicida conosce il significato del peccato.
In greco peccato si dice hamartia, e significa mancare il bersaglio, che  il bene. Lassassino ha invece centrato perfettamente il male. Comunque, bravo Giovanni, hai detto bene, ma non  tutto. Se riuscissimo a dimostrare che anche le altre morti risalgono in qualche modo a degli altri peccati, saremmo sulla strada giusta. I fatti esistono, ma  la loro correlazione che li rende intellegibili. E ci rivelano il perch di ogni cosa. Che Dio esista, per esempio,  un fatto, giusto?
Certamente.
Ne sei sicuro?
Non mi ero mai chiesto se Dio esistesse, lo davo per scontato, e a quella domanda rimasi stupito. Il magister continuava a fissarmi, con aria severa ma sorniona, inarcando le sopracciglia e attendendo la mia risposta. Alla fine mi arresi, non trovando una ragione valida se non la mia fede, anchessa senza ragione, e questo mi preoccup ancora di pi, per la salute della mia anima. Bei tempi, quelli, in cui lanima era la prima delle mie preoccupazioni. Ma devio ancora, e questa fu la risposta del magister.
Chi non crede in Dio enunci dice che non c, ovvero nega la sua esistenza. Ma per negare qualche cosa occorre conoscerla. Pertanto, quando linsipiente nega lesistenza di Dio, inconsapevolmente la afferma. Ecco perch  un fatto che Dio esista.
Mi ripetei mentalmente le sue parole almeno tre volte e alla fine forse compresi. Lo ammetto: soltanto forse, e ancora adesso, quando mi diverto a lambiccare la mente di qualche vescovo, gli ripeto questa lezione, per vedere in lui la stessa espressione beota che allepoca dovetti mostrare al mio magister.
E adesso spiegami per quale motivo esiste continu, per divertirsi alle mie spalle.
Piegai la testa sconsolato, e per la prima volta il magister mi pos benevolmente una mano sulla spalla.
Non lo so nemmeno io, mio giovane amico. E a volte ritengo addirittura che Dio esista solo perch lo pensiamo. Ma non dirlo a nessuno. Longueville ne approfitterebbe immediatamente per denunciarmi come eretico.
Ho conservato quel suo segreto fino a questo giorno, ma posso giurare di non aver trovato nella vita mai nessuno con una fede cos profonda come quella di frate Martino. E se Dio esiste davvero, in questo momento staranno discutendo allegramente di filosofia.

SEDICESIMO GIORNO. Fuga.

Arriv il marted, e come uscimmo dalla locanda dovemmo addossarci al muro per evitare di essere travolti dalla gente che correva. Mentre ci dirigevamo verso il tribunale venivamo continuamente spintonati. Dalle voci che rimbalzavano fra la folla apprendemmo che una fusta da ricognizione della Serenissima era stata attaccata al largo da due galee e alcune feluche, ed era sfuggita a malapena a un tentativo di abbordaggio. Secondo quanto si mormorava, non si trattava di pirati uscocchi ma di navi comandate nientemeno che dal famigerato Ariadeno Barbarossa, il feroce ammiraglio al soldo del sultano Bayezid II. Il fatto che non si trattasse di una rapina a una cocca mercantile, ma di un attacco a un battello militare, e oltretutto in acque venete, configurava un premeditato atto ostile, di guerra. La mia angoscia divenne palese.
Non possiamo caricarci dei mali del mondo mi ammon il magister. Come stai imparando, il male si trova dappertutto, dalle aule dei tribunali fino alle strade, e pure in mare aperto.
Ma se il turco dovesse attaccare Venezia?
La attaccherebbe concluse, e affrett il passo, lasciandomi di stucco per la sua indifferenza.
Lansia di un possibile o imminente attacco non sembrava tuttavia aver turbato pi che tanto le maschere. Dai passi stanchi, da come qualcuno pi sobrio reggeva il compagno ubriaco, si trattava a ben vedere di nobili tiratardi, che andavano a dormire, mentre il popolo era gi al lavoro.
Davanti al peccato, soprattutto di sconosciuti, mi avevano insegnato a mormorare delle orazioni. Hanno pi ascolto in Cielo le preghiere per lanima degli altri che non quelle per la propria. Magari, un domani, qualcuno le avrebbe dette per me. Oggi mi servirebbero pi dellacqua delle fonti, da quanti peccati ho commesso, e da quanti ne commetter ancora, senza alcun pentimento. La vita di un papa  soggetta al peccato pi di quella degli altri, un po come nostro Signore, che si caric di quelli di tutta lumanit. Non so se sto bestemmiando, ma di sicuro sto deviando.
E mormoravo anche a fatica, perch a causa del peso dei libri, della camminata veloce e degli scontri con la gente, dalla bocca mi usciva piuttosto un biascichio affannato. Davanti al tribunale, a fianco della cappella di San Teodoro, alcune guardie discutevano con Jean de Longueville. Questi, come ci vide, ci punt lindice contro.
Bosch  fuggito grid. La sua colpevolezza ormai  manifesta. Ho gi dato ordine che venga ricercato.
Lo sapete per certo? chiese il magister. Non potrebbe semplicemente essere in ritardo?
Lavevo mandato a prelevare, proprio per evitare che ripetesse il suo disprezzo per gli orari. Non  a palazzo Grimani e nessuno dei servi lo ha visto uscire. Deve essere fuggito durante la notte.
Il magister non replic e mi fece cenno di seguirlo fin dietro un angolo.
Vai da Grimani e vedi di scoprire quello che puoi. Io ti raggiunger l non appena potr.
Non aspettai nemmeno che finisse che gi mi ero incamminato, e non mi pesava neanche la sporta dei libri. Era il primo incarico, da solo, a Venezia. Di non poca importanza e segreto. Forse corsi, non ricordo, ma poco dopo, quasi avessi vissuto in sogno la distanza fra il tribunale e palazzo Grimani, mi ritrovai davanti allingresso. Entrai, senza che i servi mi facessero domande, e rapido salii lo scalone principale. Solo allora mi resi conto che non avevo la bench minima idea di quello che avrei dovuto fare. Come fare a sapere dove si trovasse il pittore? Chiesi a un servo del padrone di casa.
Monsignore Domenico  stato chiamato durgenza a palazzo Dogale mi rispose con sussiego. Non avete sentito del proditorio attacco navale alla Repubblica?
Dal fallito abbordaggio a una fusta a un attacco alla citt, a me, che pure non mi intendevo di battaglie o di guerre, mi sembrava ci passasse unenormit. Ma cos sono le notizie: quando passano di bocca in bocca, il miagolio di un gatto diventa il ruggito di un leone.
S, ho sentito risposi con ancora maggiore alterigia, ma si tratta di un fatto isolato, non c da preoccuparsi.
Mi guard sbarrando gli occhi, come se avessi appena bestemmiato lostia consacrata. Poi riprese il suo ruolo, con voce quasi rotta dallansia.
Se volete, potete conferire con madonna Isabella.
Mi contenni a fatica, e senza volere la bisaccia mi scivol dalle mani e cadde a terra. Madonna Isabella Lavagnolo: nella concitazione della missione mi ero quasi dimenticato di lei.
Grazie, avvisatela che Giovanni Ciocchi, lassistente di frate Martino da Barga, avrebbe necessit di parlarle.
Pi desiderio che necessit, e il cuore cominci a pulsarmi pi forte di quando correvo con i libri. Il servo si accomiat, e prima che ritornasse avevo contato per due volte le gambe di tutti i personaggi e degli animali degli affreschi sul soffitto. Mi accompagn quindi in anticamera, e mi lasci solo. Mi sedetti in punta di una sedia, pronto ad alzarmi non appena lavessi vista.
Mai una visione fu pi conturbante e meravigliosa. Indossava una vestaglia di damasco azzurra, bordata di pelliccia al collo e ai polsi. Il colore ben si intonava ai suo capelli di un rosso autunnale. Sotto si apriva una lunga camicia bianca, tutta pizzi e ricami, che quando avanz lasci intravedere il profilo delle gambe. Portava dei leggeri calzetti di pelle argentata e traforata, a punta, che mostravano il tallone nudo. Si mise il dorso della mano sulla fronte e, senza che potessi avere il tempo di soccorrerla, la vidi accasciarsi su un divanetto.
Madonna Isabella? Isabella? ripetei pi volte, incerto sul da farsi.
Visto che non dava segni di risposta, mi avvicinai, cautamente, e mi inginocchiai. Tra le mie presi la sua mano, diafana, dalle lunghe dita sottili, e le detti dei piccoli colpi. Il turbamento dei sensi mi assal, fuoco sotto dei ramoscelli secchi, come secca mi divent la gola. Poggiai la bocca sulla sua mano e le labbra, mosse dallistinto, come dotate di propria volont, si atteggiarono a un bacio. Dimentico di tutto, posai la testa sul suo grembo e chiusi gli occhi. Fu allora che sentii laltra sua mano sfiorarmi leggera i capelli, e le dita attorcigliarglisi intorno. La vitalit sorse improvvisa, prepotente, senza temere lira divina alla quale chiedevo perdono durante la notte dopo essermi consumato.
Vieni mi disse alzandosi. Dimentichiamo i nostri affanni, cerchiamo la consolazione nellamicizia.
Tenendomi per mano, mi condusse nella sua camera, si tolse la vestaglia e si sdrai sul letto. Io, in piedi, davanti a lei, la fissavo senza che una sola parola potesse uscirmi dalla bocca. Mi sorrise, apr le braccia come una santa benedicente e da quel momento non oso ricordare pi nulla. So solo che fu il primo e il pi dolce dei peccati carnali che abbia mai commesso nella mia pur lunga vita. Le sue parole mi risvegliarono da un sogno troppo bello perch potesse mai ripetersi.
Ho bisogno del tuo aiuto, Giovanni. Posso contarci, non  vero?
Cercai la sua bocca, avido ancora dei suoi baci, ma lei interpose la mano. Con fermezza.
Dimmi che mi aiuterai, ho bisogno di te. E promettimi che non mi tradirai e conserverai i nostri segreti nel profondo del tuo cuore.
Giurai quello e altro con tutta sincerit e distinto, visto che la mente ancora vagava perduta tra le delizie della carne appena godute.
Vestiti, allora, che devo mostrarti alcune cose.
Raccolse le mie vesti e me le gett addosso, per celia, anche se poi mi invit a ricompormi nella stanza accanto. Riprese il ruolo della padrona di casa e in quel momento pensai con raccapriccio alleventualit che ci avesse sorpresi il vescovo Domenico. Avrei dovuto porre un freno ai miei sensi, essere pi prudente, anche per difendere lonore di Isabella, beata la mia ingenuit di allora.
Cos le andai dietro, con aria seria, seguendo i suoi passi, ma avrei potuto farlo anche da bendato, solo sulla scia del suo profumo. Su per una scala di legno, per salire la quale Isabella fu costretta ad alzarsi la veste, arrivammo in un piccolo loggiato aperto, nel quale erano appese lenzuola e tovaglie in gran quantit. Non ci fermammo e di sfuggita potei osservare i tetti di numerose case, ben pi basse, dai coppi rossi. Una tortora aveva fatto il nido in un angolo, fra una trave e il muro, e i piccoli attendevano pigolando il suo arrivo. Isabella gir intorno alla torre merlata di un camino, e picchi per terra con il tacco della sua scarpetta.
Sono io disse.
Non potendo immaginare che parlasse alla calce o alle blatte messe in fuga dai nostri passi, aguzzai la vista e mi accorsi che in quel punto il pavimento era di legno, ben mimetizzato. Poco dopo udii un rumore di chiavistello e si apr una botola. Scendemmo dei gradini di mattoni grezzi, fino a quando ci ritrovammo in uno stanzone con delle finestre in alto su due lati, che irroravano il pavimento di una luce tagliente. Alcuni fogli disegnati giacevano sparsi sul pavimento mentre un uomo, di spalle, stava dipingendo una tela: uno strano imbuto di luce, quasi una galleria in fondo alla quale si intravedeva unestrema luminosit.
Un paio di anni fa restai svenuto a lungo, come morto, e nonostante lorda dei medici intorno al mio letto, mi risvegliai vivo. Durante il sonno, sognai di andare verso un cono luminoso, dove ero sicuro che avrei trovato pace e serenit. Lo stesso cono dipinto da Bosch.
Accomodatevi dove potete disse senza voltarsi.
Ero stato mandato a palazzo Grimani per riuscire ad avere notizie del pittore, e, senza volerlo, la mia missione era andata al di l di ogni aspettativa, visto che me lo trovavo davanti.

La droga.

Ogni volta che lo incontravo, Hieronymus Bosch mi appariva diverso. Una volta dimesso, una volta arrogante, unaltra ancora perso nei suoi pensieri. Stavolta mi si mostr affabile, se pure con quella indifferenza tipica dei potenti. Si volt con un sorriso compiacente e, con un gesto gentile del braccio, che ancora impugnava il pennello, mi invit di nuovo a sedermi. Non trovando posto che non fosse occupato da tele e fogli e poich Isabella rimaneva in piedi, accennai solo un inchino, senza sedermi. Con calma pos il pennello, prese lacqua da una brocca e la vers in un catino sbeccato. Si lav quindi le mani con della lisciva e le asciug con un panno di lino. Finalmente mi si rivolse.
So chi  stato. Ma non ho le prove.
Mi voltai verso Isabella, sperando mi aiutasse a comprendere. Ma lei non fece altro che andare verso il pittore e carezzargli la testa. Fui preso da un attacco di gelosia e li guardai entrambi, aggrottando le sopracciglia. La rabbia super la secchezza della gola.
Che cosa intendete?
Suvvia, frate, non fingete con me.
Non sono frate.
Lo sarete, ne avete le stimmate. Le ho percepite la prima volta che vi ho visto.
Ne dubito, studio legge.
Legge, teologia, retorica e filosofia. Che cosa sono queste materie se non lapprendistato di un buon frate, erudito come il vostro maestro? La legge studia la giustizia, la teologia Dio stesso e i santi, la retorica larte del Verbo e la filosofia le regole di vita. Tutte cose utili a servire nostro Signore. Che  nei cieli, ma anche in terra, anzi sottoterra.
Non vi capisco.
Tutte quelle parole mi stavano stordendo, e in pi la confidenza delle carezze che Isabella gli aveva concesso aveva rotto lincanto e gi pensavo di andarmene. Lei probabilmente se ne accorse, e si riavvicin a me, con un sorriso enigmatico, del tutto simile a quello che poi ho rivisto alla corte del re di Francia nel ritratto di madonna Lisa Gherardini, frutto del talento raro e universale di Leonardo da Vinci. La perdonai in un battito di ciglia.
 naturale che non capiate, siete troppo giovane. Quanti anni avete, venti? Voi non conoscete i brulicanti orridi infernali e nemmeno le delizie del paradiso. Non avete mai volato, presumo, non siete quindi stato in cielo. Non siete nemmeno morto, per cui non avete appreso che cosa nascondano le profondit della terra. E la vostra mente non  mai esplosa in mille piccoli pezzi di vetro nei quali si poteva specchiare ogni brandello della vostra anima. In breve, avete vissuto solo in superficie.
Mi guardava con commiserazione, e io voltai lo sguardo, pi confuso che irritato, verso Isabella. La vidi invece annuire, con unaria che avrei definito materna, se non avessi avuto paura di incorrere in pensieri incestuosi. Mi rivolsi quindi nuovamente al pittore, cercando di capire se mi stesse gabbando o se fosse serio nellenunciare quella serie di sesquipedali fandonie.
Intuisco prosegu che non avete creduto a una sola parola di quanto vi ho detto. E dato, e non concesso, che mi trovo a essere nascosto e prigioniero nella casa in cui ero pervenuto come ospite gradito, ho il tempo per convincervi. Al tempo stesso vi offro unoccasione unica per aumentare le vostre conoscenze: quelle stesse che il vostro maestro impiegherebbe mesi e anni a inculcarvi. La differenza che esiste tra la fiamma e il fulmine: la prima ci mette giorni a distruggere una casa, il secondo un attimo.
Si diresse verso una teca e prese unampolla, versando alcune gocce in un calice di vetro che mi porse con decisione.
Bevete, e non abbiate timore.
Non ho paura di nulla risposi con lincoscienza dei miei anni.
In realt ne avevo, e molta. Perch pi sentivo parlare il pittore pi mi sembrava lincarnazione di Satana. Ma come poteva un angelo come Isabella apparire cos tranquilla davanti a un rappresentante dellinferno? Lei non provava alcun timore, e io volevo a tutti costi mostrarmi coraggioso davanti a lei. Per cui presi il calice e me lo portai alla bocca. Poi vi ripensai. Davanti a me immaginai il volto severo e ammonitore del magister.
Che cos questa bevanda torbida? Volete avvelenarmi?
No, Giovanni intervenne Isabella, fidati di me se non puoi farlo di lui. Io stessa lho provata e ti assicuro che ti sentirai forte come un toro, intelligente come un cavallo e mansueto come un agnello.
A parte il florilegio di animali ai quali non avevo alcuna voglia di assomigliare, linvito veniva adesso da Isabella, con la quale avevo giaciuto, per sua grazia, e alla quale avevo giurato protezione, fiducia e amore infinito. Avrei mai potuto tradirla davanti alla prima prova?
Bevvi, tutto dun sorso. Lei mi prese allora per mano e mi fece sdraiare sullimpiantito. Sulle prime non compresi e dubitai che volesse accoppiarsi con me davanti al pittore. Poco dopo, tuttavia, cominciai a sentire degli strani odori, come fossi sulla riva di un rigagnolo puzzolente. Mossi la mano davanti al naso, per cacciare la puzza, ma pi la agitavo pi mi sembrava una foglia che cresceva a dismisura, fino a che non mi sentii del tutto avvolto da essa. Da qui la memoria si fa confusa, e non per gli anni passati. Devo ammettere che allinizio la sensazione fu pi che piacevole. I baci che Isabella mi dispensava con le labbra sempre pi turgide mi inebriavano. Ma la sua bocca, lentamente, si espanse e si apr finendo per ingoiarmi come un luccio con la rana. Precipitai nelle sue viscere, ma sotto unaura di incantamento, sguazzando nel suo ventre sempre pi immenso. Al buio galleggiavo e nuotavo, senza alcun timore, quasi fosse un fatto naturale.
Vieni, sentivo delle voci, ma confuse. Sali. Siamo qui. Ti aspettiamo.
Langoscia prese allora il posto della serenit: quelle voci mi chiamavano, ma non sapevo dove andare e iniziai ad annaspare. Pi mi agitavo pi le forze mi venivano meno, e infine precipitai in un pozzo senza fondo. Un dolore acuto mi trafisse la mente, ma fu proprio allora che una luce improvvisa mi violent al punto che ne rimasi quasi accecato. Dal nulla sorse Isabella. La riconobbi, anche se sotto le sembianze di femmina di cane (non uso cagna per non disprezzarla). Di pelo rossastro. La teneva al guinzaglio il pittore e sulle prime ne ebbi fastidio. Ma subito mi cedette il laccio con un sorriso e da lei guidato, come Beatrice con Dante, percorsi un sentiero tra mille meraviglie, che nel frattempo erano sorte per magia. Fontane lussureggianti di acqua cristallina, fiori e frutti colorati e allapparenza gustosi che pendevano da alberi cos minuti che dovevo chinarmi per raccoglierne i pomi. Giovani uomini e donne che libavano in allegrezza, cantando canzoni damore.
 il paradiso? le chiesi
Vai fu la sua risposta.
Non sentii pi la terra sotto i piedi e iniziai a librarmi in volo, risucchiato da quello che sapevo essere il regno di Dio. Laria sapeva di erba e di fieno appena tagliato e pi salivo pi il profumo si faceva penetrante, fino a quando non percepii quello di verbena, il suo profumo, quello di Isabella. Lei era il paradiso. E in quellinfinit di bellezza forse mi addormentai. Al risveglio mi ritrovai al buio.

DICIASSETTESIMO GIORNO. Le visioni.

Il cuore mi batteva forte, e se non fosse stato per il suo pulsare avrei pensato di essere morto. Mi sentii peggio allidea di essere stato seppellito vivo, sottoterra. Tutto, intorno a me, era infatti avvolto dalloscurit pi profonda. Fu nel mettermi le mani alla testa, per la disperazione, che mi accorsi di avere una benda nera sugli occhi. Me la levai di scatto gi temendo ci che avrei visto. La visione fu tuttavia piacevole: Isabella. Mi premette una mano sul petto.
Ora comprendi?
La voce mi arriv da lontano, mentre cercavo di mettere ordine nella mente confusa. La mia espressione dovette divertirla, perch sorrise, mostrandomi la perfetta chiostra dei suoi piccoli denti.
Hai avuto una visione mi disse ancora. E sei stato l dove il nostro buon amico giace ancora.
Voltai la testa e vidi il pittore sdraiato, alla mia sinistra, con la bocca semi aperta, da cui colava un sottile filo di bava. La voce che usc dalle mie labbra non mi parve la mia. Piuttosto biascicai.
Forse  morto anche lui... ma dove sono?
Non  morto, sta sognando. Dai sogni trae lispirazione per i suoi dipinti.
Al contrario di quanto si dovrebbe tra maschi e femmine, fu lei ad aiutarmi a rimettermi, le membra mi pesavano come fossi pi grasso di un porco. Inciampai pi volte nei miei stessi piedi, meravigliandomi del mio stato. Avevo visto ubriachi barcollare con il viso stravolto in unignobile maschera, e ne avevo provato disgusto. Ebbi paura di dare la stessa impressione a Isabella.
 normale che tu ti senta in questo modo. Immagina di aver fatto un lungo viaggio e di essere cos stanco da non reggerti in piedi. Ma di aver conosciuto in questo lungo tuo peregrinare luoghi e genti straordinarie. Non ne saresti forse soddisfatto?
Mi porse un calice che rifiutai quasi spingendola lontano.
 solo acqua.
Presi allora la brocca dalla quale aveva versato lacqua e la trangugiai con avidit. Sbadigliai come un orso appena uscito dal letargo. Ora che la mente cominciava a liberarsi dai fumi della magia, i pensieri ricominciarono, se pure con lentezza, a riordinarsi. Tuttavia non sapevo come comportarmi con lei. Ancora una volta la sua caritatevole dolcezza mi venne incontro.
Succede cos la prima volta. Tra poco riacquisterai tutta la tua lucidit. Ma finch conservi il ricordo dei sogni, che sogni non sono, ricorda, ti voglio mostrare qualche dipinto del maestro Bosch, cos comincerai a comprendere chi  e, magari, potrai mettere una buona parola per lui davanti a frate Martino.
Buon Dio, il magister! Ebbi un brivido al pensiero di che cosa avrebbe pensato di me. Ma la mano di Isabella, che strinse le sue dita alle mie, mi fece ancora una volta dimenticare i miei doveri. Mi condusse al tavolo dove giacevano confusi una serie di fogli. Prese a mostrarmeli uno dopo laltro. Alcuni erano semplici schizzi, altri figure intere, solitarie, altri ancora sinopie pronte a essere messe su tela. E su ciascuno di essi io intravedevo figure simili a quelle che avevo vissuto, pi che visto, in sogno. Nonostante sia passato quasi mezzo secolo, di alcuni di essi ho un ricordo vivissimo.
Uno spartito musicale tatuato sulle natiche di un corpo, in mezzo a strumenti musicali giganteschi: unarpa, un liuto e una gironda. Un uomo che volava in cielo su una slitta da ghiaccio e un altro infilato nel becco di un mostro met uccello e met umano. E donne nude, in pose a volte caste e in altre lascive, che Isabella mi mostrava senza che sul suo volto apparisse alcun turbamento. Ma oltre a questi disegni orripilanti, alcuni abbozzati, altri vividi come se scaturissero dai fogli stessi, ve nerano altri ancora di natura oserei dire angelica. Fiori rigogliosi, dominazioni con le loro trombe, e uccelli, tantissimi uccelli, con sfumature di grigio e di rosso, date dal carboncino e dalla sanguigna. A quella vista unombra mi pass per la mente, che ancora non si era del tutto ripresa, ma il dolce volto di Isabella mi riport alla realt.
Bosch dipinge ci che vede, e tu sai che non possiamo controllare i sogni. Essi vengono quindi da Dio, e come potrebbe essere colpevole chi rappresenta con maestria la Sua volont?
Il ragionamento non faceva una piega, ma notavo, senza rendermene conto, qualche nota sgraziata nellarmonia della sua voce.
 proprio cos.
Un suono dalloltretomba mi arriv allorecchio. Il pittore si era alzato e ora mi fissava con interesse.
Spero abbiate compreso continu. Lerba del diavolo o, come la chiamate voi istruiti, lo stramonio, conduce alla conoscenza, alla visione dei misteri delluniverso. Che  opera di Dio, come lerba stessa. Se non avesse voluto che la possedessimo e ne facessimo uso, non lavrebbe creata. I miseri, gli ignavi, i veri poveri di spirito non comprendono questo semplice ragionamento. Ne hanno paura, come si ha paura di tutto ci che non si conosce.
Se avessi avuto il magister accanto, avrebbe ben saputo come rispondergli, ma allora non ero in grado di controbattere. Anche perch la sua logica, gi accennata da Isabella, mi pareva inattaccabile: la logica, non il cuore, che mi suggeriva altro. Comunque almeno adesso sapevo quale incantesimo aveva prodotto quelle visioni. Avevo sentito parlare dellerba del diavolo, di cui si servivano le streghe per volare e confluire nei sabba in cui il caprone malefico dispensava loro consigli e metodi per avvelenare le anime dei mortali e renderle schiave di Satana, con il quale alla fine si congiungevano.
Mi pass per la mente proprio un processo contro tali streghe, in cui mio padre era stato avvocato di una famiglia alla quale le fattucchiere avevano rapito un infante, per poi sgozzarlo e berne il sangue. Giustizia era stata fatta, sotto la tortura della ruota, le donne sopravvissute avevano confessato il loro crimine, e per piet erano state impiccate prima di essere bruciate sul rogo.
E se il pittore Bosch fosse stato uno stregone che parlava delle opere di Dio per confondermi? Se, per assurdo, Isabella fosse stata sua complice, e non, come doveva essere, una vittima dei suoi incantamenti? E se io stesso fossi stato preda di qualche sostanza che mi rendeva schiavo delle sue azioni? In pi avevo peccato carnalmente e quindi la mia anima poteva cadere pi facilmente nelle grinfie del demonio.
Troppe domande alle quali non sapevo dare risposte. Per cui, ormai libero nella coscienza e con i sensi appagati, mi ersi in tutta la mia statura e cercai di riprendere il controllo della situazione. Ero l per una missione e lavrei portata a termine.
Quando vi ho incontrato avete detto di sapere chi  stato. Che cosa intendete?
Bravo Giovanni mi sussurr Isabella.
Intendevo dire che so chi mi ha denunciato per blasfemia e tutte quelle altre sciocchezze.
Parlate, dunque.
Conoscete linvidia? Sapete,  una gran brutta bestia. Io stesso lho dipinta in un quadro, insieme agli altri peccati capitali. Si pu dire che abbia dipinto le peggiori bassezze umane, con molto divertimento. Ho qui una copia, se la volete ve ne far dono.
Continuate, vi prego.
 stato un pittore di corte a denunciarmi, in maniera anonima, naturalmente, come si usa a Venezia, in una delle Bocche delle Denunce Segrete. Il suo nome  Giovanni Bellini. Bravo nel ritrarre volti, ma niente di pi. Dopo aver fatto il ritratto del doge Loredan, pensava che nessuno avrebbe mai potuto rosicchiargli la fama. Io lho oscurata, con la mia arte, o meglio ancora ho gettato cos tanta luce in questa citt nebulosa che tutti i suoi dipinti appaiono svaniti. Per questo, dopo aver notato, con meraviglia e invidia, quella donna o quelluomo, il che  lo stesso, in croce, ha pensato bene di denunciarmi al tribunale dellInquisizione. Per togliermi di torno. Andate, interrogatelo sui motivi, estirpate da lui la verit e saprete molte pi cose di quanto non appaiano agli occhi.
Riferir a frate Martino, che nel processo avete per fortuna vostra come difensore, per nomina papale.
Beninteso intervenne Isabella, senza rivelargli dove si trova nascosto il nostro amico.
Non risposi, combattuto tra due pulsioni di fedelt opposte. Optai per un diversivo.
Vi troveranno, e a quel punto sarete condotto in prigione. Oppure la vostra assenza sar considerata come colpevolezza.
Non ho mai saputo se fosse grazie al potere dello stramonio, ma le parole che uscirono dalla mia bocca furono limpide e corrette come se fossi gi un dottore della legge, e non un semplice apprendista.
Pu essere.
Cos rispose Bosch, per la prima volta con un tono accomodante: avevo colpito nel segno, la mia prima vittoria.
Pu essere ripet, ma al momento preferisco una libera cattivit a una finta libert. E poi odio i processi, a chi piacciono? Solo agli avvocati, che ne traggono un pingue guadagno, sia che il loro cliente venga impiccato sia che venga mandato assolto e in pace con Dio. Andate, adesso, e non scordatevi il disegno dei sette peccati. Sar la prova che mi avete incontrato, frate Martino ne sar lieto, immagino. Anche se si tratta di una copia, un giorno, credetemi, avr un valore immenso.

Il giuramento.

Era pomeriggio inoltrato quando uscii da palazzo Grimani, con unangoscia opprimente in gola e un rotolo sotto un braccio: le ombre, gi lunghe, stavano svanendo. Di l a poco i feralanti avrebbero acceso le lampade a olio, generando altre ombre, ben pi inquietanti. Trovai il magister nella nostra camera alla locanda dello Sturin: il suo sguardo era tempesta. Non osai nemmeno pensare da quanto tempo mi cercasse. Non vera bisogno che mi ponesse alcuna domanda, perch era facile intuirla, ma non sapevo quale risposta dargli, senza tradire n lui n Isabella.
Ho informazioni, magister dissi distogliendo il mio dal suo sguardo.
Ho imparato con il tempo a mentire, con le parole, con la postura del corpo, con il sorriso e con la piega delle labbra, ma allora questa capacit era ben lontana dallessere sviluppata.
Parla, dunque, ti ascolto.
Lindifferenza del tono mi colp ancora pi gravemente del suo sguardo. Quasi avesse gi compreso che mi apprestavo a dire il falso o a nascondere la verit, nellespressione del suo volto una sorta di tristezza si sostitu alla collera iniziale. E il mio sconcerto aument. Mi gettai in ginocchio, le mani giunte.
Perdonatemi, magister, ho fatto un giuramento.
Gli avrei chiesto di confessarmi per potermi liberare lanima, ma la vergogna super la mia volont.
Parleremo del resto, ora dammi le informazioni che ritieni di avere raccolto.
Insensibile alla mia genuflessione, inizi a carezzarsi la sottile barba grigia, che tanta autorevolezza gli conferiva. Presi coraggio.
Pare che sia stato tale Giovanni Bellini, pittore veneziano, ad aver fatto la denuncia anonima per blasfemia contro Bosch. Mosso dallinvidia per la crescita della fama del rivale. Potremmo convocarlo come teste e fargli confessare tutto sotto giuramento.
Vedo che gi ti intendi di legge come un giurisperito. In poche ore hai acquisito unesperienza di anni. Devo essere davvero bravo come maestro.
Lassunzione dello stramonio poteva in effetti avermi aperto la mente, ma non era questo che il magister pensava davvero. Lironia con la quale era solito condire le sue frasi era diventata sarcasmo, e me ne dolsi.
Andiamo avanti prosegu. Vista la tua sagacia, quale beneficio ritieni che potremmo avere da tale testimonianza?
Siete stato voi a dire che poteva avere importanza!
Davvero? Non me ne ricordo, meno male che ci sei tu a supportare la mente di un povero vecchio.
Il cuore mi divenne ancora pi pesante: sembrava avesse quasi piet di me, delle mie menzogne, delle mie paure. Non ce la facevo pi. Mi tappai gli occhi con le mani, per allontanarmi da quella situazione. Da piccolo, chiudendo gli occhi immaginavo che non vedendo io, diventassi invisibile: il mio modo per nascondermi. Quel maledetto giuramento fatto a Isabella era delizia e croce e non avevo via di scampo: o tradire il magister o la donna che amavo. Presi una grave decisione, lunica che potessi.
Avete ragione a dileggiarvi di me. Torno da mio padre, non sono degno di restare accanto a voi.
Mi rialzai e mi voltai. A testa bassa mi diressi verso il mio giaciglio, per mettere insieme le mie poche cose e andarmene.
Anche io ho fatto un giuramento la sua voce grave mi arriv alle spalle. A tuo padre. Di tenerti con me, di proteggerti e di istruirti. Non mancher al mio e non mancherai nemmeno tu. Siediti. Puoi almeno dirmi dove sei stato?
A palazzo Grimani, come mi avevate ordinato.
Ti ho cercato proprio l, ma mi hanno detto di non averti visto.
Ve lo giuro, credetemi.
Lo far, ma vai avanti. Chi ti ha ispirato le parole che mi hai detto prima?
Presi fiato, cercando di ordinare le idee per potergli rispondere, non tradire Isabella e non ingannarlo. Trovai una scappatoia, alquanto ingenua, mi rendevo conto.
Non chiedetemi dove, vi prego, ma ho incontrato il pittore.  stato lui a dirmi di Bellini e a suggerirmi di riferirvelo.
Sta bene, non te lo chieder. E immagino sia lui ad averti dato quel rotolo che tenevi in pugno come un sacro mandylion.
Non avevo mai sentito un termine simile e guardai stupito il magister. Che se ne accorse e, ringraziando Iddio, abbozz uno dei suoi soliti sorrisi.
Ignorante ragazzo. E se ti dicessi acheropita scommetto che ti mostreresti ancora pi sconcertato. Il mandylion  il sacro telo sul quale  impresso il volto di Cristo acheropita, ovvero non fatto da mano duomo. E ora rispondi prima che imiti la rabbia di san Pietro e ti tagli un orecchio.
S, me lo ha dato lui, in regalo. Mi ha anche detto che un giorno, pur essendo una semplice copia, avr un valore enorme.
Pu darsi anche che quel giorno arrivi presto. Quando muore un bravo pittore in genere le sue opere si rivalutano allistante perch non ne pu pi produrre. Il che non  sempre vero, in quanto  in quel momento che i falsari si scatenano. Comunque se Bosch continua a nascondersi, verr processato in contumacia per essersi sottratto agli obblighi giudiziari che gli avevano concesso i quaranta giorni di diritto di asilo. Lo troveranno: i servizi segreti della Serenissima sono pari a quelli del papa. In tre giorni sar giudicato e condannato. La gogna e il carcere lo attendono. E lo stesso accadr ai suoi complici.
Mi guard con aria indagatrice, e non riuscendo io a nascondergliela, lesse nei miei occhi la colpevolezza. I suoi non mi accusavano, ma mi ammonivano.
Abbiamo un solo vantaggio prosegu, in attesa che riappaia, il procedimento inquisitorio  stato sospeso. Lo strano  che la richiesta  arrivata al sommo magistrato da parte dello stesso Longueville.
In quanto a me, non ero stato ancora perdonato, il magister aveva soltanto sospeso il suo giudizio. Per mostrarmi il pi possibile vicino a lui (non per rientrare nelle sue grazie, questo lo avrebbe deciso solo quando gli sarebbe parso), presi il rotolo, che non avevo ancora visionato, e glielo porsi. Dopo averlo steso sul tavolo, con quattro libri a tener fermi gli angoli, il magister cominci a passargli sopra un lume. Con curiosit, dietro le sue spalle sbirciavo il dipinto, bizzarro come il suo autore.
Pur non essendo colorato a olio, la sanguigna e il carboncino rendevano il disegno vivido e pieno di passione. Ulteriore bizzarria era la sua conformazione, rotonda come il cerchio di Giotto. Tuttintorno si svolgevano in sette riquadri i vizi capitali, ira, invidia, avarizia, gola, accidia, lussuria e superbia. Mi ritrovai a sorridere, perch quasi tutte le figure erano grottesche sia nella postura che nelle espressioni del viso. Non avevo mai visto rappresentare questi terribili peccati sotto una luce ridicola, e divertente. Quasi avesse tratto ispirazione da quelle compagnie di girovaghi che si permettevano di scherzare su tutto.
Lo sfogo della folla piace ai potenti disse una volta mio padre mentre assistevamo a uno spettacolo nella piazza di Monte San Savino, nei giorni del Palio. Come ai tempi dei Romani, dona al popolo il pane e i giochi del circo, accontentalo con lazzi e burle anche contro Domineddio, e potrai cos fare quello che vuoi di lui.
Parevano vive quelle facce cos umane, come si potevano vedere ogni giorno nei mercati. Persone normali, con addosso ricche vesti o stracci, ma tutte intente alla realizzazione di un peccato. Chi da vittima inconsapevole, chi da ladro o assassino, spesso con qualche piccolo mostro vicino appena accennato, forse una metafora del diavolo, ma anche questo ridicolo pi che spaventevole. Il magister non smetteva di guardarle e da un cassetto tir fuori una lente di quarzo o vetro, che appoggi sopra il disegno. Costretto a guardare sempre di sguincio, ora le figure apparivano ancora pi grottesche, comiche e volgari.
Bizzarro, lo aveva definito donna Isabella osserv il maestro. A me paiono piuttosto i disegni di una mente malata. A proposito prosegu continuando a guardare il rotolo, hai visto anche lei?
Mi arriv una stretta allinguine, e se questultimo avesse potuto parlare, avrebbe ripercorso ogni particolare di quellincontro, con la sola speranza che ne seguissero altri. Naturalmente il mio solito rossore non solo mi imped di negare, ma rese manifesta la mia lussuria. Il magister scosse la testa.
Comprendo molto di pi di quanto tu stesso sappia disse alzando finalmente gli occhi dal disegno. E la mia, bada, non  presunzione, ma esperienza, anche se questo potrebbe turbarti o modificare il tuo giudizio su di me.
Volete dire che anche voi...
Mi morsi la lingua: quel poco che non aveva ancora espresso il mio volto lo fecero le mie parole, e ancor pi quelle che tacqui.
Non sempre sono stato vecchio o frate. Ho conosciuto lamore carnale, ancorch non benedetto dal matrimonio, prima di quello spirituale. Vedo ora in te gli stessi miei segni. Non te ne devi vergognare. La difficolt sta nel tenere i sensi sotto controllo, far s che sia tu a suggere la vita, non loro la tua. E mi domando, senza volerti offendere, quali grazie abbia trovato in te la Venere Isabella. Non hai denari e non sei cavaliere in grado di darle quella rispettabilit che spesso le cortigiane, anche le pi illustri, ricercano per porre fine in modo glorioso alla loro carriera. Forse tuttavia hai qualche cosa che pu interessarle. Non so se mi hai inteso.
Non intendeva offendermi, aveva detto, e aveva ragione. Linsulto non era rivolto a me, ma a Isabella, quasi che il suo amore fosse frutto di calcolo. Anche io mi ero fatto la stessa domanda, ma la risposta era stata tuttaltra: la purezza dellamicizia e della giovinezza (anche se non sapevo quanti anni dichiarasse), le affinit di pensiero, perfino un momentaneo turbamento, anche se speravo non fosse cos. Speravo fosse amore. A ogni buon conto, per quella che conobbi poi essere la propriet transitiva, mi sentii lo stesso oltraggiato.
Isabella mi ama, e io amo lei.
Il magister sospir e io detti la buona notte, dimentico non solo delle mie colpe ma anche di mangiare.

DICIOTTESIMO GIORNO. I disegni di Manuzio.

Tra me e il magister qualcosa si era spezzato. Me ne resi conto al mattino, non tanto dal suo atteggiamento, quanto dal mio. Non provavo pi quella devozione filiale ma, pur con la medesima stima e il rispetto, una sorta di ribellione. Volevo scrollarmi di dosso quella che sotto il manto della saggezza ritenevo fosse supponenza. E nonostante mi parlasse con la consueta amabilit, mirritava lironia con cui condiva le frasi, come se nulla fosse cambiato fra di noi. Tutto questo non faceva che aumentare il mio disagio e lunica cosa che avrei voluto era buttarmi tra le braccia di Isabella.
Un messo del tribunale gli consegn un biglietto: allora nona Longueville e leccellentissimo magistrato Bonaccorso richiedevano la presenza del magister.
Vediamoci l davanti, per quellora. Se vuoi, vai per Venezia, osserva la gente e le sue abitudini, osserva come commercia, come parla e come si veste. Guarda anche come si comportano diversamente i poveri e i ricchi: da tutto questo trarrai pi insegnamenti sulla legge che dai testi giuridici. Se puoi, evita palazzo Grimani e controlla il fuoco che ti arde. Perch per capire bene la giustizia, alla quale cerco di indirizzarti, occorre essere esenti da passioni. Infatti, la giustizia applicata senza assenza di passione corre sempre il rischio di non essere giusta.
Avrei voluto rispondergli, ma le parole mi morirono in gola. Nel mio animo sapevo quanta ragione avesse, ma da qui ad ammetterlo vi passava pi acqua di quanta ve ne fosse in tutti i canali della laguna. Mi dette perfino qualche denaro, e quando stavo quasi per ringraziarlo, me lo imped. Mi recai quindi alla mensa della locanda, dove la padrona mi porse subito una zuppa fumante.
Carne di pollo, maiale e vitello, rosso duovo, aceto e qualche altra spezia. Vi piace?
Tra un cucchiaio e un altro, le risposi con garbo.
Davvero saporito, padrona.
Caterina, sciocco. Padrona  per gli altri.
Si sedette al mio desco con aria complice.
E non senti forse un pizzicorino in bocca?
Ne avevo avuta una percezione piacevole, che dalla lingua scivolava in gola fino a sciogliersi nello stomaco.
Pepe nero continu, zenzero e noce moscata, una prelibatezza. Io sola ne conosco i segreti. Queste spezie, unite alluovo, regalano la robustezza del toro e infiammano gli amanti. Non ti senti gi rimescolare, angelo mio?
Mi prese la mano che impugnava il cucchiaio e si mise questultimo in bocca, ingoiandone il contenuto e fissandomi negli occhi. Mi liberai dalla stretta, e a testa bassa ripresi a mangiare. Con la coda dellocchio la vidi alzarsi e udii la sua voce beffarda. Ancora oggi, in certi momenti, mi risuonano nelle orecchie quelle profetiche parole.
Ho capito, angelo mio. Peccato, sei bello, ma purtroppo non mi chiamo Caterino.
Solo in seguito, molti e molti anni dopo, gi oltre la mia ordinazione sacerdotale, compresi il significato del suo provocante motteggio. Felice comunque di essermi sbarazzato di quella femmina che aveva osato interporre le sue abbondanti grazie davanti a quelle delicate di Isabella, me ne uscii.
Seguii il consiglio del magister. La giornata era propizia: nessuna nuvola in cielo e unaria tersa e frizzante, soffiata da uno zefiro messaggero di primavera, favorivano lo sciamare di gente dogni sorta. Senza dovere pi correre appresso al magister, potevo finalmente bighellonare e osservare. Mi colpirono innanzitutto le botteghe dei lanaioli, ve nera una ogni venti passi. Braghe dalla doppia tinta, sottovesti bianche come colombe, giornee rosse e dorate, i colori della Repubblica, che immaginai andassero di moda per orgoglio cittadino. E questo solo per la moda maschile. Quella femminile era ancora pi variegata. Dalle semplici gonnelle e camicie, a berrette di ogni foggia, guarnelle, cioppe broccate e gamurre pavonazze. Tutti nomi che imparai chiedendo ai commercianti. I prezzi andavano da due soldi fino a venti o trenta ducati. Rispetto alla gente della mia Toscana, sembravano aver tutti fretta, mentre il vociare era almeno pari al berciare dei miei concittadini.
Nella piazza antistante il Palazzo Dogale, notai un assembramento e ne fui incuriosito. Alcuni giovani si passavano tra le mani un foglio e mormoravano espressioni di meraviglia, quasi pudichi, indicando quelle che sembravano delle figure. Provai a osservare meglio, da dietro le loro spalle, ma uno del crocchio mi si rivolse contro in malo modo.
Io lho pagato, se vuoi vederlo va da Manuzio e compralo. Scossi la testa per far intendere che non conoscevo detto Manuzio.
Xe lo stampatore, seno! Trovalo in Confinio SantAgostin.
Per riattraversare il Canale Grando mi bast un piccolo in mano al veloce gondoliere, che imprec per il traffico e per poco non venne alla mani con un altro che, a dir suo, gli aveva tagliato la strada.
To mare can gli grid, e a Venezia imparai presto il significato di questa espressione.
Una volta a riva, chiesi indicazioni, e poich tutti sapevano dove si trovava quella bottega, vi arrivai rapido. In quellantro, dove si spandeva il dolce odore del piombo, trovai subito quello che cercavo. Con cinque soldi (speravo meno) me ne impossessai e per poco non caddi a terra per la sorpresa. Tre disegni, uno sopra laltro. Il primo di un uomo a terra, con dei denari sparsi intorno. Il secondo di una donna, con la veste rialzata, distesa su una barca. E il terzo di un giovane grasso con la bocca sporca e aperta sdraiato accanto a un pozzo in una piazzetta. Con un frate incappucciato chino su tutti e tre e una scritta che prendeva lintero foglio: avis obscena et vespillo. Mi fu facile tradurre per quel poco che sapevo di latino: beccamorto uccello del malaugurio. E non mi ci volle nemmeno molto a capire che quel frate era il magister, quasi fosse sua la colpa dei tre delitti, come portasse sfortuna.
Mi sentii offeso al posto suo, ma era troppo presto per riferire al magister. Vagai ancora, senza una meta, forse troppo, al punto che mi ritorn lappetito. Non volendo rientrare alla locanda mi fermai accanto a dei gentiluomini che guardavano le esibizioni di alcuni giocolieri. Come loro, rimasi affascinato dalluomo mangiafuoco e da un altro che faceva volare insieme tre coltelli, riuscendo sempre a prenderli dal manico. Dal carro dietro di loro scesero quindi alcune donne che mostravano senza pudicizia il seno rigoglioso, chiedendo con fare arrogante e divertito insieme un compenso ai presenti. Quei giovani signori, che sul viso portavano maschere dorate, risposero alla richiesta con generosit: vidi uscire dalle loro tasche almeno tre ducati, e quelle svergognate gli si strusciarono addosso.
Chiedo venia dissi loro quando stavano per allontanarsi, dove posso gustare un pasto leggero?
Mi indicarono la locanda di tale Biasio Cargno consigliandomi di ordinare il suo famoso guazzetto alla bechera. Una vera delizia, anche se... ma di questo dir pi avanti.
In anticipo davanti al tribunale, con il foglio in mano, attendevo il magister. Vidi invece arrivare Longueville, seguito dal suo immancabile telamone, sempre silenzioso. Nascosi il foglio nella giubba. Ma fu un gesto inutile, ne aveva ben due in mano, e me ne consegn uno.
Non gli rende giustizia, il pittore, a frate Martino, non trovate?
Non saprei, monsignore.
Come prima volta in cui gli rivolgevo la parola, mi parve lappellativo corretto.
Padre  sufficiente rispose beffardo. Manca il sorriso, a questa figura. Sar contento il vostro padrone che il processo sia stato rimandato. Tuttavia le strade del Signore sono tanto misteriose quanto determinate. Il pittore sar condannato, vedrete.
Stavo per replicare, sia pure con umilt, che frate Martino non era il mio padrone, quando entrambi lo vedemmo arrivare. In quel momento suonava lora nona. I due inquisitori si salutarono con un inchino, ed entrarono nel tribunale. Leccellentissimo Bonaccorso li attendeva nel suo studio, impegnato come sempre a scartabellare qualche libro.
In silenzio osservai tutti e quattro, il magistrato, il magister, Longueville e il suo segretario. I volti assorti, piegati in una maschera di circostanza, mi ricordarono quelli che avevo visto nello studio del pittore Bosch. Portando al limite le loro rughe, distinsi quei tratti caricaturali e osceni che caratterizzavano le sue figure. Quasi che le visioni del pittore, delle quali io stesso, segretamente, ero stato partecipe, potessero scavare fin dentro lanima di ciascuno e far scaturire la loro vera essenza. Bonaccorso mi apparve come un nano tutto testa e senza gambe. Il magister una giraffa bianca che dallalto osservava quieta e triste le vicende umane. Longueville era un corvo dal becco lungo, mentre il segretario telamone un enorme istrice con un elmo sul capo. E quando alz il braccio per grattarsi la testa, ebbi come limpressione che tenesse in mano una spada, pronto a menare teribili fendenti.
Nobili inquisitori pronunci leccellentissimo Bonaccorso, come gi sapete, il procedimento a carico del pittore Hieronymus Bosch  stato sospeso su istanza del Consiglio dei Dieci. In questi giorni di traffici intensi per la Repubblica, con larrivo di navi e di commerci sono di pari passo incrementati degli episodi occulti e criminali. Tutte le forze di giustizia, la mia compresa, sono state messe al servizio di questi casi.
Immagino intervenne il magister che non vi stiate riferendo agli omicidi per i quali sono stato chiamato a indagare.
No, ma per disgrazia. Avvicinatevi, signori.
Lo feci anchio, nonostante quellinvito fosse rivolto soltanto ai due inquisitori, ma a parte unocchiataccia il magistrato non mimpose di allontanarmi.
Che scompaiano bambini  sempre capitato. Che in questi mesi la loro scomparsa si sia fatta pi intensa  un dato. Ma nellultima settimana il fenomeno si  ingigantito. Madri disperate per la loro perdita e altre angosciate che ai loro figlioli possa accadere lo stesso si sono precipitate in gramaglie dal doge Loredan. Nellultimo mese abbass ancora di pi la voce ne sono scomparsi pi di trenta.
Orripilai, e ancora una volta danzarono davanti ai miei occhi i mostri di Bosch. Che dalle sue visioni avesse creato, in combutta con il demonio, un terribile homunculus in grado di strappare di notte i figli dalle loro culle senza che nessuno se ne avvedesse?
Longueville si copr il viso con le mani, e quella volta sembr che la sua freddezza cedesse finalmente alla piet. Il telamone rimase, come suo solito, immobile e inespressivo, mentre il magister incroci le braccia sotto le ampie maniche del saio.
Non conoscevo i motivi di tale rimando, ma non posso che approvarli. Questo mi potr consentire di dedicarmi con ancora maggiore impegno alla soluzione degli altri omicidi.
Martino gli disse Longueville, osserva bene i segnali che Dio ti invier e conoscerai la Sua verit.
La verit  una, Jean.
Appunto, la Sua.
Vi prego Bonaccorso interruppe entrambi, non  il momento di discutere di simili sottigliezze. So dove alloggiate e vi far sapere non appena potremo riprendere il procedimento.
Che si goda pure la libert, il signor Bosch disse Longueville, la mano di Dio  ferma e tende larco.
Fuori dal tribunale mi rivolsi al magister.
Sembra che Longueville non abbia pi interesse a cercare il pittore.
Immagino tu ne sia soddisfatto. In effetti  parso strano anche a me. Purtroppo se lo trovassi per altre vie ammicc per dovere dovrei farlo arrestare. Meglio non sapere, allora. Come il marito becco con le peripezie della moglie.
Mi sorrise, e io a lui. Fu allora che, mutata lespressione, gli mostrai il disegno che avevo comprato nella stamperia dei Manuzio. Lo osserv e vidi anche il suo volto mutare. Mi guard, pieg il foglio e, come se un temporale fosse scoppiato nella sua mente, mi conged con un gesto.

VENTESIMO GIORNO. Considerazioni.

La cena alla locanda dello Sturin non era iniziata con i migliori auspici. La padrona Caterina mi aveva salutato chiamandomi allegro giovinotto. Nel portarmi un petonciano tagliato a fette, aveva detto ridendo che forse lo avrei preferito intero, e prosegu con altre facezie del genere. Nel tirare via il piatto fece unulteriore allusione, condita da una risatina.
Domani vi preparer del finocchio, forse lo gradirete maggiormente.
Quando si fu allontanata, chiesi al magister che cosa avesse voluto significare. Rispose alla mia domanda con unaltra.
Che cosa le hai fatto?
Niente, sul mio onore.
Forse medit ad alta voce  proprio questo il punto. Non le hai fatto ci che lei avrebbe voluto che tu le facessi. Per questo ti ha offeso, tipico delle femmine.
Che cosa intendete?
Quando una donna abbass la voce in modo che gli altri commensali non sentissero viene rifiutata da un uomo, considera questa la pi grave delle offese, molto pi di una bastonata. Allora, per vendetta, appellano luomo come sodomita. Anche davanti alla gente, ma pi spesso dietro le spalle.
Strinsi i pugni e dalla rabbia mi venne quasi da piangere.
Ma non  vero! protestai. E voi lo sapete. Insomma, intendo dire che sapete quanto ami donna Isabella. Comunque avete ragione, laltra sera mi fece chiaramente intendere che, se avessi voluto, insomma...
Non andare oltre,  tutto chiaro. Cos ti ha dato del finocchio.
Non capisco ancora.
Il finocchio  una pianta di poco conto, un ortaggio di infimo valore che si trova perfino libero nei campi. Per metafora sintende appunto di uomo di scarse qualit, o meglio di scarse capacit, insomma non in grado di soddisfare una femmina, anche per mancanza di voglia. Orientato quindi verso la sodomia.  capitato anche a me di sentirmelo dire.
A voi?
Essere frate non significa abiurare la propria virilit. Soltanto tenerla a bada. La castit che ci viene richiesta  un esercizio di volont, una rinuncia. Al fine di rafforzarci nei confronti di tutte le altre tentazioni del mondo: il denaro, il potere, la sopraffazione, il Male in generale. Ma non crucciarti e lasciala scherzare, si stancher presto e si rivolger altrove. E ora parlami di Bosch.
Le parole del magister mi fulminarono, e il cucchiaio mi rimase a mezzaria. Nonostante il profumo della manteca di merluzzo, mi pass la fame. A quella domanda diretta non potevo sottrarmi, e comunque parlando del pittore, non avrei tradito la mia amata. Che in quel momento desideravo avere tra le braccia pi di ogni altra cosa al mondo, anche per scacciare limmagine di me sbeffeggiata dalla locandiera.
Che cosa volete sapere?
Tutto ci che ti viene in mente. Ma non descriverlo, mostramelo, nelle sue movenze, nelle parole, nella voce e nei silenzi, e fai cos in modo che io lo veda.
Iniziai dallaspetto fisico, ma non era certo quello che il magister voleva sapere.
Dimmi delle sue inclinazioni.
... audace fu la prima parola che mi venne in mente. Sembra che niente lo possa toccare, come se si sentisse superiore a tutti. Con altra armatura che non siano i suoi pennelli, lo si direbbe un cavaliere da torneo, o uno di quei giocatori di dadi che sfidano la sorte e la morte.
Le frasi mi fluivano senza fatica, immaginandolo, proprio come il magister mi aveva chiesto di fare. Incerto se raccontargli o meno dellassunzione dello stramonio, alla fine decisi di dirglielo.
 uso assumere una droga, che gli procura le visioni che poi trasferisce nei suoi dipinti.
Quale droga?
Lerba del diavolo mi segnai, che procura una conoscenza diretta dei misteri del mondo.
Chi ti ha raccontato questa fandonia? esclam. Lui stesso?
Non risposi e abbassai gli occhi: dimprovviso il suo sguardo mi fece venire dei dubbi. Scosse la testa.
Sei mai stato ubriaco? mi disse severo. I muri delle strade si piegano verso di te, diventano archi. I topi ti appaiono grandi come conigli e un leone ti si mostrerebbe come un gatto mansueto. Da sopra un ponte vedresti lacqua come un letto caldo nel quale tuffarti, e confideresti i tuoi segreti pi intimi al primo ladro o alla prima prostituta, interessati solo a cavarti il denaro o la vita stessa.  realt, secondo te?
No, maestro.
Lerba del diavolo, la Datura stramonium, come la chiamavano i latini, non apre la mente verso la conoscenza, ma la distorce, lobnubila esattamente come laqua vitae o il vino in grande quantit. Si chiama del maligno proprio per questo, perch ti illude e ti inganna, come fa lui. Non hai idea di quante ve ne siano, la mandragora, lelleboro, il giusquiamo. E ancora la ruta siriana e perfino alcune specie di lattuga selvatica. La assume spesso?
Tutti quei nomi mi fecero girare la testa, ma al contempo rimasi ancora una volta meravigliato delle conoscenze del magister. Se tuttavia non le aveva mai provate come faceva a parlarne in quel modo cos saputo? Sembr leggermi nel pensiero.
Le ho sempre evitate, nonostante la curiosit mi spingesse a provare. Per conoscere  sufficiente lesperienza che ti danno i libri, altrimenti dovresti cominciare sempre dallo zero arabico. Uno spreco inutile di fatica. Ma ti ripeto, Bosch assume spesso queste sostanze?
Da quanto mi risulta risposi con sincerit, lo fa abitualmente.
Lo temevo e lo sospettavo.
La megera Caterina (ormai non potevo definirla in altro modo) si avvicin al tavolo. Laria sbruffona era mutata in livore, e guardava il magister.
Non voglio guai disse. Meglio che ve ne andiate se non volete che vi faccia cacciare.
Il magister ferm il mio braccio che gi si stava levando verso di lei: potevo sopportare che offendesse me, ma non lui.
Quali nuove, buona padrona? le disse quieto, secondo il suo sistema.
La polizia vi cerca, e io ho detto che non vi conosco.
In effetti  vero: siamo qui solo da pochi giorni, come si fa a comprendere in cos breve tempo lanimo e le abitudini di un uomo? Tuttavia, siate gentile, dite loro che vi siete sbagliata, che avete troppe cose di cui occuparvi, e che frate Martino da Barga sar lieto di dividere il desco con loro. Naturalmente a mie spese.
Lultima frase fu forse quella che la convinse. Asciugandosi le mani sul grembiule se ne and, e poco dopo, con un gesto imperioso, indic al capitano di giustizia che gi conoscevo e a un suo soldato il nostro tavolo. E le cadde la mascella quando vide lufficiale inchinarsi davanti al magister.
Pessime notizie, frate Martino disse Volpato.
Non vi fu bisogno di dire altro. Il magister mi guard tuttavia corrucciato, prima di alzarsi, quasi fosse mia la colpa di quanto accaduto. Non sapevamo ancora niente, ma gi immaginavamo entrambi.

VENTUNESIMO GIORNO. La vedova Corner.

Che volassero offese tra la gente del popolo era cosa nota, e altrettanto che gli sgarri finissero a volte a colpi mortali di coltello. Tra i nobili le contese si svolgevano diversamente: o attraverso messaggeri di mestiere, che portavano le ragioni degli uni e degli altri, cercando una mediazione, o se proprio non vi era verso di giungere a un accomodamento ci si rivolgeva al tribunale, o al Consiglio dei Dieci nei casi pi gravi. A meno che non si trattasse di congiure politiche o colpi di stato, in cui gli uccisori erano noti quanto gli uccisi. E in questo caso il vincitore si insediava ai piani alti del Palazzo Dogale, mentre il vinto nelle carceri a piano terra. Dotate comunque di ampie finestre con inferriate in modo che potesse parlare a parenti e passanti e ricevere elemosine.
Ma non era mai avvenuto da tempi immemorabili che a Venezia si commettessero omicidi senza apparente ragione, e in pi tra chi godeva di rendite e benefici, se non addirittura tra la nobilt. A parte qualche caso di gelosia, dove la moglie fedifraga colta in flagrante era uccisa insieme allamante per salvare lonore del marito e della sua famiglia. Non poteva certo dirsi questo del caso che ci si present, pur trattandosi di una femmina. Rispetto allamica di Isabella (il cuore mi opprimeva il petto ogni volta che la nominavo, anche soltanto nella mia mente) mostrava molti pi anni.
La conoscete? chiese il magister a capitan Volpato.
S, eccellenza.  donna nota. Vedova del conte Corner, delle Case Vecchie. Antica nobilt tribunizia. Quello alle mie spalle  palazzo Malombra, la sua residenza.
Che altro? Possibile camminasse da sola, senza che nessuno la accompagnasse? E che nessuno abbia visto niente?
Si dice prosegu il capitano con aria impassibile che cambiasse domestici a ogni pi sospinto, li trattasse male e li pagasse peggio. Una donna tanto ricca quanto superba. Forse  per questo che non cera nessuno con lei.
Magari i domestici sono scappati. Dovremo interrogare la servit. Del giovane grasso qualcuno ha reclamato la sparizione?
Nessuno, domani finir nella fossa comune.
Ditemi ancora, la donna aveva figli? Infanti, intendo.
Uno solo, annegato ubriaco lo scorso Carnevale. Per farne nuovi non aveva pi let, frate Martino. Ma perch lo chiedete?
Era soltanto una supposizione, per scartare lidea che questa morte abbia a che fare con la sparizione dei bambini.
Mi fece cenno di avvicinarmi al carretto sopra il quale giaceva il corpo della donna, con la testa che ciondolava fuori dal pianale. Gli occhi spalancati conferivano al volto, truccato di polvere di rosa, unespressione di meraviglia, pi che di terrore. Come non avesse creduto alla morte, e nemmeno al suo assassino.
Il boia osserv il magister lha strangolata con la sua stessa collana di perle. Guarda come sono grosse, con quel filo potresti armare una cocca.
Non  rapina, quindi.  lo stesso uomo, non credete? Un folle maniaco!
Tuttaltro, Giovanni. Smettila di pensare alla follia ogni volta che non comprendi le ragioni degli altri. La sua logica  invece ineccepibile, anche se ancora oscura. Lassassino ci sta fornendo informazioni, come per esempio, il suo disprezzo per questa donna. Il carro su cui  distesa portava una botte, guarda i segni sulle assi.
Delle scanalature indicavano proprio tale presenza, ma non capivo il collegamento. Il magister mi spieg, e come al solito ne imparai una nuova.
Questo carretto viene portato a mano da chi  comandato a spurgare i pozzi neri delle abitazioni pi lussuose. Invece di gettare gli escrementi nei canali o nei vicoli, alcuni palazzi godono di tubature che dalle latrine finiscono in apposite cloache, che devono essere svuotate con regolarit. La ricchezza di questa donna sembra non essere indifferente per lassassino. Se fossimo a Firenze il delitto potrebbe essere addossato ai Piagnoni, quei bigotti seguaci del Savonarola. Per loro ogni lusso doveva essere colpito senza alcuna piet.
E per voi, maestro?
Mi  indifferente. Ma siamo a Venezia, e questuomo ci dice quindi che la nobile Corner non  altro che merda, per dirla senza giri di parole. Hai compreso bene?
Avevo inteso benissimo, il magister non avrebbe potuto essere pi chiaro, e in pi non lo avevo mai sentito esprimersi in quel modo. Staccatosi dal gruppo dei militi che in cerchio tenevano lontano i curiosi, il capitano di giustizia si avvicin a noi.
I servi della Corner sono tutti schierati e pronti a essere interrogati: quando volete, frate Martino.
Il magister gli fece cenno di aspettare e a me di dargli una mano a spostare il corpo. La veste ampia impediva i movimenti, ma riuscimmo a tirarlo a terra con la delicatezza dovuta. Dal carro caddero alcuni fiori secchi, trascinati dal corpo stesso. Il magister ne raccolse uno da terra, lo osserv bene e quindi me lo mostr, pronunciando un nome che avevo gi sentito.
Datura, lo riconosci?  linflorescenza dellerba del diavolo.
Non lho mai vista prima.
Non mentii. Se pure la bevanda che avevo ingerito era a base di quella pianta, non ne conoscevo n le foglie n il fiore. Il mio maestro impugnava lo stelo con la mano destra e lo agitava verso di me, quasi volesse con quello lanciarmi un anatema.
Fa che non sia ci che penso disse e sinfil il fiore nella tasca interna del saio.
Sul carro ne erano rimasti alcuni, e un melograno rinsecchito, che era forse sfuggito alla vista del magister. Glielo indicai, timoroso della rabbia che mi sembrava gli stesse montando.
Bene, lo custod insieme con i fiori, magari anche questo  un segno dellamico nostro. Adesso dovremo cercare chi, a Venezia, possiede della datura, in vaso o secca. Questa volta la traccia con cui ha creduto di beffarci gli si ritorcer contro. Troviamo una piuma, adesso.
In silenzio iniziammo entrambi a rovistare tra le pieghe della gonna, della mantellina, sotto la cuffia e perfino nelle maniche. Il magister le alz pudicamente la gonna, ma si ritrasse poco dopo per limmondo fetore che proveniva da sotto. Come imparai pi tardi alla presenza dei rei che venivano impiccati, la morte per strappo o per strangolamento produceva a volte un allargamento dellano, con la conseguente fuoruscita degli escrementi. Se lassassino avesse saputo anche di questa circostanza, lipotesi del magister, che costui considerasse la nobile Corner come sterco, sarebbe stata ancor pi avvalorata. Purtroppo non trovammo alcuna piuma. Poich lo vidi perplesso e incerto, provai a dargli un suggerimento.
Magari non  il nostro uomo. Non potrebbe essere stato un servo di casa?
Potrebbe rispose laconico.
Interrogando la servit potremmo forse risolvere il delitto. E con questo gli altri.
Potremmo.
I suoi pensieri vagavano: ormai conoscevo i suoi atteggiamenti. In quel momento avrei potuto dirgli di avere visto un gatto cacare un uovo e un asino librarsi in volo attorno al campanile di San Marco, e mi avrebbe risposto ugualmente con i suoi potrebbe e potremmo. Infatti lo sussurrai appena e non dimostr alcuna sorpresa.
Magari stiamo sbagliando tutto provai a provocarlo. Noi cerchiamo un uomo, ma potrebbe essere una donna gelosa delle sue ricchezze o sua rivale in amore.
E perch non un uomo che disprezza le donne?, scosse la testa. Una donna non sarebbe mai in grado di stringere il collo in quel modo.
Aveva sentito e compreso tutto: solo che prima non aveva alcuna voglia di rispondermi.
Avrei giurato sulle stimmate di San Francesco che avremmo trovato una piuma, come nei precedenti omicidi. Per fortuna credo poco in questi segni. Dio non ha bisogno di queste esteriorit per confermare la sua presenza, non credi Giovanni? Comunque abbiamo la datura, ricordalo bene, e un melograno. Anche se di questo non comprendo il senso.
Potrebbe essere caduto da un albero?
Potrebbe disse ancora e mi guat di traverso, ma solo se fosse la stagione e fosse maturo, ed entrambe le circostanze sono da escludere. La tua deduzione  impossibile e quindi falsa, ed ex falso sequitur quodlibet. Ricorda anche questo, che dal falso pu nascere ogni cosa. Secondo Duns Scoto, dove sia vera unaffermazione falsa, ne consegue che sia tutto vero e tutto falso allo stesso modo, il che  impossibile. Ti  chiaro? Un po come il tuo asino che vola sopra la torre campanaria.
Aveva proprio udito tutto, compresa la mia provocazione di poco prima. Ma aveva fatto finta di niente. Con il tempo e gli anni ho imparato questo insegnamento. Una prerogativa dei vecchi come me  fare finta di essere molto pi sordi di quanto non si sia. In questo modo non solo si odono molte pi calunnie e maldicenze, ma si pu anche decidere se far finta di non averle udite. E in pi, nel farsi compatire per la sordit, ci si leva dimpiccio dagli scocciatori.
Mi spiace sono oggi solito dire, ma il tempo della supplica  scaduto, la prossima volta parlate pi forte, ma senza essere maleducato, altrimenti vi faccio cacciare via.
Anche questo trucco forse fu inventato da Duns Scoto.
Non sembra invece che tu abbia compreso prosegu il magister, ma non importa, andiamo a interrogare i servi. Temo tuttavia che non ne trarremo un ragno dal buco. Io ho un sospetto, forse so chi  il colpevole, ma non ho al momento le prove per dimostrarlo.
Nel dirigerci verso palazzo Corner, ancora una volta mi guard in modo strano, con un misto di piet e rimprovero, quasi avesse individuato la mia colpa, ma aspettasse che fossi io a confessare.

Linterrogatorio.

Il capitano di giustizia li aveva fatti mettere tutti in fila, nella sala da pranzo. Alcuni tremavano spaventati, altri si mostravano sfrontati e sorridenti: era evidente come la padrona non godesse del loro affetto, per usare un eufemismo. Le donne, divise dagli uomini, stavano per lo pi a testa bassa. Senza eredi, il palazzo sarebbe rimasto chiuso per chiss quanto tempo e, per molte di loro, restare dimprovviso senza un lavoro significava la fame. Gli uomini se la sarebbero cavata pi facilmente, come sempre. Il soffitto a volta era affrescato, quasi per contrappasso, con scene di tripudio e lusso. Giovanetti e giovanette in pose gaudenti si cibavano di frutti di ogni sorta e bevevano vino da preziosi calici. Ninfe danzavano quasi nude, osservate dagli occhi lubrici di fauni che si nascondevano dietro alberi rigogliosi, mentre un Pan dagli enormi zoccoli li invitava alla festa. In un angolo, un Bacco grasso e ridente, con una corona di pampini da cui scendevano grappoli duva, si divertiva a guardare compiaciuto i mortali e le divinit minori a lui devote. Il magister pass in rassegna la servit, osservandola muto: anche i pi insolenti non sostennero il suo sguardo indagatore.
Sono frate Martino da Barga disse dimprovviso, comandato dal doge Loredan a fare luce su questo orrendo fatto di sangue. Si ferm un attimo per poi riprendere con ancora maggiore decisione: So che uno di voi  colpevole delluccisione della vostra padrona. Dite, comandante, qual  la pena per tale brutalit?.
Il taglio delle mani e dei piedi. Laffogamento in laguna, davanti al popolo, legati a catene di ferro, la requisizione dei beni e, ove non bastassero a compensare la perdita per gli eredi reclamanti, la riduzione in schiavit dei familiari.
Senza volere, mi segnai. Spaventato per le pene che il capitano aveva elencato, e perplesso per la sicurezza con cui il magister aveva affermato di conoscere il colpevole. Non me ne aveva parlato, ma ne rimasi pi scosso che amareggiato.
Capitan Volpato, quale pena per chi  considerato complice prosegu il magister, per aver protetto con il silenzio o altri atti lignobile gesto?
Non vi  differenza, stessa pena rispose, alzando il mento.
Alcune donne si misero a piangere, mentre gli uomini cominciarono a guardarsi tra loro. Il magister cambi tono, da arrogante si fece quasi supplichevole.
Come farei tuttavia a rinunciare alla piet e al perdono che mimpone questo saio? Come nella sacra confessione, dalla quale lanima esce linda come quella di un puer appena battezzato, cos ciascuno di voi ha lopportunit di redimersi. E se il reo o la rea che confessi la sua colpa sar perdonato in cielo, se non in terra, cos sar redento ex illis terris sed haec loca chi mi dar notizia sul colpevole. Avanti dunque, parlate!
Se fino a quel momento avevo assunto unespressione di compunta compostezza, non riuscii a evitare un moto di meraviglia. Se il latino non mi tradiva, il magister aveva usato una locuzione del tutto inappropriata. Che cosa ci azzeccava la redenzione e la colpa con la frase da quei paesi di questa regione? Compresi un momento dopo, quando a quegli zoticoni, a sentir parlare aulico e latino, vennero i brividi. Lastuto indagatore aveva semplicemente usato una frase a effetto, di nessun significato logico, ma era riuscito nel suo intento. E compresi anche che era tutto un trucco, un modo per ottenere qualche notizia. In effetti, come mi disse successivamente, non pensava minimamente che uno di loro fosse colpevole.
Una giovane fantesca, dai cui occhi zampillavano lacrime, si fece avanti e si gett in ginocchio.
Mea culpa, padre, perdonatemi! Tutta la notte ho peccato con quelluomo indic uno dei pi sbruffoni, ma non so altro.
Dopo averla guardata severamente, il magister si rivolse a me.
Quei due di sicuro non hanno visto n sentito niente se non i loro gemiti. Chi di voi disse quindi rivolto agli altri ha allora visto la padrona uscire accompagnata?
Un servo, dalla barba nera e con un orecchino che gli pendeva dal lobo sinistro, avanz, mento in avanti.
Ieri sera la padrona ha ricevuto un biglietto e appariva contenta.  uscita senza volere nessuno con s, dicendo che eravamo stolti e corrotti e che presto avremmo pagato il fio dei nostri peccati. Invece sput per terra  toccato a lei.
Era mascherata?
Nossignore.
E dov la missiva?
Non lo so.
Trovatela! grid il magister. Uno scudo a chi la recupera e mille giorni di indulgenza dal purgatorio.
Sciamarono tutti come cavallette bibliche. Il capitano si mise di guardia alla porta, con i suoi soldati, e rimanemmo da soli. Il magister sospir.
Odio dover ricorrere a questi espedienti. Le indulgenze, quelle vere, sono ispirate a principi di carit, non a mercimonio. Come cancellare i debiti o restituire la libert agli schiavi, per ricordare la misericordia di Dio verso il popolo eletto, quando lo guid fuori dallEgitto. Anche se, per questo, fece uccidere migliaia di Egiziani. Ti confesser, Giovanni, che se dovessimo prendere alla lettera gli insegnamenti biblici, troveremmo pi omicidi commessi dal Signore che in tutti i secoli a venire.
Pregai che Colui che sta in cielo, in terra e in ogni dove non lo avesse sentito, ma essendo appunto in ogni luogo, lo aveva udito di sicuro, ma altrettanto sicuramente lo aveva perdonato. Il magister abbass la testa e chiuse gli occhi: lo vidi addormentarsi nel giro di un amen. Poco dopo, mentre ancora pregavo in silenzio per la sua anima, fui interrotto nelle mie orazioni da delle grida. Anche il magister apr gli occhi. Una donna correva verso di noi mentre un uomo cercava di afferrarla.
Fermi! grid imperiosamente il magister. O volete che vi faccia mettere in prigione?
I due si arrestarono di botto, ma luomo continuava a cercare di prendere un foglio dalle mani della donna.
Lho trovato io, ma questa donna, cui lho fatto vedere, se n impossessata.
Non  vero! Sono stata io, frugando tra i vestiti della povera contessa. Un uomo non lavrebbe mai fatto.
Il magister, con fare autoritario, si fece consegnare il foglio. Lo guard con attenzione, e invece di riporlo lo poggi su un tavolo.
Dal momento che uno di voi due mente e non  dato di sapere quam ad cognoscendam veritatem, che sia distrutto, e niente indulgenza. Capitan Volpato, procedete!
La donna cominci a singhiozzare.
 suo disse allora luomo, che sia data a lei la remissione dei peccati. Si sa che la donna  pi colpevole delluomo.
Mille giorni a ciascuno, allora sentenzi il magister e mezzo ducato a testa. Per averlo ritrovato e per latto di generosit.
Ormai niente che provenisse da lui mi poteva meravigliare. Aveva aggiunto una variante al giudizio di Salomone: un dono nei confronti dei due servitori. I quali singinocchiarono per ringraziarlo.
Io non gli chiesi niente, n lui mi accenn qualcosa in merito al contenuto del biglietto, che alla fine aveva preso. Unumida penombra era gi scesa su Venezia quando ci incamminammo verso la locanda. I muri sbrilluccicavano a tratti investiti dalle fiammelle delle torce, e queste disegnavano le nostre ombre sul selciato.
Dovera Isabella? Dovevo scriverle, farle recapitare in qualche modo i segni del mio amore, perch andarla a trovare, con il magister che aveva compreso il mio turbamento, mi pareva unimpresa ardua, come soltanto il domandarglielo.
Unedicola votiva mi apparve allimprovviso, appena illuminata da una piccola lampada a olio, e pregai la Madonna. Mi sono sempre chiesto se le preghiere hanno valore quando non sono indirizzate verso buoni propositi ma per richiedere grazie sconvenienti. Vincere del denaro a dadi, augurare la morte a un avversario o appunto, come nel mio caso, ripetere un peccato cos gradito. Ed ecco che, girato langolo e attraversato lennesimo ponticello, lessi che ci trovavamo nientemeno che alle fondamenta della Tetta. Subito il pensiero mi corse a quando la pi bella delle donne mi aveva invitato a suggerle le mammelle. A come mi ci ero avventato con foga e a come invece mi aveva insegnato a dedicarmici con dolcezza, ripetendo latto sulle mie, e facendomi provare la prima di molte ebbrezze allora sconosciute.
Oggi sorrido allantico ricordo, ma allora immaginai davvero che la Madonna mi avesse ascoltato. Non solo, ma che fosse andata ben oltre le mie poco caste intenzioni. Infatti, leggendomi forse nel pensiero, come suo solito, il magister ferm i suoi passi.
Va da lei. Preferisco vederti bruciare piuttosto che desiderare il fuoco fino alla consunzione.
Padre... dissi, e non riuscii ad andare avanti.
Non capivo se mi stesse davvero dando il permesso oppure se, dietro le sue parole, vi fosse una qualche trappola. Troppa la grazia ricevuta. Oggi, che conosco il latino pi di quanto mi serva con alcuni dei miei cardinali analfabeti, direi timeo Danaos et dona ferentes, temo i Greci soprattutto quando ti offrono i doni, con riferimento al famoso cavallo di Troia.
Sono sicuro che la tua Penelope sta tessendo una tela, ma non  quella che la regina di Itaca utilizzava per tenere lontani i Proci. Piuttosto quella di un ragno, e tu sei la mosca.
Lo disse con disprezzo, e ne provai vergogna, ma la bramosia di rivedere Isabella mi faceva accettare ogni insulto.
Ancora non so perch lo faccia, forse si tratta di amore.
Oh, s risposi convinto.
Non verso di te, sciocco, mi riferisco a unaltra persona, e tu sai a chi.
La grazia che mi aveva fatto la Madonna si trasform in un incubo. Rivissi nella mente quellatteggiamento di confidenza tra lei e il pittore, e fremetti di dolore e di rabbia. Strinsi i pugni fino a farmi diventare blu le nocche, e piegai la testa fino a baciarmele e a mordermele. Avevo rimosso quel ricordo, e il magister, nella sua crudele saggezza, lo aveva resuscitato. Cos ebbe piet di me.
Va da lei ripet e di al pittore che gli voglio parlare. Entro domani, in privato, non importa n dove n come. Bada, Giovanni, ne va di mezzo la vita, la loro e anche la tua. Se vuoi, non tornare prima di domani, ma per allora voglio una risposta.

Un equivoco.

Lasciai il magister senza un ripensamento, ma per la strada che mi separava dal palazzo Grimani e dalla mia adorata Isabella, nella mente continuavano a rimbalzare le sue parole. Il suo ammonimento mi tormentava perch sembrava sapesse con sicurezza che il pittore si trovava a palazzo. Se pure non glielo avessi detto, rispettando la promessa fatta a Isabella. Speravo che lei lo comprendesse, anche se avrei dovuto riportare lambasciata del magister. Giunsi angosciato al palazzo e i servi, che ormai mi conoscevano, mi fecero entrare senza indugio. Nel salire le scale udii una voce alterata, e come arrivai nel salone mi imbattei nel padrone di casa in compagnia di Isabella. Tacque, appena mi vide, poi mi fece cenno di avvicinarmi.
Giusto voi, si pu quasi dire che vi aspettassi.
I miei rispetti, monsignore, mi inchinai. Donna Isabella...
Nel guardarla il cuore mi venne meno: sembrava avesse appena pianto.
Non  con voi frate Martino?
Si  dovuto trattenere presso il magistrato inventai la prima scusa che mi venne in mente, ma vi porge i suoi saluti.
Immagino si tratti della scoperta dellassassino.
Rimasi senza parole e la mia meraviglia lo stup a sua volta.
Non sapete? Non  un segreto, comunque. Hanno individuato il colpevole, credevo che il vostro padrone ve lo avesse comunicato, ma  notizia fresca.
Dietro le spalle del vescovo, Isabella mi fece cenno di tacere, senza farsene accorgere da lui. Quel gesto mi fece sorgere il pi orribile dei sospetti, e in un istante pensai quello che il magister aveva forse tentato pi volte, a modo suo, di farmi capire. Lassassino era Hieronymus Bosch. Per quale motivo lo ignoravo, forse in quei raptus di follia che lo stramonio produceva. O forse la soluzione era nascosta in quel biglietto che aveva causato la morte della vedova Corner. Gli occhi rossi di Isabella erano la prova di quanto pensassi, il dolore per il suo protetto. Se non addirittura il suo amante. Dovetti appoggiare una mano sul bracciolo di una sedia per non cadere, mentre mi crollava addosso il mondo intero.
Comprendo il vostro turbamento prosegu il vescovo.  una storia orribile, ma per fortuna  finita.  stata indetta una riunione a Palazzo Dogale, del Maggiore e Minore Consiglio e quello dellavvocatura dei Pregdi. E non  tutto. Vista la contumacia del mio ospite sar anche costretto a difendermi dallaccusa di aver dato ospitalit al traditore della Serenissima. Come ben sa si rivolse a lei severamente donna Isabella, che promosse la sua venuta. Per tutte le anime del purgatorio, tra onore e ducati mi  costato pi che armare una galea!
Senza pi aggiungere nullaltro, se ve ne fosse stato bisogno, batt le mani. Un servo in livrea gli porse una mantella rossa e lui usc, senza salutare.
Isabella e io ci guardammo fissi per qualche istante. Tutto lardore mi venne meno, o meglio, a essere sinceri, cercai di sconfiggerlo, in quanto non mi pareva il caso di manifestarlo. Chinai la testa.
Dovevo portarvi unambasciata del mio maestro. Ma a questo punto credo sia del tutto inutile.
Di che natura? chiese, tirando su con il naso.
Che importa, ormai? Se lhanno trovato colpevole,  del tutto inutile. Il magister lo aveva intuito, ma avrebbe voluto prima parlare con lui, forse per comprendere o per salvargli almeno lanima.
Gli occhi della mia amata persero il dolore e si strinsero fino a diventare due fessure. Lo sguardo si fece indagatore e avanz dun paio di passi verso di me. Indietreggiai, stupito.
Non intendo, Giovanni. Spiegatevi meglio, e subito.
Mi resi conto che gli smozzichi di parole che uscivano dalla mia bocca dovevano apparirle come balbettii di un neonato e me ne vergognai. Mi feci forza.
Isabella... il pittore... mastro Bosch. Frate Martino avrebbe voluto conferire con lui, questo mi aveva comandato di riferire a lui o a voi.
Cos avete fatto spergiuro, gli avete rivelato dove si nasconde? Vergognatevi! Sapevo di non potermi fidare di voi, di un giovane senza sangue nelle vene.
No, Isabella!
Mi gettai in ginocchio, le dita incrociate a preghiera, temendo di perderla per sempre.
No, Isabella, ve lo giuro.
Ancora giurate mi apostrof con scherno.
Non ho detto nulla, ma il maestro ha compreso tutto lo stesso. Ho solo riferito quanto mi era stato detto di fare, non una parola di pi.  un uomo astuto e intelligente, a volte sembra che legga nelle menti, come un mago. Comunque, adesso  tutto inutile.
Mi guard come fossi una mosca che si posasse ora su una fetta di pane e miele ora su un escremento di topo. Fastidio, perplessit e forse anche un po di schifo.
Secondo me siete pazzo. Che cosa centra il signor Bosch con Biasio Cargno?
Lei rest stupita del mio stupore e io del suo, e i due stupori si moltiplicarono come una figura tra due specchi. Fino a quando Isabella mut espressione e scoppi a ridere.
Santo Iddio, Giovanni, ma che cosa avete capito?
Per quanto mi ricordi, quella fu lunica volta in cui abbia fatto ridere una donna: molte ne ho invece fatte piangere. Mi rallegrai nel vederla sbottare in quella risata argentina, ma non sapevo se accompagnarla con il mio sorriso o mostrarmi offeso. Daltra parte non capivo davvero.
Avete creduto che il vescovo Grimani parlasse di Bosch. Siete uno stolto. Si riferiva a Biasio Cargno, come vi ho gi detto. Ma gi. Voi e il vostro Martino siete solo di passaggio e non sapete nulla dei bambini scomparsi.
Quel nome mi divenne improvvisamente familiare: era nella sua locanda che, se ben mi ricordavo, avevo gustato qualche giorno prima il guazzetto alla bechera. Una specialit che alcuni giovani gentiluomini mi avevano consigliato di ordinare. Stavo anche per protestare e dirle che invece leccellentissimo magistrato Bonaccorso aveva parlato al magister di quei bambini, quando lei continu.
 il locandiere il colpevole del loro rapimento. Ma la cosa ancora pi orribile  che usava i loro corpicini per farne cibo prelibato.
Mi misi la mano davanti alla bocca e lorrore mi travolse. Non ebbi quasi il tempo di arrivare alla finestra, per fortuna aperta, che rovesciai di sotto tutto il contenuto del mio stomaco. I conati non mi abbandonavano e, appoggiato al davanzale, continuavo a rigurgitare una bava verdognola, mentre da dietro, indifferente, mi arrivava la voce di Isabella.
Nel gustare il guazzetto, un uomo ha trovato un dito nella broda, e ha chiamato le guardie, inorridito (altri conati da parte mia). Cos nella dispensa hanno rinvenuto alcuni quarti di bambini appesi, come fossero maialini (conati ancora). Hanno risolto il mistero di quel suo piatto di carne tenera: davvero rivoltante, non credete?
Io lavevo mangiato, io avevo ingerito quelle povere carni, trovandole perfino gustose. Ormai vomitavo a vuoto, le budella intorcinate come cordami.
Suvvia, siate uomo, Giovanni. Smettetela, mi date fastidio.
A quelle parole sferzanti, che offendevano il mio amore per lei e la mia virilit, cercai di trattenermi.
Voi... non potete capire. Io ho mangiato a quella taverna. Io... ho mangiato quei bambini.
Isabella alz le spalle.
Non lo avete fatto apposta. Non dovete preoccuparvi per la vostra anima. E nemmeno per la vostra salute. Rischiate molto di pi a mangiare la carne avariata servita nelle bettole che probabilmente frequentate. Suvvia, ora basta, datemi la mano e facciamo la pace.
Anni dopo il magister in una sua lettera mi ammon di non prestare fede alle donne, citando il testamento di Pietro Abelardo:  meglio avere cura di un sacco di pulci che di una donna. E il monaco lo sapeva bene, visto il patimento di cui ebbe a soffrire quando, per causa di donna, gli furono estirpati i genitali. In quale demonio si era trasformata Isabella per parlarmi in tal modo e non svenire per lorrore? Nel seduttore Samael? Nellipocrita Vassago? Nella femmina Beleth dagli occhi di gatto? O piuttosto nellEmpusa trasformista, che sotto laspetto di donna fragile e desiderosa daffetto si insinua nei giacigli dei giovani di passaggio e ne assorbe fino alla morte la linfa vitale? Oggi so come difendermi e le caccio lontano, preferendo altra compagnia, ma allora le mie armi di difesa erano spuntate come una spada di legno. Per cui, alla sua offerta, che accompagn con il pi dolce dei sorrisi, le tesi la mano a mia volta. E quando la strinsi restai di nuovo vittima del mio desiderio e del suo potere.
Ora che siamo di nuovo amici, sii pi chiaro, dolce Giovanni, e riferisci al tuo maestro che se le sue intenzioni non sono quelle di ingannare e di consegnare linnocente pittore alla giustizia della Serenissima, so per certo che egli non rifiuter un incontro.
Ma prima mi avevate indotto al silenzio.
S, prima che lui intuisse la presenza del pittore a palazzo. Ma bada, solo se ritieni la sua parola onesta.
Non vi  al mondo nessuno come lui.
Come dissi la frase me ne pentii, perch Isabella aggrott le labbra e mi guard di sottecchi. Avrei voluto aggiungere dopo di voi, mia amata, ma mi aveva vinto lonest di pensiero.
Non qui, comunque.  troppo pericoloso, per tutti. Le maschere ci aiuteranno a uscire e a confonderci tra la folla. Vediamoci domani al nuovo Malamocco, e venite mascherati, le guardie pullulano e frate Martino  troppo conosciuto. Lo saremo anche noi.
Come faremo a riconoscervi?
Non te lo dir il cuore, quando mi vedrai? rise, e io con lei. Avr una maschera doro sul viso e una piuma di pavone in mano. Se ti riconoscer per prima, te la batter sulla spalla chiedendoti il nome e tu mi risponderai il gufo e lallocco rise ancora.
Mi licenzi facendomi baciare la mano, ma mentre uscivo mi richiam.
Mentre i due uomini parleranno tra loro, se saremo fortunati, di nascosto al cielo, avremo forse loccasione di rinsaldare la nostra amicizia. E ora vai.
Donne, vituperio delle genti, altro che i pisani. Il sommo fiorentino si sbagliava.

VENTIDUESIMO GIORNO. Maschere.

Non dimenticher mai la faccia del magister, quando gli riferii che per incontrare il signor Bosch al Malamocco si sarebbe dovuto mascherare.
Lunica maschera che possiedo  questa che porto con malcelato orgoglio, pi che con umilt, lo confesso. Ed  fatta a immagine della povert in modo che il demonio rifugga dal tentarci. E con questo il discorso  chiuso.
Padre mio, vi prego, se vi fosse unaltra possibilit, non ve lo avrei mai chiesto.
Davanti a qualunque richiesta di Isabella Lavagnolo ti prostreresti. Ti sta prendendo per il naso, proprio come si fa con lanello che si mette ai buoi, per portarli mansueti dove si voglia. Se a te sta bene passare ora per bue ora per toro, amen. Io per faccio il pastore, per dovere e per vocazione.
Se avessi riflettuto non avrei potuto dargli torto, ma a quellepoca il cuore scalpitava e mi offuscava la mente. Daltra parte se il magister si fosse rifiutato rischiavamo di non incontrare Bosch. E utilizzai proprio questo ragionamento. Vidi vacillare la sua volont.
Il fine  buono replicai con deferenza, anche se il mezzo, come dite giustamente, pu apparire irrispettoso. Ma non dicono i saggi che il fine giustifica i mezzi?
Vedo che conosci le Heroides di Ovidio, exitus acta probat, i miei complimenti.
A dire il vero non lavevo mai sentito nominare e al momento non colsi nemmeno il velo dironia nelle sue parole, per cui restituii al suo un mio sorriso di circostanza.
Stolto esclam un attimo dopo. Intanto quella frase  stata detta da unamante tradita. E inoltre, secondo la tua saggezza, se servissero le bastonate per convertire un ebreo alla nostra fede non dovrei esitare?
Stavo pensando a che cosa inventare ancora per replicare, visto che lo spiraglio si stava richiudendo, quando vidi il labbro superiore del magister tremare appena.
E sia! rideva e negava al tempo stesso il suo sorriso. Non perch la tua Isabella abbia ragione e nemmeno perch abbia valore lo pseudo brocardo da te usato a sproposito. Ma solo perch ho un dovere superiore. E da quale bestia dovrei mascherarmi?
Da chi desiderate, non ha posto condizioni.
Mi saett con uno sguardo tale che se fosse stato Giove sarei finito incenerito. Tuttavia la mia contentezza mi ripag di ogni rimprovero, specie quello muto, che soffrivo ancora di pi di quelli espliciti.
La giornata si preannunciava gravida di bellezza, o forse tutto dipendeva dal mio animo. Qualche nuvola, spinta da un ostro caldo, aveva offuscato il cielo, senza sembrare tuttavia foriera di pioggia. Lideale per prendere un battello, cosa che sarebbe stata incauta se avesse soffiato scirocco o peggio libeccio. Strade, calli, porteghi e barche brulicavano di maschere, di giocolieri, di danzatori e di musici, in una frenesia che diventava ogni giorno pi ossessiva con lavvicinarsi del mercoled delle Ceneri. Con linizio della Quaresima, digiuni e preghiere avrebbero preso il posto delle libagioni e delle allegre scorribande.
Ogni fondaco esponeva costumi e camuffamenti, ma al magister sembrava non gliene andasse bene nessuno. Di pi, quando un bottegaio si meravigliava della richiesta di un frate (perch nessuno pensava che fosse un travestimento), egli si schermiva e prendeva la via della fuga. Il tempo passava e disperavo che ne trovasse uno, non dico di suo gusto, ma di cui non si vergognasse.
Incrociati due militi, il magister li ferm e si pales per la sua funzione. Seguendo i loro discorsi venimmo a sapere che il famigerato Biasio Cargno (ogni volta che ne veniva pronunciato il nome mi riprendevano i conati) era stato trascinato da un cavallo fino ai sotterranei di Palazzo Dogale. Durante il tragitto una folla inferocita, composta per lo pi da donne, aveva tentato di sostituirsi al boia.
Arpie, frate Martino disse uno di loro, o anche peggio. Mai vista tanta furia in una donna, nemmeno le streghe mandate al rogo gridavano, scalciavano e graffiavano come loro. Come possedute dal demonio.
Andando avanti nel racconto truculento, che il magister ascoltava annuendo, venne fuori che il salsicciaio aveva gi confessato, sostenendo tuttavia che alcuni bambini gli erano stati venduti, alcuni morti da poco, altri ancora vivi, dalle loro stesse madri. E questo anche dopo che gli erano state mozzate le mani come stabilito dalla Quarantia Criminale, indetta durgenza dal doge stesso. Nei giorni successivi sarebbe stato torturato con la corda nella Camera del Tormento. Infine, il boia avrebbe provveduto alla decapitazione e il corpo sarebbe stato gettato nel Canale Grando.
A quale scopo la tortura chiese il magister, se ha confessato?
Gli avocadori criminali lo ritengono colpevole anche degli omicidi sui quali state indagando, frate Martino.
Che sciocchezze! Spero non vorranno utilizzare un capro espiatorio, pur abietto, per dei delitti che sicuramente ha compiuto unaltra mano.
La guardia non replic e il magister non insistette, in quanto, come avrei capito pi tardi, stava per chiedergli un favore e non di poco conto. Il mio maestro gli parl sottovoce e si incamminarono da soli verso una bottega vicina. Sulle prime, quando usc, non lo riconobbi: aveva scambiato i vestiti con la guardia. Cos, mentre questi vestiva con saio e cappuccio, ma senza mollare spada e alabarda, il magister indossava degli stivali di cuoio, calzamaglia e pantaloni a sbuffo, con una giornea colorata e degli alamari che gli pendevano su un lato. In testa il berretto militare gli copriva la leggera tonsura, mentre, al posto dellarma, in mano brandiva una piuma doca da scrittoio. A tracolla, quasi fosse una faretra, portava un tubo di cuoio, di cui non mi ero accorto prima.
Manca il tuo vestito disse serio sistemandosi sul viso una bata nera, ma ho gi in mente quale potr essere.
Quale differenza fanno gli abiti! Nel vederlo bardato come un militare provai quasi timore. Fisico, non quello reverenziale, che gli portavo non gi per dovere, quanto per lumanit, la sapienza e lammirazione. Se non avesse avuto la chiamata da nostro Signore, avrebbe potuto essere un capitano o ancora pi un condottiero, di quelli che offrono il loro braccio armato e la mente sagace ai principi che pi li pagano. Un uomo temibile, finanche bello, che avrebbe avuto stuoli di figli da una pletora di femmine compiacenti. Oggi, nel ricordo, penso che lo avrei persino potuto amare se il vizio mi avesse preso anzitempo.
Che coshai da guardare? Vai dentro, il tuo costume  gi pagato.
Per scherzo, o piuttosto per una sottile forma di vendetta per averlo costretto al camuffamento, mi ritrovai mascherato da carcerato, con pantaloni e camicia di tela grezza, e vivaddio, per ripararmi dal freddo, una mantella che non sapevo se fosse stata insudiciata apposta o fosse davvero appartenuta a qualche straccione. Dulcis in fundo, per parlare latino come il maestro, mi furono messe le catene alle mani e ai piedi, quel tanto che mi consentisse di procedere comunque speditamente. Di legno dipinto per ferro, per grazia. Cos, da carceriere e prigioniero, lui con aria soddisfatta e io dimessa, ci dirigemmo verso il Canale Grando, tra le risa e le espressioni di ammirazione del popolo mascherato.
Dopo una breve contrattazione con un vogatore moro, salimmo sul suo grosso sandolo a vela, che ci avrebbe portato al Malamocco. Odiavo, allora come oggi, andare per mare e lidea di cadere in acqua con le catene, se pure di legno, mi tolse pure quel piccolo piacere di ammirare il profilo di Venezia. In pi mi sembrava che quel moro, che manovrava in piedi sia la vela che il remo sulla forcola, si divertisse a fare continuamente finta di cadere. E ogni volta rideva mostrando la sua perfetta chiostra di denti: bianchissima, ma forse solo per il contrasto con la pelle nera. Ringraziai comunque il cielo per quella mantella pulciosa che mi riparava dallaria che mi frizzava sulle guance.
Lasciata sulla destra lisola di San Servolo, sbarcammo finalmente al Malamocco e il magister ordin al moro di tenersi a disposizione. Sembrava perfettamente a suo agio con la divisa e notai pi di uno sguardo ammiccante in molte delle femmine che incrociavamo, mentre a me riservavano solo qualche occhiata di compassione, prima di accorgersi che le nostre erano maschere.
E adesso, come li riconosceremo?
Malamocco era una piccola Venezia, perfino il campanile della chiesa appariva come una riproduzione in scala di quello di piazza San Marco. Simile anche la confusione, perch con lavvicinarsi del gioved grasso aumentava la voglia del divertimento, iniziato fin dal passato dicembre e ormai prossimo a finire.
Donna Isabella dissi guardandomi intorno ha una maschera doro sul viso e una piuma di pavone in mano.
Una piuma... ripet il magister. Lo avrei immaginato.
Quella sua frase mi riport alla mente lassurdo sospetto che il pittore Bosch fosse colpevole degli assassinii. E feci finta di non aver colto la sua insinuazione, se lo era davvero. Poggi con forza la mano guantata del cuoio militare sulla mia spalla e mi spinse verso lentrata della chiesa.
Ho bisogno di pregare, e anche a te non farebbe male.
Un soffitto a vela rendeva la chiesa pi antica di quanto non apparisse. Vidi alla mia sinistra un assembramento di gente, dal quale proveniva un brusio salmodiante che si elevava e scendeva seguendo il corso della litania. Il magister si era inginocchiato e percependo la mia curiosit mi fece cenno di andare pure a vedere. Loggetto di tanta devozione era un Cristo in gesso con le braccia levate in alto, quasi volesse prendere qualcosa dal cielo e portarla sulla terra.
Prega, fil mi disse una vecchia senza denti, xe el Cristo del miracol.
Eccolo, il miracolo: in fondo alla navata il mio cuore riconobbe lamata prima degli occhi. Mi voltai e vidi la sua maschera dorata, la penna di pavone nella sua mano e il braccio appoggiato a un diavolo cornuto.

La fuga.

Con il cuore che mi batteva come tamburo di guerra, raggiunsi il magister in preghiera.
Sono davanti allaltare maggiore, glieli indicai con discrezione
Dubito stiano pregando, si alz in piedi. Vai da loro, io vi aspetto fuori.
Traballando sulle catene e sollevando qualche sguardo di commiserazione tra i fedeli che mi avevano scambiato per un condannato, mi avvicinai a loro. Sotto quella maschera da diavolo avrebbe potuto nascondersi chiunque. Riconobbi tuttavia la voce di Bosch.
In catene come un prigioniero, che idea gioiosa. Un perfetto contrappasso per un uomo di legge.
Feci loro cenno di seguirmi: la maschera ricopriva per intero il volto di Isabella e, non sapendo quale espressione avesse, evitai di guardarla negli occhi. Il magister ci aspettava in fondo alla piazza, appoggiato a una balaustra, come un vero soldato.
Sono pronto ad ascoltarvi disse, senza preamboli n saluti.
Perch non camminiamo? sugger Bosch. Cos vestito sembra davvero che siate una guardia della Signoria.
Fate bene a temerla, comunque andiamo pure.
I due antagonisti davanti, come aveva suggerito Isabella a suo tempo, e lei e io dietro: a lungo non si scambiarono una sola parola. Lungo uno stretto canale incrociammo una locanda e il passaggio era cos angusto che tra il tavolo e le panche vi sarebbe passata a stento una persona, rischiando perfino di cadere nellacqua gelida. Il magister si ferm e invit tutti a sedersi.
Gradirei vi levaste la maschera. Tutti quanti, anche voi, donna Isabella. Io per primo, e cos fece.
Per accontentarvi disse Bosch con indifferenza. Ma per quale motivo?
Ho imparato a guardarmi le spalle da chi non osa guardarmi negli occhi.
Ma io vi sto guardando.
Nel ridere, Bosch si lev la maschera, e Isabella lo imit. Il magister lo fissava cos intensamente che fui io a dover distogliere lo sguardo. Il pittore ruppe il silenzio.
Avete detto che volete ascoltarmi, ma siete stato voi a chiedere questo incontro, e donna Isabella ha saputo cogliere la mia curiosit, accettandolo, pur senza interpellarmi prima.
Sta bene, vi far allora delle domande, alle quali risponderete come se foste davanti al magistrato. O se preferite, davanti a Dio, se ancora credete in lui.
E perch non dovrei credervi? Guardate linferno che ha creato, chi mai avrebbe potuto soltanto immaginare un simile mondo, se non una mente superiore?
Una vecchia usc da una porta dietro di noi, sperticandosi in lodi sulle nostre maschere e attendendo in piedi ordini. Nessuno le dette retta, per cui si freg pi volte le mani sul grembiule prima di osare parlare. Poi, pi che il rispetto pot limpazienza.
Ho del vino allaglio per loro signori. Con santoreggia e sedano. Rinvigorisce lamore. O, se preferite, un infuso di tarassaco o dellippocrasso speziato, se quel buono a nulla di mio marito non lha finito tutto stanotte.
Quel che si fa prima tagli corto il magister, scocciato per linterruzione.
Come comandate, aggiunger anche una frittata di uova e porri.
Scomparsa ogni cortesia dalla sua voce, la vecchia rientr nella locanda. La tensione male si accompagnava alla dolcezza del borgo, che invece si sposava con i colori del bel volto di Isabella. Il rosso dei muri di mattoni con i suoi capelli, le verdi acque con i suoi occhi, i marmi dei palazzi con il pallore delle sue guance, appena spruzzate di rosa. Guardava i due contendenti con apprensione, spostando gli occhi dalluno allaltro, aspettando e temendo le risposte alle domande. Una donna che meriti il suo nome non dovrebbe mai assistere ai duelli, men che meno a quelli verbali, a volte pi crudeli della spada.
Perch siete contumace, dunque? riprese il magister. Sapete di avere perso ogni diritto di asilo?
Ne sono consapevole. Adesso s che vorrei che mi ascoltaste. Mi avete fatto una buona impressione la prima volta che vi ho visto, per cui voglio ancora darvi fiducia.
Anche voi, ma apparite molto diverso da allora, sembrate un altro.
Forse lo sono, buon frate. Tutto cambia, il tempo, le stagioni, perch non gli uomini? E che cos, buon inquisitore preposto alla mia difesa, salvare un blasfemo dalla forca?  un peccato o un atto di piet? Basta poco per cambiare di significato a un gesto.
Parlava rapido e il suo accento alemanno, con le gutturali marcate, aumentava lo sprezzo delle sue parole. Che non sembrava per rivolto al maestro, ma alla vita in generale.
Certo che sono cambiato prosegu Bosch. Non conoscevo le procedure inquisitorie. Sapevo Venezia essere una buona Signoria, retta da uomini giusti. E pertanto, di fronte a quella ridicola accusa, credevo di trovarmi davanti a giudici equi, non a fanatici assatanati come i mostri che la mia mente partorisce.
Non  la vostra mente,  lo stramonio.
Lo stramonio  un mezzo, buon frate, per arrivare alle visioni metafisiche, alla conoscenza della verit. Ma di questo parleremo pi avanti. Mi avete chiesto per quale motivo mi stia nascondendo.  pi semplice dellacqua stessa, come stavo dicendo. Non  giustizia quella dei vostri tribunali: ho bene inteso come Jean de Longueville abbia gi pronta la sentenza, e io non intendo assoggettarmici. Perch dovrei offrire la mia testa al boia? Se la vogliono se la vengano a prendere, non ho forse ragione, mia cara?
Isabella annu complice e io provai una fitta di gelosia. Fino a quando, non vista, poggi delicatamente una mano sulla mia veste, toccandomi appena la gamba. La presi come una promessa, e da quel momento riuscii a percepire solo a spizzichi quanto si scambiarono il magister e Bosch. Ma il senso delle loro frasi non mi sfugg.
I procedimenti dellInquisizione sono diversi da quelli civili. Tuttavia dovete ringraziare lOnnipotente che siamo a Venezia. Fossimo a Roma, sarebbe bastata una semplice delazione per portarvi in camera di tortura e quindi subito sulla forca, ammesso e non concesso che sareste stato cos fortunato.
Non lo avevo mai visto cos teso: tutta la sua ironia, la piet e perfino quella bonaria superiorit con cui trattava i pari e i potenti sembravano cancellate dal suo turbamento. La locandiera arriv con una caraffa di vino, bicchieri e piatti, fermando sul nascere la replica di Bosch. Sbatt quindi sul tavolo la frittata di uova e porri che nessuno aveva comandato. Isabella ne prese una fetta per s, io una razione doppia. Oggi soffro di gotta e dinappetenza, e sono pure grasso, ma quasi mezzo secolo fa la mia magrezza era pari al mio appetito. Bosch vers da bere a tutti, e per primo si scol il vino speziato fino allultima goccia. Il magister attese che avesse finito e tir fuori dal tubo che portava a tracolla un grande foglio.
Lo riconoscete? disse con un filo di voce.
Il pittore gli dette soltanto unocchiata, poi si rivolse a me con scherno.
Il mio regalo  gi passato di mano. Peggio per voi, Giovanni, se lo aveste venduto vi sareste pagati gli studi di diritto.
Spiegato appena sul tavolo, riconobbi il cerchio da lui disegnato con i sette peccati capitali.
Non vi piace? disse quindi rivolto al magister. Lo potete distruggere, se volete.
Dal tubo il magister estrasse anche un altro disegno a stampa e lo stese accanto al precedente. Era quello che avevo comprato nella bottega dei fratelli Manuzio, in cui erano rappresentati i primi tre osceni delitti, con la caricatura del magister.
E su questo che cosa avete da dire?
Bosch lo prese in mano e lo osserv con cura. Lo ripoggi quindi sul tavolo.
Esecuzione mediocre, frettolosa. Pu piacere al volgo, che apprezza i particolari truculenti, ma larte  altro.
Il pugno del magister cal sul tavolo come unimprecazione. Isabella mi strinse forte la mano. Io, dopo aver ipotizzato, dopo aver dubitato e dopo essermi ricreduto, adesso non sapevo pi che cosa pensare. Colpevole? Innocente? Complice? Ero sicuro, invece, che Bosch avesse intuito laccusa del maestro.
E questo?
Il magister tir fuori un terzo foglio, minuscolo, che riconobbi per quello che si era fatto consegnare dai servitori della vedova Corner. Il pittore lo guard e alz le spalle.
Mai visto prima.
State giocando con il fuoco, mastro Bosch.
Quello dei roghi dellInquisizione?
No, con quello che mi arde dentro, dopo aver visto a che punto pu arrivare lo schifo, loltraggio, la perversione. Signor Bosch, lesercizio della mia pazienza non  perfetto e la sto esaurendo. Ditemi: vi appartengono i delitti che vi sono qui raffigurati? Se negate, fatelo con intelligenza, che non vi manca, e onest. E vi consiglio di saper essere pi convincente dellevidenza stessa.
Gli rimise sotto il naso il biglietto e nello sporgermi per vederlo meglio, con la coda dellocchio mi accorsi di uno strano movimento lungo il canale. Alcuni uomini in uniforme, non maschere, avanzavano verso di noi, in fila indiana a causa dello stretto passaggio. Come spinto da un sesto senso o dalla paura, mi voltai e ne vidi altri che provenivano dalla parte opposta.
Buon appetito, eretici! grid la locandiera, apparsa improvvisamente sulla porta, che, un attimo dopo, chiuse violentemente con un catenaccio.
Non adesso, maledizione! imprec il magister.
Si guard quindi intorno, e cos fecero Isabella e il pittore. Non apparivano vie di scampo, e a ogni passo della soldataglia, chiamata quasi per certo dalla vecchiaccia che aveva ascoltato i nostri discorsi, risultava evidente che eravamo noi il loro bersaglio. Non avremmo pagato il conto, ma sperava di rifarsi con il presunto premio della nostra cattura. Senza sapere chi fossimo, aveva giocato dazzardo e aveva vinto. La cattura di Bosch valeva duecento scudi.
Devo sapere, devo!
Mentre il magister chiudeva gli occhi e stringeva i pugni, rabbioso come mai lo avevo visto, uno sciabordio rumoroso e concitato mi arriv alle orecchie, e il sandolo del moro si arrest sotto di noi.
Montate, presto!
Bosch si gett sulla barca, rischiando di farla rovesciare, mentre il magister, mostrando una forza inaspettata, sollev sulle spalle Isabella e la adagi a bordo, dandomi poi una mano a salire. Il moro piant il remo sul fondo, e la spinta ci port in mezzo al canale. Vidi lo sguardo stupito e deluso delle guardie, che non disponevano per nostra fortuna di archibugi o balestre. Sfilammo loro sotto il naso, e invano gridarono di fermarci.
Fuori dal porticciolo del Malamocco, il moro rallent landatura e ci sorrise. In sua balia, potevamo optare fra due scelte: pagarlo caro per il nostro salvataggio o farci portare a una condotta. Dove tuttavia il magister non avrebbe avuto vita facile a spiegare per quale motivo si trovasse mascherato e in compagnia di un contumace ricercato. Longueville lo avrebbe fatto a pezzi, e io ne sarei forse uscito ancora peggio. In realt non avevamo quindi scelta, e se fossimo stati riconosciuti, il nostro nome sarebbe stato aggiunto a buon diritto a quello dei criminali.

Laccusa.

Il moro non pretese pi di dieci ducati, per il trasporto e il silenzio: una bella somma, lo stipendio di sei mesi di un bravo operaio, ma avrebbe potuto ottenerne anche di pi. Seguendo le indicazioni di Isabella, scendemmo dal sandolo dietro palazzo Grimani. Entrammo da un fondaco, rimessa della gondola del vescovo, e da l, salendo per una stretta scala, giungemmo nel solaio. Dopo essersi assicurata che nessuno della servit stendesse il bucato o si trovasse in giro per altre simili incombenze, Isabella ci indic una botola. Attraverso la quale, uno dietro laltro, come topi in fuga, ci infilammo nel rifugio clandestino del pittore. Il luogo pi sicuro, al momento. Come fosse possibile che Grimani ne ignorasse lubicazione o non sospettasse che Bosch avrebbe proprio potuto nascondersi l dentro rimaneva un mistero. O troppo stolto o, fingendo di non sapere, troppo furbo: estremi che si toccano.
Daltronde io stesso, pur frequentandolo da tanti anni, ignoro quante stanze abbia il mio palazzo Apostolico o quelli che circondano il Cortile del Belvedere. Chi vi si nasconda dentro, quali pertugi racchiuda, quanti passaggi segreti siano stati costruiti nei secoli al suo interno. Che siano benedetti, comunque, altrimenti non potrei incontrarmi con quel furfantello ingrato di Innocenzo: nemmeno la berretta cardinalizia e tredicimila scudi lanno gli bastano. E anche se le malelingue sono sempre in agguato e ci calunniano, non potrei mai cacciarlo. Troppo carino e troppo giovane, la mia stessa et di quando ero a Venezia. Magari ha anche ragione chi ci accusa, ma il giudizio  solo di Dio: questa per  unaltra storia, che non racconter mai.
Eravamo cos tutti insieme, riuniti dal caso o da un imperscrutabile disegno divino, nellantro di Bosch. Il magister aveva recuperato la sua calma, non cos io. Mi ricordai delle circostanze del primo delitto, quello del nobile Pisani, avvenuto proprio dove eravamo sbarcati. Qualcuno poteva aver utilizzato lo stesso passaggio nostro, per scendere, uccidere e rientrare senza farsi vedere. Un servo o piuttosto un ospite del Grimani, un altro tassello a riprova della tesi del magister.
Se le cose stavano effettivamente in quel modo, ed era Bosch il perverso assassino, ci trovavamo allora in un serio pericolo. E se il suggerimento di Isabella di offrirci un luogo riservato fosse stata una trappola? Le lacrime versate per luccisione della sua amica avrebbero anche potuto essere false, come lo sono generalmente quelle delle femmine. Fossimo stati uccisi, nessuno lo avrebbe saputo. Non le guardie del Malamocco, che avrebbero potuto parlare solo di tre uomini e una donna mascherati. Non il moro del sandolo, che avrebbe taciuto, anche se avesse immaginato qualcosa, per evitare accuse di complicit.
La robustezza del magister e la mia agilit ci avrebbero potuto salvare dalla furia omicida di Bosch, e dalla sua coscienza alterata dallo stramonio? Chi tra loro due conosceva meglio luso della spada? Senza ignorare che qualche sicario poteva nascondersi anche tra i servi. E Isabella avrebbe almeno tentato di fermare una mano assassina? O avrebbe piuttosto tirato fuori dal busto uno stiletto affilato con il quale magari pugnalarmi alla schiena? Io lamavo, ma il suo amore era sincero? O mi turlupinava tale e quale lingannevole Fiammetta nellOrlando furioso del sommo Ariosto, la donna fedele ai due amanti e che ingann entrambi?
Troppe domande mi frullavano in testa, e nello stomaco si scontravano stormi di farfalle. Per prudenza mi misi a sedere su una sedia che appoggiai al muro, per evitare di essere sorpreso alle spalle. E mi chiesi ancora come facesse Grimani a ignorare la presenza di Bosch, che pure sembrava trovarsi perfettamente a suo agio in quella camera ingombra di carte, disegni e tutto loccorrente per dipingere.
Tutti in silenzio: il magister in piedi, Isabella su un divano e Bosch a cavalcioni di una sedia. Quasi una sacra famiglia in posa, pronta a essere immortalata per i posteri, solo che sarebbe stato difficile trovare in noi qualcosa di sacro, compresi i nostri travestimenti.
Voi quindi mi accusate di essere lomicida? Bosch ruppe il silenzio. Quali bizzarre prove avete portato? Un mio dipinto, un fogliaccio e un biglietto falso. Su questo si basano le vostre conclusioni? Blasfemo per la Chiesa e assassino per la Repubblica: nemmeno fossi il peggiore tra i personaggi dei miei dipinti.
Che la vostra firma sia falsa, indagher. Ma proprio le vostre pitture, avete colto nel segno rispose il magister, serafico, sono una prova, molto pi che un indizio. Non credo possa essere un caso che abbiate dipinto i sette peccati capitali, e che quattro di essi rispecchino con precisione gli omicidi. Lavarizia legata al possesso del denaro, con il nobile ucciso sotto queste stesse finestre. La lussuria, riferita alla povera fanciulla trovata sulla barca, sul cui mestiere non esistono dubbi. Volete che continui?
Voltai lo sguardo verso Isabella, che appariva terrorizzata, come chi sta con la testa sul ceppo, sapendo che da un momento allaltro la mannaia del boia gliela staccher. Avrei voluto sia consolarla che redarguirla, e tra queste due pulsioni, asino di Jean Buridan, non mi mossi n parlai. Non ottenendo risposta, il magister prosegu.
La gola, cui si riferisce il terzo delitto, messaggio ancora pi evidente con quella vernice rossa con cui  stato soffocato il giovane grasso. E infine il peccato della superbia, per il quale  stata strangolata la vedova Corner. Con un filo delle sue stesse perle, le stesse che nella copia del vostro quadro indossa una ricca donna che si guarda allo specchio. Ma in tutti o quasi i vostri dipinti avete messo una traccia che poi si  manifestata nel delitto stesso. Una sfida? Una perversione? Un macabro gioco?
Voi siete pazzo.
Bosch si alz in piedi, lo sguardo torvo e minaccioso, mentre dalla bocca gli usciva un accenno di bava, tipica delle bestie, quando sono affamate o stanno per aggredire. Il magister sembrava davvero aver colpito nel segno. Le sue accuse erano pietre, cadute dallalto, non lanciate, e per questo ancora pi devastanti.
Tutto coincide. Seguendo gli insegnamenti del grande stagirita, ho messo la logica, che si basa sulla realt dei fatti, a disposizione del ragionamento. Per arrivare alla verit, che si basa appunto sulla realt, ovvero sulla sostanza, non su idee preconcette, che si formano prima del ragionamento stesso. Sono sicuro che comprendiate perfettamente quello che sto dicendo. Ma non basta.
Per onest devo dire che feci molta fatica a seguire il ragionamento, o la logica o quel che era, ma ne compresi il senso. Adesso era il magister a essersi alzato e girava a lenti passi intorno a Bosch, tessendo, da ragno astuto, una tela nella quale lo stava avviluppando.
Come avete voi stesso confessato, fate uso sovente di stramonio, il quale fa perdere la testa e induce a visioni e allucinazioni: durante i suoi effetti non ci si rende conto delle azioni commesse. Ma non  una scusante. Esiste unulteriore prova, o questa volta se preferite indizio, per dare conferma a queste che non sono pi supposizioni. Dovete tuttavia darmela voi.
Io? rise. E come potrei?
Semplicemente permettendomi di osservare in alcuni dei vostri disegni un particolare.
Fate pure.
Sapevo che cosa avrebbe cercato il magister. Nonostante il travestimento, non aveva trascurato di portarsi dietro la lente che ingrandiva. E con quella in mano cominci a esaminare con minuziosa attenzione ogni quadro, sinopia o foglio che trovava, dividendoli poi in due gruppi. E a mano a mano uno dei due diventava decisamente pi grande dellaltro. Soddisfatto, ma senza superbia, vi poggi la mano sopra.
Avete un vizio che vi ha smascherato: in quasi tutti i vostri disegni sono rappresentati degli uccelli. E in tre dei delitti ho trovato una piuma.
Se  per questo dipingo anche rospi, topi, giraffe, leoni, conchiglie, orsi, cervi, cavalli, pesci, tutta la fauna che volete. Avete trovato anche peli di topo e crini di cavallo? Ma se vi intestardite con le piume, lassassino non potrebbe allora essere un falconiere, o un pollivendolo?
Nel corso della mia lunga vita ho imparato quanto sia difficile riconoscere un colpevole, ma chi appare sfrontato o  un criminale incallito oppure un uomo innocente. Il che non risolve nulla, ma aiuta a riflettere. Perch lo stesso pu dirsi di chi abbassa gli occhi o si mostra impaurito. Sulle parole di Bosch vidi il magister in difficolt, per la prima volta. Assistevo a uno scontro tra titani e non sapevo quale dei due avrebbe avuto la meglio.
Continuate a girare intorno allargomento, ma non mi avete ancora dato la risposta che voglio: avete ucciso voi il Pisani, la cortigiana, il giovane grasso e la vedova Corner? Volete confessare, o piuttosto confessarvi?
Bosch non rispose e si diresse verso un armadietto, prese una boccetta e ne bevve un sorso. Stramonio, per non rispondere; stramonio, per non essere responsabile delle proprie azioni; stramonio, per uccidere di nuovo. Senza pensare alle conseguenze, mi gettai su di lui a corpo morto. Oggi non ripeterei mai quel folle gesto, anche perch, nel caso, ci sarebbe sempre qualcuno pronto a farlo in mia vece.

La seduzione.

Rotolammo per terra, e mi preparai alla lotta, ma Bosch non reag. Dubitai che la mia forza lo avesse spaventato, se pure gi lo superavo in altezza, e rimasi fermo, con le mie braccia che immobilizzavano le sue. Mi guard perplesso, si mise a ridere e mi reputai offeso.
Se voleste usare la cortesia di mettere a freno questo giovane caprone, ve ne sarei grato.
Si era rivolto al magister, e mi reputai doppiamente offeso, per essere considerato quasi come un cane da guardia.
Credo prosegu che la sua irruenza trarrebbe beneficio da un po di essenza di melissa. Calma gli animi e aiuta a recuperare la lucidit della mente.
Guardai il magister, che mi fece cenno di lasciarlo libero. Obbedii, e Bosch si alz in piedi, scuotendo via la polvere dalla veste.
Comunque la pensiate, la mia risposta  no. Non sono stato io a uccidere quelle persone. Tuttavia, per venirvi incontro, caro frate Martino, vi confesso che le similitudini che avete riscontrato tra i delitti e la copia dei Sette Peccati non sono da trascurare. Potrei perfino pensare che qualcuno voglia darmi la colpa. Qualcuno che ovviamente conosca il mio quadro in modo abbastanza approfondito. Avrei in mente di chi potrebbe trattarsi.
Siete abile con le parole cos come con il pennello, signor Bosch. Ma vedete, esiste una conoscenza che va oltre quanto ci dice la ragione, che nasce dallanimo, come la fede. Spesso sembra distante dalla logica, ma solo per colpa nostra, perch non riusciamo a trovare il ponte che le unisce. Tuttavia ditemi pure dei vostri sospetti.
Sapevo quanto stava per dire: lo aveva gi accennato a me, e io lo avevo riferito al magister, ma lui mi aveva ignorato.
Conoscete il pittore Giovanni Bellini? Un onesto imbrattatele, dalla fama usurpata. Buon ritrattista ma nulla di pi.  venuto pi volte a trovarmi, ha preso pi volte in mano i miei dipinti, li ha osservati, ammirati, invidiati. Non certo per copiarli, non ne sarebbe capace. Forse ne ha anche rubato qualcuno. Temo si sia ingelosito del sostanzioso invito che avevo ricevuto da parte del vescovo Grimani. Non dimenticatevi che il padrone di casa  amico del doge Loredan, che  stato ritratto dallo stesso Bellini. Delizioso il drappeggio della veste, fin troppo delicato, ma le fattezze del viso ricordano quelle di una vecchia signora. Nulla della nobilt delluomo, nulla del carisma. Linvidia, tanto per parlare di uno dei sette peccati, potrebbe averlo roso al punto da indurlo a infamarmi. Interrogatelo, non vi sar difficile incastrarlo: siete cos astuto che se fosse colpevole vi cadrebbe addosso come una pera marcia.
Guardai il magister, come per dire che io pure glielo avevo ricordato. Tuttavia quando si hanno delle idee fisse, soprattutto a una certa et,  difficile scostarsi da esse, anche se appaiono manifestamente errate. Lo so bene, ma da vecchi occorrerebbe avere lelasticit mentale dei giovani, e da giovani lesperienza dei vecchi. Il magister continu.
Come avete saputo della morte di Grazia, lamica di donna Isabella? Lei stessa mi ha riferito che glielo avete detto voi. Eppure era appena accaduto.
A volte passeggio in beata solitudine la mattina presto. E come non ignorerete, a volte le voci corrono cos rapide da anticipare i fatti. Esagero, naturalmente. Come chiamate questo voi filosofi?
Iperbole rispose secco il magister, che punt quindi il dito verso Isabella.
Ebbe un attimo di esitazione e rinserr il dito nel pugno, che si port alle labbra.
Devo riflettere disse, e a me: Andiamo, Giovanni. Ho bisogno anche di aria pulita.
Se lo denunciate ne andrete di mezzo anche voi. Lo avete protetto e siamo fuggiti insieme.
La voce querula di Isabella non attenu il contenuto minaccioso delle sue parole. Il magister non rispose e mi spinse su per la botola. La notte avvolgeva Venezia, e le maschere impazzavano insieme alle luci delle torce che guizzavano per le strade, apparivano improvvise da un angolo, e si perdevano lasciando ombre fugaci alle loro spalle. Risa e grida si contendevano il rumore, mentre il magister e io attraversavamo quel sembiante dinferno come Virgilio e Dante.
Facce diaboliche, streghe, straccioni e re si urtavano, scherzavano e si fermavano agli angoli per bere e mangiare presso birocci arrangiati al momento. Ballavano nelle piazzette al suono di liuti, corni, cetre e ghironde di artisti di strada pronti a raccogliere le monete che venivano gettate ai loro piedi. A volte si levava altissima una voce celestiale, di femmina o di castrato, spesso derisa, raramente applaudita, mentre riscuotevano pi fortuna le canzonacce accompagnate da bombarde e cennamelle. La confusione mi fece perdere lorientamento e seguivo il magister senza sapere dove andasse. La solita sua veloce camminata mi costrinse a levarmi le catene da carcerato, che se pur lasche, frenavano landatura. Mi ritrovai davanti allo Sturin senza sapere come vi ero arrivato.
Non mi aveva rivolto la parola nemmeno una volta, n si era premurato che gli tenessi dietro. Questo era lui: quando le torme dei pensieri gli affollavano la mente, il resto cessava di esistere. N uomini n cose, nemmeno se stesso e forse neanche Dio. Si tocc la veste militare, accigliato, e finalmente si accorse di me.
Tu va a mangiare, io mi corico.
La padrona mi port di primo acchito un piatto con uno zucchino, ammiccando, e io compresi. L offesa mi spinse a un gesto che a quarantanni di distanza stento a dimenticare. Come si volt le appioppai una manata sul sedere, attutita dallingombrante gonna e dal grembiule. Quella tuttavia, invece di riprendermi, si volt sorridendo.
Allora non siete di quella razza, ma solo timido. Vieni con me, mio bel moretto, so come farti passare la vergogna.
Mi prese per mano, o piuttosto me lafferr saldamente. Mi opposi appena, e anni dopo compresi quel discusso verso di Ovidio nelle Metamorfosi. La vis grata puellae, quella violenza che il maschio esercita sulla fanciulla, permettendole cos di cedere alle sue proposte senza apparire spudorata. Una scusa, in breve, un gioco delle parti, che in quelloccasione si erano rovesciate. Io ero la fanciulla e Caterina il maschio voluttuoso. Il pensiero di Isabella mi sfior appena, oscurato dai dubbi sul suo comportamento e sul suo amore. E pi che lamor pot il digiuno, parafrasando il poeta.
Mi lasciai cos trascinare per delle scale anguste, fino ad arrivare allultimo piano, dove si stendevano ad asciugare i panni in uno stretto loggiato, aperto sui quattro lati, il modo migliore per fare circolare laria. Le acque scure del Canale Grando luccicavano come diamanti e spumavano sotto i colpi dei barcaioli, pi indaffarati che nelle ore di mercato a trasportare maschere. Sentii grugare un piccione ma, come mi voltai, mi accorsi che si trattava di alcuni borbottii di Caterina che aveva difficolt a slacciarsi la gonna. Rimasi immobile, fino a quando non si appoggi alla balconata.
Datti da fare, ma fai con calma gorgogli con una voce cos bassa che temetti si fosse trasformata in uomo.
Si alz la veste: di fronte a quel sedere bianco e aspro come la luna, invogliato dai suoi movimenti e dallaria fresca che sinfilava nella larga veste da forzato, senza pi esitare mi appoggiai sulle sue natiche. Svelta come un furetto la mano della donna sinsinu tra la ruvida stoffa, la giovane mia natura la assecond e un momento dopo un profondo calore sort dal basso ventre e mi fuse il cervello.
Mai avevo e mai avrei udito da uomo o da donna simili grugniti, e forse neanche da una scrofa, alla quale paragonai limmonda femmina. Passato il primo momento di eccitazione carnale, quasi mi venne da ridere, ma proseguendo la monta, provai poi vergogna. Non del mio ridere salvifico ma dei miei atti che sapevano di osceno. Cos simili eppure distanti da quello compiuto pochi giorni prima con Isabella. Tuttavia, mentre riflettevo su somiglianze e differenze, salii tutti i gradini del climax pi velocemente della mia volont, e quando giunsi allapice, grugnii anchio.

VENTITREESIMO GIORNO. Politica.

La Venezia che mi si present lindomani mi fa tornare in mente i mesi terribili in cui i Lanzichenecchi di Carlo V devastarono lUrbe eterna, di cui ero prefetto. La turba dei feroci soldati tedeschi, assassini, violentatori di monache, portatori di peste, rapinatori di ogni bene e distruttori di opere darte, in meno di un anno fece a Roma quello che nei secoli non erano riuscite a fare le orde barbariche. E se attraverso il Passetto non avessi seguito papa Clemente, scortato da poche e fedeli guardie svizzere, e non ci fossimo rifugiati nel Castello del Santo Angelo, non sarei qui a scrivere. Che Dio benedica sempre quellimprendibile fortezza. Cos appariva Venezia, la mattina del giorno successivo, con ubriachi (o forse morti?) a ogni angolo e pozze di vomito ovunque. Anche il magister, che allepoca ne aveva viste ben pi di me, ne rimase scosso.
Lagnello divino ha aperto il secondo sigillo, e il cavallo rosso ha portato violenza e stragi.
Lo disse sorridendo appena, e ne fui contento. Perch stava ritrovando se stesso e la sua calma. Forse anche grazie al fatto di aver dismesso la divisa militare e indossato di nuovo la veste da frate, perch, come asseriva mio padre, labito vile rende luomo civile. Compresi invece, con un certo timore, che il magister si riferiva allApocalisse e ai quattro cavalieri. Il loro racconto aveva sempre tormentato i miei sogni di fanciullo, e ne avevo ancora paura. Oltretutto il secondo peccato mortale di cui mi ero macchiato, commesso senza amore e per pura concupiscenza, mi avrebbe condotto inevitabilmente allinferno. Incrociata la Ruga vecchia, ci imbattemmo in una fiumana di persone.
Ha tutta lapparenza del tempestoso Stige, il fiume dellodio. Guarda le facce, Giovanni, sembra che ridano, ma ghignano. Per arrivare al tribunale dovremo risalire la corrente, non sar semplice.
Il processo era ancora sospeso, per cui temetti che il magister avesse preso la decisione di denunciare il pittore. Stavo per chiederglielo, quando prese con forza per il cappuccio un giovane che correva. Quello prov a divincolarsi, ma la stretta lo costrinse a voltarsi.
Sono straniero disse il magister quieto, in contrasto con la sua presa. Volete dirmi con cortesia dove si sta dirigendo questa brava folla?
A Palazzo Dogale! grid il giovane.
Quanto assomigliava a uno di quei personaggi raffigurati da Bosch, con la bava alla bocca, lespressione stralunata, le membra scomposte da una corsa appena fermata, laffanno del respiro, che se pure non rappresentato, emanava dai dipinti.
Vi  forse una festa? lo interrog ancora il magister, senza lasciarlo andare.
De pi! Xe de mezo el copr de lasasn. Del Biasio! aggiunse vedendo che il magister non comprendeva.
Quello dei bambini?
De pi! De tuti staltri!
Come il magister lo lasci andare, quello riprese la sua corsa.
Andiamo mi ordin.
Con mia serenit, prendemmo la direzione della folla, allontanandoci dal tribunale. A mano a mano che ci avvicinavamo a piazza San Marco, da ogni stradina, come affluenti, si riversavano frotte di maschere ma anche di artigiani che chiudevano le loro botteghe, e di donne, molte con i figli per mano o in braccio. Inizi a piovere, e da un fondaco rimasto aperto il magister compr un panno follato.
Se  quello che temo, non sar una cosa breve. Meglio ripararsi.
Piazza San Marco era un formicaio di gente assiepata tutta intorno al palazzo, fino alla riva degli Schiavoni. Davanti al lato prospiciente la laguna si ergeva un patibolo, abbastanza alto perch lo si potesse vedere da lontano. Il magister tagliava la folla spintonando e senza chiedere scusa, incurante delle maledizioni che lo accompagnavano, mentre io seguivo la sua scia. Davanti allo scalone dei giganti alcune guardie, dai pantaloni alla turca, con elmo e corazza da parata, incrociarono le alabarde per impedirci il passaggio.
Sono frate Martino da Barga, avvisate il capitano Volpato.
Con fare indolente una di loro si stacc dal gruppo e si inoltr allinterno. Poco dopo apparve il loro comandante.
Frate Martino, siete il benvenuto.
Che Dio vi accompagni, capitano, quale esecuzione  prevista?
Biasio Cargno:  stato giudicato colpevole senza appello. Gli saranno mozzate le mani, appese al collo e quindi tagliata la testa. Secondo la sentenza il suo corpo sar quindi smembrato in quattro parti mentre la testa sar esposta ai fedeli nella chiesa di San Zan Degol. Ma venite dentro, dalle finestre assisterete meglio.
Mentre salivamo le scale, il magister lo prese per un braccio.
Per quali omicidi  stato condannato?
Il capitano esit prima di rispondere.
Per i bambini di cui faceva salsicce e guazzetti. Ma... anche per gli altri.
Quelli su cui sono stato chiamato a indagare? Sapete benissimo che non pu essere stato lui.
Sono soltanto un esecutore di giustizia, non un giudice, frate Martino. Se volete parlarne, di sopra c tutto il Maggior Consiglio riunito.
A testa bassa, le braccia incrociate nelle ampie maniche, il magister segu il capitano fino alla sala dove era riunita tutta la nobilt veneziana. Dopo un saluto frettoloso Volpato ci lasci e torn al suo posto di guardia. Non avevo mai visto cos tanta allegria, tra brusii e risate, accompagnati da svolazzi di mantelle e clangore di voci femminili.
Guardali bene mi disse e impara. Guarda come la pietra filosofale del denaro riesce a tramutare lintelligenza in idiozia e perversione. Assistono alla morte non per ricavarne insegnamento, ma per esorcizzarla, come se ognuno di loro non avesse gi in s, fin dalla nascita, i germi della corruzione del corpo. Non dimenticarlo mai, quando sarai avvocato o giudice: ci che semini ti sar restituito.
Sapeva leggere nella mente e nellanimo degli uomini, il magister, ma non sarebbe mai stato un buon profeta. Se avesse scorto il mio futuro, con i paramenti dorati che indosso, il potere che esercito in nome mio e di Dio, la morale che professo e il vizio che esercito e tutte le abiezioni della mia corte, mi avrebbe cacciato allistante. Vedevo la folgore nei suoi occhi. E se lo avesse fatto, forse oggi non sarei qui, ma nella casa dei miei avi, circondato dai miei figlioli, quelli veri, non quelli che nel mio gregge chiamo per tali. Il caso governa il mondo, e Dio assiste senza intervenire, ma non lo riconoscer mai.
Individuato il Bragadin, il magister si mosse verso di lui, rifiutando pasticcini e bevande che i numerosi servi offrivano su vassoi dargento. Presi un biscotto, quasi di nascosto e per non farmi vedere manc poco che non mi soffocassi. Il consigliere indossava una palandrana rossa con un vistoso collare doro il cui fermaglio rappresentava il leone di Venezia. Apr le braccia e sorrise, andando incontro al mio maestro.
Frate Martino, che gioia vedervi in questo momento.
Non altrettanto per me rispose secco. Immagino di essere qui insalutato ospite, visto che nessuno mi ha avvisato.
Per carit divina, siete sempre il benvenuto. Era di dominio pubblico.
Ci non ha importanza. Ditemi invece: che cosa  questa storia del giudizio del Cargno?
Cambiato atteggiamento, Bragadin tocc il gomito del magister invitandolo ad allontanarsi con lui. In un angolo della sala, gli si rivolse severo, ma senza troppa convinzione.
Che cosa intendete? Siete il difensore del pittore, non del criminale Cargno.
 vero che  stato condannato anche per quei crimini, quelli del Pisani e degli altri?
Certamente rispose Bragadin con sussiego.  stato riconosciuto colpevole dallavvocatura criminale.
Sapete quanto me che  una falsit.
Se non provata, laccusa di falso a una magistratura poteva comportare un immediato giudizio a carico del calunniatore. E la condanna prevedeva anni e anni di catene. Lo sapevano entrambi, eppure il magister sostenne lo sguardo fiero del Bragadin. Il quale alla fine sospir e fece cenno al magister di seguirlo, cosa che feci anchio. Forse il membro dei Dieci, dalla sua altezza, mi consider un ectoplasma, o un ignorante o un cagnolino al guinzaglio, senza voce n orecchie. Entrati in uno studiolo dove alle pareti trionfava un prezioso marocchino rosso, Bragadin chiuse la porta dietro di s.
Conoscete la politica?
Politik disse il magister, il governo della citt, sottinteso tchne, larte.
Giustamente conoscete il latino meglio di me.
 greco.
Quello che . Ordunque, sono giorni difficili, settimane, mesi. Due navi partite da Damasco sono state assalite dai pirati turchi vicino allisola di Creta. Una  fuggita dopo aver assistito allabbordaggio e alla fine straziante dei marinai della seconda. Tra le loro famiglie vi  anche chi ha visto sparire un bambino, sapete che cosa intendo. Il prezzo della farina sta salendo in modo preoccupante mentre Milano, Mantova e Ferrara stanno muovendo truppe ai confini. E il popolo...
Ha bisogno il magister lo interruppe, continuando il ragionamento dellaltro di un capro espiatorio su cui sfogare le proprie paure, la rabbia, la fame e tutte le altre miserie dellanimo umano. Si eviteranno cos disordini, petizioni o perfino sommosse, che la Signoria sarebbe costretta a reprimere nel sangue. In questo modo lordine ne sarebbe turbato e per questo ne soffrirebbero ulteriormente i commerci e lo scambio dei denari. I Romani lo chiamavano panem et circenses: si dia al popolo pane e giochi del circo, per tenerlo quieto. E questa spettacolare esecuzione  il circo di Venezia.
Il volto di Bragadin si illumin.
 proprio quello che volevo spiegarvi, ma lo avete spiegato voi a me, e molto meglio di come avrei fatto io. Siete un uomo troppo intelligente e troppo acuto, sono felice che abbiate compreso la situazione.
Il magister si spost verso una finestra dalla quale si potevano osservare i preparativi finali dellerezione del patibolo: il boia stava sistemando il ceppo su cui sarebbe stata posata la testa di Biasio Cargno e la cesta dove lavrebbe deposta. Era di spalle, lo sguardo rivolto in basso.
Si punisce un assassino e se ne lascia libero un altro.
Come avete detto?
Che cosa direte alla gente, Bragadin, quando vi sar un altro omicidio? Perch su questo non ho dubbi, come voi sapete che il Cargno  innocente degli altri delitti.
Ha confessato.
Suvvia Bragadin, sotto tortura anchio potrei confessare di cavalcare un uccello e di volare intorno al campanile nelle notti di luna nuova, di essermi mangiato una scrofa intera o di essere stato tra i pugnalatori di Giulio Cesare.
Bragadin prese ancora una volta per il gomito il magister, che cerc di sottrarsi a quel contatto.
Il doge stesso gli sussurr ha preteso che questo affare si risolvesse in tal modo.  stata una manna dal cielo, cos ha detto, la faccenda dei bambini mangiati. Ha prima distratto il popolo e poi lo ha soddisfatto con la scoperta del colpevole. Io mi sarei anche opposto, frate Martino, ma la politica...
E quando dir allAvvocatura Criminale chi  stato? Che cosa farete?
Sapete chi ?
Il magister non rispose e i due si guardarono negli occhi, mentre i miei oscillavano fra quelli delluno e quelli dellaltro. Sembrava un combattimento tra due gatti, quando si osservano, fermi e muti, ma con i muscoli tesi e il pelo arruffato. Poi Bragadin prese fiato.
Se volevate un colpevole dovevate trovarlo prima, ormai  tardi. Siete sollevato dallincarico. Io stesso conferir a tale proposito con il doge. Fate il vostro processo inquisitorio, difendete Bosch o accusatelo, ammesso che non sia gi fuggito nel suo paese. Fate come volete, ma non occupatevi pi degli omicidi. E ricordate di obbedire, per gli affari civili siete sotto la giurisdizione della Signoria.

Lesecuzione.

E lo spettacolo fu. Un triplo cordone di guardie circondava il patibolo, alto forse dieci braccia. Un prolungato rullo di tamburi precedette larrivo di Biasio Cargno. Il carro, tirato da due asini, usc dal cortile del Palazzo Dogale, protetto da due schiere di armati. Su di esso si ergeva una gabbia di ferro alla quale era incatenato il condannato. I soldati dovettero difendersi dallassalto della folla, in prima file le donne, e dalla gragnola di sassi, pezzi di legno e verdura marcia. Quando Biasio, che appariva pi morto che vivo, fu issato a forza di braccia sul patibolo, si lev un urlo bestiale, seguito da grida di incitazione al boia. Questi, con la testa coperta da un cappuccio nero, dette la sua prova di recitazione. Alz lascia e ne prov il filo con la mano, fingendo di essersi ferito, da quanto era tagliente. Ne seguirono unovazione e risa sguaiate.
Era la prima volta che assistevo a unesecuzione, e nonostante le numerose altre cui ho assistito anche in veste di giudice supremo, nel ricordo  la pi feroce. I piedi furono inseriti in una gogna, con i moncherini delle mani gi tagliate, e il boia dette prova della sua abilit: in sintonia perfetta con un colpo di tamburo mozz un braccio e poi laltro, quindi un piede e laltro piede. Prima che morisse, altrimenti la sentenza non sarebbe stata eseguita a dovere, Biasio fu issato di peso, e gli fu messa la testa sul ceppo. Dopo un rullo prolungato dei tamburi, accompagnato da quel silenzio che  anche attesa, il rumore cess di colpo, e un attimo dopo la scure attravers il collo di Biasio Cargno come fosse burro. La piazza grid, felice, liberata, vendicata. Finalmente la giustizia terrena era stata soddisfatta. Lultimo atto del boia fu di prendere la testa per i capelli e mostrarla al suo pubblico, la rivolse poi alle nostre finestre e infine la depose nella cesta, coprendola con un panno.
Il popolo sciam via, appagato, come lo saranno stati anche i numerosi ladri che avevano di sicuro approfittato della confusione e della ressa per alleggerire le scarselle dei pi scalmanati. A Roma i pi svelti e sagaci sono i ragazzini, e quelle rare volte che le mie guardie me li prendono e me li portano, questi mocciosi sporchi e sorridenti mi fanno pi ridere che arrabbiare, e a volte lascio perfino loro la refurtiva.
Come ti senti?
La voce serena del magister mi fece bene. In effetti avevo lo stomaco ingarbugliato e la mente eccitata, ancora pregna di quelle immagini che avevo assorbito fino in fondo con gli occhi e con lanimo.
Confuso risposi con sincerit.
Ne sono lieto.
Non pi al nostro solito passo di marcia ma finalmente a unandatura lenta e misurata, ci dirigemmo verso settentrione. Sembrava che lorgia di sangue dellesecuzione avesse calmato gli spiriti frenetici del Carnevale. Continuavamo comunque a incontrare maschere dappertutto, oltre a un gruppo di musicanti nani che ci segu per un bel pezzo di strada.
Ci sedemmo su un ponticello di legno: davanti a noi si stendeva la laguna. Alla nostra sinistra il mare e la costa lontana, davanti a noi lisola di Murano. Respiravo con piacere lodore salmastro e di alghe, che mi liberava da quello del sudore della folla e dei profumi intensi delle nobili donne di Palazzo Dogale. Quello di verbena di Isabella mi appariva ormai lontano.
Sono lieto ripet che ti senta confuso. Perch se tu avessi le idee chiare, a questo punto saresti un presuntuoso. I dubbi aspir profondamente laria sono il sale della vita. Senza di essi tutto sarebbe piatto come la terra su cui viviamo.
Lo guardai stupito, chiedendomi come un uomo della sua cultura ancora ritenesse valida lantica teoria.
 una battuta, Giovanni. Mi rinfrancai. Quando arriva il buon umore, la vita riprende a scorrere. Sai che cosa dicevano gli antichi Egizi?
Naturalmente non lo sapevo.
Che quando il dio supremo rise nacque la luce. Alla seconda risata le acque e a quelle successive nacquero tutti gli altri dei.
 una bellissima storia, ma non ce la faccio a rallegrarmi. Siete stato sollevato dallincarico e ora riprender il processo contro Bosch. Noi sappiamo dove si nasconde ma non potremo dirlo. E se venisse scoperto potrebbe perfino affermare che eravamo suoi complici per non averlo denunciato. Mi sembra di essere in una nassa per le aragoste. Siamo entrati e non ne potremo pi uscire.
Non  detto. Diciamo che dobbiamo ripartire da zero. Che  tuttavia un ottimo punto di partenza, visto che lo zero  nato a Venezia. Lo chiamavano zevero, da zephirum, il nome che gli dette il matematico Fibonacci, che a sua volta lo tradusse dallarabo sifr. Animo, mio giovane amico, e ti spiegher per quale motivo questa nuova situazione ci d unopportunit. Quando si  vicini alla meta, come eravamo noi, mi piaceva quel noi, mi sentivo coinvolto e importante, si diventa ansiosi, e non si vede lora di arrivare. Immagina di essere su una nave, con il mare mosso, e in lontananza gi vedi un porto sicuro. Poi, dimprovviso, avviene il naufragio. A questo punto non hai pi niente da perdere, la meta che ti dava ansiet  scomparsa e pensi solo a salvarti la vita.
S, avevo compreso, sia pure per sommi capi, per intuito, non le singole frasi, come mi accadeva spesso. Ma il senso mi rimaneva dentro, sinsinuava con delicatezza e questo era davvero il grande insegnamento del magister, del quale, come ho gi detto, conservo il pi bello dei ricordi. Cercai di replicare come meglio potei al suo sorriso. Ma avevo ancora bisogno di risposte certe.
Quindi ora che facciamo?
Mangiamo, gli asini ragliano pi forte quando hanno la pancia piena.
Cos, nel tornare indietro, anche se non sapevo dove, ci imbattemmo in un ambulante. Ci offr, a pochi soldi, un cartoccio di pesci fritti nello strutto: sardine, ghiozzi, acciughe e noni, sui quali gradimmo far gocciolare del succo di limone. Terminammo con dei gustosi ciccioli, quintessenza dello strutto. Ancora una volta il magister aveva colto nel segno: dopo il pranzo, pur non essendo cambiato nulla, le nostre prospettive mi apparvero pi rosee o piuttosto meno nere.
Questa volta non vi era la folla a impedirci di raggiungere il tribunale dellInquisizione. L il magister sperava di trovare Longueville, che stranamente si era perso lesecuzione di Biasio Cargno, a meno che non si fosse confuso nella calca. Prima di arrivare rivolsi al magister una domanda che mi era rimasta nel gozzo durante il colloquio con Bragadin.
Pensate davvero che sar commesso un altro omicidio? E pensate che sia...
Bosch? Lo credo incroci le braccia. Come credo in Dio Padre Onnipotente, nellanima, nella comunione dei santi, nellintercessione della Vergine Maria, nel battesimo che libera il fanciullo dal peccato originale. E potrei andare avanti. Ma potrei sostenere davanti a un giudice questi doni della fede? Ne ho le prove? No. Cos come credo che Bosch sia un essere infernale, pericoloso, determinato nella sua lucida follia. Arrogante come un condottiero che gioca con i suoi nemici illudendoli di una vittoria che tiene invece ben salda nelle sue mani.
Ma...
Non interrompermi. I suoi ritratti sono allucinanti e geniali. I miei occhi non si sazierebbero mai di ammirarli, di gustarne i particolari. La santa in croce, per cui  stato accusato, non  la parte centrale del dipinto, Longueville non lo capisce, infervorato com dallo spirito iconoclasta.  altro che Bosch ha voluto dipingere. Hai notato i mostri nei pannelli laterali? E le facce arcigne, caricature e maschere di quelle umane. Non hai notato luccello imprigionato nella ragnatela, usata come cintura da un nobiluomo il cui naso ricorda il membro virile?
Le sue parole fluivano veloci e aspre, come represse a lungo, desiderose di uscire come una liberazione. Il suo respiro si era fatto affannoso, eccitato.
Davvero vorreste vederne altri? mi scapp detto.
Perch mi aggred verbalmente, ne possiede ancora?
So da Isabella che nello studio che gli aveva fornito Grimani, non il suo rifugio, ha alcune tele che si  portato dal suo paese. Io credo che se voleste vederle, il vescovo non si opporrebbe.
Perch non me lo hai detto prima?
Non me lo avete chiesto.
Sta bene. Domani andremo.
Ho amato donne e uomini, loro e le gemme, i denari rilucenti nei forzieri, lautorit di concedere la vita e la morte. Ma pi di tutto la tiara papale, il triregno, simbolo del potere temporale e spirituale su tutto il mondo. Quando me la posarono in testa, mi pervase una libidine che nessun corpo umano mi aveva mai dato. La stessa che vidi negli occhi del magister al pensiero di poter osservare i quadri di Bosch. Davvero allora costui era una creatura infernale, se era riuscito a tentare in questo modo lo spirito di frate Martino da Barga. Come si riebbe, mi sorrise, quasi vergognandosi del suo desiderio, ed entr deciso nel tribunale.

Il gioco  lunica cosa seria.

Longueville si trovava nella cappella del tribunale, inginocchiato sui gradini dellaltare. Lo riconobbi da dietro per loccipite che sporgeva come un corno. Il magister e io ci fermammo in piedi, in fondo, vicino allingresso, senza fare il minimo rumore. Le fiamme di due ceri, ai lati del tabernacolo, mosse dal vento che filtrava da una grata di ferro appena visibile dietro laltare stesso, facevano ballare le ombre. Costretto allimmobilit e al silenzio, il pensiero ritorn a Bosch e Isabella. Lavevo tradita e sarebbe stato giusto, per par condicio, che lei avesse fatto o facesse altrettanto.
Mi passarono davanti le immagini delle sue presunte fornicazioni con Bosch e di quelle reali, secondo il magister, con il vescovo Grimani. Ma anche con una serie di mostri, demoni e persone, uomini e donne, quelli che Bosch stesso mostrava negli atteggiamenti pi osceni. Fui indotto a pensieri pi che indecenti, che il luogo sacro non bast a frenare.
Prega, invece di pensare, per il magister non fu difficile leggermi nellanima, o almeno pensa di pregare.
Bast quel leggero sussurro a far capire a Longueville di non essere solo. Con il pollice destro si segn due volte, sulla fronte e sul cuore, e si alz, avviandosi verso di noi con la lentezza di una tartaruga e la flessuosit di un serpente.
Vieni disse al magister, sono felice di vederti.
La sua accondiscendenza stup entrambi. Ci precedette lungo un corridoio, ma ogni tanto si voltava per assicurarsi che lo seguissimo. Ci apr una porta, e ci lasci entrare per primi: io mi tenni accostato alla parete, per prudenza. Cerano due letti con un pagliericcio, una scrivania, un inginocchiatoio e, gettati su una sedia, due flagelli di cuoio e una camicia imbrattata di sangue, su cui mi cadde locchio.
Dovresti provare il flagello, Giovanni la voce di Longueville sapeva di olio, ma rancido. Ti porta pi vicino a Dio di qualunque atto di fede.
Io non ne ho mai avuto bisogno intervenne il magister in mia vece.
Come fai a dirlo, Martino, se non lo hai mai provato?
Vi sono cose che si evitano anche se non sperimentate di persona. Non credo tu abbia bisogno di ingoiare un topo vivo per comprendere quanto possa fare ribrezzo.
Forse fu un sorriso quella piega che si disegn sulle labbra di Longueville, ma non lo avrei giurato.
Sempre a giocare con le parole, Martino.
Secondo uno dei sette savi, Periandro di Corinto, il gioco  lunica cosa seria, il resto appartiene alla seriosit, quella gravit affettata che  madre, sorella e figlia dellipocrisia.
Mi arrendo replic untuosamente Longueville, ma non sarai venuto a trovarmi per impartirmi lezioni di retorica o di filosofia. Posso sperare che ti sia convinto, in questi tristi giorni, della colpevolezza del pittore Bosch?
Un bussare simile a due colpi di cannone mi fece sobbalzare, intento comero a seguire i discorsi dei due uomini. Longueville grid di entrare, infastidito. Il telamone entr a fatica, la porta era fatta per gli uomini, non per quella colonna vivente. Non si perit di salutare e a un cenno del suo padrone usc di nuovo, non senza aver prima riposto un oggetto allinterno di uno stipo.
 muto?
No, Martino. Ma ha fatto il voto del silenzio. E quindi?
Per quanto riguarda Bosch, ritengo sempre che laccusa di blasfemia sia audace, ma tutto  possibile. Vedremo, valuteremo, giudicheremo.
Longueville fece un accenno di inchino, quindi si freg le mani.
Posso ora sapere il motivo della tua inaspettata visita? Hai forse notizie del contumace? Comunque sia, fra tre giorni riprender il processo.
Proprio di questo volevo parlarti. Se io lo trovassi, ma bada,  solo unipotesi, saresti daccordo nel revocargli la perdita del salvacondotto?
Ancora lo proteggi sbuff Longueville. No. Mai. Si nasconde perch  colpevole, e di quanti crimini lo sa solo Iddio.
Sta bene. Ancora una cosa, fratello. Non hai partecipato allesecuzione di Biasio Cargno. Posso chiedertene il motivo?
 colpevole delluccisione dei bambini, ma non degli altri omicidi. Non mi andava quindi di partecipare a una parziale ingiustizia. E tu lo sai quanto me, Martino.
Almeno su questo siamo daccordo.
Questa volta fu il magister a inchinarsi, e si mosse verso luscita.
Bada a te, Martino la voce di Longueville ci colp alle spalle. Se lo trovassi, avresti lobbligo di denunciare il suo nascondiglio. Fa attenzione, fa attenzione, il Signore vede tutto.
Il magister non ci fece caso, ma quellultima frase mi suon strana, come presa da un libro o da un salmo. Molto pi avanti avrei capito il suo oscuro significato. E a parte lo scambio di opinioni finale su Biasio, anche del dialogo tra i due avevo capito ben poco: un duello di parole esoterico che nascondeva altro, un po come uno di quegli almanacchi del francese Michel de Nostredame.
Comunque, anche senza capire, fui lieto nel vedere il volto soddisfatto del magister, prima o poi mi avrebbe dato spiegazioni. Nel frattempo gliene chiesi io una.
Davvero Periandro di Corinto, uno dei sette savi, ritiene il gioco lunica cosa seria?
Nemmeno per idea, lho escogitato sul momento.
Ma... mi venne da ribattere e se Longueville lo avesse saputo?
Mi sono fidato della sua cultura teologica che non ammette studi diversi. I fanatici leggono limpossibile, ma solo intorno alle loro convinzioni. Il nome per esiste realmente, anche se mi potevo inventare Manassero di Tebe o Filodemo di Tirinto, che invece non sono mai esistiti: pure in questo caso so che non avrebbe fatto una piega. Questo  il vantaggio di una conoscenza che non trascura ci che  diverso o lontano dai propri principi.
E voi che cosa pensate in proposito? Perch io sarei daccordo con Periandro, se lavesse detto davvero.
La giornata volgeva ormai al tramonto ed eravamo entrambi stanchi e provati. I borzacchini mi dovevano aver prodotto una ferita sul calcagno e pregai il magister di fermarsi. Osserv la piaga con attenzione se pure a distanza: lodore dei miei piedi lo infastidiva. Ci fermammo presso uno speziale e mi procur una boccetta dolio che alla vista sembrava urina.
 a base di foglie di iperico, ti aiuter a cauterizzare la ferita, spalmalo bene e cammina scalzo. Quando arriviamo allo Sturin, mi raccomando fatti subito una lavanda con la lisciva.
Guarir prima?
No, ma puzzerai di meno. Vuoi che ti compri anche dellagnocasto, gi che siamo qui?
Per il buon odore?
Per la tua anima, piuttosto. Secondo il medico greco Dioscoride, i petali viola dellagnocasto andavano sparsi sui letti nuziali delle donne ateniesi, quando i mariti partivano per la guerra. Venivano cos calmati i loro ardori e rimanevano fedeli.
Funzionava davvero?
Mi guard di tralice, e non mi rispose. Non osai chiedergli se in qualche modo avesse saputo dalla padrona della locanda o avesse semplicemente intuito che avevo fornicato con lei.
Domani mi disse invece cambiando argomento andremo a palazzo Grimani e visionare i quadri di Bosch.
Intendete denunciarlo?
Ancora una volta non mi rispose, e io mi addormentai con il pensiero di che cosa sarebbe successo al pittore, a Isabella e a noi due se, alla fine, la sua coscienza di uomo probo, e onesto fino allautodistruzione, avesse avuto il sopravvento.

VENTIQUATTRESIMO GIORNO. Il tenutario.

Dio punisce il desiderio anche dei suoi figli pi devoti e retti, di quelli che si comportano secondo i suoi dettami. O meglio, i dettami insegnati dal suo glorioso Figlio. Io non sono tra coloro, mi basta essere il suo Vicario in terra. Quando sar in cielo, perch di questo non dubito (sarebbe assurdo che un papa finisse allinferno), avr leternit per pentirmi e godere di una beatitudine che temo tuttavia sia ben diversa da quella terrena. Ne temo la noia, pi che altro. Let mi fa divagare: mi riferivo invece al fatto che il magister non god, il giorno successivo, del piacere di visionare i quadri del pittore. Non albeggiava ancora, che un picchiare violento svegli entrambi. La voce roca di Caterina ci giunse attraverso la porta.
Che il cancaro vi porti entrambi! Giuro su Iddio che mi sono stancata.
Prima di me il magister balz in piedi, togliendo il catenaccio.
Che accade, brava donna?
La camiciaccia le pendeva da un lato, lasciando intravedere il seno abbondante e cadente.
Un giovane capitano ha voluto entrare a tutti i costi e chiede di voi.  la seconda volta che mi portate i soldati in casa, spero stavolta vi trascinino in prigione.
Se cos fosse, non chiederebbe, donna Caterina rispose gentile il magister, ma avrebbe gi imposto la sua presenza.
Come si volt per invitarmi a levarmi e seguirlo, vidi Caterina rivolgermi lo sguardo, tirare fuori la lingua e girarla pi volte, mentre si toccava il petto, e compresi che non si trattava di un gesto di scherno.
Scendemmo nellandrone, e trovammo il capitano Volpato ad aspettarci, seduto su una sedia.
Ogni volta che ci vediamo, mi portate notizia di una disgrazia: spero stamattina si tratti del mio arresto.
Purtroppo no, frate Martino.  successo ancora.
Con grave scorno della padrona, il magister lo invit a salire nella stanza dove si pranzava, e lei si sent obbligata a portare una brocca di vino e un formaggio dalla pasta morbida, che emanava un penetrante odore di mosto. Squisito, al ricordo, e mi pare si chiamasse Montasio, forse perch di alpeggio. Volpato tracann due bicchieri di vino, prima di parlare.
Un altro omicidio, uno di quelli.
Non ci fu bisogno di dire altro. Comprendemmo senza bisogno di chiedere oltre. Il magister incroci le dita e se le port alle labbra.
Non possumus, capitano. Il consigliere Bragadin ci ha tolto lindagine, non abbiamo pi lautorit. E poi aggiunse con malizia per questo omicidio  stato gi giudicato Biasio Cargno... ante factum. Avete a Venezia una giustizia cos rapida che riesce a condannare il reo prima che commetta il reato.
Avete ragione il capitano alz gli occhi verso di lui. Lo so io. E lo sapete voi, ma vi prego di venire a vedere.
Il magister avrebbe chiesto lui stesso di poter esaminare la scena del crimine. Invece esit, ma solo per far cadere pi dallalto il suo assenso, che arriv dopo una lunga pausa.
E sia, andiamo pure.
La luce iniziava a farsi strada tra gli alti palazzi, guizzava fredda e rapida quando giravamo gli angoli, per poi scomparire e riapparire, come giocando a nascondino. Per non farci scorgere, come dei ladri, passammo da una serie di vicoli e subito accanto alla piazza dellArsenale arrivammo in una stradina che costeggiava uno stretto canale. Due cani giacevano in mezzo a un mucchietto di ossa. Mi accorsi subito che non dormivano. Il capitano si spinse poco oltre. Davanti al ponte una guardia spost lalabarda di lato, in segno di saluto.
 il ponte del purgatorio disse il capitano. Venezia ne ha tre per onorare il passaggio del poeta Dante da qui.
Gli altri saranno ovviamente del paradiso e dellinferno aggiunse il magister.
Come avete detto, frate Martino. Ma sembra questo quello dellinferno.
Sotto il ponte si trovava un uomo, appeso a testa in gi. Ed eravamo cos a cinque. Alla luce di una lanterna, il magister e il capitano si inginocchiarono per vedere meglio. A me bast quello che avevo scorto.
Di chi si tratta?
Jasinto Boscolo, detto el Barn, il cattivo. Abita qui davanti, dentro il suo bordello. Picchiava le sue ragazze se non si davano abbastanza da fare con i clienti. Un uomo malvagio, ma invidiato da molti, sia per le ragazze che per i denari accumulati.
Non lascer rimpianti, allora. Perch mi avete fatto venire?
Guardate voi stesso: i cani, le ossa, la posizione, sono tutti simboli, credo anche quellosso che stringe nella mano.
Il magister si protese verso il pelo dellacqua e tocc la fronte del cadavere.
 ancora tiepido, chi  stato ad avvisarvi?
Una delle ragazze che lavorava per lui.  ancora dentro, ho chiuso il portone per evitare che se ne andassero.
Avete fatto bene, fatemi parlare con lei.
Salito sul ponticello, il capitano ci precedette e apr la porta con un chiavistello. Nella stanza dingresso, alcune ragazze stavano abbracciate, le une alle altre, su alcuni canap, alcune in camicia da notte, altre ancora vestite da lavoro, per usare un eufemismo. Il bordello doveva essere di infima categoria, perch, oltre allo sporco per terra (vidi perfino tracce di escrementi di topo), puzzava di urina e di altro che non oso nemmeno ricordare. Il capitano fece cenno a una di avvicinarsi: nonostante le palpebre tinte doro sopra i grandi occhi azzurri e gli zigomi imbellettati di un rosso violento, sembrava una bambina. Sul volto i segni bluastri di percosse recenti. Avanz con lo sguardo rivolto a terra. Il magister fece per prenderle il mento, ma vi rinunci: lidiosincrasia per il contatto fisico gli imped di compiere quel gesto di piet.
Raccontami, figliola, e non aver timore: nessuno ti far pi del male.
Lei alz gli occhi, che si riempirono di lacrime, dubito per la morte del suo padrone. Tir su con il naso e si pul con il bordo della manica.
Era notte fonda e stavamo tutte dormendo, quando Boscolo mi ha svegliato. Credevo volesse giacere con me, ma mi ha detto invece di prepararmi perch di fuori aspettava un cliente importante, uno di quelli che non si devono fare aspettare. E mi ha dato uno schiaffo.
Quindi hai visto di chi si trattava chiese il magister speranzoso.
Sior no. Il Boscolo xe uscido e me son vestida. Ho aspettato e aspettato. Poi go avuto paura de non aver capo e sono uscita mi. Non xera un anema, a parte due can, poareti, che xe dovevan essere magn a vicenda. Alora ho ciamado el parn, ma niente. Me son quindi aproximada ai can e voltandome go visto el parn a testa en z, che dondolava.
Di nuovo si mise a piangere e una sua amica si alz e le circond le spalle con un braccio.
Credo sia corsa subito in corte di giustizia. Io lho riaccompagnata qui e sono venuto da voi senza indugio intervenne Volpato.
Dopo averla licenziata, il magister usc e noi gli andammo dietro.
Che cosa dite, capitano? A meno di non pensare che sia stato il suo spirito immondo, escluderei la colpevolezza di Biasio Cargno.
La smorfia del capitano, che accus lironia, bast a farmi capire quanto fosse daccordo con il magister.
Potete trarre a riva il corpo? Vorrei esaminarlo. Ma se pensate che non possa pi farlo, non ve ne far una colpa.
Gli fu sufficiente un cenno per farsi obbedire: mentre un primo soldato recideva la corda con cui era appeso, un secondo lo afferr e lo distese a terra. Il magister si chin sul corpo.
Illumina il volto chiese a questultimo.
Fu allora che si accorse che dalla bocca gli usciva una polvere frammista a delle piume: un altro di quegli indizi.
 la sua firma, magister dissi con convinzione.
Non mi rispose e, con mio grande ribrezzo, tocc quella polvere biancastra con un dito e se la port alle labbra.
Farina sentenzi, e queste sono inconfondibili penne di falco. Si sta prendendo gioco di noi. Spogliatelo ordin.
Anchio volli essere daiuto: ormai, nel giro di poco meno di due settimane avevo gi visto sei cadaveri, compreso quello di Biasio Cargno, e tutti morti di morte violenta. Sarebbe stato stupido averne ancora impressione. Una volta denudato, il magister prese in mano la lanterna ed esamin con attenzione il corpo, dopo aver inforcato le lenti.
Macule e papule diffuse e vive. Se non si tratta di lebbra, soffriva di quel che chiamano mal francese, preso probabilmente dalle sue ragazze, che avranno cos infettato mezza Venezia. E qualcuno lo ha preso di recente a frustate sulla schiena, a meno che non se le sia impartite da solo.
Un simile peccatore un flagellante? chiesi stupito.
Pi sono corrotti, pi devono pentirsi con forza, e il sangue lava i loro peccati, mi guard di traverso. Sto celiando, Giovanni. Niente di meglio di una battuta di spirito, se pure greve, per allontanare i miasmi di questa corruzione. Non lo penso affatto. Trovo stupido e iniquo flagellare il proprio corpo o imporgli altre punizioni carnali. Anche papa Martino nel Concilio di Costanza ha proibito un simile supplizio, concepito da menti malate. Due secoli prima di Cristo perfino il commediografo Terenzio prese in giro lautopunizione nellHeautontimorumenos.  greco continu vedendo le mia incertezza, significa punitore di se stessi.
Devo tuttavia confessare che oggi a me non dispiace la flagellazione: non praticarla, beninteso. Osservarla mi d brividi di piacere, probabilmente si tratta di una mia ossessione, tra le tante. Per quanto mi riguarda, invece, preferisco il godimento alla sofferenza, e non credo si debbano scomodare filosofi o teologi per spiegare il perch.
Dopo essersi rialzato, il magister si pul il saio dalla polvere e forse anche per scacciare eventuali infezioni. Sput quindi per terra per liberarsi dalla farina.
Grazie, capitano disse alla fine, tenetevi pronto. Io mi far da parte e vi dar il merito della cattura dellassassino. Magari solo di questo, visto che per gli altri delitti qualcuno, se pure non innocente,  stato gi punito dalla giustizia.
Ci allontanammo ma, fatti pochi passi, il magister mi guard, con aria triste.
Hai detto bene,  la sua firma. E stavolta  ancora pi chiara. Un uomo invidiato, ha detto il capitano. Linvidia, Giovanni, il quinto peccato. Ci che mi tormenta  che ne mancano altri due. Adesso devo fermarlo.
Sapevo a chi si riferiva, e aveva preso la sua decisione. Forse, attribuendo la cattura al capitano Volpato, ce la saremmo cavata dallaccusa di complicit, che rischiava di ricadere su di noi per quella disgraziata avventura al Malamocco. Per tutto il tragitto di ritorno, fui percorso da brividi, e da oscuri presentimenti.

VENTICINQUESIMO GIORNO. Lesame dei delitti.

Il sonno interrotto e ripreso mi porta a dormire pi a lungo e male. Oggi come allora. Anche se da papa mi rigiro tra lenzuola di canapa destate e di cotone dinverno. Cos il risveglio  sempre strano, con il corpo che percepisce la realt e la mente che ancora vaga tra le braccia di Morfeo.
Quelle che tuttavia mi strinsero e mi portarono rapidamente al risveglio, quando il sole era gi alto, non appartenevano al dio greco. In un baleno passai dallimmagine del magister che mimponeva di alzarmi a quella di una guardia che mi stava perquisendo. Ma quando tale ultima attivit si spost con forza sulle mie vergogne compresi alla fine che si trattava delle mani di Caterina. Alzai gli occhi nel timore che il magister fosse presente, ma il pagliericcio risultava vuoto. Cos lasciai che la natura facesse il suo corso, e peccai una seconda volta con la padrona, tra gorgoglii e quelli che sembravano rutti trattenuti.
Mi assale ancora la sensazione, per nulla piacevole, delle sue enormi mammelle che mi sbattevano sul viso. Unallegoria dellabbondanza, un simbolo di prosperit smisurata, di opulenza smargiassa, ma per me soprattutto una causa di soffocamento aggravata dal peso della donna. Orribile al ricordo. Cos come venne, se ne and, senza un saluto, e non pensai minimamente che toccasse a me omaggiarla di un ringraziamento. Aveva solo preso ci che voleva.
Una volta alzato, ancora un po stordito, mi accorsi di un biglietto sul tavolo. Il magister mi attendeva, con mio comodo (che gentilezza) in una piazzetta dietro il Fondago del Megio. Si raccomandava che mi portassi dietro il quaderno dei suoi appunti, penna e calamo, e uno dei suoi libri preferiti, la Summa super modo arguendi, di tal Raniero Arsendi, per me sconosciuto.
Lo trovai seduto su una panchina, con gli occhi chiusi.
Non sto dormendo mi disse come si accorse della mia presenza, ma rifletto. Hai portato quel che ti ho chiesto?
Gli mostrai la bisaccia ed egli inizi a sfogliare il libro.
LArsendi, in questo volume, razionalizza il modo di fare supposizioni, che  quello che andremo adesso a fare. Riuniamo tutti gli indizi e senza pregiudizio vediamo di dimostrare ci che penso.
Annuii con la faccia compunta e sbagliai, perch il magister mi redargu, se pure in modo bonario.
Lassenza di pregiudizio nella ricerca non significa che si possa sempre dimostrare ci che si pensa, che  appunto un pregiudizio. Era una facezia, Giovanni. Dovresti leggere il secondo libro della poetica di Aristotele, sul riso. Ti aprirebbe la mente sulla sua importanza, in quanto ci libera dallortodossia del pensiero e infine rende pi piacevole la vita. Ors, diamoci da fare.
Compresi poco, ma mi fidai delle parole del magister.
Non volevate vedere al pi presto i dipinti di Bosch? replicai.
Coltiver la pazienza che dovrebbe essere la quinta virt cardinale, prima ancora della prudenza, della fortezza e della temperanza, ma dopo la giustizia. Il mondo  redento dalla pazienza di Ges e rischia di essere distrutto dallimpazienza degli uomini.
Che avevo da replicare? Presi la penna e, con un coltellino che mi ero portato appresso, tagliai la punta di sguincio, per poter scrivere meglio.
Fai cinque grandi cerchi mi disse per ciascuno degli omicidi. E al loro interno inserisci i nomi di tutte le caratteristiche che abbiamo riscontrato. Uniremo quindi quelle in comune in un sesto cerchio, e utilizzando il metodo dellinduzione cercheremo di capire a che cosa o a chi possano appartenere.
In realt voi sapete gi dove volete arrivare mi permisi di osservare
Hai ragione, ma verificheremo con onest. E se tutto coincide con ci che in effetti penso, non avremo altra scelta.
Denuncerete il pittore?
S, prima che altri innocenti vengano uccisi in questo gioco perverso. Esiste laltissima probabilit che avvengano altri due omicidi e in tutta coscienza non posso lasciare che ci accada, di fronte a Dio e agli uomini. Anche se ne pagher le conseguenze.
Anchio, magister.
Hai molto da vivere e da imparare, che  il sale della vita. Prima di denunciare il fatto ti rimander a casa, da tuo padre. Non sarebbe giusto che ti sopravvivesse.
Rassicurato in parte e in parte ancora preoccupato, dopo aver disegnato i cerchi, e non certo alla maniera di Giotto, iniziai a scrivere sotto la sua dettatura.
Primo: Pisani, nobile, trovato dietro palazzo Grimani, monete sugli occhi, bastone con cui  stato ucciso, ritrovato denaro, piuma. Secondo, Grazia...
Scusatemi, magister lo interruppi, ma non riesco a fare entrare tutte queste parole in un solo cerchio.
Benedetto figliolo sbuff. Se li hai fatti troppo piccoli usa allora una pagina per ciascuno degli omicidi. I cerchi servivano per poter avere una visione dinsieme. Non hanno inizio n fine, non hanno un orientamento n una direzione, ma fai come vuoi. Non pretendo di applicare la filosofia a tutto.
Dopo aver trascritto su una pagina le caratteristiche principali della morte del nobile Pisani e finalmente a caratteri leggibili, il magister riprese a dettare.
Secondo, Grazia: giovane e bella cortigiana. Strangolata e stuprata con un flauto per estremo oltraggio nei pressi di Santa Maria Formosa. Il nome  interessante, quasi si riferisse alle forme di una donna, anzich alla Vergine vista sotto una vaga forma, come dice la leggenda. E non dimentichiamo lintima amicizia con Isabella, con cui divideva il mestiere.
 proprio necessario sottolinearlo?
Sai chi  Buddha?
Vagamente.
Un granduomo, che ha fatto della sua vita un esempio di virt. Senza bisogno di essere cristiano, anche perch il Cristo  nato sei secoli dopo. Ebbene, lui sosteneva che vi sono quattro nobili verit e la prima  quella della sofferenza. Tu soffri di quanto ho detto, non  vero?
S, magister,  vero
Bene, hai sofferto, quindi  la verit e il Buddha aveva ragione.
Ebbi limpressione che mi menasse per il naso.
Aggiungi il ritrovamento di una piuma. E ora esaminiamo il terzo caso. Giovane grasso e sconosciuto a tuttoggi. Ritrovato vicino alla chiesa di San Lorenzo, soffocato dal sangue di drago che gli deturpava la bocca. Con una salsiccia vicino al sedere, ma stavolta non abbiamo rinvenuto alcuna piuma. A meno di essercela persa. Lassassino tuttavia non nasconde gli indizi, anzi ce li mostra, a sfida. Fanno parte del suo disegno.
Mi fermai un momento: a scrivere cos rapidamente il polso cominciava a farmi male. E rischiavo oltretutto di macchiare i fogli con linchiostro. Il magister attese pazientemente che mi scrollassi il braccio.
Adesso esaminiamo il caso della vedova Corner, uccisa davanti al suo palazzo. Strangolata anche lei, ma con una collana di perle. Anche in questo, come negli altri casi, nessun segno di rapina. Messa su un carro per il trasporto degli escrementi, con un melograno secco vicino. In pi lassassino ci la lasciato addirittura un biglietto.
Me nero dimenticato.
Con una croce sopra, tutto qui. Per quale motivo allora la vedova appariva contenta ed  andata allappuntamento con la morte? Non credo che la croce di nostro Signore sia motivo sufficiente per andare incontro a tale sacrificio. Tuttavia la vittima sapeva o aveva intuito chi le avesse mandato il biglietto, altrimenti non si sarebbe mossa da casa, con quel suo caratteraccio superbo. A proposito, segna anche questa sua caratteristica.
Obbedii, non vedendo lora di finire di scrivere tutti quegli indizi apparentemente senza senso. Eppure qualcosa andava formandosi nella mia mente, una sorta di nuvola nella quale intravedevo di sfuggita lombra dellassassino. Mancava ancora lultimo.
E infine luccisione del Boscolo, davanti al suo bordello al ponte del purgatorio, il magister si freg le mani. Con accanto due cani anchessi morti. Probabilmente uccisi con dellaconito o altro veleno sparso sugli ossi che abbiamo rinvenuto l accanto. Da non sottovalutare un altro osso, quello che il Boscolo teneva nella mano. E la farina in bocca con le piume di un falco. Indizi, indizi, indizi: lassassino ne  sempre pi prodigo.
Si alz quindi in piedi con laria soddisfatta, e inspir a pieni polmoni. Lo feci anchio e il naso mi si riemp di un odore di pesce fresco. Il magister si guard un po intorno, quasi si aspettasse di vedere qualcuno, magari lassassino.
Bene disse alla fine di quel giro dorizzonte, abbiamo finito. E adesso, mentre io far il peripatetico nei dintorni, tu unirai tutti i punti in comune dei cinque omicidi. Ci ritroveremo qui tra unora.
Stavo gi provvedendo, sfogliando le pagine scritte con la mia minuta calligrafia, quando vidi lombra del magister incombere su di me.
Dimenticavo: una volta che avrai finito, esercita larte pindarica. Vola come faceva lui con i versi e tra i versi. Pensa, immagina e concretizza le tue visioni, esci da ci che abbiamo seminato e guarda tutto dallalto, come fa il nocchiero sulla coffa dellalbero maestro. Insomma: fai in modo di avere davanti a te il pi vasto degli orizzonti. Io sono il capitano della nave e la conosco a puntino, ma tu, da lass, forse potrai vedere meglio di me.
Era la prima volta che il magister mi dava un compito non pi esecutivo, ma concettuale. E il fatto che mi ritenesse in grado di arrivare a conclusioni pi lungimiranti delle sue mi riemp dorgoglio. Mi misi quindi con rinnovata lena a studiare i miei stessi appunti. Sudavo, nonostante non facesse affatto caldo, e dei refoli leggeri mi gelavano addosso il sudore. Gli occhi mi bruciavano, dalla fronte imperlata cadevano gocce sulla carta, macchiandola, confondendo le parole che gi mi confondevano abbastanza, mentre tentavo di carpirne i segreti.
Anche la fronte cominci a bruciarmi e, come se non bastasse, mi arriv un senso di prurito fastidioso. Simile a quello che mi devastava, da bambino, quando la mia povera madre (che Dio la perdoni per tutto il tormento che sicuramente star dando alla Sua maest, consigliandolo su tutto) mi obbligava a imparare la traversa. Non riuscii mai a emettere dei suoni composti, solo singole note e sgraziate, con la boccola che si riempiva di saliva e le dita che mi si incrociavano sui buchi. Mi pervadeva allora un prurito nervoso che mi obbligava a interrompere il flusso dei soffi per grattarmi furiosamente.
Adesso per non avevo in mano un flauto, eppure mi veniva di usare le dita come artigli sulla pelle, in particolare nelle vicinanze delle vergogne. Con questi tormenti, dopo aver a fatica raccolto su una pagina bianca i punti in comune, quasi non riuscivo pi a vedere i contorni delle singole lettere.
Una pentola che bolle non produrrebbe tanto calore. Ti senti male, figliolo?
Alzai gli occhi verso il magister che, al vederli, corrug la fronte.
Caron dimonio con occhi di bragia sentenzi. Ti manca solo tu sia vecchio e bianco per antico pelo e sembreresti davvero il dantesco traghettatore delle anime. Fatti sentire...
Con delicatezza poggi la mano sulla mia fronte, un sacrificio paterno, sapendo quanto gli costava il contatto fisico. Subito la ritrasse.
Scotti come un ferro incandescente. Hai la febbre. Andiamo subito in locanda. Cercheremo da uno speziale delle foglie di faggio per un infuso. Un tempo si usavano anche le feci di gatto, ma mi farebbe schifo applicartele sul corpo. A pensarci, meglio ancora un cucchiaino di polvere di salice in acqua bollente.
Quasi mi port di peso davanti allo Sturin e qui fui preso in consegna da Caterina, che si mostr fin troppo premurosa nei miei confronti, insospettendo il magister. Bevvi linfuso di salice e poco dopo, stremato, con una pezza imbevuta dacqua sulla fronte e la mano molliccia di Caterina che teneva la mia, caddi in un sonno profondo.
Gli incubi, creature malefiche che si appoggiavano sul mio petto, arrivarono a frotte. Ghignanti, orribili e assurdi nella loro mostruosit. Posso dire che quasi li conoscevo, per averli visti nei dipinti di Bosch, ma non mi venne davvero di indugiare con loro. Diverso fu quando mi ritrovai circondato da succubi, i demoni femminili dalle zampe di capra, con coda luciferina, lunghi capelli e seni prorompenti. Secondo quel libraccio che volle pubblicare papa Alessandro VI (che bruci insieme ai suoi pari nel pi profondo degli inferni), il Malleus Maleficarum, con la loro sensualit i succubi, giacendo con gli uomini, ne suggono la linfa vitale. Per fiaccarli fin quasi alla morte e donare quindi il seme agli incubi per farsi fecondare, visto che questi ultimi sono sterili come muli. Demoni s, ma allepoca non mi dispiaceva alimentare la loro bramosia.
Mi risvegliai solo la mattina dopo, con il sole gi alto. La febbre era sparita, cos come il magister e Caterina, ma non il prurito. A questo, per, si accompagnava la consapevolezza di aver trovato il bandolo della matassa che prima di sprofondare nel sonno mi era sembrata ingarbugliata come il nodo di Gordio. La notte, la febbre, o gli incubi e i succubi avevano prodotto invece la rivelazione: sarebbe da credere allora pi allinferno che al paradiso, ma non vorrei bestemmiare. Oltretutto nella mia attuale funzione sarebbe oltremodo disdicevole. Pregai quindi il Signore di darmi la forza di parlare con il magister e anche di liberarmi dal prurito.

VENTISEIESIMO GIORNO. Un dono inaspettato.

Attesi nella nostra stanza che il magister rientrasse, concentrandomi su ci che gli avrei riferito. Non osai scendere dabbasso per non incontrare Caterina, nel timore che ancora mi portasse facilmente a peccare. Molto facilmente. Era intorno alla sesta ora quando sentii dei passi duomo salire, ma non mi parvero quelli del magister. Se fosse stato lui non avrebbe del resto bussato. Cercai unarma, ma lunico oggetto che ne avesse la parvenza era un forchettone: comunque sia, lo impugnai lo stesso. Fu cos che, dopo aver dato il mio permesso, mi trovai davanti una faccia di pesce. Ci misi un battito di ciglia per comprendere che si trattava di Hieronymus Bosch. Guardai invano alle sue spalle per vedere se fosse arrivata anche Isabella.
Siete pazzo gli dissi a farvi vedere in giro.
Non rispose, si tolse la maschera e sorrise, con quel suo modo, di sbieco.
E chi pu riconoscermi? Questo  il bello del Carnevale, ognuno, che sia nobile, criminale o entrambe le cose, pu camminare impunemente.
Come mi avete trovato?
Cominciavo a preoccuparmi: da quel demonio infido, assuntore di pozioni, e forse amante della mia Isabella (se pur mi appaia cos insensato oggi quel pronome possessivo), non sapevo che cosa aspettarmi. Una proposta indecente, un colpo di pugnale, un interminabile sproloquio: tutte cose da evitare in ogni caso.
A Venezia tutti sanno tutto di tutti, scroll le spalle, anche che mi nascondo e forse persino dove. Larte dellipocrisia, sorella del sospetto e madre della diplomazia, regna sovrana, qui e dovunque alligni il potere. Comunque non  di questo che voglio parlarvi. Ma dellevidente accusa che il vostro maestro mi muove, ovvero che sia io lartefice di quegli assassini seriali di cui tutta Venezia sussurra. Io temo pi il furore del popolo che la giustizia divina e non vorrei che il mio nome uscisse dalla bocca di frate Martino come colpevole. Tra parenti, famigli e voglia di sangue, potrei essere trascinato fuori dalla prigione e liberato, si fa per dire. Probabilmente bastonato, squartato e ucciso tra sofferenze maggiori di quelle patite da Biasio Cargno.
No, non mi avrebbe pugnalato n fatto alcuna offerta compromettente, ma stavo espiando tale grazia con il suo sproloquio, che non sapevo dove andasse a parare, e volevo solo che finisse presto. Si mise a sedere sul letto del magister, segno che purtroppo sarebbe andato ancora avanti per molto.
Nei miei dipinti sono raffigurati molti peccati prosegu. Alcuni di questi sono emblemi di quelli che ho commesso. Altri li ho voluti mostrare in tutto il loro orrore, in primo luogo a me stesso, per evitare di cadere in tentazione. Ma se  Dio che ha dato la malizia alle donne, non  forse contro natura che luomo vi resista? Quanto vino dipingo, ve ne siete accorto? Sempre meno di quello che bevo.
E quanta gente trafitta nei modi pi crudeli da mostri orribili mi scapp di interromperlo.
Gi, ma questo solo nella mia mente. Purtroppo, devo confessare. Non vi capita mai di aver voglia di uccidere qualcuno o di vederlo precipitare allinferno e godere delle sue sofferenze? Magari qualcuno che vi ha fatto del male, ma che non osereste mai ripagare della stessa bruciante moneta. Per convinzione morale, per paura della legge o delle ritorsioni, per indole o perfino per pigrizia. Io uccido, sevizio, spavento, trafiggo, ridicolizzo, mostrando i lati pi meschini e perversi delluomo e della donna. Gioco con i loro corpi, li punisco o li esalto, immedesimandomi nel loro animo e facendo con essi tutto ci che la mia arte e la mia immaginazione mi consentono di fare. Come in un sogno, in cui per si comandano gli avvenimenti.
Avrei preferito avere il dono della sordit che affliggeva mio padre, e invece le sue parole si incuneavano nella mia mente giovane e inesperta come chiodi acuminati. Bosch continu a riempirmi di parole, quasi le avesse conservate per giorni tutte per me e me ne volesse fare dono sgradito. Fino a quando, a Dio piacendo, arriv alla conclusione.
 stata Isabella a proporre una simile soluzione, che mi sembra onesta ed equa. Parlatene al maestro e, se  vero che  altrettanto onesto ed equo, laccetter. So che per me pu essere rischioso. Ma voglio porre fine a questa mia permanenza a Venezia, piacevole e terribile. Qui ho vissuto e sto vivendo il paradiso e linferno. Come i miei quadri, che  come se avessero preso vita e si fossero rivoltati contro il loro creatore. Buffo no? Come angeli diventati demoni, contro di me, il loro Dio.
A parte lulteriore dimostrazione di follia, come quella di sentirsi simile a Dio, la soluzione proposta appariva perfetta, salomonica direi oggi, ma mi chiesi se non nascondesse una trappola. Alla fine, pensai che se non io, il magister lavrebbe scoperta.
Va bene conclusi, riferir a frate Martino. Credo sia in tribunale, adesso, in quanto domani riprender il processo contro di voi. Immagino non sarete presente.
A rivederci, buon Giovanni, e ora vi lascio con un dono, che so a voi molto gradito, e che a me costa molto offrirvi.
Immaginai mi volesse regalare un altro dei suoi disegni, ma usc dalla stanza con un sorriso ambiguo, senza dirmi n darmi altro. Lasci la porta aperta e poco dopo percepii un profumo a me familiare: proprio quello di verbena. Restai senza fiato, cos come ebbi un mancamento quando vidi entrare Isabella. La guardavo, quasi senza vederla, angelo messaggero, ma non di Dio, bens di Bosch e quindi ossimoro perverso. Mi salut come se niente fosse passato dal nostro primo e unico incontro damore. Si sedette vicino a me, che me ne stavo ancora muto per la meraviglia, mi prese le mani e me le baci.
Caro, dolce Giovanni. Sono sicura che con la tua purezza danimo saprai convincere frate Martino. Bosch  innocente, te lo giuro sulle nostre anime che un giorno si sono incontrate e che hanno suggellato un patto silenzioso. So di poter contare ancora su di te. Tu possiedi il senso della giustizia, e la tua giovane mente  capace di volare alto, di vedere il mondo da una nuvola e di comprendere gli errori umani. E io ti vedr volare molto alto: questa sar la gioia che conserver nel segreto del mio cuore insieme al nostro amore.
Se a una donna servono quindici anni per fare di suo figlio un uomo, a unaltra basta lo scorrere di quindici granelli di sabbia in una clessidra per farne unidiota. Cos, dimentico di tutti i pensieri, dei suoi tradimenti, del suo approfittarsi, del suo mestiere e dei suoi inganni, cedetti. E come mi pos la bocca sulle labbra, rividi il paradiso e una Madonna terrena che mi piegava senza sforzo ai suoi voleri. Oggi tuttavia so che voleva solo essere certa che riferissi la proposta al magister e che lo facessi con tutto il mio convincimento.
Non le fu difficile: dai piedi si tolse i calcagnini rossi, alti quasi un palmo (come facessero le donne a camminarci era e rimane per me un mistero paragonabile alla Trinit, senza essere blasfemo), si alz la gonnella, si sfil le braghesse e si appoggi sul mio ventre, dopo avermi slacciato i calzoni con una maestria che non gradii.
Reminiscenza tuttaltro che dolce: nel breve percorso che mi port allestasi, mi ricord la leonina voracit di Caterina. Che almeno pareva volersi sempre prendere il suo piacere. Isabella no, lei me lo dette e basta. Ogni poesia scomparsa, ceduta alla furia di una passione senza anima. Pochi attimi, infatti, e tutto fin nella miseria della carne. Se ne and anche lei, con un cenno vezzoso della mano, portandosi via lardore con il quale lavevo amata e lasciandomi con il disgusto di un vuoto interiore che non si sarebbe mai pi riempito. Ci nonostante, per quel residuo donore che mi era rimasto, attesi il ritorno del magister e feci, con certosina precisione e senza alcuna emozione, lambasceria promessa. Fu forse proprio per questo che frate Martino accett quanto meno di riflettere sulla proposta.

Dubbi del magister.

C un orrore profondo in tutto questo esord il magister. Per evitare di considerare colpevole un uomo, dovremmo attendere il verificarsi di un altro omicidio? Mi sembra abominevole. E se poi, grazie a Dio, ci non si verificasse, il giudizio finale sarebbe ambiguo. Immagina, Giovanni, e ragiona. Bosch, in nostra custodia o comunque sotto controllo, non pu commettere omicidi. E infatti questi non avvengono pi: non  dimostrata la sua colpevolezza e nemmeno la sua innocenza.
In attesa che arrivasse la sesta ora (leccellentissimo Bonaccorso, per una colica, aveva spostato in avanti lora di inizio del processo) ci eravamo recati in un giardino vicino, non recintato, con al centro un albero carico di limoni. Dichiarandolo res nullius, il magister ne aveva staccato uno e, tra una parola e laltra, lo stava mangiando con gusto. Osai pi volte ricordargli di abbassare la voce, in quanto quei discorsi, ascoltati da orecchie curiose, avrebbero potuto procurarci pi di un serio guaio. Ma quando era preso dai suoi ragionamenti, imporgliene altri era impresa titanica.
Cui prodest, Giovanni prosegu, a chi giova tutto questo?
A tutti e a nessuno, magister, avete ragione. Se tuttavia, come suppone il pittore e come voi stesso sostenete, il misterioso assassino vorr continuare nei suoi delitti seguendo il ciclo dei sette peccati, allora avremo la conferma che Bosch  innocente.
Pur nella mia ignoranza, avevo appreso qualche sottigliezza legale ascoltando i discorsi di mio padre.
Intendi arrivare a una dimostrazione dinnocenza anzich di colpevolezza, dunque.
Si tocc appena la barba, continuando a masticare, e per come ormai lo conoscevo, significava che il seme del dubbio si era insinuato in lui, una piccola breccia nella sua granitica convinzione. Il che non voleva dire ancora nulla. Ma al di l delle preghiere di Isabella, che ormai avevo assimilato, digerito ed evacuato, ritenevo la proposta equa e giusta, proprio come aveva detto Bosch.
 cos, magister.
E per fare tutto ci dovremmo mantenere lassoluta segretezza.
Ovviamente.
Non c niente di ovvio. Il cammino del filosofo, ovvero di un amante della sapienza, nasce proprio dal superamento dellovvio, dal cercare sotto terra la radice della pianta e comprendere cos per quale motivo essa si sviluppa in questo piuttosto che in altro modo. Lovvio  la superficie delle cose, labisso della mediocrit, la giustificazione dellidiozia.
Non potevate dire meglio, magister.
Alz il solo sopracciglio destro, un esercizio di abilit nel quale, negli anni futuri, mi esercitai con umilt e applicazione, ma che non riuscii mai a mostrare ad alcuno, neanche a uno specchio. Riesco solo ad alzarli entrambi.
Intendi dire che non so dire nientaltro di meglio?
Cominciai a farfugliare qualche parola di scusa, ma il magister mi impose di fermarmi.
Scherzavo, Giovanni, so bene che non intendevi quello. Era un modo per schermirmi, perch, nonostante la mia presunzione di colpevolezza, o forse, per meglio dire ancora, la mia convinzione, c una logica nella proposta di Bosch. Tutta a suo vantaggio, beninteso. Se non vi saranno delitti, tutto ritorner nello status quo ante, tutto come prima. E non ci rimetter. Se vi saranno, sar dimostrata la sua innocenza. A meno che...
A meno che?
Temevo sempre le sue elucubrazioni, e maggiormente ora, che ero quasi arrivato a portarlo pi che dove avrei voluto, dove credevo fosse giusto arrivare.
A meno che non abbia un complice, il che demolirebbe questo ragionamento. Ma in realt, per le modalit degli omicidi e in base alle poche testimonianze raccolte, sono propenso a credere che lomicida compia da solo i suoi riti malvagi. Quindi...
Mi stavo perdendo, e a quel punto avrei accettato senza pi oppormi, qualunque decisione. Un gatto mi venne incontro e per consolarmi si strusci, malizioso come una femmina, sulla mia gamba. Gli grattai il sottogola, e inizi subito a fare le fusa.
Sai perch Dio ha creato il gatto?
Pensai rapidamente al Nuovo e allAntico Testamento, se Cristo o i profeti avessero mai detto qualche cosa a proposito, ma non mi venne in mente nulla. Feci una piccola smorfia e scossi la testa.
Per permettere alluomo di carezzare una tigre senza pericolo.
Mi aveva beffato, ma non potei che ammirare quel sorriso sornione con cui aveva ancora una volta condito un aforisma, che aveva in qualche modo allentato la tensione.
Procediamo, dunque continu. Tu allora sarai i miei occhi e le mie orecchie. Non esitare a usare il braccio qualora sia necessario a tua difesa, ed esercita larte del pensiero, piuttosto che quella della fornicazione. Utile per espellere gli umori negativi ma perniciosa in quanto riscalda il flegma, che serve per riflettere e stare allerta. E con questo sospir  ancora rimandata la mia visita nello studio per osservare i suoi dipinti. Sembra che Dio voglia punirmi per il mio desiderio di vederli.
A proposito, per quanto riguarda la mia, che aveva avuto ben altro soggetto, non vi sarebbero stati problemi. Lultima congiunzione carnale mi aveva lasciato un senso di vuoto e di repulsione che piuttosto avrei usato un cilicio.
Ti piazzerai allora a palazzo Grimani...
Il pittore o Isabella lo interruppi, non saprei quale dei due, ha proposto invece un fondaco del grano vuoto, con una sola entrata in alto, una finestra pi che una porta. Facile da controllare anche dallesterno e vicino alla locanda dello Sturin. Potrei fare in modo discreto da vivandiere e guardiano, senza dare troppo nellocchio.
Che sia. E da quando?
Da stanotte, quando le maschere saranno pi numerose che di giorno e la confusione regner sovrana.
Stai usando un linguaggio aulico, Giovanni.
Imparo da voi, magister...
Allora guarda il sole. Che cosa ne ricavi?
Feci schermo con la mano, cercando di immaginare il pensiero del maestro. Una macchia strana, un raggio obliquo, una colorazione inusuale. Ma non ebbi alcuna intuizione o sensazione, a parte lessere costretto a strizzare le palpebre.
 in alto nel cielo, quasi allo zenit, il che significa che tra poco suoner lora sesta e dovremo riprendere il processo. E dato che ti vedo con le mani libere, suppongo tu abbia dimenticato i libri. Memoria pedibus compensanda.
Non feci in tempo a tradurre il proverbio che il magister mi grid la sintesi.
Corri!
Compresi con le gambe prima ancora che con la mente e cos andai e tornai, raggiungendo il magister in tribunale. Accaldato, ma giusto pochi istanti prima che facesse il suo ingresso leccellentissimo magistrato Bonaccorso.

VENTISETTESIMO GIORNO. Il processo continua.

Depositai i libri sul tavolo, con un rumore forse eccessivo, data la mia stanchezza, e Longueville mi lanci unocchiata minacciosa. Tra alcuni e ponderosi tomi, il magister trasse un libro pi modesto e sul frontespizio vidi trattarsi della Guerra del Peloponneso, dello storico greco Tucidide. Sfogli alcune pagine e me lo consegn.
Vai al capitolo trentaquattro, e leggi lorazione, ma in silenzio. Quando mi sentirai parlare capirai cosa significa fingere di dire una cosa e dire invece il suo opposto.
Leccellentissimo Bonaccorso si era appena seduto quando il telamone di Longueville si diresse verso una porticina situata nel lato pi lontano dellaula. Lo accompagnava quella solita assenza di espressione sul volto: in quelle settimane a Venezia la sua faccia avrebbe potuto essere scambiata per una bata. Di l a poco rientr da quella porta con una tavola in legno. Pass tra le poche persone presenti, ormai il processo stava perdendo di novit e non attirava pi tanta curiosit. Si diresse quindi verso il banco dove avrebbe dovuto essere Hieronymus Bosch e finalmente gir la tavola verso di noi. Tra uno sfarfallio di ventagli, sal qualche gridolino di stupore e gli uomini si abbandonarono a un riso scomposto. Il povero Bonaccorso ebbe il suo daffare a ricondurre laula a un dignitoso silenzio, ma il colpo di scena ideato da Longueville e messo in atto dal suo segretario non poteva passare inosservato.
Sulla tavola issata sul banco dellimputato era dipinto Hieronymus Bosch a mezza figura e a grandezza naturale. Il pittore cui era stata ordinata lopera aveva insistito, dietro evidente suggerimento del committente, sui suoi tratti pi salienti, con un risultato in qualche modo caricaturale. Sulla testa era calcata a sghimbescio una berretta, da cui fuoriuscivano dei capelli simili agli aculei di un istrice. Il viso, appena somigliante alloriginale, pareva pi una maschera. Essendo vicino, ne potei osservare i particolari. La bocca, aperta in un ghigno beffardo, lasciava intravedere dei denti giallastri. Gli occhi, neri e infossati, erano cerchiati di rosso. Una perfetta rappresentazione di un demone, come Longueville voleva mostrare e dimostrare.
Dichiarata e confermata la contumacia esord leccellentissimo Bonaccorso, una volta ottenuto il silenzio dellimputato Hieronymus Bosch, sia messo a verbale che la sua icona, qui raffigurata, lo rappresenta.
Che senso ha quel dipinto? bisbigliai.
In caso di condanna mi sussurr a sua volta il magister e in assenza del colpevole, sar bruciato in piazza.
Trovai la spiegazione plausibile e logica, anche se assurda, e tornai a osservare il dipinto, mentre Bonaccorso continuava a elencare una serie di norme procedurali, molte in latino. Noiose e necessarie, come appresi in seguito, quando le adoperai per dare una parvenza di regolarit a delle sentenze gi decise prima ancora dellinizio di un processo. Bosch, o meglio il suo sembiante, indossava una palandrana verde, e mentre la mano sinistra era stretta a pugno allaltezza del cuore, laltra era infilata in una tasca. Il rigonfiamento a punta sembrava nascondere un pugnale, pronto a essere estratto. La voce di Bonaccorso, ormai un borbottio indistinguibile, finalmente cal di tono per rivolgersi allinquisitore dellaccusa.
Jean de Longueville, avete chiamato a testimoniare un cittadino di Venezia, che ha accettato. Vi ricordo che in quanto tale e testimone non gli potr essere mossa alcuna accusa e che non  di competenza della Chiesa di Roma giudicarlo sotto nessun aspetto.
Tiratosi su le maniche del saio marrone, Longueville fece un gesto a un uomo anziano che si trovava in mezzo al pubblico, e questi, facendosi largo tra la gente, si avvicin allo scranno del magistrato. Lo salut con deferenza e si gir verso di noi. Uno sconosciuto, vestito di nero come un ecclesiastico, non fosse stato per un colletto bianco che gli spuntava dalla mantellina. I lunghi capelli bianchicci e sporchi, che gli arrivavano sulla fronte, erano coperti da un berretto, nero anchesso, di panno rigido, a mo di padella rovesciata, che lo faceva apparire un buffone di corte. Fu antipatia a prima vista.
Il vostro nome, la vostra qualifica e il motivo per cui avete accettato di testimoniare sentenzi leccellentissimo Bonaccorso.
Ancora mi ricordo quel momento, perch il magister ebbe quasi un mancamento quando sent le sue prime parole, chiare, seppure in un falsetto che denunciava la sua et avanzata.
Giovanni Bellini, pittore della Serenissima, nato a Venezia. Si guard intorno, quindi prosegu. E sono stato io a segnalare per blasfemia il sedicente pittore Hieronymus Bosch.
Longueville si gir soddisfatto verso di noi.
E per quale motivo lo avete fatto, in nome di Dio?
Come buon cristiano, quale tutti qui in citt possono testimoniare che sono.
Diteci i motivi Longueville non nascose la sua impazienza.
Tempo fa fui invitato dal nobilissimo vescovo Grimani a dare un giudizio sulla sua pittura, dal momento che, in un impeto di generosit, questi lo aveva invitato a dipingere due quadri da aggiungere alla sua collezione. Del primo, che il signor Bosch dichiarava essere di visioni dellaldil, so dire poco. Intanto laldil  sconosciuto e non comprendo come si possa dipingere qualcosa che non  visibile da occhi umani. E talmente scure sono le tavole che  perfino difficile raccapezzarvi qualche figura, se non figure ignude e demoni. Eppure, nonostante la mia et ci vedo ancora bene.
Alcune risate provenienti dal pubblico lo interruppero, e lui annu pi volte per ribadire come la sua vista fosse perfetta, e si scans i radi capelli dagli occhi. Il che scaten ancora di pi lilarit. Un gesto di Longueville lo invit ad andare avanti.
Ma quando ho visto il secondo, una crocifissione, si fece il segno della croce, ne rimasi orripilato. Una femmina con la sembianze di nostro Signore o nostro Signore con le vesti da femmina.
E che cosa avete fatto allora? lo incalz Longueville. Avete avvisato il nostro buon vescovo?
Nossignore. Non mi fidai, si lev dal fondo un mormorio di disapprovazione. Ho quindi subito vergato la denuncia e lho inserita in una delle Bocche delle Denunce Segrete.
Cos come vuole la legge chios Longueville, che prosegu. Il resto  cosa nota. Avete fatto il vostro dovere, Giovanni Bellini. Il giudizio di un valente e famoso pittore vale pi di mille testimonianze. Potete lasciare il banco.
Un momento.
La voce del magister, che si era ripreso da par suo, blocc sul nascere il passo incerto di Bellini, che gi stava scendendo.
Secondo la legge, la difesa ha il diritto di interrogare il testimone.
Alle proteste di Longueville, leccellentissimo magistrato Bonaccorso replic con un forte colpo di martello sulla scrivania.
Volete dirci continu il magister per quale motivo siete voluto venire di persona a testimoniare dopo la denuncia anonima che vi garantiva la segretezza?
Bellini apparve smarrito e cerc con lo sguardo Longueville, che si era messo a parlare nellorecchio del suo segretario, il telamone silenzioso. Pressato dal magister, il pittore si tolse il cappello e si gratt furiosamente la testa. Quindi, movendo le mani quasi a scusarsi, dopo aver borbottato qualche parola inintellegibile, tir fuori il fiato.
 stato linquisitore Longueville a chiedermi di farlo, io non volevo.
Lasciato il nostro tavolo, il magister gli si avvicin, minaccioso. Quindi gli volt le spalle, guardando Longueville.
Da quanto ha dichiarato questo testimone, che laccusa stessa ha definito inconfutabile, sembra dimostrato che la segretezza della denuncia, stabilita dalle leggi della Serenissima,  stata violata. Come faceva Jean de Longueville a conoscere il suo nome? Ha forse egli ricevuto la notizia da un messo angelico? La verit va perseguita a ogni costo, ma con mezzi onesti, altrimenti la verit stessa ne rimarr sporcata, e non si potr pi distinguere dalla menzogna. Chiedo pertanto lannullamento di tutto il processo per vizio di forma.
Un coro di riprovazioni si lev dal pubblico. La nobilt veneziana, adusa a rispettare le leggi della citt pi che quelle della Chiesa, si sent offesa. E anche spaventata. La regola della denuncia anonima permetteva a chiunque di restare nellombra e di non essere sottoposto a vendette e ritorsioni da parte dellaccusato. Insomma si trattava della profanazione di uno dei fondamenti giuridici del processo.
Le grida salirono di tono e di volume e Bonaccorso prov a far tacere la folla inviperita a colpi di martello, ma invano. Longueville si ritir dietro il telamone, sul cui volto, per la prima volta, limpassibilit cedette il posto a un ghigno feroce. Sembrava un molosso pronto ad azzannare chiunque si fosse avvicinato al suo padrone. Il braccio del magister continuava a essere puntato, inflessibile, verso il povero Bellini. Questi, conscio di essersi lasciato sfuggire quanto non avrebbe dovuto rivelare, e di trovarsi in una situazione in cui nessuno lo avrebbe aiutato, si guardava intorno disperato, la mani sulla faccia. Lurlo delleccellentissimo Bonaccorso chiam a raccolta le guardie che, lancia in resta, puntarono contro chi stava ormai per scavalcare la balaustra che divideva il pubblico dallo spazio riservato agli inquisitori. A poco a poco le grida si placarono e finalmente il giudice riusc a riprendere il controllo dellaula.
Informer il Consiglio dei Dieci di questa grave violazione. Nel frattempo il processo  sospeso.
Bonaccorso raccolse le sue carte e scomparve dietro una porta laterale. Il pubblico lasci laula e alla fine rimanemmo soltanto in quattro. Il magister, io, Longueville e il telamone che, dopo aver riacquistato la solita assenza di espressione, mi guard, ed ebbi paura. Rimasi anche con la curiosit di quellorazione di Tucidide, capitolo trentaquattresimo.

Il fondaco.

Ci fermammo davanti alla bottega di uno scalpellino, e sedemmo su un antico sarcofago istoriato con alcune figure mitologiche. Forse Orfeo ed Euridice, le teste leggermente piegate, nel momento delladdio. Una fitta nebbia, arrivata dal mare, soffondeva di grigio i muri e attutiva i rumori dei remi delle gondole che scivolavano nel vicino canale. Il magister sembrava ben disposto a parlare.
Secondo i Greci questa nuvola lattiginosa  prodotta dalle lamentele di Acli. Pensa che secondo le pi antiche leggende questa divinit esisteva ancora prima del Caos primordiale. Come a indicare che tutta la Creazione nasce dalla tristezza. Una bella prospettiva, non credi?
Quelle parole ebbero leffetto di angosciarmi, e fui stupito nel vedere il sorriso sul suo volto.
Questo vi rallegra?
No di sicuro, se vi credessi. Mica tutto ci che proviene dagli antichi pensatori  sinonimo di saggezza. Da quando sono stati riscoperti i testi classici, molti studiosi ritengono siano fonte di grande ispirazione, ma non posso non notare che anche a quei tempi si dicevano un mucchio di sciocchezze, n pi n meno come adesso.
Sapiente osservazione, che ho conservato per tutti questi anni, e che ho utilizzato pi di una volta. Lultima quando un teologo francescano mi cit il santo Tommaso dAquino per indurmi a revocare lobbligo di battesimo per i bambini ebrei. Non lo feci, anche se ho in simpatia il popolo eletto, come ama definirsi non senza un po di sussiego. Daltra parte, anche se non comprano reliquie n indulgenze, pagano le tasse senza protestare. Sorrisi quindi al magister, felice di vederlo contento, e approfittai del suo buon umore per chiedergli qualche spiegazione.
Chi  stato allora a svelare il nome di Bellini a Longueville?
Siate contenti, umane genti, al quia, che se potuto aveste saper tutto, mestier non era parturir Maria.
Come avete detto?
 una massima del sommo poeta. E si rif alla conoscenza di Aristotele. In questo caso non ha detto una sciocchezza. La conoscenza  di due tipi, una  sapere che la cosa esiste e laltra perch esiste. In sostanza, Dante afferma, seguendo lo Stagirita, che la ragione umana pu giungere solo alla conoscenza dellesistenza delle cose, ma non al loro ultimo fine. Hai compreso?
No, magister, in tutta onest.
Insomma, se Adamo avesse saputo tutto, non avrebbe peccato mangiando il frutto dellalbero della scienza, e Maria non avrebbe avuto la necessit di partorire Cristo per la nostra redenzione.
Annuii, anche se avevo capito questultimo passaggio, ma non tutto il senso del discorso. Il magister divenne tutto dun tratto pensieroso.
Gi disse quasi tra s e s, ma perch tutto questo? Sarebbe stato meglio che Adamo avesse avuto sin dallinizio il dono della conoscenza: avremmo risparmiato le nostre sofferenze, quelle di Cristo e la sua penosa venuta in terra. E a questo punto non servirebbe neanche la parusia della fine dei tempi. A volte occorrerebbe pregare invece di pensare.
Come dite, magister?
Mi sento colpevole nei tuoi confronti. Dora in avanti ascoltami meno e prega di pi. Il pensiero pu essere molto pericoloso: ti avvicina a verit che sarebbe meglio ignorare. Ma non credere nemmeno a ci che ti sto dicendo, io penso, anche quando prego. Se mi sentisse Longueville aggiunse scuotendo la testa e cos a bassa voce che feci fatica a udire le sue parole, mi metterebbe al rogo senza processo. Ors, vuoi che ti risponda in modo pi chiaro?
S, magister, ve ne sarei grato.
Come ha fatto Longueville a sapere di Bellini? I casi sono due. Non dubitando del doge, potrebbe essere stato Bragadin a dirglielo. In tal caso non di sua sponte, ma sotto ricatto. Oppure lo stesso Bellini, per aggiungere la sua testimonianza alla denuncia. Ma in tal caso avrebbe mentito. Propendo per la prima ipotesi. E secondo Guglielmo di Occam  inutile farsene altre, che non servono a niente.
E quindi?
Tralasciai di chiedergli chi fosse questo Occam. Inventore, come scopersi anni dopo, di una delle frasi pi banali che avessi mai udito, e pur tuttavia da tenere a mente: A parit di fattori  da preferire la spiegazione pi semplice. Inconfutabile e perfetta.
E quindi prosegu il magister restiamo ai fatti. Trova un fondaco, riservato, sicuro, n troppo buio per non far soffrire inutilmente il pittore Bosch, n con troppa luce, che potrebbe fargli venire la tentazione della fuga. Conto su di te, Giovanni.
Mi mise in mano alcuni denari e qualche ducato.
Affitta il fondaco e compra il silenzio del locatore. Non ti fidare di lui se ti fa troppe domande n se non te ne fa alcuna. Un po di curiosit  legittima, quando  troppa  sospetta, cos come la sua assenza. Evita di accordarti qualora la padrona sia una donna, non resisterebbe alla tentazione di andare a sbirciare. Meglio un padrone vecchio che giovane, perch i primi si fanno di pi gli affari propri. Non ti fidare dei turchi, perch quelli di quaggi sono pronti a tradire, visto che lo hanno gi fatto con il proprio paese, mentre un rabbino bader solo al soldo e rester in silenzio. Stai infine alla larga da fratelli, se dovessero litigare sarebbero capaci di denunciarsi a vicenda, e meno che mai fidati se la propriet del fondaco fosse di qualche ente religioso. In nome di Dio si commettono le peggiori turpitudini, come in guerra: tale invocazione serve solo a giustificare azioni che vanno contro letica e la morale, mentre la legge degli uomini e quella di Dio dovrebbero essere una sola cosa. E ora vai.
Tenere a mente tutti quegli ammonimenti non fu semplice. Nel chiedere, ero il primo ad adombrarmi e a mostrarmi sospettoso e reticente, fino a quando trovai quello che cercavo. Un pescatore, un uomo semplice, che non mi fece troppe domande, non era turco n aveva fratelli ma, pur senza essere circonciso, aveva sposato una donna ebrea. Possedeva un piccolo fondaco, nei pressi di quello pi imponente detto dei Turchi. Una porta bassa, al punto che per entrarvi occorreva chinarsi: da l si accedeva al deposito del pesce e da una porticina interna in una cella, dove luomo era solito riporre gli attrezzi del mestiere pi preziosi.
Vi trovai infatti qualche nassa, reti, canne, scalmi, fiocine e tramagli per la cattura dello storione. Con un giaciglio di paglia, un braciere con cui scaldare il cibo e alcune bottiglie di vino e acqua di vite, Bosch si sarebbe potuto arrangiare per giorni. O qualche settimana, ma di questo non feci cenno. Per i bisogni sarebbe bastato uno di quei secchi dove si raccoglieva il pescato. Il magister approv la mia scelta.
Fu cos che ci ritrovammo ancora una volta a palazzo Grimani. Era notte, e vi entrammo dalla porta sul retro, accolti da Isabella. Come la vidi, il viso illuminato da una candela, provai un tuffo alla pancia, che tuttavia non arriv al cuore. Sic transit gloria mundi. Lamore puro, che la carne esaltava, era scomparso, forse anche da parte sua, se mai lo avesse provato, cosa di cui dubito e dubitai.
Vi ringrazio, frate Martino disse lei, ignorandomi. Siete davvero un uomo illuminato.
Il magister borbott qualche parola che non compresi. Poi si guard intorno e nel mettersi il cappuccio sopra la testa gli vidi spuntare dalle maniche della tonaca un corto bastone, che subito nascose. Lultima cosa che avrei pensato si portasse dietro. Non vi fu bisogno di arrivare nel rifugio di Bosch: egli ci aspettava in cima alle scale, travestito da medico della peste. Una lunga palandrana nera, e sul volto una bata da cui spuntava un lungo becco. Il magister gli riserv solo una rapida occhiata.
Non perdiamo tempo. Una gondola vi aspetta qui fuori. Io rester qui con madonna Isabella, la quale avr la compiacenza di mostrarmi i vostri quadri.
Sulle prime provai un moto di gelosia: io sarei dovuto andare con il pittore nella sua segreta prigione e lui sarebbe rimasto in compagnia di Isabella, la mia ex amata. Ma due persone avrebbero dato meno nellocchio di quattro. Ci avrebbero scambiato per due compari in vena di bevute. E se qualcuno ci avesse visto entrare nel buio del fondaco, avrebbe pensato a un incontro carnale. Allepoca vi pensai con vergogna, oggi mi fa ridere. Prima che dal monastero benedettino di San Giorgio venisse suonato il mattutino, tutto si era concluso. Come raggiunsi la nostra stanza allo Sturin, il russare del magister mi rassicur sul fatto che non era caduto nelle spire di Isabella. Ne fui contento, forse pi per lui che per me.

VENTOTTESIMO GIORNO. La follia di Bosch.

Finalmente il sole splendeva su Venezia, e dalle persiane filtrava una luce onesta, cos come mi apparve il volto del magister, ancora addormentato. Dalla calle giungevano risa e voci allegre: il pescato doveva essere stato abbondante. Mi alzai con circospezione, infilandomi braghe e camicia in silenzio, senza fare rumore. Pensai a Bosch, chiuso nello stanzino del fondaco, e al fatto che quel giorno, e i successivi, sarebbe rimasto al buio. Magari avrebbe avuto modo di pensare ai suoi fantasmi e ai mostri che dipingeva. Gi Isabella non occupava pi i miei pensieri e per sentirmi pi puro, libero dalla libidine, recitai a bassa voce, sussurrando, latto penitenziale, cos come me laveva insegnato mia madre.
Benedetto il mio Signore, fai una breccia nel mio cuore. Oh Signore ti ho tradito, sulle piaghe ho messo il dito. Io linferno ho meritato, e castiga il mio peccato. Amen.
Fino a quel momento, tuttavia, pur avendo commesso molti peccati, non avevo ricevuto alcuna punizione, e ne ebbi paura. Dio difficilmente si scorda di punirci, anche quando non sappiamo per quale motivo lo faccia. A ricordarglielo ci pens il magister.
LEterno  lento allira e grande in potenza, ma non lascia affatto impunito il malvagio.
Mi voltai di scatto e lo vidi ancora sdraiato, che guardava il soffitto.
LEterno  un Dio geloso e vendicatore; lEterno  vendicatore e pieno di furore. LEterno si vendica dei suoi avversari e conserva lira per i suoi nemici. Non sono io che lo dico,  il libro di Naum. Mentre la tua preghiera mi  del tutto nuova.
Ricordi dinfanzia, magister. Me linsegn mia madre, che Dio labbia in gloria.
Sicuramente lo avr fatto, si mise a sedere sul letto. Una madre che incute al figlio un simile timor di Dio, merita sicuramente un posto in paradiso.
State celiando, non  vero?
Vedo che questa nostra vicinanza sta cominciando a dare i suoi frutti, mi sorrise. E ora dimmi di Bosch, che io ti parler poi dei suoi dipinti.
Gli descrissi con abbondanza di particolari liter che lo aveva condotto nel rifugio, le precauzioni per evitare di essere riconosciuti e come avevo pensato di rifornirlo di cibo, acqua e vino durante la notte. Infine gli consegnai le chiavi del fondaco, che lui rifiut.
Mi fido di te, si alz dal letto. Se non lo facessi vorrebbe dire che ho del tutto sbagliato il mio giudizio su di te. E prendendoti come sineddoche, lo avrei fatto su tutto. A quel punto la mia vita non avrebbe pi senso. E ora rifocilliamoci.
Nelluscire dallo Sturin riuscii a evitare gli sguardi lubrici di Caterina, che mi arrivarono nonostante stesse scherzando con un altro avventore. Lasciandoci alle spalle il ponte di Rialto, ci dirigemmo verso il palazzo Dogale. Unosteria che esponeva pagnotte fritte e baccal mantecato ingolos il magister. Dopo i primi bocconi, i pi ambiti, mi indic le parti basse.
Prima di arrivare in tribunale, dovremo fare un salto dallo speziale: hai bisogno di un unguento a base di mercurio, trementina e grasso depurato. Ho notato che continui a grattarti, anche di notte,  facile che tu abbia preso dei pidocchi o delle piattole, e credo di sapere anche da chi.
Rimasi con il boccone in gola, senza riuscire a mandarlo gi: e come il diavolo appare non appena viene evocato, sullistante accusai un terribile prurito. Abbassai gli occhi e non protestai, anche perch il magister non sbagliava mai. Insomma, quasi mai. Accidenti a Caterina, non osando nemmeno per un istante ipotizzare che luntrice fosse stata Isabella. Dopo lultimo boccone di baccal e dopo averne asciugato i rimasugli con un pezzo di focaccia, il magister distese i piedi sotto il tavolo.
Grazie alla tua Isabella, ho finalmente potuto vedere le opere che Bosch si era portato dietro dalla Germania. E mi hanno fatto molto pensare, soprattutto una. Tu conosci il poeta Sebastian Brant? No, non puoi conoscerlo, in pochi lo hanno letto e io sono tra i fortunati.  una sorta di gemello di Bosch, pensa che entrambi hanno realizzato unopera intitolata La nave dei folli, uno dipingendola e laltro scrivendola. Non ti pare folle, a sua volta?
Davvero un caso straordinario.
Euripide, il tragediografo greco, dice che se il caso esiste allora non c bisogno degli dei, ma se questi hanno il potere, in quanto dei,  il caso stesso a essere nulla. Voglio dire che potrebbero essersi conosciuti, oppure, con maggiore probabilit, che lenergia della follia  talmente potente da passare da un corpo a un altro come la pestilenza.
I miasmi viaggiano con il vento.
Volevo portare il mio contributo di conoscenza alle sue parole, ma, come spesso accadeva, avevo sbagliato malamente.
La peste viaggia con i cadaveri, non con il vento. La morte nera di due secoli fa fu portata dai soldati di Gani Bek, il Khan dellOrda dOro. Stufo di assediare Caffa, fece catapultare centinaia di cadaveri entro le sue mura. Gli assediati provarono a disfarsene, ma ormai il morbo aveva attecchito, e quando i marinai salparono per Genova, ce lavevano addosso, e da l lo diffusero per tutta lEuropa. Ma non  di questo che volevo parlare. Continui a distrarmi, stai in silenzio.
Non gli feci notare che spesso era lui a viaggiare con le parole fino al punto di non ricordarsi pi il porto da cui era partito e la destinazione, e mi misi ad ascoltarlo.
Ti dicevo che la follia che ho visto nei suoi quadri mi ha fatto riflettere. E comincio a pensare che anche se avesse commesso gli omicidi, Bosch potrebbe non essere colpevole, fece una pausa e mi guard negli occhi. Vedo dal tuo sguardo che non hai compreso. Questa follia che lui rappresenta continuamente, questi mostri della mente e dellinferno che ritrae, non sono forse frutto proprio della sua mente folle? No, non rispondere,  una domanda retorica, la risposta  s, ed  ovvia. Quindi la domanda vera  se il folle sia colpevole. La colpa non  forse figlia della volont di commettere un peccato? No, ti ripeto, non rispondere pi, anche questa  una domanda retorica. Quando sogni di copulare non commetti peccato, perch non lo fai di tua volont. Se allora uccidi, ma senza esercitare il tuo volere, non dovresti essere colpevole. In quella Nave dei folli, barchetta piena di figure bizzarre, Bosch stesso vi  raffigurato. Be, non hai niente da dire?
Non osavo ma, spinto dalla sua richiesta, provai a formulare un pensiero: cosa ardua. Sia per largomento sia per il secondo bicchiere di sidro che avevo appena trangugiato mentre ascoltavo.
E quindi? riuscii solo a dire.
Quindi, si alz in piedi, se  lautore dei delitti, come ancora ritengo, va fermato, ma non va giudicato colpevole.
E come sar possibile?
Questo ancora non lo so, ma  ora di andare in tribunale. Spero che Bonaccorso abbia accolto la mia eccezione e rimandato quindi sine die il processo. Di fatto varrebbe come unassoluzione.
Pieno di speranza e di gioia per la vittoria del mio magister, lo seguii verso il tribunale dellInquisizione.

La minaccia.

Il tribunale era deserto, ma su quella che ormai consideravo la nostra scrivania si trovava un plico, chiuso con una bandella di carta e un sigillo in ceralacca. Su questo si riconoscevano bene una croce nodosa e una spada, il simbolo dellInquisizione. Accanto al plico una lettera, sigillata con una bolla a piombo con un leone alato e una zampa sopra un libro, lo stemma della Serenissima. Il magister lapr per prima. Lesse e fece una smorfia di delusione.
Hanno respinto la mia eccezione. Suppongo siano state le pressioni di Bragadin, dietro suggerimento di Longueville. Le strade della politica e della giustizia a volte si incrociano, altre volte divergono. Bonaccorso chiede tuttavia a entrambi gli inquisitori le conclusioni per decidere. Si  stufato, credo. Potrebbe essere un buon segno, ma temo che la contumacia di Bosch possa pesare negativamente sulla sentenza.
Sinfil la lettera nella tasca del saio e prese laltro plico, sul quale si rivolse tutta la mia attenzione. Il magister lo soppes sul palmo della destra.
Buone o cattive nuove, secondo te? mi chiese.
Con sua meraviglia gli presi il plico dalle mani, lo annusai e feci finta di essere capace di leggere dentro al rotolo ancora chiuso.
Jean de Longueville vuole farsi perdonare, vi chiede di essere confessato per i suoi peccati, tra i quali la menzogna, la sodomia e tutti gli omicidi per i quali avete speso cos tante energie.
Fu uno dei momenti pi belli di tutto quel viaggio a Venezia. Il mio coraggio e la capacit sconosciuta di scherzare sopra un argomento cos serio, accompagnati dal sorridente stupore del magister, mi regalarono unemozione dolce e vigorosa al tempo stesso, tale che forse non sono stato pi capace di provare. Mi sentii filosofo e magister io stesso, luomo che sapeva cogliere il lato ironico anche nelle faccende pi spinose. E quando il mio maestro mi mise una mano sulla spalla, superando la sua avversione per ogni contatto fisico, provai un grande orgoglio e una felicit cos intensa che lavrei volentieri abbracciato fraternamente. Ma non osai, temendo di rompere quellincanto, e gli riconsegnai il plico. Il magister ruppe il sigillo, lesse silenzioso il contenuto della lettera e me la porse.
 Domini servo Martino ex urbe Barga, autem fratri carissimo.
 Cessa i tuoi sforzi e arrendi il tuo spirito allevidenza. Il pittore Hieronymus Bosch  colpevole e lo sarai anche tu se continuerai a perseverare nellerrore. Domineddio ti concede il pentimento, ma ricorda che la sua giustizia  terribile per chiunque non si pieghi alla sua volont.
 fr. Jean de Longueville
Lo guardai preoccupato e attesi in ansia il suo commento.
Mi appella servo di Dio ma mi blandisce con quel tuttavia fratello carissimo. In pratica mi minaccia mi disse fregandosi le mani. Quindi logica vorrebbe che teme un verdetto non favorevole. Chi conosce come sicure le proprie ragioni attende infatti con la calma del giusto. Chi vede il pericolo, invece, grida e si sbraccia. In tutta evidenza ha scritto la lettera dopo aver letto quella di Bonaccorso.
Quindi gli chiesi che cosa facciamo adesso?
Vai alla locanda, senza fermarti, e portami due libri: lActa Martyrum e il Flores Sanctorum. Oltre al Codex che gi conosci. E non dimenticarti il Malleus Maleficarum. Fai presto, e quando torni resteremo qui a preparare la relazione finale. Ormai sei comandato come mio aiutante, non pi allievo. Ma prima passa da Bosch, portagli acqua e cibo e... sai tu, ormai le mie raccomandazioni sono inutili. Se non lo fossero, saremmo nei guai.
Fece finta di darmi un calcio nel sedere e mi mand via. Comprai del pane, del formaggio e dellacqua e mi diressi al fondaco segreto. Dopo essermi assicurato che nessuno mi avesse visto e seguito, chiusi la prima porta e mi avvicinai alla seconda, dietro la quale si trovava la cella di Bosch. Guardai dal buco della serratura e non vidi nessuno. Mi precipitai dentro e manc poco che lo calpestassi. Dormiva, per terra, cos profondamente che credei quasi fosse morto. Ma riconobbi lodore del suo fiato: stramonio, lerba della strega che avevo assunto anchio sotto forma dinfuso. Se lera portata dietro di nascosto e un pezzo di foglia gli pendeva dalla bocca. Provai a svegliarlo, ma non ci fu niente da fare: ogni volta che lo toccavo muoveva le gambe, lanciava qualche suono rauco dalla bocca e ricadeva nellimmobilit.
Immaginai con quali fantasmi o demoni o donne stesse conversando, combattendo o giocando: diavolo lui stesso o mostro umano e animale insieme. Tutto ci che poi dipingeva nei suoi quadri, a maggior gloria di Dio o piuttosto per la sua follia di voler mostrare al mondo come appariremmo se lanima fosse visibile. Tuttavia si trattava di una follia indotta, non casuale, e quindi forse colpevole ugualmente. Magari il magister, nel suo ragionamento, non ci aveva pensato. Unintuizione che ritenni corretta e che gli avrei illustrato, seppure con lumilt del neofita.
Sempre pi compiaciuto delle mie osservazioni, lasciai il cesto al cupo addormentato e mi diressi allo Sturin. Lorgoglio che soffondeva i miei pensieri len, ma solo in parte a essere onesti, il peso dei libri che fui costretto a caricarmi sulla schiena.
Hai portato anche il disegno di Bosch, quello dei sette peccati?
Avevo appena posato il fardello sul tavolo: non risposi, chinai la testa e mi riavviai verso la locanda. Ritrovai il magister chino a sfogliare le pagine dei libri, in silenzio. A un suo cenno accesi delle candele che avevo infilato nei boccioli di ceramica con estrema cura, per evitare che la cera potesse mai cadere su quei preziosi testi. La cura con cui sfogliava le pagine, o meglio le carezzava, non lasciava dubbi su quanto ci tenesse. Come fossero persone incartapecorite dalla vecchiaia che conservassero, ultime della specie, unantica saggezza. Cos fragili e delicate che perfino le domande dovevano essere sussurrate per non turbare il loro equilibrio.
Suonarono i vespri e ancora non mi aveva rivolto la parola. Ogni tanto dei sinistri scricchiolii mi facevano sperare che quanto meno alzasse lo sguardo. Topi, probabilmente. Ma anche fantasmi. Una volta mio padre, facendomi visitare la prigione del Bargello a Firenze, mi disse: Giovanni, senti le ombre dei condannati innocenti che vengono qui a reclamare una tardiva giustizia? Oppure sono i colpevoli, che cercano la vendetta nei confronti dei loro giusti aguzzini. Tutti prigionieri aggiungeva che da queste mura o da quelle delle Stinche procedevano lenti sotto il peso delle catene mentre venivano condotti al patibolo, issato verso la Porta della Giustizia.
Nonostante fosse gi notte inoltrata, il magister non mollava e inforc le lenti, avvicinando la candela al dipinto di Bosch, che aveva steso sul tavolo e fermato con un calamaio e con quel bastone che gli avevo visto il giorno prima.
Ti ricordi la minaccia di Longueville? mi chiese a bruciapelo.
Quale?
Quando si parlava di Biasio Cargno. Ha detto una frase strana, una mezza cantilena: Fa attenzione, fa attenzione, il Signore vede tutto.
 vero, lo aveva detto, sul momento ci avevo fatto caso, poi era passata nel dimenticatoio.
Guarda qui, mi mostr il quadro di Bosch, proprio al centro, sotto la figura del Cristo a mollo in quella specie di vasca. Vedi la scritta? Cave cave Deus videt.  la traduzione esatta.
Una coincidenza? azzardai.
Ne abbiamo gi parlato, e sai come la penso sulle coincidenze. O meglio, forse non so neanche io come la penso. Tuttavia, chi direbbe una simile frase, e con il tono di un padre che rimprovera il figlio? Nessuno, senza uno scopo preciso, e meno che mai Longueville. Mi ha voluto dire qualcosa. Ma c di pi. Nella scritta in basso, nel quadro,  riportata una frase della Bibbia, te la traduco: Io nasconder il mio volto davanti a loro, e considerer quale sar la loro fine. La loro fine, comprendi?
Volete dire che Longueville conosceva il quadro? risposi.
Mi guard fisso negli occhi, forse cercando nei miei quella risposta che non osava dare a se stesso.
Di pi, figlio mio, di pi. Come la frase sottostante, lammonizione  riferita agli omicidi.
Non penserete che Longueville vi ritenga responsabile! protestai. Sarebbe follia!
No, non io, ma Bosch. Colpevole di blasfemia e degli omicidi. Questo mi ha detto e indicato. Come se i miei sospetti fossero le sue certezze, come se sapesse qualcosa che io non so. Allora perch non accusarlo direttamente se ha delle prove? Ci sono dei fantasmi nella mia mente sospir, che si agitano e cercano di suggerirmi qualcosa. Ma la loro voce  cos flebile e il vento intorno a loro cos forte, che le loro parole si perdono. E meno le comprendo pi si agitano. Si placheranno solo quando capir. Ora basta, si tolse gli occhiali,  tempo di dormire. Ma sono troppo stanco per arrivare alla locanda. Dormir qui. Se vuoi, tu vai pure.
Trovai delle mantelle nere in un armadio dietro lo scranno dei magistrati e ne posai una sul magister. Disteso su una panca, si era gi addormentato. Mi coricai vicino a lui, per terra, come un cane accanto al suo padrone. Se avessi visto quei fantasmi che lo tormentavano, li avrei tenuti lontano, almeno per il tempo del sonno. Senza saperlo, di l a poco avrei avuto io bisogno della sua protezione.

VENTINOVESIMO GIORNO. Disperazione.

Era lalba, ma per le finestre scure del tribunale poteva essere ancora notte. Ricordo soltanto la faccia stravolta del capitano Volpato che, dopo avermi scosso, tentava con delicatezza di svegliare il magister. Che alz il braccio, quasi in segno di resa, e a fatica si mise a sedere sul suo giaciglio. Si stir le braccia, sbadigli e finalmente alz gli occhi verso lufficiale. Io guardavo entrambi continuando a restare sdraiato. Da cane ero stato trattato e da cane rimasi a terra.
Il consigliere Bragadin... inizi a dire il capitano.
 morto afferm il magister.
No, frate Martino,  da un pezzo che vi cerchiamo. Siamo stati alla locanda ma non vi hanno visto. Vi aspetta qui fuori, insieme al vescovo Grimani.
Bosch. Fu il primo pensiero che mi balen per la mente ancora offuscata dal sonno e da un sogno in cui avevo pisciato sangue. Sogno che in questi ultimi anni  diventato realt. I soliti e incapaci medici mi trattano con inutili salassi, e hanno osato perfino dire a me, il papa, di pregare, in quanto solo Christus Medicus  il vero guaritore di ogni malattia. Sto divagando ancora una volta, ma in questo caso giustifico me stesso: non  la vecchiaia a indurmi a deviare il racconto, ma il dolore che ancora oggi mi prende a quel ricordo. Uscimmo fuori, io dietro il magister, e come vidi i volti torvi di Bragadin e Grimani immaginai il peggio.
Dunque? chiese il magister, pi irritato che incuriosito.
Dovete venire con noi rispose Bragadin, senza aggiungere altro.
A passo svelto Volpato fendeva la folla domenicale, pi festante del solito. Le maschere si scansavano, alcune ridendo, altre protestando, ma subito si richiudevano dietro di lui, e parevano venirmi addosso, gridandomi sconcezze, tentando di ghermirmi e di portarmi con loro, in chiss quale girone di dannati. Demoni, non anime perse. Il magister sembrava invece non accorgersi di loro, seguiva solo il capitano e il flusso dei propri pensieri. Per ultimi arrancavano Bragadin e Grimani, vestiti in borghese, senza alcun segno esteriore del loro stato.
Il cammino ci port distante dal rifugio di Bosch, e arrivammo davanti al vicolo che si apriva su palazzo Grimani. Passammo oltre e attraversammo un ponticello dietro le fondamenta di San Severo. Un gruppo di persone, alcune con la bata issata sulla fronte, ci sbarr il cammino, impedendo anche la vista. Tra loro vidi un vecchio storpio, che si attacc alla manica del magister.
Terribilis dominus, et magnus vehementer, et horribilis potentia ipsius.
Hai sbagliato gli rispose il magister scrollandoselo di dosso, nellEcclesiaste si dice mirabilis potentia ipsius, non horribilis. La potenza del divino  terribile, grande e ammirevole, non orribile.
Non est! protest laltro, lo sguardo implorante. Horribilis... horribilis est.
Due guardie riconobbero il capitano e a furia di spintoni ci aprirono un varco. Il magister lasci lo straccione blaterare e avanz di un passo, ma si arrest, e con una forza inaspettata mi obblig a voltare le spalle.
Fermati! mi grid. Non guardare, va via!
Mi spingeva, senza alcun turbamento nel toccarmi, mentre io resistevo. E pi tentava di allontanarmi pi cercavo di guardare. La curiosit  il perfetto antidoto alla noia di vivere, ed  un dono eccellente ma, come il cavallo di Troia, al suo interno pu nascondere abissi mostruosi. Approfittando di un suo momento di incertezza, forse anche lui era sconvolto, mi voltai, guardai e mi bast un attimo per comprendere. Natura maledetta che illudi! Demoni e angeli indifferenti alla sofferenza! Dio assente e ingannatore! Anime animali, bestie corrotte, male senza fine! Apriti terra, e inghiottimi, che non resisto al mio dolore.
Fu il profumo di verbena che ancora emanava dal suo corpo, dalle sue vesti e dai suoi capelli. Giaceva a terra, Isabella, con un lungo velo bianco che dalla testa le scendeva fino sui fianchi, quasi fosse andata a prendere i voti anzich a morire. Vicino ai piedi nudi erano abbandonate le sue calzature, mentre accanto era stesa la sua mantella. Il magister mi lasci andare e io mi precipitai su di lei. Forse gridai, sicuramente piansi perch aprendo gli occhi vidi che alcune lacrime avevano bagnato quella che mi apparve una collana di rubini sul suo collo.
Le hanno tagliato la gola sentii dire dal capitano.
Non erano rubini ma sangue, sul collo bianco, reso ancora pi diafano dalla morte. Feci in tempo a vedere anche una brocca di peltro abbandonata poco distante dal corpo, prima che due robuste braccia mi sollevassero da terra. Il magister mi abbracci, senza ritegno, e io feci lo stesso con lui, mentre i singhiozzi mi squassavano il petto.
Perch, padre mio, perch? Perch lei?
Non so quante volte glielo dissi, n quante volte pronunciai il nome di Isabella. Dimprovviso mi divincolai da lui, preso da un pensiero osceno. E senza dire nulla corsi via, scontrandomi con la gente che mi guardava come fossi un pazzo, e forse lo ero. Inciampai e caddi pi volte, ferendomi alle braccia e alle gambe, ma non mi fermai fino a quando non giunsi al fondaco dove si trovava Bosch. Se si trovava ancora l.
Presi fiato, mi guardai intorno e lasciai che passassero delle maschere. Entrai in silenzio e, giunto davanti alla sua porta, lentamente provai ad aprirla, senza usare la mia chiave. Chiusa. Guardai quindi dal buco della serratura e lo vidi riverso a terra. Rimasi in silenzio fino a quando non udii il suo pesante respiro. Il sospetto che mi aveva colpito scomparve: non poteva essere stato lui. Forse si accorse di me, perch apr gli occhi ma subito li richiuse, senza muoversi. Tornai indietro, in silenzio, e il desiderio di vendetta prese il posto del dolore. Trovai il magister che discuteva con Bragadin.
Che cosa volete da me, ancora? Siete stato voi a togliermi lincarico. Non avete forse deciso che lomicida  stato Biasio Cargno?
Vi prego, frate Martino. Il vescovo  furibondo, oltre che indignato per questo affronto fatto alla sua casa.
Comprendo rispose freddo. Come se gli avessero incendiato una sua propriet.
Naturalmente il suo cordoglio per la morte della povera Lavagnolo  fuor di dubbio.
Vedo come la nobilt dei suoi natali faccia da schermo ai suoi sentimenti. Permettete che mi rivolga al mio assistente.
Mi prese da parte. Ero ancora sudato e con il fiato grosso.
 ancora l, vero? Non  stato lui.
Aveva perfettamente compreso dove fossi andato: forse, se non mi avesse visto correre, lo avrebbe fatto al mio posto. Assentii e abbassai la testa. Mi spinse appena lontano perch gli altri non potessero udirci.
Ti spiegher dopo mi sussurr. E mantieni la calma. La mano che lha uccisa  la stessa.
Lo troveremo, magister, ormai schiumavo di rabbia, ditemi che lo troveremo.
Guarda bene: la brocca e le scarpe. Troverai questi oggetti disposti pi o meno nello stesso modo nel penultimo riquadro del dipinto di Bosch. Quello dellira. Perdonami, Giovanni, ho sbagliato. Sono cascato nella trappola dellassassino, che voleva spingermi a credere che fosse Bosch lautore dei delitti.
Chi  allora? lo implorai. Chi  quel maledetto?
Lo storpio si era nuovamente avvicinato a noi, e il magister lo minacci con lo sguardo.
Che cosa vuoi, vecchio? Tieni, e gli poggi una moneta in mano. E ora lasciaci, ti prego.
Questi, tuttavia, pur stringendo la moneta in mano, prese a sbracciarsi.
Interficiatur foris gladio! Dixerat enim sacerdos: non occidetis eam in domo Domini!
Il magister scosse la testa e mi guard di tralice.
Uno straccione che parla attraverso versetti della Bibbia. Mi mancava. Ha citato addirittura luccisione di Atalia, dal secondo libro dei Paralipomeni.
Non lo ricordo.
Ioiada, il sommo sacerdote, fece uccidere la regina Atalia con la spada, ma prima ordin che fosse condotta fuori dal tempio del Signore affinch al suo interno non si commettesse un delitto. Bella ipocrisia. Tutta la terra  il tempio di Dio.
Il magister continu a parlarmi di quellepisodio, forse cercava anche di distrarmi, ma le sue parole mi entravano e uscivano dalle orecchie come suoni lontani, indecifrabili. La mente infatti, quasi non facesse parte di me, stava volando per suo conto, cercando di afferrare fatti e notizie per trasformarli in indizi. Poi, dopo un improvviso squarcio, vidi la luce e misi una mano davanti alla bocca del magister.
Lui parla di Isabella.
Gli soffiai quelle parole, sorte non da una deduzione logica ma da una convinzione interiore, e per questo ancora pi forte.
Che cosa intendi?
Cercai lo storpio, che stava in raccoglimento davanti al corpo di Isabella. Mi feci forza e lo presi per un braccio, portandolo davanti al magister.
Parla, ti prego, di che cosa hai visto.
Apr la bocca in un mezzo sorriso, mostrando una chiostra di denti neri e marci. Lo sguardo, vacuo, passava da me al maestro, quasi fosse un cane che aspettava il cibo dalluno o dallaltro. Tese le mani e il magister gli offr unaltra moneta. Barcollando sulle gambe cerc allora di infilarsi tra noi due, per sfuggirci, ma lo agguantai per il cappuccio della mantella. Il magister mi fiss sorpreso.
Parla! lo minacciai. O faccio a te ci che  stato fatto a quella donna.
Mimai latto di tagliargli la gola. Alz allora le mani e si butt in ginocchio, facendomi una pena terribile. Non sarei mai voluto arrivare a umiliarlo, a intimorire un uomo ridotto in quello stato, ma sentivo, o almeno speravo, che fosse stato davvero testimone del delitto dellunica donna che mi avesse fatto conoscere il paradiso. Alz quindi gli occhi, umidi di lacrime, e parl.

Il testimone.

Sacerdos magnus, sacerdos magnus!
Se non straparla, cita Gioacchino, il padre di Maria. Sembra conosca a memoria Bibbia e testi sacri.
Ma che cosa vuol dire che il Signore  grande?
Ci eravamo allontanati dal corpo di Isabella e il capitano ci guardava stupito.
Dagli tempo.
Lo storpio cercava di farsi intendere. Scuoteva la testa e piangeva e la mia pazienza era messa a dura prova. Si dette dei pugni sulle guance e avrei voluto fermarlo, ma il magister me lo imped. Poi gli mise una mano sulla testa.
Puoi parlare, fratello gli disse. Parla con la tua lingua e io ti capir.
Oh, pater! grid allora. Sacerdotes eius cum gladio occiderunt!
Il magister chiuse gli occhi e respir profondamente, una, due, tre volte, e io pendevo dal suo silenzio.
Si sta sforzando. Credo sia il Salmo 78, ma ha rovesciato il significato. Non dice che i sacerdoti periranno di spada, ma che hanno ucciso.
Quello squarcio di luce di pocanzi colp entrambi allo stesso tempo.
Un sacerdote lha uccisa.
Lo disse cos lentamente che avrei voluto strappargli le parole di bocca. Se quelluomo non era pazzo, ci stava dicendo che a tagliare la gola a Isabella era stato un uomo di Dio.
Portalo alla locanda e aspettatemi l. Voglio esaminare il corpo di Isabella, alla ricerca di qualche altra traccia. E non lasciamoci indurre a conclusioni affrettate.
Con delicatezza, anche se avevo lanimo in subbuglio, presi per mano lo storpio e lui me la strinse, come un bambino. Mi sembr pi quieto, forse perch era riuscito a farsi comprendere. Non me lo caricai sulle spalle, ma agli occhi della gente eravamo come Enea che si trascinava dietro il padre Anchise. Ci fermammo a sedere su un muretto, a lato della locanda dello Sturin, e davanti al canale. Vedevo barche e gondole scivolare sullacqua, cariche le prime di botti e sacchi di farina, spinte con forza dal rematore, e le seconde di donne e uomini per lo pi mascherati, con il vogatore impegnato a intonare canzoni damore. Strana citt, Venezia, che cominciavo a conoscere, ricca di tutto e del suo contrario, feste e orrori, lussuria e tetraggine. Il magister arriv alle nostre spalle.
Venezia  come la sua acqua, cristallina in superficie e limacciosa sul fondo.
Avete trovato qualche indizio?
Niente che non abbia visto anche tu. C la sua firma su questo sesto delitto. Ma adesso occupiamoci di questo santuomo. Hai un nome?
Relictus.
Probabilmente se lo era dato da solo: abbandonato, da tutti, ma anche dalla ragione. Il magister and subito al sodo.
Tu comprendi, ma non parli che per versetti. Sei un uomo di chiesa?
Olim...
Bene, lo eri un tempo, ma come sai bene semel sacerdos semper sacerdos, una volta che si  sposata Santa Madre Chiesa, il matrimonio dura fino alla morte, e questo comporta delle regole, di verit, di giustizia, di fraternit.
Ogni tanto queste belle parole mi ritornano in mente. Se frate Martino fosse ancora vivo, e sarebbe almeno centenario, si vergognerebbe di quanto sia distante da loro questa Chiesa, di cui sono per primo un esempio esecrando. Ma non  mai stato un uomo di mondo. Ha vissuto sempre tre metri sopra la terra, obbedendo ai suoi principi e sfidando le regole, quelle terrene, della diplomazia, della corruzione, del denaro che muove ogni cosa. Se Dio c davvero, se n andato via, schifato dalla sua stessa creazione, e aspetta la fine dei tempi per ricominciare tutto daccapo. Ma andiamo avanti, che siamo vicini alla conclusione.
Hai detto quindi la verit, che hai visto un uomo vestito da sacerdote tagliare la gola a quella donna?
Vestito da sacerdote, aveva detto: come avevo fatto a non pensarci prima? Il magister, ovviamente, ci aveva pensato.
Omnem veritatem vobis manifestabo, lo storpio si fece il segno della croce.
Giura di aver detto la verit, il magister si rivolse a me, ma con tutte quelle maschere in giro, potrebbe benissimo essere stato un travestimento.
Dominus magnus, dominus magnus! aggiunse con enfasi lo storpio.
Un grande signore osservai, se fosse un travestimento potrebbe essere da vescovo o da papa, addirittura.
Potrebbe concluse il magister, potrebbe. Ma non  detto. Vai in pace, fratello, la tua follia ti preserva da ogni peccato.
Si svuot quasi la scarsella, riempiendo le mani delluomo di monete. Quello benedisse entrambi. A me, adesso, ogni volta che passo con la carrozza per le vie di Roma, lanciano solo maledizioni. E io, fingendo di aprire le tre dita pastorali, rispondo poi con le corna. Una cosa santa aveva fatto davvero quel Relictus: aveva lenito il mio dolore e la mia rabbia.
Si allontan, con quellandatura claudicante: un piccolo uomo, che sopravviveva di carit, senza sapere nulla del mondo intorno a lui e incapace di comunicare se non con quel linguaggio colto e oscuro, comprensibile solo a pochi. Se mai  esistita unanima, quella appartenne a lui. Ritornammo dal capitano Volpato, che soprintendeva alla rimozione del corpo di Isabella.
Non ci risultano parenti prossimi, e il vescovo Grimani ha dato disposizioni che il funerale si svolga in forma privata, nella cappella di palazzo.
 cosa buona e giusta chios il magister, ma adesso ho bisogno di Volpato e Grimani, e di voi, Bragadin.
Il consigliere rimase stupito da quella richiesta.
Siete sempre dellidea che riprenda le indagini? continu il magister.
Ve ne prego, in nome del doge Loredan.
Allora vi posso gi dire che se non so ancora di chi sia la mano assassina, ma so per certo quale escludere. Oltre a quella di Biasio Cargno, colpevole, certo, ma non di questi omicidi. Giovanni, fai strada, sai bene tu dove, questi gentiluomini e io ti seguiremo.
Non ebbe bisogno di dire altro, avevo compreso perfettamente, e mi diressi verso il Fondaco dei Turchi. Conoscevo la strada e camminavo senza incertezze, voltandomi indietro ogni tanto per essere sicuro che mi seguissero. Quella strana carovana, da me guidata, sollevava a ogni calle la curiosit delle maschere, e a poco a poco si form un codazzo al quale si aggiunsero perfino due musicanti, un flautista e un rebecchino. Finch, giunti davanti alla porta del fondaco che avevamo affittato, mi fermai.
Consigliere Bragadin disse il magister, prima di andare avanti voglio un salvacondotto in bianco.
A quale scopo?
Lo saprete dopo che me lo avrete consegnato. Volete o no che si faccia verit, o la Serenissima non  pi la sentina di giustizia dalla quale tutti i popoli dovrebbero trarre ispirazione?
Ogni volta che ripenso a quella frase mi viene da sorridere. In realt non aveva alcun significato: Bragadin poteva tranquillamente rifiutare eccependo anche una carenza di autorit. Ma il magister aveva toccato la nota dellorgoglio veneziano e il consigliere si fece dare un foglio, lo verg con alcune parole, lo firm e lo consegn al magister.
Sono nelle vostre mani. Se il doge venisse a sapere che sono stato ingannato, mi farebbe scuoiare vivo.
Riposto il salvacondotto nel saio, il magister mi fece cenno di aprire la porta. Entrammo nellandrone e richiusi la porta, lasciando delusi tutti quelli che ci avevano seguito.
Voglio annunci il magister che siate tutti testimoni che questa porta  stata chiusa a chiave e che pure  sotto chiavistello quella che potete vedere in fondo. Lo dichiaro sotto giuramento e cos potr fare il mio assistente. Giovanni, mostra a tutti chi  rinchiuso qui dentro da tre giorni, prigioniero volontario. In tal modo, se pure tristemente, ha dato prova di non essere lautore dei delitti, come la vera mano omicida voleva far credere.
Schiavardai la porta e poco dopo, barcollando, ne usc Hieronymus Bosch. Puzzava pi di un pesce marcio e Grimani si port al naso un fazzoletto imbevuto di profumo. Lo avrei strozzato, perch vi riconobbi quello di verbena, quello di Isabella. Bosch non stava in piedi e sembrava anche dimagrito, aveva le guance scavate, e gli occhi, semiaperti, vagavano nel vuoto. Forse, per resistere in quella specie di cella, si era mantenuto volutamente incosciente, continuando a masticare foglie di stramonio.
Mi avete ingannato! grid Bragadin.  il pittore di Grimani, il contumace!
No, consigliere. Piuttosto siete stato voi a ingannare la giustizia, rivelando a Jean de Longueville il nome di chi aveva denunciato anonimamente il pittore di blasfemia. Una scorrettezza cui probabilmente siete stato costretto e di cui non ho intenzione di incolparvi.
Bragadin non rispose, e si morse il labbro superiore, mentre Grimani e il capitano evitarono il suo sguardo.
Vescovo Grimani riprese il magister, in forza di questo salvacondotto, che il consigliere Bragadin non protester, vorrei riaccoglieste a palazzo il vostro ospite. Vi prego anche di tenerlo ben guardato e di non rivelargli, al momento, la morte... di chi sapete voi.
Sar fatto.
Due guardie si misero ai lati di Bosch, sollevandolo quasi, perch non appariva in grado n di camminare n di comprendere.
Buon vescovo, fate procurare da uno speziale un decotto di edera, cui dovr essere aggiunto del sidro di mele. E della radice di Ononis spinosa triturata, che il pittore dovr bere con molta acqua, al fine di orinare in gran quantit e liberare il corpo dalleffetto dello stramonio.
Un umile (nemmeno tanto per) francescano che dava ordini a un vescovo di tali nobili origini da diventare poi doge. Come se un prevosto venisse qui in Vaticano a dirmi che cosa fare o non fare: lo farei cacciare a pedate. Ma tale era invece lautorit del magister che quello promise di fare tutto quanto gli era stato comandato.

TRENTESIMO GIORNO. Imparare dallacqua.

Lunguento contro i pidocchi e le altre bestie che mi infestavano aveva funzionato a dovere, e a parte un rossore diffuso sullinguine, non avevo pi alcun sintomo, e soprattutto avevo smesso di grattarmi. Ogni volta che Caterina mi passava vicino, mi scansavo. Tuttavia, dalle occhiate e dagli scherzi che riservava a un altro avventore, un mercante greco di bassa statura e dalle spalle larghe, ritenni che ormai non avrei pi subito le sue attenzioni. Tra qualche giorno nuovi pidocchi avrebbero preso la via dellEllade.
Insieme al magister facemmo colazione con della focaccia fritta e uova sode, condite con acciughe allaceto. Ogni tanto il pensiero di Isabella morta mi passava per la mente, ma mi meravigliavo con me stesso per quanto la sua figura stesse gi scomparendo, e a mano a mano che diventava fantasma, aumentasse la mia triste indifferenza. I pensieri di vendetta, inoltre, avevano ormai ceduto il posto alla voglia di scoprire chi fosse lassassino di tutti quanti i sei delitti. Fremevo dalla voglia di fare mille domande al magister, ma quando lo vedevo con gli occhi al cielo, lisciarsi la barba, mettersi lindice davanti alla bocca, sapevo di non doverlo disturbare.
Andiamo per mare disse dimprovviso.
Scusatemi, ma non so nuotare e lacqua  fredda risposi con un po di timore.
Con una barca, intendevo.
Davanti al Ponte di Rialto, dalla parte dello Sturin, sostavano delle gondole, in attesa dei passeggeri. Molte si contraddistinguevano per i simboli nobiliari impressi sulle fiancate, ma qualcuna apparteneva alla Serenissima, e si poteva affittare.
Portaci al ghetto, ma passa dai rieli, e non ti preoccupare del tempo che ci vuole.
Subito ci infilammo in un canale dietro il Fondaco dei Tedeschi e da l mi fu facile perdere del tutto il senso dellorientamento. La gondola girava a destra e sinistra e passava sotto dei ponti cos bassi che il vogatore doveva chinarsi. Costui, magro come il suo remo, ogni tanto lanciava una voce acuta quando doveva svoltare per qualche curva cieca, mentre, al passaggio di vesti femminili, larrochiva per complimentarsi, oppure fischiava modulando il suono come un merlo innamorato. Poi ci guardava ammiccando: per lui eravamo come due innamorati perdigiorno, un frate e il suo giovane amico. Un fatto abituale, al punto che in certi sobborghi di Venezia la Repubblica addirittura permetteva alle prostitute di affacciarsi alle finestre mostrando il seno nudo. Un provvedimento sciocco e presuntuoso, che voleva limitare il dilagare della sodomia.
Dobbiamo imparare dallacqua disse il magister dimprovviso, dopo un lungo silenzio. Puoi quasi vedere il fondo, quando  calma come in questi canali, ma quando la agiti tutto diventa confuso. Quindi, ora, con calma facciamo il punto. Sappiamo che non  Bosch lautore degli omicidi, e che almeno lultimo  stato commesso da un sacerdote o da un uomo travestito da sacerdote. Di certo conosce Bosch e il suo dipinto dei sette peccati. Di pi, ha sempre voluto farci intendere che fosse stato lui a commettere gli omicidi o che quanto meno li avesse ispirati. Lo deve quindi odiare molto, per qualche motivo: quale, tuttavia, non sappiamo. Inoltre possiamo affermare che sia maschio e robusto, altrimenti non avrebbe potuto n avere la meglio su quel giovane grasso n issare la vedova Corner sul carretto. Potrebbe anche avere un complice, ma quel suo voler firmare, per cos dire, i delitti e quella precisa profusione di indizi mi inducono a pensare che sia un solitario e un caparbio.
E un uomo dotto aggiunsi.
S, ma non troppo mi corresse il magister. Alcune di quelle morti sono cos oscene, se ben ti ricordi, che male si accompagnano a una visione del mondo di un saggio erudito. Io, per esempio, pur non ritenendomi che sui primi gradini della scala che porta alla sapienza, se dovessi uccidere lo farei con meno volgarit, con pi grazia. Anche la morte ha una sua estetica. Vedi, in Platone la bellezza va intesa, per esempio, come idea astratta, mentre in Aristotele  tchne,  arte,  pratica: insomma  fare bene qualcosa. Come uccidere in un modo anzich in un altro, pur rispettando ci che si vuole comunicare attraverso i particolari delluccisione stessa.
Una domanda mi pizzic la lingua e non resistetti a non porgliela.
Allora voi, magister, come uccidereste?
Il gondoliere, nel frattempo, aveva smesso di ammiccare e aumentato leggermente landatura. Il discorso del magister, forse volutamente fatto non a bassa voce, lo aveva zittito, e avrei scommesso che la mia domanda gli aveva fatto perdere ogni altra voglia di prenderci per i fondelli.
Con questo, ad esempio.
Non senza un leggero sorriso di compiacimento, tir fuori il suo bastone corto. Rimasi di sasso quando, ruotando appena la parte superiore, dallincavo usc una lama appuntita. La gondola ebbe un sussulto.
Non lho mai usato tenne a precisare. Contro una persona, intendo, e non so neanche se sarei capace di farlo. Tuttavia un vecchio monaco buddhista, un certo Ada Ta, alcuni anni fa mi insegn a usarlo, per difesa e offesa. Lo conobbi a Roma, fu unamicizia breve, ma solida e intensa.
Il magister mi aveva gi parlato del Buddha, ma ne sapevo davvero poco. Ora ne so molto di pi, quel tanto che mi ha indotto a proibire la lettura di qualsiasi libro che tratti di lui. Ridurrebbe la mia Chiesa a un antro di poveri se le sue idee venissero alla luce e si propagassero, soprattutto tra i semplici. Vade retro!
Il gondoliere ci scaric con malgarbo in un piccolo approdo su un lato del rio della Misericordia: stavo per replicare quando il magister mi fece cenno di lasciar perdere.
Non esiste peggiore ripicca verso chi si mostra arcigno che ostentare allegria mi sussurr, e si rivolse quindi al gondoliere accompagnando le parole con un sorriso. Grazie, siete stato molto gentile e il viaggio ci  apparso delizioso.
Lespressione beota e stupita di quelluomo mi ripag di ogni sua sgarberia: il magister aveva (quasi) sempre ragione. Ma che Dio lo protegga ancora adesso dallarroganza degli angeli. Ci fermammo a mangiare dal suo amico oste, lo spretato ebreo dalla moglie arpia. In testa aveva una berretta rossa, come altri che giravano da quelle parti. Si accorse che lo guardavo con curiosit.
 da qualche anno che avremmo lobbligo di portarlo, noi ebrei intendo, ma io me ne sono sempre infischiato. Nelle ultime settimane per i controlli si sono fatti pi severi. Ogni tanto capita qui qualche guardia che chiede i documenti, e se sei ebreo e non porti il cappello ti multano con mezzo ducato, che il cancaro se li porti.
Ci serv della carne danguilla, squisita ma piuttosto grassa, e un piatto di lenticchie, che il magister guard con sospetto.
Sei forse a lutto, Davide, che ci propini il seme della morte?
Brutto eretico di tutti gli dei! Mangia e non protestare: non ti bastano i morti che vai cercando?
Dunque si sa delle mie indagini?
Da queste parti non si mormora daltro. Anzi, prima finisci e meglio , perch se non risolvi il mistero, se la piglieranno con noi.
E tra questi mormorii non  uscito qualche sospetto? chiese improvvisamente interessato il magister.
Davide ben Baruc si mise a sedere tra di noi, si guard indietro per vedere se sua moglie fosse nei paraggi, e quindi abbass la testa e il tono della voce.
Dopo il terzo o il quarto omicidio, non ricordo bene, ha cominciato a correre la voce che per Venezia si aggirasse un dibbuk, uno spirito malvagio che si fosse impossessato di un uomo...
Lo pensavo anchio mi scapp detto.
Dopo locchiataccia del magister, ripresi a mangiare le lenticchie.
Tutte sciocchezze continu loste. I dibbuk, se esistono, sono spiriti senza forza. Non come i golem afferm, forti, senzanima, obbedienti al loro padrone e capaci di ogni nefandezza senza provare alcun rimorso. C chi giura di aver sentito dire che lo hanno visto, di notte, grosso come un orso con due occhi di fuoco, grandi come uova.
E i golem aggiunse il magister possono essere plasmati solo da un rabbino che conosca profondamente il libro della Creazione, il Sefer Yetzirah. Che abbia la sapienza di Abramo, conosca le dieci Sefirot e sappia interpretarle alla luce dello Zohar come parole creatrici.
Per gli dei! Parli come un rabbi, Martino. Non ti sarai mica convertito?
Il magister scosse la testa, ma anche a me erano venuti dei dubbi.
Di conseguenza, se questa credenza si diffonde, temi che gli ufficiali della Repubblica vengano qui a controllare queste voci e a perseguitare qualche bravuomo?
E a danneggiare i commerci, non dimenticare.
Dimmi, Davide, e tu credi a queste voci?
Sono frate, ebreo e sposato: posso credere a tutto e a niente.
Ritornammo a piedi, ma nel tragitto cominciai a starnutire. Forse avevo preso freddo in gondola, e me ne lamentai con il magister. Ora sono abituato al fatto che appena accuso un leggero dolorino tutti mi si fanno intorno, alcuni pieni di speranza, altri di preoccupazione, che io lasci questa terra. Il magister invece non mostr alcun interesse.
Passeremo per lennesima volta dallo speziale a prendere delle pillole di salice. Figlio mio, mi costi pi di unguenti e medicamenti che di vitto e alloggio. Per fortuna tuo padre  stato molto generoso e non ti mancher niente. Per guai a te se ti ammali veramente. Domattina sveler a Jean de Longueville il tiro che gli abbiamo giocato, e questo deporr a nostro favore a proposito della contumacia di Bosch, che non sar pi sanzionata.
E per i delitti? dissi con voce nasale. Avete di nuovo lincarico.
Non  stata vana la visita al ghetto, a parte rivedere un amico. Chi teme, da innocente, di essere accusato ha sempre voglia di raccontarti qualcosa, di aiutarti. Proprio per allontanare eventuali dubbi di colpevolezza da s. E Davide lo ha fatto.
Magister! Allora credete al golem?
Credo in Dio Padre Onnipotente. Dal quale pu discendere ogni cosa. E, perch no, anche un golem.
Mi strizz un occhio e non riuscii a capire se davvero credesse a quella gigantesca creatura o meno. Ma quel lampo nello sguardo significava di sicuro che qualcosa di indefinito, di informe, che ancora doveva delinearsi, si stava formando nella sua mente. Una massa dargilla, insomma, proprio come lo stesso golem.

TRENTUNESIMO GIORNO. Innocente.

Il processo a Hieronymus Bosch doveva aver perso dinteresse. Infatti, quando entrammo nellaula del tribunale dellInquisizione, la trovammo quasi vuota. La parte riservata al pubblico contava solo due gentiluomini intenti a corteggiare la stessa dama, che si schermiva dietro un ventaglio di pizzo bianco. Forse una cortigiana o una vedova in cerca di un nuovo marito: labbigliamento lasciava molti dubbi in proposito. Una lunga veste di raso bianco sormontata da una zimarra di broccato rosa, e unalta cintura che stringeva appena sotto il seno. Al collo un filo di perle, in barba alle leggi suntuarie. Quindi una donna o molto nobile o molto protetta.
Da cardinale sono diventato un grande esperto in fatto di moda femminile e oggi giurerei che sotto la veste portava le braghe da uomo. Oggi mi fanno ridere gli uomini che si divertono a indossare vesti femminili e calcagnini alti pi di un palmo su cui traballano a ogni passo. Una cosa  rifuggire laltro sesso, unaltra  rendersi ridicoli.
Leccellentissimo magistrato Bonaccorso non era ancora arrivato, e mentre due uscieri sistemavano licona lignea con le fattezze di Bosch sul banco degli imputati, il magister si avvicin a Jean de Longueville.
Ascolta bene ogni parola mi disse, perch un domani potresti essere chiamato a testimoniare.
Linquisitore francese lo squadr con aria soddisfatta.
Siamo prossimi alla sentenza, Martino. Sei venuto per implorare clemenza?
Se fossero spuntate due corna luciferine sulla sua testa lucida non mi sarei meravigliato.
Quella di Dio, sempre, mio caro Jean. Avrei invece seri dubbi che tu voglia concedermi la tua.
 possibile. Vedremo. Se me ne darai la possibilit.
Cos gli rispose Longueville, che non aveva colto lironia del magister. A differenza mia, che ormai avevo imparato a riconoscere il suo stile.
Volevo invece avvisarti che avremo il piacere di vedere nuovamente seduto al banco Hieronymus Bosch in persona, al posto di questa brutta effigie.
Jean de Longueville sgran gli occhi e inizi ad avere il fiato corto. Fissava immobile il magister, mentre la bocca era incerta se muovere al sorriso, non credendo a quelle parole, o sputare veleno. Riprese il controllo solo in parte.
 stato catturato, finalmente riusc a dire.
Il pomo dAdamo gli andava su e gi come una carrucola piena di risentimento.
Le cose non stanno proprio cos. Si presenter spontaneamente, forte anche del nuovo salvacondotto...
Non  ammissibile!
Il suo grido distrasse i due corteggiatori, che non se lo aspettavano. Li vidi abbandonare entrambi la dama per sporgersi dalla balaustra, sperando in qualche novit pi interessante e degna di nota rispetto a quelle grazie femminili, ormai ne ero certo, a pagamento.
Non  possibile! prosegu concitato linquisitore. La Serenissima ha le sue leggi, e con la sua fuga Bosch ha perso ogni diritto.
Ogni legge ha la sua eccezione, altrimenti non sarebbe legge, Jean. Ma suvvia, non adirarti.
Fatto o meno apposta, quello fu un vero colpo da maestro, che fece andare del tutto in confusione Longueville. Perch il modo migliore per far perdere la testa a uno che  arrabbiato risiede proprio nellinvitarlo alla calma, possibilmente con un sorriso o una pacca sulle spalle. Rifiutando il contatto fisico, il magister aveva usato il primo espediente e Longueville sembrava dover scoppiare.
Tu... tu... tu la pagherai per tutto questo!
C stato un accordo rispose ancora pi sereno il magister, quasi paterno. Mi hanno riassegnato le indagini sugli omicidi e ho dimostrato che Bosch, che pure io stesso sospettavo, non ne  stato lautore, come non lo era Biasio Cargno, pur colpevole di crimini altrettanto gravi.
Il magister si era distratto un attimo perch aveva fatto appena il suo ingresso leccellentissimo Bonaccorso, e non aveva quindi potuto vedere lulteriore reazione di Longueville. Come in un duello, se prima lo aveva ferito di striscio a un braccio, questa volta lo stocco sembrava essere penetrato nello stomaco.
Aspetta! Come fai a esserne certo?
Per qualche giorno ha accettato di farsi rinchiudere in un luogo sicuro. Una proposta rischiosa per lui, perch avrei potuto consegnarlo alla legge in qualunque momento.
Le cose non stavano proprio nei termini in cui aveva detto il magister, ma in fondo si trattava di una piccola menzogna a fin di bene, come direbbe san Mercurio di Cesarea, protettore dei bugiardi. Mi sembra fosse lui, o lo confondo con Hermes il greco e il suo gemello romano Mercurio? Non ha importanza, perch qui la vicenda avr una svolta ben pi importante di quale santo sia il beniamino del numeroso popolo dei falsari e dei menzogneri. E se per caso non esistesse, provveder io a farlo: sono il papa e posso fare quello che voglio.
 innocente perch mentre era rinchiuso sotto chiave in un fondaco continu il magister hanno ucciso la povera Isabella Lavagnolo, una protetta del vescovo Grimani, con le stesse modalit degli altri.
Che cosa intendi?
Forse aveva gi saputo della notizia, perch era rimasto del tutto indifferente.
Indizi che riportavano tutti a un quadro di Hieronymus Bosch. Come se lui eseguisse un rituale demoniaco, per nulla folle, anzi, molto preciso. Ununica mano per molti delitti: sei, al momento, e ne mancherebbe ancora uno. Comunque sia, non  stato Bosch. Potrebbe tuttavia essere anche un suo complice, ma non credo. Ma... che cos che suscita cos tanto il tuo interesse, Jean?
Il martello delleccellentissimo Bonaccorso, che si era evidentemente stufato di stare ad assistere al colloquio tra i due inquisitori, imped a Longueville di rispondere, ma ancora di pi al magister di ascoltare la sua risposta. Il magistrato inforc quindi delle lenti e lesse ad alta voce.
Ho qui un rapporto del capitano di giustizia, controfirmato dal consigliere Bragadin e vidimato con un sigillo dal doge Leonardo Loredan. In esso mi si dice che il signor pittore Hieronymus Bosch sar qui presente al processo in corpore vivi entro tre giorni. E che per intercessione della Serenissima lo stesso ha riacquistato il diritto di asilo per i prossimi quaranta giorni. Mi si invita quindi a revocare lordine di cattura e la dichiarazione di contumacia.
Dette un altro colpo di martello che suon chioccio: probabilmente, per lentusiasmo aveva scheggiato il tavolo. Era fin troppo evidente che aveva in simpatia il pittore e in uggia Jean de Longueville. Il quale non perse tempo per darsi ancora una volta la zappa sui piedi.
Riflettete, Bonaccorso lo minacci, prima di agire. La mano di Dio  pi lunga e potente di quella del doge. Vi invito in nome Suo a non revocare nessuno dei due provvedimenti costrittivi e a procedere velocemente in contumacia dello stesso. Per giungere, finalmente, alla condanna.
Leccellentissimo Bonaccorso scosse un po la testa a destra e a sinistra, quasi volesse soppesare quelle parole. Poi punt il martello verso Longueville.
Sono un buon cristiano, vado a messa, mi confesso, mi comunico e lascio sempre un obolo nella cassa delle elemosine. Ma se tutti gli uomini di Dio fossero antipatici, arroganti e presuntuosi come voi, mi potrei anche fare ebreo o musulmano.
Ci detto, colp ancora il tavolo con il martello, firm con qualche svolazzo esagerato il foglio che aveva appena letto e lo consegn a uno scrivano perch lo mettesse agli atti.
Al quarto giorno disse infine. Entro tale data il pittore Bosch dovr presentarsi qui. Altrimenti perder ogni beneficio. E adesso bruciate quelleffigie di legno che ogni volta che la guardo mi manda in subbuglio lo stomaco da quanto  brutta. Infine annunci come fosse un editto dogale, chi vuole si goda oggi questa giornata di sole, che da domani verr brutto tempo: le mie giunture non mentono.
Cos facemmo. E dopo aver sostato nella piazza del Santo Marco, il magister mi propose di andare a trovare larcangelo Gabriele.
Siamo a Venezia e non possiamo evitare di rendergli omaggio.
E dove si trova?
Lass.
Con il braccio alzato mi indic la cuspide del campanile che si ergeva proprio davanti a noi, accanto alla chiesa del Santo Marco. Arricciai il naso, unabitudine che non ho ancora perso, quando guardo in alto, e vidi una statua.
Non saranno pi di cinquecento gradini continu, sei giovane e salirai alla svelta.
In realt faticai a tenergli dietro, e mentre saliva ebbe anche il fiato di raccontarmi dellimportanza di Gabriele.
 il mio angelo preferito. Per gli ebrei  lunico che sappia parlare le antiche lingue bibliche, quindi conosce la vera parola di Dio. Per i musulmani  colui che ha rivelato il Corano a Maometto. E per noi cristiani, figurati,  quello che annuncia a Maria che partorir Ges. A me per piace immaginarlo quando piuttosto va da Giuseppe, che non vuole pi sposare Maria perch lha trovata incinta. Ma lui gli dice che lo  per via dello Spirito Santo e che la pu tranquillamente sposare, anzi. Mi ha sempre fatto ridere questo episodio, pensando alla faccia un po perplessa di Giuseppe. Per, che fede.
Continu a esaltare le doti dellangelo fino a quando non giungemmo in cima. Il panorama meritava tutta la fatica della salita, che tuttavia sembrava non averlo neanche toccato. Non solo avevo Venezia ai miei piedi, ma lo sguardo sconfinava ben oltre: da un lato verso le campagne e le paludi, dallaltro verso le isole che la circondavano e il mare aperto. Le navi alla fonda sembravano giocattoli e le persone formiche. Non ero mai stato cos in alto: fino a quel giorno il massimo era stato salire sul campanile della collegiata di San Cristoforo, a Barga. Anche il magister osservava lieto i dintorni, e di l a poco, ci avrei scommesso tutti i ducati che non possedevo, mi avrebbe spiegato il motivo per cui avevamo fatto cos tanti gradini. Non faceva mai nulla a caso.
Ogni volta che vi salgo  una meraviglia nuova. Non  fantastico?
S, magister risposi, in attesa dellammaestramento, della novit, del pensiero acuto e delleventuale soluzione al caso. Perch, se sapevamo che non era Bosch, su chi fosse il colpevole brancolavamo ancora nel buio.
Quando vuoi possiamo scendere, io sono soddisfatto.
Come? Non avete niente da dirmi?
Che cosa vuoi che ti dica? Memorizza questa vista e quando ti dovessi mai trovare in qualche luogo angusto e oscuro, tornaci con la mente e ti consoler. Va bene, cos?
Grazie, magister.
Mi ricordassi di tutte le volte che ha voluto prendersi gioco di me, potrei scrivere un libro comico che avrebbe pi successo del Morgante o del Macaronicon. Per nessuno mi ha insegnato pi di lui a stare al mondo. E se mi vedesse adesso, con questa mantella orlata di zibellino, con questi gioielli alle dita, e i servi che accorrono a ogni trillo di campanella, mi minaccerebbe con quel suo bastone. Sarei quindi costretto a spedirlo al Castello di SantAngelo, chiuso in una cella di cui io solo avrei la chiave. Per tutte le sere andrei da lui a imparare, e a farmi dire in segreto tutte le cose che sbaglio, salvo rifarle precise il giorno dopo. Meglio sia morto, lo dico per lui.
Cos scendemmo, e ci dirigemmo verso palazzo Grimani, per prudenza, cos disse il magister, riferendosi alle condizioni di Bosch.
Temete per la sua vita?
Non di sua mano rispose in modo sibillino, e dobbiamo anche dargli la triste notizia.
Giunti allingresso mi raggiunse quindi il ricordo della prima volta che vidi Isabella, che udii la sua voce e percepii quel suo profumo di verbena. Cuore, mente e pube si contrassero insieme, e di lei, in quel momento, mi vennero in mente solo le cose pi belle. Un po come accade tra innamorati quando ci si lascia, passato un po di tempo.

TRENTADUESIMO GIORNO. Cui prodest.

Uno scroscio di pioggia, quasi primaverile, attese gentilmente che arrivassimo nel chiostro di palazzo Grimani, evitando di inzupparci. Le ossa delleccellentissimo Bonaccorso erano state profetiche. Il vescovo ci venne incontro per le scale.
Bosch sta bene disse di fretta e ha gi chiesto di voi.
Lo trovammo sdraiato su un divano, con una coperta addosso, in posa da antico romano. Quando ci vide alz un braccio.
Per aspera ad astra fu il suo modo di salutarci. Attraverso le avversit siamo quindi giunti alle stelle.
Grimani ci lanci unocchiata e comprendemmo che, cos come eravamo rimasti daccordo, non gli aveva detto nulla della morte di Isabella. Lingrato compito sarebbe toccato al magister, e di sicuro ne avrebbe volentieri fatto a meno. Mi sembr la prendesse un po troppo alla larga.
Sono lieto di essermi sbagliato su di voi. Non siete certo un uomo sereno, ma non avete ucciso.
Vedete, vescovo, Bosch indic il magister, questo  un uomo, perch ha il coraggio di ammettere i propri errori. Pi di voi, con tutto il rispetto che devo al vostro abito e soprattutto ai vostri denari.
Grimani bofonchi qualche parola, infastidito, e suon un campanello. Poco dopo arrivarono due servitori con un vassoio di biscotti che riconobbi per baicoli e una bottiglia di un liquore scuro che ci venne servito in piccoli bicchieri colorati. Dopo una pausa di silenzio, rotta solo dal nostro sgranocchiare, il magister alz il bicchiere in controluce.
Trakos kos disse, rimedio contro il turbamento, il disordine. In volgare, tarssaco. Non potevate scegliere una bevanda pi adatta, vescovo.
Ci detto, ne bevve un sorso e ritacque, mentre Grimani e io fremevamo. Lincrocio tra i nostri sguardi non sfugg a Bosch, il quale si fece versare per tre volte il liquore, che trangugi come fosse acqua.
Sapete, amici miei, perch tali ormai vi posso chiamare, perch nei miei quadri sono rappresentate cos tante figure grottesche? Perch io vedo dove voi non vedete. Io vedo lanima delle persone ben oltre il loro aspetto fisico. Vedo come sono realmente, mostri, il pi delle volte, o angeli, pi raramente. Comici spesso, nella loro minuscola malvagit. O quelli che coltivano un potere ridicolo che possono esercitare solo con i pi deboli. Persi nei loro sogni, alla ricerca delle soddisfazioni pi bieche, e preoccupati al tempo stesso di andare in quellinferno ultraterreno, mentre non capiscono che  qui in terra.
Molto interessante replic il magister. Un concetto che mi trova anche concorde. Ma sono le droghe che assumete che vi portano a tale visioni allucinatorie. Nessuno  in grado di vedere lanima, solo Dio.
E se quel Dio di cui parlate e di cui io stesso sono devoto, albergasse in noi? E se avessimo bisogno solo di una chiave per poter vedere ci che senza di essa appartiene unicamente alla potenza divina?
Pensavano la stessa cosa i cultori della ierogamia. Attraverso le sacre copule con sacerdoti e sacerdotesse si poteva raggiungere la conoscenza divina.
Meraviglioso! esclam Bosch. Non mi metterei mai a discutere di teologia con voi. Siete davvero un uomo straordinario, per un attimo mi avete quasi fatto dimenticare il motivo per cui siete qui. Non abbiate timore, so gi quello che dovete dirmi.
Fece cenno a un servitore che si avvicin con la bottiglia di tarssaco, gliela strapp dalle mani e inizi a tracannare il liquore. Si pul le labbra con le maniche della camicia, su cui rest unimpronta marrone, come di sangue rappreso.
Non sono cos intelligente come voi, frate Martino, n astuto come voi, vescovo. E nemmeno giovane di mente come te, Giovanni. E nemmeno bello come Isabella, che non  tra noi.
Quelle parole potevano avere un doppio significato, e ci volle poco perch tutti comprendessimo. Abbass la testa e chiuse gli occhi.
Ditemi solo come  morta.
Uccisa rispose il magister un istante dopo dalla stessa mano che ha commesso gli altri omicidi. Quelli per cui vi ho sospettato.
Grazie sussurr Bosch, e fece quindi una lunga pausa. Mi dispiace solo di non averla amata abbastanza. Come voi, vescovo. No, non dite nulla. Sappiamo tutti quale era il suo mestiere, che sapeva esercitare con classe, dignit e astuzia, anche. Se mai dovessi dipingerla, ne far unEva. Unica, innocente e colpevole, mansueta e ribelle. Per quale dei miei sette peccati  stata uccisa?
Ve nerano rimasti due, laccidia e lira. Gli indizi lasciati dallassassino non lasciano dubbi. Ira.
Coltello, scarpe e una brocca?
E un mantello.
Dio mio, quanto sono odiato. E imitato.
Restai muto, anche se avrei voluto dire la mia, in memoria di Isabella. A quanto aveva detto di lei Bosch, mancava una parola: femmina. Termine che oggi, tra queste mura, viene pronunciato con disprezzo. Mentre Bosch beveva un altro sorso di tarssaco, il vescovo Grimani si alz in piedi
Frate Martino, avete sospetti?
Ho liberato la mente da molti sospetti, e me ne restano alcuni.
Non aggiunse altro e si alz anche lui: subito ne seguii lesempio. Era ora di andare.
Riposate, adesso, messer Bosch. Dopodomani presentatevi al processo, di buon ora. E vedremo di risolvere anche la questione per la quale sono stato chiamato a difendervi. Da parte mia posso dirvi che non credo allaccusa di blasfemia, e il giudice Bonaccorso ha in uggia laccusa. Ma non abbandonatevi a facili illusioni: in un processo, colpevole e innocente sono solo termini giuridici, a prescindere dalla giustizia. E lInquisizione pu essere madre o matrigna. Riposate anche voi, vescovo, e pregate per lanima di Isabella, come faremo noi. Non che tutti i morti siano esenti dai peccati commessi in vita, o che la morte li redima, per  vero che Isabella  morta per colpa di tutti noi, me compreso.
Non era stato un modo di dire. Per come camminava, per come muoveva le mani e per come si tormentava la barba, compresi come davvero il magister si ritenesse responsabile. Io per non lho mai ritenuto tale, in tutta coscienza.
Ci ritirammo nella nostra stanza: il magister si inginocchi, inizi a pregare e io con lui. I pensieri mi attraversavano la mente come cavalli al galoppo in unarena circolare e non riuscivo a concentrarmi sullanima di Isabella, ma solo sul suo corpo sinuoso. Che poi scompariva mutandosi in un uccello dalle piume colorate, dalla cresta rossa, dalle zampe grifagne e dal becco appuntito appiccicato sul suo bel viso. Proprio una visione alla Bosch.
Quando si rialz, il magister era pi quieto. Ancora mi chiedo quale potere straordinario avesse in lui la preghiera per mutargli lanimo. Io ci ho provato a lungo, specialmente allinizio della mia carriera ecclesiastica, senza successo. La volta che pregai con maggiore intensit fu quando Clemente VII mi consegn come ostaggio allimperatore Carlo durante il sacco di Roma. Quanto pregai per non essere ucciso con gli altri miei confratelli a Campo dei Fiori! Questa per  unaltra storia.
Il magister distese un foglio intonso sopra il tavolo e mi fece cenno di avvicinarmi.
Pi volte ti ho detto che per trovare il bandolo della matassa occorre comprendere il cui prodest, o cui bono, ovvero chi ne beneficia. Ma se questo ci  ancora oscuro,  invece evidente il cui malo, cio chi danneggia. Nel nostro caso il pittore Bosch. Il quale si  salvato dai miei sospetti grazie a una sua intuizione o ragionamento, non ha importanza, non certo per mio merito.
Al centro del foglio scrisse il nome del pittore e a partire da questo tracci una serie di segmenti con una freccia rivolta verso il nome stesso.
Procediamo quindi per deduzione. Chi  interessato a fare del male a Bosch?
Non mi dette il tempo di rispondere.
Il pittore Giovanni Bellini, per esempio. Per invidia. Ricordiamo che  stato lui a fare la denuncia anonima di eresia.
Scrisse il nome su un primo segmento.
Ma anche il vescovo Grimani. Per gelosia nei confronti di Isabella. Due galline e un gallo possono convivere pacificamente, anzi. Ma due galli e una gallina no. I maschi combatteranno aspramente fino alla morte di uno dei due per potersi accoppiare.
Limmagine non mi piacque ma il ragionamento filava liscio come lolio. Su un altro segmento il magister scrisse il nome del vescovo.
Chi altri?
Jean de Longueville! esclamai soddisfatto. Anche lui vuole la condanna di Bosch.
S, ma per altri motivi. Tuttavia ti accontenter e scriver anche il suo nome. E qualche punto interrogativo sulle altre linee, che potremo sempre riempire se ci fosse sfuggito qualcosa. Ora per scriver, accanto a quello di Bosch, anche il nome di Isabella. Perch, se gli altri omicidi non avevano apparentemente alcun legame con il pittore se non per il suo quadro, Isabella era legata a lui, gli era vicina. Quindi...
Quindi? ripetei, ansioso di conoscere il seguito.
Se credessi al caso potrei supporre una coincidenza, ma dal momento che, come sai, non ci credo, allora lomicida doveva conoscere sia Isabella che Bosch. Il che restringe il campo dei sospetti.
Il... vescovo... balbettai. Pensate sia il vescovo?
Non lo so, sto lavorando su una deduzione, non su un sillogismo, altrimenti avrei gi in mano la soluzione. Ma ci siamo vicini. Lo sento, lo percepisco: lagnizione  in arrivo, lidentit si sta lentamente svelando. Perch abbiamo un altro elemento da non sottovalutare aggiunse socchiudendo gli occhi come una faina, ovvero il motivo per cui Isabella abbia accettato la compagnia dellassassino. Non sarebbe bastato il molto denaro. Era diffidente, furba, per cui deve essere stata indotta in inganno. E questo chiude ancora di pi il cerchio intorno a poche persone.
Ci coricammo dopo un pasto frugale a base di formaggio e qualche pezzo di ventresca, sbollentata e condita con olio. E fino a quando non mi addormentai, davanti a me continu a fluttuare limmagine del vescovo Grimani che con una sciabola in mano tagliava la gola a Isabella.

TRENTATREESIMO GIORNO. Calle delle Tette.

Mi sentisse oggi il magister fare certe considerazioni, sorriderebbe di quelle che chiamava ubbie o fisime, e forse proverebbe anche a tirarmi qualche calcio ammonitore.
Le idee malsane giacciono nel sedere, ed  l che vanno colpite con forza in modo che si spaventino ed escano, preferibilmente dalle orecchie o dalla bocca, per evitare miasmi maleodoranti.
Cos soleva dire ma, ogni tanto, per amor di Dio, si sbagliava. La sera prima aveva parlato di percezioni, e che cosa sono queste se non anticipazioni di un futuro in arrivo? Lo scorso mese, qui a Roma,  passato a trovarmi un dottore francese, tale Michel de Nostredame. Aveva fama di medico e indovino. La prima sera si  abboffato di piccioni e quaglie e si  tracannato una bottiglia intera di prezioso vino di Borgogna, regalo dellabate di Citeaux per la mia elezione al soglio di Pietro. Il giorno dopo mi ha pure scucito un centinaio di grossoni dargento, eppure mi ha aperto gli occhi sul destino del mio papato. Con dovizia di spiegazioni mi ha dimostrato infatti come lastrologia giudiziaria, che si basa sulla posizione del sole e delle stelle rispetto alla terra, illuminata dalla sapienza divina, renda il futuro intellegibile.
E mi ha raccontato (come non credergli) che gi anni prima aveva compreso che sarei diventato papa. In quanto, vicino al Carro Maggiore, era comparso un tronco dalbero con accanto dei ceppi. Quindi ciocchi, come il mio cognome. Di pi, il sette di febbraio del 1550, secondo i suoi calcoli, il primo raggio di sole filtrato dalle nuvole aveva colpito il monte sopra San Savino. E il mio secondo cognome  appunto Del Monte. La mia elezione era stata, con ogni evidenza, sancita dal cielo prima ancora che da quel lungo conclave. Mi ha detto inoltre (ma tra i fumi del vino, quindi non so quanto potergli credere), che laffetto per mio nipote Innocenzo  ben visto dalle stelle, poich  natura che Giove, che sarei io, attiri a s i pianeti minori.
 lultima volta che scarto dalla storia principale, ma ho ritenuto opportuna questa deviazione, per ribadire quanto quella percezione del magister fosse dovuta alla grande Croce, come mi spieg lo stesso Michel de Nostredame. Dopo avergli raccontato quellepisodio, consult infatti uno dei suoi libri, e mi rivel larcano.
Quel giorno di cui parla vostra santit, quattro pianeti avevano formato nel cielo un quadrato perfetto, la grande Croce, simbolo della terra, per cui si venne a creare un corridoio di energia tra questa e il cielo. E siccome nel cielo il tempo non esiste ma  in continua fluttuazione, come sosteneva giustamente Eraclito, il vostro magister vide ci che sarebbe accaduto nel futuro. Tuttavia a causa della sua mente troppo razionale la visione gli risult confusa.
Furono cento grossoni ben spesi. Ma il magister, quel giorno, non appariva confuso, bens, come suo solito, pensieroso. Per tutto il giorno non fece che prendere il foglio della sera precedente, analizzarlo, scrivere dei nomi per poi tracciarvi sopra una linea. Arriv quindi la sera, e dopo aver passato una giornata seduto e in meditazione, gli parve giusto uscire a sgranchirsi le gambe.
Mens sana in corpore sano. Anche se questa saggia frase si trova nelle Satire del poeta Giovenale,  stato lo Stagirita, per primo, nella T Politik, a sostenere che anima e corpo si debbano sviluppare insieme per il profitto delluomo. La ginnastica sia comunque temperata dalla musica e dal pensiero, per evitare che leccesso di muscolatura diventi ferocia. Ors, andiamo.
Non mi feci pregare, luggia mi aveva anchilosato le giunture e aveva portato la mente a pensieri impuri. Che naturalmente dovetti tenere a freno data la presenza del magister. E nonostante mi ricordassi bene le piattole che mi aveva regalato la copula con la padrona della locanda, tuttavia indugiai in quel pensiero, quasi sperando di restare nuovamente da solo con le sue grazie. Quasi.
Girovagavamo a passi lenti, ammirando le maschere che non finivano mai di stupirmi con i loro grotteschi costumi, al punto che alcune sembravano uscite dai quadri del pittore Bosch, e non  escluso che a qualcuna questi si fosse pure ispirato nella sua permanenza a Venezia. Il magister salutava con benevolenza tutti quelli che incontravamo, e anche se talvolta gli rispondevano con un pernacchio, sorrideva loro.
Ci fermammo un poco a pregare nella bella chiesa di SantApollinare e, girando senza meta, dopo aver attraversato un ponticello di marmo, ci ritrovammo davanti a un antico palazzo austero, gi decadente. Delle risate mi spinsero a guardare in alto e mi fermai, stupefatto. A ogni finestra, e ve nerano tante, si affacciava una donna, mostrando il seno nudo.
Se il girone infernale della lussuria fosse cos gaio, i peccatori pullulerebbero come zanzare in uno stagno esclam divertito il magister.
Vedendoci, gli schiamazzi delle donne aumentarono. Palpandosi il seno, roteando la lingua e declamando le loro specialit amatorie, quelle gentili signore ci invitavano a salire. Il ricordo delle precedenti fornicazioni mi caus la solita stretta allinguine, e il magister se ne accorse.
Te lo sconsiglio mi disse amabilmente. Nonostante lapparenza, questo palazzo nasconde pericolose malattie che nessun unguento o preghiera potrebbe guarire.
La mia voglia si ritir allistante.
Ma come pu la Serenissima replicai cercando di darmi un contegno permettere un simile scandalo?
Intanto guadagna su ogni prestazione, con le tasse sul meretricio. E come ben sai, pecunia non olet, il denaro non ha odore. Inoltre la magistratura ritiene pi sicuro e meno scandaloso relegare queste signore in qualche luogo ben limitato piuttosto che lasciarle libere di esercitare la loro professione in citt a tutte le ore. Quando escono, poi, per distinguersi dalle donne oneste, che talvolta si vestono allo stesso modo, devono portare un fazzoletto giallo al collo.
Come quelle alte che sono passate pocanzi.
Ti ho gi spiegato, o forse mi ricordo male, che non sono alte: indossano calcagnini esagerati.  anche questo un modo sia per farsi notare che per farsi riconoscere.
Metodo davvero ingegnoso, che in parte ho cercato di introdurre anche a Roma. Se non altro per rimpinguare le mie casse che si stanno svuotando a causa dei lavori per Villa Giulia, che ho voluto chiamare cos in mio onore. Ma sono troppe, ed  impossibile. Nellultimo censimento ne sono state registrate ufficialmente diciassettemila su poco meno di centomila abitanti. Mi chiedo dove i romani trovino i soldi (e la virilit) per sfamarle tutte.
Suon la terza campana della sera e, come farfalle, da ogni parte della strada, orde di meretrici, a tratti inseguite da giovani mascherati, ci sciamarono intorno e sinfilarono leste in quel palazzo e in alcuni accanto.
Credo che possiamo rientrare anche noi. Per fortuna, se facciamo tardi, non ci daranno dieci frustate se ci trovano per la strada. Loro lo sanno e le temono pi che le multe: la pelle segnata dalla frustra  deprezzata.
Che sia chiaro: il suo non era cinismo, ma semplice osservazione delle vicende umane. Il magister sapeva guardare senza giudicare, pur non approvando, una dote rara.
Cos, lemme lemme, come usava dire mio padre toscano, prendemmo la via del ritorno. Ormai vicini allo Sturin, passammo sotto un archetto su cui era scolpita una Madonna regale, con tanto di corona in testa, e di l prendemmo calle del paradiso, procedendo rasente i muri, sormontati dai barbacani che ci proteggevano da eventuali deiezioni lanciate dalle finestre.
Da l ci giunse chiaro un lamento che pareva di bestia. Svoltato langolo vedemmo un uomo a terra. Nonostante la scarsa luce notammo vicino a lui dei rivoli di sangue, mentre il poveretto cercava di liberarsi da alcuni fili di metallo che gli segavano la carne intorno ai polsi e alle gambe.
Presto! esclam il magister. Vai a chiamare aiuto alla locanda, io vedr quello che posso fare. E portami delle tenaglie.
Si chin su di lui e io obbedii. Ma come mi girai fui investito da unombra che mi scaravent di lato. Mentre cadevo a terra, imprecando contro quellenergumeno senza educazione, lo vidi estrarre un coltello e dirigersi verso il magister, che ancora era chino sul ferito.
No! gridai con tutto il fiato che avevo in corpo.
Il magister si volt, appena in tempo per vedere la lama abbassarsi con violenza su di lui. Svent il colpo, forse per la rapidit con la quale alz il braccio, o per grazia della Madonna che avevamo incrociato poco prima, o ancora per la larga manica del saio. Rotol per terra, ma non mi sembr ferito. Il suo aggressore, pi alto e pi robusto di lui, aveva una benda bianca sul volto, che gli teneva scoperti solo gli occhi, alla maniera dei turchi.
Vattene! url il magister.
Incerto se quel grido fosse rivolto a quelluomo oppure a me, rimasi dovero. Lo vidi rialzarsi, mentre laltro gli si lanciava nuovamente contro, e abbassarsi rapido mentre stava per essere colpito. Quello inciamp allora nel corpo chino del magister e cadde, travolto dal suo stesso impeto. Quando si erse in piedi rimasi impietrito: gli era caduta la benda dal volto e lo riconobbi.

Lagguato.

Quante volte lo avevo osservato, quasi divertito, ma in certi momenti anche inquietato da quella immobilit di espressione, dal quel suo muoversi silenzioso. Non conoscevo il suo nome, ma lo avevo soprannominato il telamone, come quelle cariatidi gigantesche e nerborute che sorreggono i balconi al posto delle colonne. Il segretario di Jean de Longueville. Si accorse di essere stato riconosciuto, perch anche il magister lo guardava, stupito e spaventato. Gett a terra il mantello, per essere pi libero nei movimenti, e rimasi inorridito nellosservare il pugnale che brandiva: una micidiale storta, unarma da assassino pi ancora che da sicario, dalla lama larga e affilata, con cui colpire di punta e di taglio. Si gir verso di me, per valutare se potevo rappresentare un pericolo, e mi punt contro il braccio armato. Non mi ritenne tale e lo rivolse quindi contro il magister, che si era rimesso in piedi, allontanandosi di qualche passo appena.
In questi ultimi anni ho assistito a vari tornei tra saltimbanchi, cavalieri o semplici giovanotti con la volont o lardire di impressionarmi con la loro maestria. Giostrando con spade, mazze e bastoni. Ma sempre con eleganza, con il sorriso stampato sul volto, con la voglia di stupire il pubblico, non di ferire lavversario, spesso un compare. Il telamone e il magister, che osservavo di sguincio, avevano invece per alleata la morte.
Con una lentezza che mi fece star male, il magister tir fuori dal saio quel bastone corto che gli avevo gi visto, e con quello si par a difesa. Ma che cosa poteva fare un frate, armato a quel semplice modo di fronte a un energumeno deciso a uccidere e con unarma letale in mano? Il gigante, forte della sua supremazia, fece tre passi avanti, con la mano sinistra aperta come un artiglio allaltezza del viso, e la destra pronta al fendente. Con un rapido movimento il bastone del magister gli colp il polso e per un momento sembr che larma dovesse cadergli. Non mi accorsi nemmeno di un secondo colpo, vidi solo che laltro si toccava la mascella. E una terza bastonata fu inferta sulla mano libera.
Queste percosse fecero imbestialire il telamone, che cominci a menare fendenti di dritto e di rovescio. Il magister arretrava, schivandoli, ma ricomponendosi subito, ben fermo sulle gambe, in attesa. Durante un assalto, mentre quello si slanciava su di lui, il magister lo picchi violentemente sulla nuca e laltro cadde a terra, in ginocchio.
Fermati, non cera tremore, almeno apparente, nella sua voce. Non uccidere.
Il diacono, se davvero era tale, sput per terra.
Troppo tardi.
Per la prima volta udii la sua voce. Cavernosa, profonda, e senza alcuna rabbia. Come se fosse preda di un destino ineluttabile, cui era obbligato a obbedire. Come il coltello di Abramo su Isacco. Con la differenza che era Dio a guidare la mano del primo, per testare la sua obbedienza, e lo ferm in tempo. Anche se non ho mai capito quale insegnamento trarne, se non che sia feroce testare la fede in tal modo.
Non  vero, si  sempre in tempo gli rispose il magister con un tono quasi paterno.
Non pi, frate Martino. Non si pu tornare indietro dallinferno.
Il magister abbass il bastone, puntandolo a terra: non un segno di resa, ma di pace. Comunque io non lavrei mai fatto.
Perch, allora?
 la volont di Dio.
Dette queste ultime parole, il telamone inizi a roteare la storta, aspettando il momento giusto per arrivare alla gola. Il magister continuava ad arretrare fino a quando si trov con le spalle al muro. Confesso davanti a Dio e agli uomini che sarei fuggito, sapevo che dopo sarebbe toccato a me. Ma le gambe non rispondevano alla mente, e forse neanche il cuore. Volevo e non volevo.
Ti prego disse il maestro, che vedevo ormai perduto, non costringermi a farti del male.
Se non fossi stato con la paura che mi pulsava nelle brache, avrei quasi riso a quella battuta. Come se un topo minacciasse un gatto affamato. Eppure non cera alcun segno di ironia sul volto del magister, appena illuminato da una vicina torcia: vi lessi solo piet, una profonda e umana piet. Sorrise invece il gigante. Alz il braccio e tir un fendente dallalto in basso, verso la gola che quasi gli era stata offerta.
La lama vol sopra la testa, mentre il magister lo colp allo stomaco con la punta del bastone, dal basso verso laltro. Il telamone si schiant a terra, senza fiato. Il piede del magister gli schiacci la mano armata, che si apr lasciando cadere la storta. Disteso a terra, tremava: le gambe, le braccia, la testa e tutto il corpo erano scossi da furiosi sobbalzi.
Non pu pi nuocere, adesso disse rivolto a me mentre lo toccava con il bastone. Mi spiace essere stato costretto a farlo, ma temevo per la tua e la mia vita. Era deciso a uccidermi e dopo avrebbe fatto lo stesso con te.
Con la gola arsa, tra lo stupito, limpaurito e il sollevato, feci fatica a fare uscire la voce.
Io... ma come avete fatto?
Davide contro Golia, e ancora una volta aveva vinto leletto dal Signore.
Ti ho gi raccontato come quel monaco buddista, Ada Ta, mi abbia insegnato a usare il bastone.  unantica tecnica, che in modo molto pittoresco chiamano del ruggito del leone. Ma non lavevo mai sperimentata prima, su una persona intendo, e non ero sicuro che funzionasse.  soprattutto un modus mentale, pi che unabilit militare. Vedi, nellIliade si fa menzione del cattivo uso della forza che pu portare al predominio...
Magister! osai gridare e interromperlo. Non mimportano le vostre filosofie! Stavate per essere ucciso, vi ho visto quasi morire per opera di questo... del segretario di Longueville e voi mi parlate dellIliade. Non riesco a crederci!
Mi tappai la bocca e chinai la testa, lemozione mi aveva tirato fuori dallanimo parole che a mente fredda non avrei mai osato pronunciare. La bocca gli si apr in una smorfia amara.
Hai ragione, Giovanni. Sono un vecchio sciocco. E siamo ambedue emozionati. Fossimo due sicari o due spie avremmo familiarit con questo genere di cose, ma noi due, no.
Il diacono si lament debolmente, continuando a tremare.
Non si risveglier tanto presto. Secondo quanto mi ha insegnato Ada Ta, la bocca dello stomaco, se stimolata violentemente, produce un lungo tremore e impedisce qualsiasi movimento. Se mi permetti lultima citazione, il medico Berengario da Carpi sostiene che tutti i nervi sono collegati al cervello, che ne  in qualche modo il duce. Colpendogli un nervo principale gli ho inibito le normali funzioni della mente.
Non osai replicare, questo era lui. Ebbi finalmente la forza di sorridergli. E a quel punto mi ritorn la paura.
E ora, che facciamo?
Fatti dare delle corde, alla locanda, cos potremo legarlo. Ma non dire per quale motivo. Quando si risveglier lo porteremo alla corte di giustizia. Per Longueville sar un brutto colpo. Pi di quanto lo sia stato per me.
Corsi via con le gambe che finalmente rispondevano. Trattai quasi male la padrona Caterina che prov a farmi delle domande, fino a quando, stufa del mio silenzio e perplessa di fronte alla perentoriet della mia richiesta, mi consegn il cordame. Ma al mio ritorno trovai unorribile sorpresa.

La confessione.

Luomo legato con il filo metallico se nera andato, pi spaventato che ferito. Probabilmente era la capra, lesca con la quale attirare la vera vittima designata: il magister. Che trovai seduto, appoggiato al muro, mentre teneva tra le braccia il suo aggressore. Sembrava una Madonna che tenesse tra le sue braccia il Cristo morto. La storta era conficcata nella pancia e dalle labbra gli scendeva un bava di sangue.
Buon Dio! Lo avete ucciso!
Non dire sciocchezze! mi rimprover. Ha preso il coltello e se lo  infilato nella pancia.
Rimasi incerto se credergli o meno, ma solo per qualche istante. Dopo avermi lanciato un ultimo sguardo, il suo viso si rivolse di nuovo alluomo, che boccheggiava.
Sta morendo, non c niente che possa fare per lui.
Il diacono dette due colpi di tosse e alz appena la testa. I suoi grandi occhi bruni si stavano velando, il magister aveva ragione, come sempre. A un terzo colpo di tosse, dalla bocca gli usc un grumo di sangue.
Padre...
Dimmi, figliolo, sono qui.
Ecco il ritratto della piet che mai vidi uguale in tutta la mia vita futura.
Voglio confessarmi...
In nomine Patris, et filii et Spiritus Sancti, il magister gli fece il segno della croce sulla fronte. Ti ascolto.
Di nuovo la sua voce profonda, resa ancora pi rauca dallo sforzo.
Ho obbedito e peccato.
I tuoi peccati ti saranno perdonati.
No! grid
La macchia di sangue sulla pancia si allargava sempre di pi, insozzando anche il saio del magister.
No ripet, pi piano, non  possibile. Chi toglie la vita non avr mai la pace eterna.
Lascia che sia Dio a giudicare. Apri il tuo cuore, e Lui ti aprir il suo.
Lentamente, parola dopo parola, il diacono confess i suoi peccati al magister. Uno dopo laltro, senza indulgere in particolari, ma descrivendo le sue colpe, e costringendo alla fine il suo confessore a tenersi la fronte con le dita, per evitare forse di crollare davanti a tanto orrore. Il magister, con le lacrime agli occhi (mai lo avevo visto piangere e mai lo vidi in seguito) gli carezz la guancia.
Quindi voi... mi perdonate?
Il Signore per primo, attraverso il suo sacerdote, e io, come uomo. Dimmi solo tuo nome.
Marco...
Marco, ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Sembrava guardare fisso il magister, grato del perdono, con un leggero sorriso sulle labbra. Aspettavo le sue ultime parole, di ringraziamento magari, ma il magister gli pos le dita sugli occhi e glieli chiuse. Rest non so quanto in quella posizione, mentre pensavo a quello che Marco il diacono aveva appena confessato: in articulo mortis, non poteva aver mentito. Il magister era salvo, al momento, ma ci che avevamo udito andava oltre ogni mia e sua immaginazione. Ora sapevo che, nel bene e nel male, le conseguenze di quella confessione sarebbero state devastanti, per tutti, noi compresi. Dopo aver adagiato con estrema delicatezza il corpo sul selciato, il magister recuper la calma e la postura che gli si addiceva. Incroci le braccia nel saio, e mi guard annuendo.
Mi sembra di essere quel cieco miracolato disse con un sospiro. Mi hanno sputato sugli occhi e ho cos riacquistato la vista. Ges si presenta davvero sotto insospettabili apparenze.
Mi dichiarai daccordo con lui anche se, per quello che avevo visto, si era piuttosto manifestato il diavolo. Il magister sal nella locanda ordinandomi di vegliare il cadavere. Obbedii, se pure con un certo timore, quasi che potesse risvegliarsi o che la sua anima, non ancora dipartita, mi si presentasse in tutta la sua malvagia potenza. Al suo ritorno mi consegn una lettera.
Portala al capitano Volpato, io ti aspetter qui.
Cos feci, contento di allontanarmi, e prima che suonasse il mattutino ritornai con lufficiale, due suoi soldati e una barella.
Voi conoscete la verit, capitano gli disse il magister, esclusa quella che mi  stata rivelata in confessione. Per il resto fate il vostro dovere. Se volete, sono pronto a farmi interrogare.
Non credo ve ne sia bisogno. Grazie alla vostra testimonianza scritta non sar necessaria neanche quella del vostro assistente.
Stavo per dire che io, non essendo legato ad alcun vincolo religioso, avrei potuto rivelare ci che avevo udito, ma aspettai di restare da solo con il magister. Se aveva omesso quel particolare, doveva avere le sue buone ragioni. E cos era. Infatti, non appena i soldati se ne andarono con il cadavere del diacono, mi punt il dito contro.
Tu sai quel che io so. Per cui domattina, anzi questa mattina, visto che manca poco allalba, dovrai starmi vicino, ma in assoluto silenzio, quando mi incontrer con Longueville.
Lo denuncerete?
Vedremo mi rispose con aria pensosa. Vedremo.

TRENTAQUATTRESIMO GIORNO. Longueville alle strette.

Non me lo sarei aspettato, ma come toccai il giaciglio mi addormentai allistante, di un sonno senza sogni. Poco dopo la voce del magister mi svegli, e indossai una camicia fresca di lisciva. E con la sua approvazione mi misi in testa una berretta di feltro verde, che mi era antipatica, ma che mi donava unaria pi matura. Allora terza passavamo per la soglia del tribunale dellInquisizione, ma invece di dirigerci nellaula, il magister mi fece sedere accanto a lui, in un angolo dellandrone, come fossimo due postulanti. In tanti presentavano suppliche al magistrato, cos nessuno si accorse della nostra presenza, nemmeno uno dei segretari del tribunale che pure ci stava davanti, indaffarato tra le carte.
Calati bene la berretta e tieni bassa la testa mi sussurr.
Lui si tir su il cappuccio e nascose la sua chioma brizzolata: in quel modo era un qualunque francescano, di qualunque et. Poco dopo, con la coda dellocchio, vidi arrivare Hieronymus Bosch, accompagnato dal vescovo Grimani. Non ci degnarono di uno sguardo ed entrarono nellaula. Non capivo che cosa aspettasse il magister: eravamo gi in ritardo. Lo compresi poco dopo, quando Longueville si diresse verso il segretario.
Avete visto uscire o entrare il mio diacono? chiese.
No, monsignore.
Siete sicuro? insistette con fare inquisitorio, atteggiamento che gli veniva pi che mai naturale.
Non posso dire che il diacono non si noti, monsignore. Se fosse passato di qui, avrei almeno percepito la sua ingombrante presenza, quandanche non lo avessi visto.
Il mostro, perch cos ormai lo chiamavo dentro di me, si gir sbuffando, e in quel momento il magister si alz e si lev il cappuccio.
Buongiorno, fratello Jean.
Se avesse visto un fantasma o il diavolo in persona, Longueville non avrebbe potuto mostrarsi pi spaventato.
Sorpreso di vedermi? Non c forse udienza oggi? Ho gi visto entrare mastro Bosch e il vescovo Grimani.
Di Longueville si poteva dire tutto il male possibile, anzi forse era lui stesso il Male, ma di sicuro possedeva unintelligenza pronta. Passato il primo momento di stupore e di paura, si ricompose. Aveva compreso quasi tutto, di sicuro che il suo sicario aveva fallito.
Non ti avevo riconosciuto, fratello Martino, la voce tuttavia gli tremava. Tutto qui. Stavo solo chiedendo notizie del mio assistente.
Di questo ti vorrei parlare. Ma non qui. Vieni, usciamo.
Il magistrato Bonaccorso ci sta aspettando, non vorrai irritarlo.
Ci sono questioni pi gravi. Non vedendo entrambi, se ne far una ragione e attender.
Vincendo la sua idiosincrasia, il magister prese leggermente per il gomito Longueville. Il tono del magister, quieto ma fermo, preannunciava una tempesta. Le gambe mi tremavano quando uscimmo allaperto. Ci dirigemmo, loro due davanti e io dietro, verso un lavatoio, a quellora deserto. Mentre io rimanevo rispettosamente in piedi davanti a loro, il magister invit Longueville a sedersi sul bordo. Lacqua scorreva dietro di loro, e lo scrosciare avrebbe impedito ai passanti di sentire quello che si sarebbero detti. Il magister sferr lattacco.
Mi dispiace comunicarti che Marco  morto.
Quale Marco? rispose con un tremolio nella voce, gi forse intuendo.
Marco, il tuo assistente.
Su quellultima frase Longueville chin la testa, come avrebbe fatto qualsiasi uomo di Chiesa alludire la notizia della morte di un confratello. Sapevamo tuttavia che la sua non era piet, e che il magister non aveva ancora finito.
Ho raccolto la sua confessione.
Lultimo colpo, il pi ferale, giunse a segno. Longueville impallid. Lattesa di una condanna rende il prigioniero speranzoso, e per questo pi malleabile, meno deciso a scagliarsi contro il giudice, per lestremo tentativo di ingraziarselo. Ma quando la sentenza, la peggiore possibile, viene dichiarata, e ogni speranza perduta, a volte ritorna il coraggio, o la prosopopea, o piuttosto la rivalsa. Cos Longueville, che adesso aveva compreso tutto, alz fieramente lo sguardo.
E che cosa ti ha detto?
Proprio tu mi chiedi di infrangere il sacramento della confessione?
E lui, mi guard con superiorit che cosa centra con la nostra discussione?
Ha assistito al fatto.
Lhai ucciso?
Tent lultimo, improbabile attacco, come quando lalfiere cerca di sorprendere il re avversario, mentre il suo sta gi per capitolare, e gli rimane solo la vaga speranza di una disattenzione della regina. Ho imparato a giocare a scacchi, e so che  meglio una sconfitta onorevole piuttosto che una disfatta. Non la pensava cos Longueville, che evidentemente non sapeva districarsi in questo gioco cos simile alla guerra.
No, io mi sono soltanto difeso e lho reso innocuo.  stato durante un mio momento di distrazione che si  infilato nella pancia la storta con la quale aveva cercato di uccidermi.
Dio mio! Ma  impazzito!
Jean...
Il magister scosse la testa pi volte, con commiserazione.
Jean... ripet ha confessato tutto, prima di morire. Si  voluto liberare lanima...
Ha mentito grid. Ha mentito... ribad, ma a voce bassa. E tu non puoi dirmi nulla concluse puntandogli il dito contro.
Hai ragione. Io no, Ma il mio assistente s. Lui non  tenuto al vincolo, ed  un testimone.
Il magister mi aveva istruito su che cosa avrei dovuto dire, nientaltro che la verit, alla fine. E quando mi fece cenno, mi apprestai a parlare.
Non dire una parola! mi ammon Longueville.
Tirai fuori dalle tasche delle brache un foglio di carta e lo spiegai. Longueville me lo strapp di mano, e fece per leggerlo.
Che cosa significa questo?  tutto bianco, non c scritto niente!
Significa che puoi scrivervi la tua confessione, fratello Jean.
Ti illudi, Martino, io non far proprio niente. Io sono Jean de Longueville, linquisitore. Ho un potere che neanche immagini, e la protezione di Luigi, re di Francia e buon alleato della Repubblica di Venezia. E il duca del Valentinois, il figlio del papa, mi pregia della sua amicizia. Tutti ti rispettano, ma fra noi due nessuno scommetterebbe su di te.
Si alz in piedi, forte della sua arroganza. Non si era difeso, ma aveva attaccato. Forse non sapeva giocare con le torri, gli alfieri e i cavalli, ma aveva rovesciato la scacchiera disperdendone i pezzi. Mi sentii lultimo dei pedoni.
Lo so disse il magister, senza alterarsi. Hai ragione in tutto. Con una differenza. Io non sono nessuno, ma per questo non ho niente da perdere se non la mia vita. Tu invece hai molto da perdere. Sei in predicato per un vescovato, e di l alla berretta cardinalizia il passo sar breve. E chiss, forse ti eleverai ancora di pi.
E allora? Che cosa vuoi?
Io desidererei la giustizia, non solo in cielo, ma anche in terra, ma so di non poter pretendere tanto. Quando ci siamo incontrati, qui a Venezia, mi hai ricordato la mia scarsa arte diplomatica.  vero, ma oggi vorrei trarne una proficua lezione, in modo da permettermi di rimediare a un torto.
Longueville lo guard sospettoso, ma al tempo stesso interessato. Io mi sentivo un vascello tra due galee, ma ancora una volta il magister venne in mio soccorso.
Vai, Giovanni. E avvisa leccellentissimo magistrato Bonaccorso che i due inquisitori si scusano profondamente per la loro assenza. Riferisci anche che stanno trattando riservatamente per giungere a un accordo circa il procedimento a carico del pittore Hieronymus Bosch.
La smorfia dellinquisitore valse pi di qualunque opposizione. Longueville tuttavia non replic. E sul suo silenzio mi sentii autorizzato ad andarmene, con mio grande sollievo.

Le voci corrono.

In una Venezia in cui le maschere stavano diradando per lavvicinarsi della Santa Quaresima, le voci corsero prima ancora che i fatti accadessero e la notizia pass di bocca in bocca, prima sussurrata e poi gridata. Con sorpresa e delusione i veneziani appresero che nel procedimento a carico del pittore Bosch non vi sarebbe stata alcuna esecuzione pubblica. Per aggiungere tristezza, agli angoli delle strade gi si vendevano i gigli, soprattutto quelli viola, per lapprossimarsi del Venerd di Pasqua, che avrebbe sancito la totale sconfitta del Carnevale. Almeno fino al prossimo anno, quando sarebbe risorto, proprio come Cristo. I gigli per servivano anche per omaggiare il nuovo ambasciatore francese, appena insediatosi, in quanto simboli dei re di Francia. Qualche favore, laccoglimento di una supplica, un affare da proporre o da concludere: lambasciatore avrebbe avuto il suo da fare.
Il processo della Santissima Inquisizione contro Hieronymus Bosch sembrava essersi concluso, si diceva, con la piena dichiarazione di non colpevolezza. E addirittura si mormorava che linquisitore accusatore avesse riconosciuto il valore artistico del dipinto incriminato. In molte nobili famiglie si discusse allora se valesse la pena commissionare un quadro a mastro Bosch, che per, a seguito della sentenza favorevole, avrebbe di sicuro alzato i prezzi. Non cera locanda, da quella dove si beveva il sidro pi prezioso alla bettola dove il vino puzzava di aceto, in cui non si parlasse di Bosch. Tutti sembravano averlo conosciuto, anche Caterina, la padrona dello Sturin.
Sapete, Giovanni, lui, proprio lui,  venuto qui spesso, e mi aveva garantito che mi avrebbe fatto un ritratto. Ma si sa, gli uomini fanno tutti promesse invano.
Sospirava languida quando mi passava vicino. Io per non le avevo fatto alcuna promessa, e nemmeno ci avevo lontanamente pensato. Lunico pensiero era stato quello di restituirle il favore che mi aveva fatto donandomi pidocchi e piattole, magari infilandole qualche topo nel letto. Confessai questa mia intenzione al magister, che mi rimprover.
Pi pensi a chi ti ha fatto del male, pi gli darai soddisfazione. Se cedi alla vendetta, se pure ridicola, ti si ritorcer contro.
Belle parole, magari recuperate da qualche antico saggio greco o latino, o magari farina del suo sacco. A me, invece, una piccola vendetta procura una soddisfazione immensa. Su alcune questioni relative ai lati oscuri della natura umana, frate Martino da Barga ne aveva da imparare, o forse non voleva proprio adeguarsi alla vita terrena. Invece io non avevo ancora compreso come il magister fosse riuscito nellintento di fare assolvere il pittore. Per rimediare a un torto, aveva detto, quello di averlo considerato colpevole: unaltra prova della sua nobilt danimo, del tutto inadeguata a quei giorni, come a quelli di adesso. Sempre se le voci che erano giunte anche alle mie orecchie dicevano il vero. Mi interessava tuttavia conoscere come si sarebbe comportato con Longueville, se avrebbe proceduto con la denunzia, se io avrei dovuto testimoniare e via dicendo.
Tutto a suo tempo rispose, non  ancora detto niente. Il diavolo pu sempre mettere la sua zampa da caprone nelle vicende umane.
Mi spieg quindi che finch non fosse stata pubblicata la sentenza con tanto di sigilli dogali e lapposizione della firma dei due inquisitori, ogni cosa poteva ancora succedere. Sperava comunque che tutto si sistemasse e che la giustizia trionfasse.
Quindi Jean de Longueville sar processato?
In cielo, molto probabilmente. In terra  tutto da vedere.
Passarono due giorni, fino a quando arriv una notizia che lo agit positivamente. Una missiva con il sigillo dogale, ma a firma del vescovo Grimani. La sera successiva si sarebbe svolta una festa per celebrare la fine del Carnevale, e il magister era invitato insieme, era sottolineato, a tutta la nobilt veneziana. Mi stup il fatto che il ricevimento non fosse nel palazzo, pure meraviglioso, dei Grimani, bens in quello dei Contarini, senatori della Serenissima.
Denota unalleanza e d alla festa ancora pi prestigio. Dietro gli attori di questa commedia, il doge Loredan, Grimani e Contarini, incontreremo una pletora di comprimari.
E noi, chi siamo?
Il pubblico, per ammirarli e battere le mani. Guai a fischiare, per.
E ci sar anche...
Ci saranno tutti, Giovanni. E sar anche loccasione per stringere patti. Quel genere di accordi che servono solo per essere in futuro ricordati nei libri di storia. Non so se hai presente, sorrise, leterna alleanza tra Dio e Mos.
Evitai un scappellotto ammonitore, che non mi avrebbe tuttavia colpito anche se non mi fossi scansato. Non avevo mai visto il magister cos allegro. Compresi pi avanti che non era per via di una sua prossima e probabile vittoria, ma perch sarebbe ritornato quanto prima nella sua collegiata di San Cristoforo, a Barga.
Io verr con il mio saio, ma tu avrai bisogno di un vestito adatto.
Ci dirigemmo in piazza San Marco, dove, al secondo piano di un palazzo di mattoni rossi, entrammo in una sartoria. Appesi alle pareti vidi abiti di ogni foggia e colore, sui quali insistevano collane, medaglioni e altri orpelli che giudicavo adatti pi a una donna. Il sarto ci venne incontro, profondendosi in un largo inchino. Indossava un paio di larghi calzoni imbottiti di un rosa pallido, sopra delle calze bianche, e le scarpe basse erano chiuse da un laccetto appena sopra la caviglia. Il giustacuore, strizzato in vita da una cintura di cuoio dorato, era ricamato con delle foglie di acanto verdi, e aveva delle maniche a sbuffo che terminavano con dei polsini ricamati. Lo guardavo con aria stupita, che lui scambi per ammirazione, e si lisci la corta frangetta bionda. Non contento, mi pass una mano sul mento, una carezza leggera che mi fece rabbrividire.
Il vostro servo mi ricorda Adone disse al magister, la giovanile bellezza maschile, che purtroppo non mi appartiene pi.
Non  il mio servo rispose divertito il magister, ma il mio assistente, in futuro un valente avvocato.
Luomo si intendeva di sodomia passiva, ma apparteneva a quella genia che ne doveva fare sfoggio.  pur vero che oggi la mia corte assomiglia non tanto a una Chiesa quanto piuttosto a una ristretta ecclesia della Grecia antica. Dove contava poco il sesso, ma veniva tenuto in alta considerazione il piacere, fosse quello carnale o quello estetico. Ed  vero anche che le donne che mi circondano sono laide prostitute o vecchie beghine. Invece, gli uomini che mi allietano conversari, libagioni e notti sono di piacevole compagnia, con poca affettazione e nessuna imitazione delle lusinghe femminili. Quello invece sembrava una donna venuta male. Per cui assunsi unaria fiera, arrogante e virile, non troppo tuttavia, per non indurlo a pensieri lascivi.
La scelta del magister, che pareva capirne anche di moda, cadde su una giornea di fustagno marrone che mi cadeva appena sopra il ginocchio, e che avevo gi visto indossata da ricchi mercanti, con sotto una semplice camicia di lino giallo. Delle calzabraghe rosse e dorate, in onore dei colori del gonfalone della Serenissima, dei comodi borzacchini di capretto e una berretta rossa completavano la mise. Quando mi guardai allo specchio, mi sembr di osservare un nobile veneziano, o fiorentino, forse anche francese: i nobili si assomigliano tutti. Se cos mi avesse visto Isabella. La giornea per fortuna copr la mia eccitazione, non la mia spocchia.
Stai peccando di presunzione mi sussurr allorecchio il magister. Potrei punirti lasciandoti in balia del sarto.
Celiava, naturalmente, ma mi detti una regolata. E dopo esserci rifocillati con un piatto di fegato e cipolle e un riso agli asparagi, per colpa del quale orinai tutta la notte un liquido verde, ci coricammo presto. Lindomani, disse il magister, sarebbe stata la giornata pi importante di tutto il nostro periodo veneziano.

TRENTACINQUESIMO GIORNO. Il gran ballo.

Nel giorno ventottesimo del febbraio 1503
Non avevo mai visto nulla di simile. Ogni calle era illuminata con lampade a olio che diventavano pi folte in direzione di palazzo Contarini, in modo che nessuno potesse sbagliar strada e che la luce impedisse ai malfattori di attendere la nobilt dietro qualche angolo buio e depredarla di monete e gioielli. Per noi fu semplice arrivarci: oltrepassato il Ponte di Rialto, un cantiere di legno e di pietre, seguimmo la strada principale che piegava verso destra e andammo avanti fino a un ponticello su uno stretto canale. Superammo coppie seguite da paggi che reggevano lorlo delle vesti delle donne, e portantine rette da schiavi neri. Anche donne altissime, in bilico precario su calcagnini alti due palmi, aiutate a camminare da servi in livrea. Ormai non mi meravigliavo pi n di questo, n del loro mestiere, n tantomeno che fossero invitate a una festa cos importante.
Poco dopo, non appena svoltammo alla nostra sinistra, il palazzo Contarini mi apparve in tutta la sua magnificenza, come fosse un gigantesco merletto. Ma ci che mi lasci a bocca aperta fu la torre a chiocciola appoggiata al palazzo. Simile alla torre dei pisani, ma pi dritta, saliva in alto oltre il tetto, un enorme candelabro in cui brillavano centinaia di lumini posti sotto ogni archetto.
I veneziani hanno aggiunto Del Bovolo al nome dei Contarini, proprio per via di questa torre fatta a chiocciola, che in veneto si dice appunto bovolo mi spieg il magister.
Forse non gli risposi nemmeno, intento comero ad ammirare quella meraviglia. Iniziammo a salirvi: ogni tre gradini un servitore vestito alla turca si inchinava al nostro passaggio. Chiesi al magister, che sapeva sempre tutto, per quale motivo, pur vestiti riccamente di verde e doro, portassero una catena alle caviglie.
 un modo per tranquillizzare i veneziani. Una metafora per indicare che i turchi sono servitori della Serenissima, che li veste rispettando il verde, il colore dellIslam, ma che li tiene sottomessi. Non so tuttavia come la prender lambasciatore turco, sorrise. Lo riconoscerai. Avr un gran turbante in testa con incastonato uno smeraldo, una piuma di pavone sopra e un mucchio di armatori veneziani intorno a cercare di strappargli qualche concessione commerciale.
Dei suoni stonati ci accompagnarono per gli ultimi gradini, prima di arrivare nel grande salone. Suoni tuttavia allegri e festanti di tromboni, liuti, vielle da mano e da gamba, ribeche e flauti. Provenivano da un angolo della sala, immensa, sfolgorante. Centinaia di torce, che facevano rifulgere gli stucchi dorati, la illuminavano a giorno, mentre gli enormi specchi alle pareti moltiplicavano la luce e le persone riflesse. Ci fermammo allingresso, ammirando tutta questa opulenza. Almeno io, mentre il magister allungava il collo per cercare qualcuno.
Non vidi lambasciatore, ma fui attratto da un nugolo di gente, in mezzo alla quale intravidi una forma scura, mostruosa. Mi avvicinai, seguito distrattamente dal magister. Non scorder mai quella bestia immonda, uscita da uno dei gironi dellinferno. Grassa, grossa, con la pelle spessa come dieci strati di cuoio e un corno unico che gli spuntava sul naso. Puzzava come un cadavere putrefatto e aveva da poco cacato una massa informe sul prezioso pavimento di marmo rosso. Dei servi stavano raccattando le sue deiezioni mentre i gentiluomini intorno ridevano, e le loro spose si coprivano il naso con fazzoletti profumati. Il vescovo Grimani ci venne incontro, raggiante.
Frate Martino, che Dio vi benedica!
Indossava una tunica virginale, ricamata in fondo, e una mantella in tinta con il pavimento. Berretta e scarpe del medesimo colore.
Sempre sia lodato rispose il magister, inchinandosi davanti allabito talare che non gli avevamo mai visto prima.
Venite, prima che inizino le danze voglio presentarvi al padrone di casa.
Il magister lo segu, e io gli stavo appresso, ma lui continuava a guardarsi in giro. Andrea Contarini era a colloquio nientemeno che con il doge Loredan. Il quale apr le braccia facendo svolazzare le maniche di un mantello di broccato francese di seta. Lo dico con certezza perch con quella stessa stoffa mi sono fatto recentemente confezionare piviali e manti.
Ecco il nostro frate Martino, nobile Contarini disse il doge a voce alta. Viene dalla terra di Toscana ma xe come se esese veneto!
Conos a nostra lingua?
Pare Nostro che te si nei ciei, sia santific el to nome rispose il magister. Credo che in volgare si dica cos. Per il resto spero di avere loccasione di apprenderla meglio.
Il doge e Contarini risero, e a loro si accod Grimani. Il magister approfitt della loro ilarit per inchinarsi leggermente e allontanarsi, puntando con decisione verso lingresso. Mi affrettai dietro di lui, curioso, finch non vidi loggetto del suo interesse. Jean de Longueville era appena entrato.
Benvenuto, fratello Jean, ti aspettavo.
Mi chiami ancora fratello?
Anche Abele chiam cos Caino fino alla fine.
Non pensare di impressionarmi, Martino.
Voglio solo sapere se hai riflettuto sulla mia proposta, che pure mi  costata.
Il maestro di danza di palazzo Contarini batt pi volte il bastone sullimpiantito di legno dove i musici stavano accordando il loro strumenti.
Nobili signore, nobili signori e ospiti tutti grid con la sua voce in falsetto, in onore delleccellentissimo doge Leonardo Loredan, che si aprano le danze. Ors, apprestatevi.
Donne e uomini si disposero in due file, con Longueville che, sordo alla domanda del magister, osservava i loro movimenti. Iniziarono i flauti, con un ritmo lento, seguiti dal suono delicato delle ribeche.
Bassadanza! esult il maestro di danza.
Il doge, in mezzo alla sala, prese per la mano due nobili veneziane e si mosse con loro, a passi morbidi, quasi strisciati. Altri si unirono e inizi un lento carosello.
Rvrence!
E tutti fecero una leggera riverenza.
Dmarche! Posare il piede destro, dietro il sinistro, sulla punta!
La voce del maestro di danza seguiva il ritmo armonico e dettava i movimenti e i passi. In molti battevano le mani a tempo, e lo avrei fatto anchio, non fosse stato per la tensione che percepivo sul volto del magister.
Branle! Dondolate ora di qua, ora di l, dove il vento vi porter. Simple! Piede sinistro in avanti, unire il destro al sinistro, e ora con me, piede destro in avanti, unire il sinistro al destro. E ora fate attenzione, seguite la mia canzone. Double! Tre passi in marcia, unire il destro al sinistro e opl, altri tre passi in marcia, unire il sinistro al destro. Tutto daccapo di nuovo, camminando sopra un uovo!
Una risata generale quasi copr il suono della musica: il maestro di danza appariva raggiante. Anche se alcuni ballerini sembravano goffi o impacciati, altri eseguivano alla perfezione le sue indicazioni. Tra questi Hieronymus Bosch. Non sembrava davvero un uomo la cui sorte fino a poco tempo prima era legata al sottile filo delle Parche. Anzi, lo era ancora, secondo il magister. Finalmente Longueville smise di guardare la danza e gli si rivolse.
Sia chiaro: il mio diacono, pace alla sua anima, era pazzo, nonostante le apparenze. Probabilmente la sua gigantesca costituzione gli ha squilibrato la mente. Ci ha comportato la sequenza degli omicidi rituali, la fallita aggressione alla tua persona e il suo suicidio.
Cos sia disse il magister.
Io non sapevo niente delle sue macchinazioni, o follie, e ne sono stato turbato e offeso come te e come tutta Venezia.
 pi che evidente.
Le nostre comuni ricerche, segno dellintesa che regna nella Chiesa, anche nei processi in cui gli inquisitori sostengono cause diverse, hanno stabilito che non vi  alcuna blasfemia nel quadro del pittore Hieronymus Bosch.
Un esercito di formiche mi percorse la schiena, e il brivido mi sal fino al collo e sulla punta delle orecchie. Guardai il magister che chiuse appena gli occhi. Compresi il suo messaggio. Dovevo restare in silenzio e ascoltare fino alla fine.
Il pittore ha voluto raffigurare nel dipinto il martirio di santa Liberata. E non, come nella denuncia dellincolto Giovanni Bellini, una composizione androgina in cui la natura di Cristo e quella femminile si unissero oscenamente nel sacrificio della Croce.
Santa Liberata? mi scapp detto.
Longueville mi incener con i suoi occhi neri e guard il magister, per chiedergli spiegazioni.
Il mio assistente replic lui ignora come il pittore Bellini, e come noi, che inizialmente siamo caduti nellerrore, la storia di santa Vilgefortis, quella che mastro Bosch ha voluto rappresentare. Ella rifiut di unirsi in matrimonio con un principe pagano, osteggiando la volont di suo padre. Chiese allora alla Madonna di aiutarla a fuggire da tale pericolo, e la grazia cadde su di lei: la notte prima delle nozze le crebbe la barba. Il promesso sposo cos la ripudi e il padre, accecato dallira, la fece crocifiggere come Nostro Signore. Ho detto bene, Jean?
Santa Liberata, avevi detto.
Potremo usare questo nome, se vuoi, pi orecchiabile, ma santa Vilgefortis, da Virgo Fortis, la vergine ferma,  il suo vero nome. Ammesso che sia mai esistita aggiunse sommessamente.
Il pittore Bosch  daccordo?
Non ha fatto alcuna obiezione, e il vescovo Grimani ha perfino affermato che lui gi conosceva la storia come vera, ma non voleva inquinare il processo inquisitorio con il peso della sua testimonianza autorevole.
Che uomo nobile. Domani vergher lo scritto da consegnare al magistrato Bonaccorso. Siamo intesi su tutto, dunque.
La musica era aumentata di ritmo, e adesso si susseguivano sarabande e salterelli, la confusione regnava sovrana, con il pavimento della sala che tremava sotto i colpi dei danzatori. Se fosse crollato su se stesso non mi sarei meravigliato.
Manca ancora un dettaglio disse il magister a Longueville. Lasciaci soli ora, Giovanni, e va a divertirti. Qualunque giovane donna sar lieta di offrirti il suo braccio.
Avrei accettato volentieri solo quello di Isabella, ma obbedii, come ero solito fare. Tra le luci, la musica incessante e la frenesia delle danze, lemozione anneg serena e lanimo si risollev.

TRENTASEIESIMO GIORNO. Addio a Venezia, lottavo peccato.

Aveva ragione il magister, ancora una volta. Nessuna dama rifiut il mio invito e mi tenni ben lontano da quelle che svettavano con i loro ridicoli trampoli. Imparai la pavana, in cui sfioravo appena la mano della donna e giravo intorno a lei proprio come se fossi un pavone in corteggiamento. Mi scatenai nella gagliarda, arrivando addirittura a cingere la vita della donna nella volta e nella giravolta, e slanciando le gambe in aria, se pure con poca grazia. Sudato come un maiale dopo aver praticato il salterello, ed evitando un nobiluomo i cui sguardi si erano fatti troppo insistenti e lascivi, uscii dalla sala per prendere un po daria.
Era notte inoltrata e da una monofora del piano nobile potevo ammirare il campanile del Santo Marco e le cupole della basilica, che proteggevano da secoli le ossa dellevangelista. Adesso possiedo una collezione intera di ossa di santi, insieme a sei preziosi pollici di san Pietro, due mantelli della Vergine, una cinquantina di chiodi della croce e qualche frammento delle tavole di Mos. Reperti che, una volta da me benedetti, posso rivendere a un prezzo anche dieci volte maggiore di quanto li ho pagati. Guardavo le stelle e pensavo a quale segreto intercorresse fra Jean de Longueville, il mandante di tutti gli omicidi, e il magister. Un artiglio mi prese le spalle, senza preavviso.
E cos  tutto finito! Vorrei baciarvi, se non fosse che ho frequentato solo femmine. Dovessi mai scoprire di preferire le grazie di un maschio, penserei con disappunto di aver sprecato buona parte della mia vita. Meglio non saperlo. E voi, mio buon Giovanni, che cosa pensate?
Hieronymus Bosch: con la sua solita esuberanza verbale, e con i suoi motti sferzanti. Gli osservai le pupille dilatate, forse aveva gi assunto lo stramonio, magari per ispirarsi e dipingere la bolgia delle danze come un infernale girotondo. Non feci in tempo a rispondergli, anche perch non credo gli interessasse la mia risposta.
Martino da Barga  un vero genio, ma credo sia inutile dirvelo, lo sapete meglio di me. Limperatore lo pagherebbe a peso doro per ospitarlo a corte.
Non credo gli interessi provai a dire, di nuovo sommerso dalle sue parole.
Lo so, il guaio di certi uomini  la mancanza di limiti, ma  anche la loro peculiarit straordinaria. Come la mia arte o come la sua sapienza. Lui, Bonaccorso e Longueville stanno redigendo proprio adesso, in qualche stanza, il documento finale della mia assoluzione. Pare che perfino il doge abbia pronto il suo sigillo.
Non sarei riuscito a fermare quellincalzare di frasi una dietro laltra nemmeno con un portone di ferro.
Santa Liberata o santa Vilgefortis! Geniale, ripeto, questa intuizione o invenzione, come la volete chiamare, di frate Martino. In realt io volevo proprio raffigurare la femminilit del Cristo, La sua bont, che lo ha portato sulla croce, non  forse caratteristica femminile? Il Messia  un combattente, ma Cristo  amore. E non ci trovavo niente di blasfemo, o forse s, ma non importa. Ogni tanto, nei miei quadri, metto un simbolo che fa ridere. Per esempio, ho fatto diventare un bordello una casa con linsegna della Confraternita del Cigno. Proprio quella, la mia, rise di gusto. Sede della bigotteria pi retriva. Ma in Germania, per avere un mio quadro, fanno finta di non vedere questi particolari. Qui da voi invece, vi  troppa ipocrisia: prima o poi arriver qualcuno che scoperchier le tombe della Chiesa e mostrer il vero volto dei suoi principi. Un po quello che faccio io nei miei quadri: mostro la vera faccia degli uomini, nel bene e nel male. Questo d al peccatore un brivido di piacere, nel vedersi riconosciuto. Al santo un po di vergogna, ma sono cos rari, quelli veri. A proposito, ho lasciato alla locanda dello Sturin un mio dipinto, un ritratto vostro e di frate Martino. Un omaggio, doveroso, ai miei salvatori.
Ci detto, fece una piroetta e si lanci di nuovo tra la folla. S, in effetti qualcuno  venuto, come Bosch aveva profetizzato. Un maledetto monaco agostiniano, Martin Lutero, fanatico come il Savonarola dei suoi tempi. In una sua lettera polemica ha scritto che qualche anno fa, in visita a Roma, quando os parlare di anima, qui in Vaticano si misero a ridere. Ora se la ride lui, tra gozzoviglie e castelli, e non  tanto diverso da noi. Cos va il mondo, chiunque dichiari di volerlo cambiare in meglio o  pazzo o vuole approfittarsene. Ma allepoca ancora non lo sapevo.
Una luce grigiastra, vivida, si spandeva lenta sui tetti di Venezia: era lalba del mercoled delle Ceneri. Il cielo si era ammantato di sfumature dindaco, e oltre il campanile di San Marco avanzava laurora, bianca e gialla, che annunciava prepotente una giornata soleggiata. Qualcuno dormiva sui divani, i musici crollavano sulle note e io attendevo seduto, tra un colpo di sonno e uno sbadiglio, larrivo del magister. Dormivo, quando si pales, e la sua sveglia fu gentile.
 tutto finito, Giovanni. Possiamo andare a riposare.
In mano aveva una pergamena arrotolata, legata con un nastro rosso, sopra il quale era imposto un sigillo di cera.
Questa  la copia che dovr consegnare a sua santit Alessandro VI, lesito del processo a carico di Hieronymus Bosch. Assolto in nome di Dio dallaccusa di blasfemia e del tutto riabilitato. Firmato dal magistrato Bonaccorso, da Longueville e da me naturalmente, con il sigillo finale del doge Loredan. Il quale mi ha dato anche una sua lettera privata per il papa, roba di politica.
Allora mi schiarii la voce e la mente  vero! Avete proprio vinto, magister.
Sono troppo stanco per discutere di questo. E perfino per farti qualche citazione classica in proposito. Vorrei partire al pi presto, se te la senti. Il doge Loredan ci ha messo a disposizione una carrozza da viaggio con un tiro a quattro e una scorta armata.
Quando?
Fu la prima volta che lo vidi come un vecchio, anche se aveva dimostrato pi volte la sua baldanza, intellettuale e fisica. Senza questultima il diacono avrebbe ucciso entrambi.
Appena fatti i bagagli fu la sua laconica risposta.
Rispetto al nostro arrivo, Venezia era cambiata. La festa a palazzo Contarini era stato il canto del cigno. Il giorno della nostra partenza i marmi dei palazzi avevano perso il loro biancore, gli uomini il sorriso, le donne la voglia di vita e i bambini il loro balocco preferito. Colpa forse dellassenza delle maschere, perch Venezia stessa era una maschera. Che copriva le difficolt di unesistenza sempre allerta, tra lotte intestine e nemici alle porte, e lansia di attendere le navi da cui dipendeva la vita della citt e dei suoi abitanti. E che nascondeva verminai impensabili, come il caso di Biasio Cargno o gli omicidi del diacono Marco. Tra meno di un anno Venezia sarebbe risorta dalle ceneri, e di nuovo tra le calli, i ponti, i porteghi e i canali avrebbe impazzato la sua folle allegria. Ma io non lavrei pi vista.

Epilogo.

Il sole era gi alto, quando mi svegliai a causa di una brusca frenata della carrozza. Udii delle voci concitate venire da fuori e temetti un agguato. Il magister scost la tenda: una ronda di soldati a cavallo ci aveva raggiunto e stava discutendo animatamente con la nostra scorta. Un cavaliere si avvicin a noi e riconobbi in lui il capitano Volpato.
Frate Martino, una disgrazia orribile! Jean de Longueville...
Dallaffanno della sua voce e dal manto madido di sudore del cavallo, doveva aver spronato senza risparmio la cavalcatura.
Jean de Longueville ripet  morto. Lo hanno trovato stamattina, vicino al tribunale dellInquisizione.
Come  morto? chiese il magister.
Dal tono della sua richiesta traspariva un timore che si rivel profetico.
Ucciso, frate Martino, ritengo soffocato da un cuscino, che lassassino ha voluto lasciare sul volto del cadavere. Ma non  tutto. Accanto al corpo ha lasciato anche degli strani segni, degli indizi, se volete. Come quelli che... mi avete inteso.
E quali sono?
Un rosario, bene in vista, un piatto, un attizzatoio e un cuore rosso, di stoffa.
Datemi un momento, vi prego.
Il magister prese la chiave che aveva attaccata al saio e apr il baule, dove avevo raccolto i suoi libri e i due dipinti di Bosch. Il primo, quello dei sette peccati, per il quale Longueville voleva far cadere la colpa degli omicidi sul pittore. E laltro, un angolo di Venezia con due persone, che sembravamo il magister e io, affacciate a una finestra, a osservare dei mostri per la strada. Apr il primo e lo osserv neanche troppo a lungo, poi me lo porse.
Ne mancava uno sospir, osserva tu stesso. Laccidia, il settimo peccato e il settimo omicidio.
Una suora porgeva un rosario a un ecclesiastico incappucciato, con la testa appoggiata a un cuscino, seduto di fronte a un camino acceso, con sopra un piatto. Laria vagamente annoiata o priva di volont: laccidia, appunto.
Hai compreso?
Non  possibile risposi, il diacono  morto, chi pu essere stato?
Lottavo peccato, la vendetta.
Il magister si alz e scese dalla carrozza, senza dire altro. Compresi, in quel momento, chi era stato. E nel profondo del mio cuore giustificai il suo gesto. S, era stato lui, in parte per le ingiuste colpe che gli erano state addossate ma, soprattutto, per lomicidio di Isabella. Alla quale Hieronymus Bosch era stato legato pi di quanto non avesse voluto fare apparire. Il cuore di stoffa lo dimostrava: la sua firma, la ragione della sua vendetta. Il magister rientr nella carrozza, che poco dopo si mosse.
Addio, capitano disse scostando la tenda, fate il vostro dovere.
Addio? Pensavo che voleste tornare indietro per...
Cui prodest Ti ricordi, Giovanni? Una delle prime massime che ti ho insegnato nelle indagini. A chi giova? Non a me, non alla Chiesa, non alla Repubblica. Io ho terminato il mio compito, non tocca a me applicare la legge della Serenissima. N posso arrogarmi il diritto di dispensare giustizia. A volte penso che quando la sorte permette la vendetta, vuol dire che questa  la volont di Dio. E questa volta non ho citato nessun filosofo.
Furono le sue ultime parole, prima che si tirasse su la coperta, coprendosi anche il volto.
Pochi giorni dopo raggiunsi la casa paterna. Mio padre mi accolse con un abbraccio, mentre il magister prosegu per Roma, dove lo attendeva il papa. Con la pergamena che assolveva Hieronymus Bosch dallaccusa di blasfemia.
Anni dopo ebbi notizie del pittore. LInquisizione lo aveva indagato per una presunta appartenenza alla setta degli Homines Intelligentiae, che propugnava il libero amore, la nudit e altre perversioni. Ma lui era gi morto e il procedimento fu archiviato.
Del magister invece seppi qualcosa solo una decina di anni pi tardi, ma questa  unaltra storia, ancora pi strana di quella che ho vergato.
Da molti anni, tuttavia, non ho pi sue notizie, e vorrei sapere se  finito in catene o in qualche eremo. Dopo la mia nomina a papa ho per dato incarico a due miei chierici di trovare informazioni sulla sua vita e anche il luogo della sua sepoltura. Perch comunque non pu essere ancora vivo, a meno che non abbia scoperto il segreto dellimmortalit. Ma anche se lo avesse fatto, non lo avrebbe usato per s. Voglio sapere di lui perch sono convinto che nessuno, meglio di me, abbia conosciuto il suo animo. E anche per espiare in parte le mie numerose colpe, voglio rendergli giustizia, quella che ha sempre cercato, e far conoscere al mondo tutta la sua storia. Per questo io, anzi noi, Giulio terzo, doniamo al mondo questo manoscritto.
...
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FINE.
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Dramatis personae.
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Martino da Barga. Francescano, eclettico ed erudito, rappresenta luomo nuovo che nasce dallUmanesimo e dal Rinascimento. E che cerca di unire scienza, ragione e fede. Il suo maestro, due secoli prima,  rappresentato dalla figura di Guglielmo da Baskerville.
Giovanni Maria Ciocchi del Monte (1487-1555): allievo di Martino da Barga. Figlio di un valente giurista toscano e destinato alla carriera forense, tramite uno zio cardinale sal invece rapidamente la gerarchia ecclesiastica. Divenne il 221 papa con il nome di Giulio III. Cultore della bellezza, fu un grande mecenate (gli furono debitori Michelangelo e Pier Luigi da Palestrina) e si dedic la monumentale Villa Giulia. Ebbe come amante prediletto Innocenzo del Monte, suo nipote adottivo, e la sua condotta di vita scandalosa fu oggetto delle pi feroci pasquinate. Mor di gotta, tipica malattia dei ricchi, a causa dellesagerato consumo di carne, a sessantasette anni.
Jean de Longueville: domenicano, francese. Impersona, a cavallo tra il XV e il XVI secolo, il modus operandi dellInquisizione, che aveva gi mostrato, tramite lo spagnolo Torquemada, lintoccabilit del suo potere. Nella storia viene dimostrata a proposito la facilit con cui domina il suo segretario, il diacono Marco, e il modo in cui si defila da ogni responsabilit.
Hieronymus Bosch (1453-1516): il pi grande pittore fiammingo tra la fine del 1400 e i primi anni del 1500. I suoi straordinari dipinti, cui si ispirarono generazioni di artisti come i Bruegel, sono misteriosi e insondabili, ancora oggi oggetto delle pi svariate ipotesi e discussioni. Misticismo, droga, visioni, riferimenti letterari e musicali, apparizioni, profezie, mostri, ridicolaggini, ironia e messaggi esoterici si mescolano nelle sue figure, tra le pi bizzarre e inquietanti di tutta la pittura conosciuta. Nel 2016 i cinquecento anni dalla sua morte sono stati celebrati in tutto il mondo.
Biasio Cargno: oste veneziano, pare realmente vissuto agli inizi del Cinquecento. Fu accusato di preparare una specialit culinaria, il guazzetto (o sguasseto) con carne di neonati che uccideva e tagliava a pezzi. Fece la stessa fine delle sue vittime, per ordine della magistratura veneziana, in una pubblica esecuzione.
Leonardo Loredan (1436-1521): settantacinquesimo doge della Serenissima, in carica nel periodo in cui si svolge la storia. Di famiglia nobile e ricca, alla fine del suo dogado fu per accusato di appropriazione indebita di fondi dello stato. Nonostante la difesa del potente avvocato Marco Contarini, appartenente a una delle pi nobili famiglie veneziane, fu condannato a risarcire la Repubblica. Altri tempi, rispetto ai giorni nostri.
Isabella Lavagnolo: Donna giovane, colta, intelligente e spregiudicata come erano le cortigiane di lusso nella Venezia del Cinquecento. Del tutto differente dalla pletora di prostitute che albergavano nella citt lagunare allapice del proprio splendore.
Domenico Grimani (1461-1523): vescovo e patriarca di Aquileia, figlio del doge Antonio (in totale furono tre i dogi di questo nobile casato). La famiglia, a causa di una battaglia navale persa contro i Turchi, ebbe varie vicissitudini finanziarie e politiche.
Per il magistrato Bonaccorso, il consigliere Bragadin e il capitano di giustizia Volpato, mi sono appropriato di cognomi illustri dellepoca. Le funzioni esercitate nella storia rispettano esattamente quelle che avrebbero esercitato se fossero state persone reali degli inizi del XVI secolo.
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Curiosit.
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Calle delle Tette: esiste ancora oggi, a Venezia, ma ha conservato solo il nome, non la funzione.
Locanda Sturin:  una locanda che esiste ancora, da quasi settecento anni. Con una vista mozzafiato sul Canal Grande e sul Ponte di Rialto. Lo dico per esperienza diretta. La padrona Caterina  invece, per quanto ovvio, del tutto frutto della mia fantasia, un omaggio irriverente e spero divertente.
Ca Rampani: un palazzo nobiliare decaduto, intorno al quale erano in qualche modo ghettizzate le meretrici anziane di bassa lega. Da Ca Rampani deriva il termine di carampana, che indica appunto una vecchia (prostituta).
...
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FINE.